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di NIMBY trentino

 

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DOCUMENTO UFFICIALE NIMBY trentino


Con la scelta politica di ricorrere alla costruzione dell’inceneritore, quale presunta soluzione al problema della produzione e gestione di rifiuti, si è scritta una delle più brutte pagine della storia di questa Provincia.

E’ stato dato per ovvio e scontato che per affrontare questa emergenza l’unica soluzione praticabile sia quella di bruciare i rifiuti facendoli sparire nel “nulla”, illudendo che quella sia la terapia risolutiva. Un’emergenza lasciata crescere nel tempo e identificatasi nell’immaginario collettivo con la catasta delle ecoballe stoccate a Ischia Podetti.

Il pesante “gioco di prestigio” che vedrebbe scomparire il nostro rifiuto trasformandolo in quel magico “nulla” è in realtà un’operazione speculativa che richiede ingenti investimenti sulla merce-rifiuto; comunque conferendone poi le notevoli quantità residue in discariche speciali. Ogni dichiarazione ed apparente confronto, in tal senso, ha dato per scontato che non esista altra possibilità di scelta se non il ricorso alla tecnologia più pesante e complessa, invasiva e irreversibile dell’incenerimento.

Questo arbitrario modo di affrontare la questione rifiuti è un gravissimo errore, sia per quanto riguarda l’emergenza che soprattutto per la quotidianità. Logica e buon senso, ormai dimenticati da chi governa, vorrebbero anche che in ogni valutazione di impatto ambientale fosse posta la massima attenzione alle incompatibilità geofisiche del nostro territorio, destinato ad ospitare un nuovo impianto industriale dagli elevati impatti e certamente portatore di elevati rischi per la salute dell’uomo e dell’ecosistema.

Se dunque le caratteristiche di questo nostro ambiente sconsigliano di ricorrere a tale improponibile e irragionevole soluzione, che soluzione non è, a maggior ragione si devono intraprendere strade virtuose di ben altra valenza politica, tutte ricercabili e praticabili proprio per le molte possibilità che ci vengono sia dagli articolati strumenti e servizi decentrati sul territorio che dalle prerogative della nostra autonomia: in altre occasioni portate ad esempio di civiltà e progresso della nostra Provincia, in questa specifica, invece, malamente sottostimate.

Nella consapevolezza che il problema debba essere affrontato, anziché aggirato, con strumenti più leggeri e adeguati al nostro prezioso territorio, si chiede che siano attivate da subito politiche di coinvolgimento e responsabilizzazione della società civile, in autentica e concreta collaborazione con le istituzioni e le categorie produttive; anteponendo il bene collettivo alle esigenze speculative di ristretti gruppi di persone. Percorsi da tempo avviati in realtà nazionali ed oltre confine, di crescita effettiva degli strumenti allargati e partecipati della democrazia, ad esempio di un’Agenda21 sul tema dei rifiuti estesa a tutto il territorio provinciale (Agenda 21 è uno strumento esplicitamente pensato alla conferenza ONU di Rio de Janeiro nel lontano 1992 per facilitare il dialogo tra tutte le componenti della società, affinché trasformino le loro attività e la loro economia considerando l'ambiente come la risorsa principale e il bene comune delle decisioni e delle azioni).

La questione rifiuto va affrontata senza ricorrere a pesanti ed inaccettabili “soluzioni” tecnologiche. Non si capisce infatti per quale ragione, oltre a quella legata agli aspetti speculativi, si dovrebbe ritenere che per questo tipo di problema debba esistere quella sola ipotesi. Si ritiene invece che la scelta dello smaltimento del rifiuto attraverso l’incenerimento sia una non scelta proprio perché, i cospicui investimenti di cui necessita, costringono comunque, attraverso la obbligata produzione di elevati quantitativi di rifiuto, al mantenimento di una struttura costosissima, inutile e pericolosamente accentrante e inquinante.

Una politica con diverso tipo di volontà e di agire politico, con coraggio e lungimiranza può fare benissimo altro tipo di scelte impegnandosi da subito, su tutto il territorio provinciale, a pianificare raccolte differenziate al 70% attraverso un effettivo Porta a Porta spinto, quale prima vera misura per affrontare il problema; non servono grandi sforzi ma soprattutto consapevolezza dei propri mezzi, delle risorse della nostra autonomia e della volontà dei trentini di voler concorrere a soluzioni moderne e condivise. Anche questa occasione potrebbe diventare “laboratorio” per farci conoscere ed apprezzare nel resto d’Italia e dell’Europa come esempio da imitare. Soltanto ponendosi tale obiettivo minimo iniziale si potrà gradualmente puntare oltre; a raccolte differenziate anche all’80%, così potendo beneficiare della inevitabile risultante riduzione della produzione di rifiuti, innescando tutti i dovuti accorgimenti e disposizioni, dunque affrontandone veramente gli aspetti cruciali. Se per “ammirare” i 100 metri dell’obelisco dell’inutile impianto industriale di incenerimento e monumento agli sprechi e all’insipienza dell’uomo moderno, ci si dice siano necessari almeno altri 7 anni non si comprende perché in tale periodo non ci si debba impegnare con strumenti e su progetti più leggeri e adeguati. Solo in questo modo possiamo veramente concorrere alla riduzione del rifiuto residuo giungendo gradualmente a quantità da smaltire sicuramente inferiori a quelle in uscita dagli inceneritori.

Questo si può e si deve fare anche perché il nostro Trentino non presenta ancora particolari problemi di urbanizzazione caotica o di gravissime criticità infrastrutturali presenti in realtà urbane ben più complesse della nostra. E’ sufficiente approfondire ed affrontare le cause delle dinamiche nella produzione, distribuzione e gestione delle merci legate alla disordinata produzione di rifiuti, sovrappostesi negli ultimi decenni, e mettervi mano con Sistemi di qualità ed efficienza ed altro e alto spirito di condivisione tra classe politica e società civile.

Proprio perché quella inaccettabile brutta pagina politica venga strappata e se ne scriva un’altra, in cui sia escluso il ricorso alle soluzioni pesanti ed irreversibili, caratteristiche indiscusse della (non) soluzione dell’incenerimento, si invitano i cittadini di tutta la Provincia alla mobilitazione affinché la politica sappia e voglia rivedere le proprie decisioni.

 

NIMBY trentino, Marzo 2004

 

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