La rabbia batte la delusione. Continua la guerra alla puzza

Dove sono le mamme che devono lottare per i loro figli?

E dove sono i politici di Trento e Roma eletti dalla Valsugana?

 

NOVALEDO. Rabbia, sconforto, voglia di lottare, di andare avanti a testa bassa, ma anche di mollare tutto in segno di resa. Sentimenti palpabili, questi, ieri sera a Novaledo dove s'era dato appuntamento nel bar del paese il Comitato che sta combattendo da due anni contro la puzza dello stabilimento della Trentino Recycling di Campiello. Ed il bar non ha potuto ospitare tutta la gente - almeno una quarantina di persone - che hanno risposto all'appello di Armando Giongo, capofila della lotta, e che si sono spostate nella vicina sala polivalente del Comune. Eppure proprio questa quarantina di persone ha sconfortato il Comitato ed il suo leader. «Ma dove sono le mamme, perché non protestano con i loro figli contro questa puzza che potrebbe nuocere alla loro salute?», ha sbottato Giongo in un misto di rabbia ed amarezza. «Ma dove sono i politici, quelli eletti in Provincia ed a Roma?», gli ha fatto eco Silvano Pontara, uno di quelli che hanno risposto presente alla chiamata, che poi ha aggiunto: «I nostri sindaci dovrebbero essere a capo della loro popolazione nel portare avanti le loro battaglie». Già, perché di sindaci non se ne sono visti ieri sera. Solo qualche amministratore in veste ufficiosa. E forse, la gente di Campiello, la frazione di Levico che confina con Novaledo e che ospita a due passi dall'uscio di casa lo stabilimento del biocompostaggio, si aspettava che qualcuno fosse lì, tra loro, a condividere una rabbia davvero palpabile.

E tra rabbia e delusione è proseguita la serata. «È un momento tristissimo - ha sottolineato Giongo -. Da due anni siamo impegnati a difenderci da un'aggressione che non è in alcun modo tollerabile da parte di un'azienda e contro una Provincia che sta trattando i nostri paesi come una discarica». Poi il dito puntato diritto verso «i fanghi che due mesi fa a S. Michele definivano cumulaccio - ha arringato Giongo - considerandolo inutilizzabile in quanto il ciclo di compostaggio non era completato». E quindi una provocazione: «Signori ci fermiamo qui, siamo trattati come il due di coppe quando briscola è denari. La Provincia vuole questa situazione ed i sindaci sono d'accordo. Non è possibile dopo anni di battaglia essere a questo punto. Non è più il caso di lottare contro qualcuno che ci vuole seppellire». Infine la sorpresa: «Mi sono dimesso dalla consulta frazionale di Campiello (ne è presidente, ndr) e lascio anche la guida del Comitato», ha detto Giongo. «È una pugnalata», gli ha fatto eco Attilio Iseppi, consigliere comunale di Novaledo. Ma la cosa ha smosso la platea. Erwin Baldessari, vice sindaco di Novaledo in qualche modo ha mediato e probabilmente aperto nuove vie per la protesta. «Il Comune ha dettato delle condizioni per lo spargimento dei fanghi nei campi (per i quali i contadini hanno preso dei bei contributi, hanno detto prima della riunione più voci del paese, ndr) - ha detto -. La procura ha imposto il 22 giugno come termine ultimo per lo smaltimento. Là capiremo se erano solo i fanghi in questione a puzzare o se è questione di “peccato originale”». Che tradotto significa: quello stabilimento non andava fatto.

Da qui hanno preso il via le proposte concrete. Attendere giugno senza mollare la presa. Sollecitare i politici. Chiedere che altri “nasi elettronici” vengano posizionati a monitorare e che magari a farlo non siano «i controllori, controllati che controllano i controllori» dell'Appa. E quindi se il 23 giugno la puzza resterà puzza, passare all'attacco duro: coinvolgere “Mi manda Rai 3” infischiandosene se poi Levico, la Valsugana , il Trentino ne usciranno col naso rotto. Per la puzza.

 

Paolo Silvestri

Trentino, 3 aprile 2007

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