Il caso Sicilia

Un piano rifiuti unico in Italia e nel mondo, basato praticamente in toto sull'incenerimento

 

La gestione dell'emergenza ha determinato, in Sicilia, una procedura di attuazione del piano di gestione dei rifiuti considerata illegittima dalla Commissione Europea , che per tale ragione ha chiesto la condanna dell'Italia innanzi alla Corte di Giustizia UE .

Pesantissimo è stato anche il giudizio della Corte dei Conti - http://www.ecceterra.org/docum.php?id=1019 , secondo cui la violazione delle direttive europee in materia di appalti pubblici, ha comportato l'affidamento della realizzazione dei quattro mega-inceneritori a prescindere dall'acquisizione dell'informativa antimafia. Tale comportamento, definito “particolarmente imprudente” dalla suddetta Corte, ha comportato che una delle società riunite in associazione temporanea di imprese, aggiudicataria di due dei quattro inceneritori, risultasse infiltrata dalla criminalità mafiosa.

Il piano regionale siciliano sovverte inoltre tutti i principi comunitari e nazionali sullo smaltimento dei rifiuti, essendo fondato sulla preponderanza assoluta dell'incenerimento dei rifiuti e comportando, di fatto, la disincentivazione della raccolta differenziata.

Un ricorso così massiccio all'incenerimento determinerebbe, nei quattro siti previsti, un preoccupante aumento delle emissioni inquinanti in atmosfera. I livelli delle emissioni per le sostanze tossiche e persistenti (diossine, furani ecc.), pur rientrando nei “limiti di legge”, risulterebbero infatti non compatibili ambientalmente col territorio e con le popolazioni esposte, sulla base dei parametri indicati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Ma, incredibilmente, gli uffici regionali competenti , che, avendo ravvisato tali gravi rischi per le popolazioni, avevano negato le autorizzazioni alle emissioni per due impianti e si accingevano a fare altrettanto per gli altri due, sono stati prima esautorati e poi decapitati con la rimozione dei dirigenti preposti, nei confronti dei quali sono state addirittura attivate illegittime procedure di licenziamento. Nel frattempo, del resto, le autorizzazioni alle emissioni in atmosfera, negate dagli uffici regionali, erano state rilasciate a livello ministeriale, attraverso procedure riconosciute illegittime dallo stesso Ministero dell'Ambiente, mentre i tribunali amministrativi regionali, che si erano pronunciati in maniera severa contro l'intero sistema, erano stati esautorati attraverso norme costituzionalmente illegittime e lesive dell'autonomia della Regione siciliana.

Malgrado i pesanti rilievi degli organi comunitari, malgrado i rilevanti vizi evidenziati dai tribunali amministrativi siciliani, malgrado il giudizio severissimo della Corte dei Conti, malgrado il pesante impatto ambientale e sanitario, malgrado i pesanti costi sociali ed economici, malgrado l'esistenza di alternative sostenibili già adottate in tutti i paesi più avanzati, malgrado l'opposizione delle popolazioni interessate, il piano rifiuti Sicilia viene caparbiamente difeso e sostenuto da una classe politica sorda e cieca a qualsiasi richiamo della ragione e del comune buon senso.

Enna, 14 aprile 2007

 

Decontaminazione Sicilia, 14 aprile 2007

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