Zootecnia e mercato

Prigionieri del polo bianco

 

La notizia della creazione di un polo del latte con l'accordo fra latte Trento e Fiavè è stata salutata come un successo per la zootecnia trentina. Noi della Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai riteniamo che questo accordo non risolverà i problemi della zootecnia trentina, ma anzi potrebbe aggravarli.

Applicare all'economia delle aree rurali e della montagna le teorie della concentrazione industriale e commerciale ha dimostrato di portare in direzioni opposte a quelle di un sano ed equilibrato sviluppo territoriale Quanto più le strutture di trasformazione e commercializzazione si ingigantiscono, tanto più tutto l'assetto dell'economia zootecnica diventa rigido e dipendente dallo sbocco industriale. Basta osservare quanto sia osteggiata la vendita diretta del latte crudo sfuso per capire come gli interessi della singola azienda zootecnica (specie se piccola e medio-piccola) non siano tenuti in nessun conto.

Alla fine le scelte non sono più in funzione delle aziende zootecniche, del consumatore, dell'ambiente, del territorio, ma del buon funzionamento della “megamacchina” che ha bisogno di essere alimentata in modo costante da una grande quantità di materia prima “di massa”.

Se quanto riportato dall'articolo pubblicato sull'Adige il 6 aprile è vero, ossia che “il polo stabilirà per le varie coop prezzi di vendita e contratti (termina così la guerra commerciale al ribasso)”, il danno per il consumatore appare evidente, con il rischio di ridurre la possibilità di diversificare l'offerta con prezzi maggiorati.

Ma i problemi più seri riguarderanno gli allevatori, già penalizzati dalla pesante crisi del settore.

Da quanto pare di capire gli allevatori saranno ancora più vincolati al polo unico del latte, in quanto l'accordo prevede che “i caseifici… si impegnano vicendevolmente a non accettare nuovi soci provenienti da un altro caseificio”.

Attualmente gli allevatori hanno un contratto esclusivo con i caseifici e non possono cedere piccole quantità di latte a terzi. Ora, la cura dell'ambiente passa proprio dalla progressiva autonomia degli allevatori dai caseifici che non è certo favorita da queste inutili e controproducenti misure.

Il supposto vantaggio di 2 centesimi al litro favorito dalla concentrazione delle produzioni è davvero ridicolo se paragonato alle esperienze di autonoma commercializzazione dei prodotti della propria azienda con la trasformazione del latte prodotto in malga o a casa che frutta 1,5 euro al litro contro gli attuali 40 centesimi che paga il caseificio. Anche con la vendita diretta del latte crudo sfuso con le distributrici automatiche si hanno notevoli vantaggi (1 euro al litro). Noi riteniamo che solo produzioni autonome e salutari proprie dei piccoli sistemi zootecnici alpini, con disciplinari che impediscano l'eccessivo uso di mangimi e favoriscano l'uso di foraggi locali e non scopiazzando la pianura padana, si potrà ottenere da un lato il giusto guadagno per le aziende, presupposto perché i giovani amino questa professione, e dall'altro lato una migliore cura dell'ambiente.

Le nuove generazioni di zootecnici desiderano sia un reddito dignitoso sia l'apprezzamento per la propria attività da parte delle altre categorie e della comunità favorito da forti contatti sociali; questo è possibile commercializzando liberamente ed in varie forme i propri prodotti e svolgendo altre attività collaterali che pongano in contatto l'allevatore con i consumatori, gli enti, le associazioni del territorio. Produrre solo latte, tanto latte, e venderlo ad un unico acquirente secondo un modello massificato non va in questa direzione.

Paradossalmente, con il patrocinio della Provincia, che ha promesso il finanziamento dell'iniziativa in quanto espressione della tipicità dei prodotti trentini, si rischia di fornire un'immagine distorta e non veritiera al consumatore: un marchio territoriale che richiama le buone pratiche alpine, ma che in realtà finisce per sostenere e promuovere grosse stalle e produzioni a livello industriale.

Chiediamo pertanto alla Provincia di considerare maggiormente le esigenze proprie del modello zootecnico alpino e dei suoi delicatissimi equilibri aziendali favorendo anche accordi che tolgano agli allevatori gli inutili vincoli di conferimento del latte ai caseifici.

Roberto Cappelletti, Comitato scientifico Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai

 

l'Adige, 11 aprile 2007

 

 

Marchio unico per il latte trentino

Accordo tra Latte Trento e Fiavé: «Parte il polo bianco»

 

TRENTO - Un marchio unico (si sta lavorando sul nome latte fresco trentino e su un adeguamento di Salus e Latte Trento), una commercializzazione unitaria, parzialmente da subito e totale entro il primo gennaio del 2009. Sinergie nella produzione (verrà chiusa entro l'anno la Centrale del latte di via Maccani e l'unità produttiva attuale di Latte Trento) con una specializzazione dei caseifici residui. Infine, promozione unitaria e definizione in comune dei prezzi e dei contratti da sottoporre alla clientela.

Sono gli obiettivi messi nero su bianco nel documento firmato ieri da Provincia, Federazione trentina della Cooperazione, Caseificio di Fiavè-Rovereto, Latte Trento e Formaggi Trentini. Nelle intenzioni e secondo le dichiarazioni di tutti i soggetti coinvolti la sigla apre la porta alla fine di una querelle che, con vicende alterne, risale a una trentina di anni fa, anche se si è esacerbata negli ultimi dieci-quindici.

I punti fondamentali del documento (che riassumiamo nella grafica), se rispettati, produrranno effetti di economia di scala e di massa critica commerciale tra i due attori principali del latte cooperativo. Insieme, Fiavè-Rovereto (proprietario della Centrale) con oltre 41 milioni di litri di latte lavorato e Latte Trento con oltre 15 milioni, sono maggioritari nel settore. In base alle intese, la Centrale del latte sarà chiusa entro l'anno, 10 lavoratori seguiranno la lavorazione del latte fresco verso la nuova sede di Latte Trento a Gardolo. Lo yogurt al cucchiaio sarà prodotto a Rovereto, da Fiavè. Per entrambe le intese sono stabiliti sei anni di durata, con i primi tre a prezzo fisso e i secondi tre in cui il corrispettivo andrà definito.

Il latte fresco, entro un paio di mesi, sarà commercializzato con un marchio unico sotto il coordinamento di Formaggi Trentini. Il polo, nel cui comitato di gestione entreranno tre consiglieri di Latte Trento mentre il direttore Sergio Paoli parteciperà all'ufficio commerciale, stabilirà cioè per entrambe le coop prezzi di vendita e contratti (termina così la guerra commerciale al ribasso). I caseifici potranno però vendere autonomamente (ma la fatturazione spetterà a Formaggi Trentini) nelle aree di competenza (a Latte Trento Fiavè ne ha cedute alcune) per piccoli negozi e distribuzione organizzata. I due caseifici potranno vendere fuori dalla provincia il marchio di terzi.

L'ingresso di Latte Trento con lo yogurt avverrà entro il primo gennaio 2008 e con il latte Uht (a lunga conservazione) entro il primo gennaio 2009.

«È fatta - spiega il presidente di Latte Trento Francesco Perozzo - il clima è di fiducia tra le parti sui rapporti di collaborazione. Tutti noi ci crediamo, questa è un'opportunità per tutti gli allevatori». In base alle prime stime, infatti, la sola razionalizzazione produttiva dovrebbe consentire di risparmiare 30 lire (2 centesimi di euro) al litro. «Dobbiamo ringraziare l'assessore Mellarini per l'impegno che ha messo per arrivare al risultato - spiega il direttore di Fiavè Giorgio Gosetti - Con questo accordo diventiamo l'unica provincia in Italia che presenterà in modo unitario tutti i prodotti del settore cooperativo».

Angelo Conte

 

Mellarini soddisfatto per il risultato. Schelfi: esempio per altri comparti

«Una risposta unitaria al mercato»

 

TRENTO - «Un soggetto unico di commercializzazione del latte fresco - spiega l'assessore Tiziano Mellarini dopo la firma dell'intesa - dà forza sul mercato a tutti i produttori e razionalizza le risorse. Si tratta di un segnale forte verso l'intero tessuto economico trentino, chiamato a misurarsi sempre più con la globalizzazione dei mercati. Solo uniti si vince, divisi si perde. Devo dare atto alla Cooperazione di aver lavorato bene e in sinergia con la Provincia. Ringrazio le due cooperative e il comitato di gestione di Formaggi Trentini di aver saputo produrre l'apertura necessaria per arrivare a questo accordo». La Provincia farà la sua parte assicurando sostegno finanziario alla promozione unitaria dei prodotti, latte e yogurt, avviando il marchio unico. Per i dettagli operativi e le sanzioni in caso di inadempienza ci saranno altri incontri a breve.

Diego Schelfi si dice «soddisfatto per il risultato raggiunto. Ora si inizia a fare economie di scala e vendite unitarie della produzione. È un passo che speriamo possa servire anche ad altri nostri comparti, come il vino o l'ortofrutta. È un importante accordo per difendere la forza delle cooperative del settore lattiero-caseario dalla pressione commerciale dei grandi gruppi esterni».

 

l'Adige, 6 aprile 2007

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