Rifiuti, la Corte dei Conti boccia il Sud

 

Roma. La Corte dei Conti bacchetta la gestione dell'emergenza rifiuti al Sud ad opera dei vari Commissari straordinari del Governo. E non solo: con la delibera n. 5/2007 pubblicata ieri sul sito internet, la sezione centrale di controllo denuncia «il disallineamento riscontrato dal confronto fra i dati forniti dalle sezioni di tesoreria provinciale e quelli rilevabili dal sistema integrato della Ragioneria generale dello Stato». E se da una parte la Corte ha ordinato al ministero dell'Economia di depositare entro 30 giorni una relazione con l'indicazione analitica delle modalità di afflusso e registrazione dei dati disallineati, dall'altra ha mandato la delibera al Collegio delle sezioni riunite «affinché possa trarne deduzioni sulle modalità con cui le amministrazioni interessate si sono conformate alla vigente disciplina finanziaria e contabile». Modalità che evidentemente, non sarebbero state particolarmente cristalline.

Il risultato negativo delle gestioni rifiuti nelle regioni interessate - Campania, Calabria, Lazio, Puglia e Sicilia - è evidenziato impietosamente nelle 200 pagine della delibera: una spesa complessiva di 1,8 miliardi di euro, il 21 per cento dei quali per stipendi e funzionamento delle sedi; impianti in buona parte non realizzati; disfunzioni e sprechi, come i 725mila euro che se ne sono andati in Campania per le sole telefonate in cinque anni; mancanza di campagne di sensibilizzazione ed educazione ambientale; infiltrazioni malavitose come conseguenza dell'affidamento di lavori a imprese spesso non competitive e inefficienti. Insomma, denuncia l'organo di controllo, «un intreccio difficilmente districabile tra interessi pubblici e privati».

Nelle conclusioni, i magistrati affermano che l'assetto organizzativo dell'emergenza rifiuti «ha perso gli originali caratteri della precarietà ed eccezionalità, e si è venuto configurando come una complessa e duratura organizzazione "extra ordinem", che si è affiancata a quella ordinaria, paralizzandone spesso l'operatività». Tutto questo, come conseguenza, «ha incentivato una prassi abnorme, che ha portato all'adozione di regimi commissariali derogatori anche per situazioni di pericolo determinate sostanzialmente da inefficienze, ritardi e imprevidenza degli ordinari apparati amministrativi». Un sistema di deroghe, secondo la Corte, che oltretutto si porrebbe «in contrasto con lo spirito della riforma del titolo V della Costituzione».

 

Avvenire, 7 aprile 2007

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci