Zps, Provincia a rischio maxi-multa

Insufficienti le aree scelte. Sanzioni Ue fino a 10 milioni

 

L'incubo ambientale per la Provincia autonoma di Trento non si chiama Jurka ma Zps. L'acronimo sta per «zone di protezione speciale», oggetto di un contenzioso tra Commissione europea e Provincia che rischia di far sborsare alle casse di piazza Dante una multa di 10 milioni di euro.

LA STORIA. Andiamo con ordine. La direttiva «Uccelli» del 2 aprile 1979 diede il compito agli Stati membri dell'Unione europea di individuare «zone di protezione speciale» in cui proteggere tutte le specie di uccelli selvatici.

In Italia si sa come vanno le cose. Così quattordici anni dopo, esattamente il 20 marzo 2003, la Corte di giustizia europea emise una sentenza in cui si dichiarava che « la Repubblica italiana, non avendo classificato in misura sufficiente come zone di protezione speciale i territori più idonei, per numero e per superficie, alla conservazione degli uccelli selvatici e delle altre specie migratrici che ritornano regolarmente in Italia, è venuta meno agli obblighi che le incombono in virtù della direttiva».

Un anno e mezzo dopo - il 14 dicembre 2004 - la Commissione europea diede all'Italia due mesi di tempo per adempiere. Per quanto riguarda il Trentino, si ritenevano insufficienti le classificazioni di Zps rispetto alle Iba (important bird areas) definite a livello mondiale e adottate dalla Commissione europea come riferimento scientifico per l'individuazione delle Zps. Con tre successive delibere la Provincia ha progressivamente esteso le zone di protezione speciale, ritenendo di aver adempiuto al proprio dovere.

IL COLPO DI SCENA. La doccia fredda arrivò il 3 novembre 2006 quando negli uffici trentini giunse una nota del capo di gabinetto del ministero all'Ambiente in cui si evidenziava «la necessità di adeguata copertura delle Iba con Zps a meno di specifici studi scientifici da produrre in alternativa».

Il 7 dicembre dalla Provincia partì per Roma, con destinazione finale Bruxelles, una relazione tecnico scientifica di una settantina di pagine a supporto delle scelte effettuate.

Tutto bene? Manco per idea. Il 2 febbraio 2007, questa volta dal ministero degli Affari esteri, a Trento piombò una comunicazione urgente in cui si imponeva entro fine febbraio la trasmissione delle delibere di designazione degli ampliamenti richiesti delle Zps. In caso di copertura non adeguata delle Iba - avvertiva il ministero - la Commissione europea si rivolgerà alla Corte di giustizia per «mancata esecuzione di una sentenza» con possibilità di condannare lo Stato italiano. In casi come questi la multa può attestarsi su una somma una tantum di dieci milioni di euro e su una penalità che varia da 100 a 700 euro per ogni giorno trascorso senza adeguarsi alla direttiva europea.

IL RIMEDIO. Così lo scorso 22 febbraio su proposta dell'assessore all'ambiente Mauro Gilmozzi, in fretta e furia e senza informare i Comuni interessati, la giunta provinciale ha adottato una nuova delibera con cui le Zps trentine vengono ampliate da circa 62 mila a 127.137 ettari , pari al 20,48% del territorio provinciale: nell'area dello Stelvio sono aumentate da 13.836 a 16.119 ettari di superficie; nel parco Adamello Brenta da 27.573 a 58.026 ettari ; nella catena del Lagorai da 14.907 a 46.922 ettari .

IL PROCESSO. Tutto a posto? Tutt'altro, visto che nella riunione dello scorso 21 marzo la Commissione europea ha deciso di aprire la procedura d'infrazione.

Vittorio Cavallaro, consigliere nazionale della Lipu (Lega italiana protezione uccelli), sta seguendo la vicenda da vicino: «All'appello - afferma - mancano alcune aree (pare in Lagorai, ndr). In Trentino l'estensione delle Iba arriva a oltre 150 mila ettari. Stiamo monitorando la situazione e lo stesso sta facendo la Commissione europea».

Il ministero all'Ambiente era intenzionato ad adottare un decreto e designare d'autorità le Zps trentine e quelle mancanti all'appello delle altre regioni. Il blitz è stato però per il momento bloccato dagli uffici della presidenza della giunta provinciale, dove non si nasconde un certo stato d'irritazione nei confronti dello Stato e della Lipu. A breve a Roma si terrà un'altra riunione fra i vertici di tutti gli enti locali interessati.

In caso di condanna la multa verrebbe comminata allo Stato italiano. Il governo Prodi, però, nella finanziaria dello scorso dicembre ha inserito due commi in cui si prevede, in caso di condanna, il diritto di rivalsa a carico delle Regioni e delle Province inadempienti.

«Valle d'Aosta e Sardegna - spiega Cavallaro - si sono messe perfettamente a posto. Le Zps del Trentino invece, assieme a quelle di altre tre o quattro regioni, sono all'esame della Commissione». Il governatore Lorenzo Dellai è talmente preoccupato da essere riuscito a ottenere un incontro a Bruxelles tra i dirigenti della Provincia e quelli della Commissione europea. In Belgio hanno però fatto capire di aver accolto la richiesta di un confronto per cortesia ma che il loro interlocutore è lo Stato italiano.

Il pagamento della multa, che verrebbe ripartita fra gli enti pubblici locali inadempienti, inoltre non esonererebbe la Provincia dal dovere di adeguarsi alla direttiva.

IL RETROSCENA. Allora perché non fotocopiare Iba e Zps? Evidentemente perché nelle aree stralciate si intendono realizzare importanti lavori pubblici (nuove strade, impianti di risalita...). Progetti realizzabili anche nelle Zps ma soltanto in caso di esito positivo di una procedura (la valutazione di incidenza) particolarmente severa, che rispetto alla tradizionale valutazione di impatto ambientale si attiene a giudizi quasi esclusivamente tecnici e lascia poco spazio alle decisioni politiche. Negli uffici della Provincia si mormora anche che, nell'ambito della recente riorganizzazione del Dipartimento risorse forestali e montane, il caso Zps sia costato la rimozione a qualche funzionario intransigente. Voci. Più concreto è il rischio multa. E la Provincia non farebbe certo bella figura.

 

Guido Pasqualini

l'Adige, 5 aprile 2007

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