Una delegazione di parlamentari di ritorno dagli Usa:

“C'è ancora spazio per trattare con Washington”

Vicenza non dimentica la base

 

VICENZA. Ha la voce squillante Cinzia Bottene, anche se è una di quelle che ha occupato per tutta la notte la Basilica Palladiana e quindi che “non ha dormito”. Scherza questa signora diventata tra i volti più noti della protesta contro la nuova base militare che gli americani, con il placet del governo Prodi, vorrebbero costruire a Dal Molin. “Dovevamo fare qualcosa di eclatante – dice Bottone- per tornare a far parlare di noi. C'è una pesantissima lastra di cemento posta sopra la questione Dal Molin a dimostrazione del fatto che il problema scotta”. Che scotti e sia destinato ad esplodere ancora una volta lo dimostrano anche le dichiarazioni delle deputate dell'Unione di ritorno dagli Stati uniti, dove hanno svolto un tour per spiegare ai politici USA perché Vicenza non vuole la base.

“Il governo italiano –dice Luana Zanella dei Verdi- ha ancora la possibilità di trattare amichevolmente con l'amministrazione Bush sul raddoppio della base, perché il Congresso non ha ancora dato il voto definitivo agli stanziamenti per le basi americane nel mondo”. La lastra di cemento di cui parla Cinzia Bottone dunque comincia grazie ai vicentini, a creparsi. Non è vero come continua a sostenere il premier Romano Prodi che la “decisione è stata presa e non c'è più nulla da dire”. Le deputate sostengono che si può e si deve ridiscutere. Lo ripete Deiana, “La partita è ancora aperta: i margini per rivedere la decisione, se vuole, il governo italiano ce li ha”. I cittadini che hanno occupato la basilica e che ieri hanno nuovamente manifestato per le vie del centro lo hanno sempre sostenuto. “Noi non molliamo”. Lo slogan del movimento no Dal Molin, “resisteremo un minuto di più” è dunque più attuale che mai. La domanda, che si facevano ieri molti cittadini, è un'altra, “i politici, anche alla luce del viaggio in Usa, sapranno resistere un minuto di più”? Le deputate italiane dicono che “i membri del Congresso Usa non erano molto contenti di sapere che a Vicenza c'è in atto una rivolta. Non avevano molte informazioni”. Nei prossimi giorni faranno interrogazioni e chiederanno al governo di riaprire la partita. Intanto i cittadini, come dice Francesco dell'assemblea permanente “continueranno per la loro strada”. Che passa anche attraverso l'occupazione della basilica palladiana di mercoledì- gli occupanti sono usciti quando, ieri sera, è arrivato il corteo di oltre mille persone partito da piazza Matteotti. In corso nell'edificio di fronte il consiglio comunale. Anche questa volta “disturbato” dal chiasso delle centinaia di cittadini che si sono riversati in piazza. La partecipazione della città è sempre alta. Non appena si è sparsa la voce che un gruppo di cittadini del presidio era entrato nella basilica palladiana, la piazza ha cominciato a riempirsi di gente. Sono arrivati quelli degli altri comitati contro la base, il mondo dell'associazionismo, cittadini contrari alla ulteriore militarizzazione della città. In un attimo sono state allestite mostre fotografiche per ribadire il perché del no alla nuova base. La piazza si è trasformata in una sorta di palcoscenico dove si sono esibiti per ore giocolieri e acrobati, si sono tenuti piccoli comizi improvvisati, si è volantinato sempre mantenendo, grazie ad un impianto di amplificazione montato davanti alla basilica, il contatto con gli occupanti all'interno dell'edificio del Palladio. Il sindaco Enrico Hullweck ha cominciato a tuonare contro i cittadini autori della protesta che ha definito facinorosi, chiedendo l'intervento delle forze dell'ordine. Ma il questore di Vicenza ha preferito evitare sgomberi. Ieri mattina verso le 6.30 invece, gli occupanti della basilica hanno potuto assistere ad una esercitazione dei militari americani.

In piazza dei Signori una squadra di soldati ha svolto la sua ginnastica mattutina. Vista non insolita, dato che i militari della Ederle escono ogni mattina per i loro esercizi. Alcuni di loro sono in maglietta e pantaloncini grigi, ma ci sono anche le squadre in divisa, elmetto e zaino in spalle. “Neanche fossimo a Baghdad” dice Marco Palma del presidio permanente che conferma che “la ginnastica in centro la fanno soltanto da qualche mese, cioè da quando la questione Dal Molin è diventata oggetto della protesta dei cittadini”. Una sorta di atto di sfida. Contrastato ogni mattina da un gruppo di cittadini del comitato contro la base di Vicenza est, che alle sei puntuale si piazza davanti ad una delle uscite della Ederle con striscioni che denunciano la guerra, oltre a dire no Dal Molin. "Oggi -dice Palma- la questione della nuova base è fortemente legata, da tutti i cittadini, al no alla guerra”.

Una consapevolezza che è cresciuta nel movimento che respinge al mittente le accuse di localismo, o peggio di essere pronto a sbaraccare solo la base venisse fatta qualche chilometro più in là.

Orsola Casagrande

 

Da Vicenza al Congresso

 

Il testo della lettera da inviare ai parlamentari statunitensi affinché non votino per il raddoppio della base militare di Vicenza.

Per i recapiti:

www.house.gov/house/MemberWWW.shtml

 

Dear Representative though I may not be one of your constituent I am writing to you from ltaly for your help: Vicenza is a small and beautiful ancient town enriched by the works of the architect Andrea Palladio and also houses other valuable masterpieces. You will have to vote on the budget which contains financing of the American military bases abroad. Among them there is the new base in Vicenza ; according to the plan for this base will be built one mile from the historic basilica designed by Palladio, on the only remaining green area in downtown Vicenza . The residents of Vicenza are very strongly against it and I can assure you that this is not due to anti American feelings but only to the desire to preserve this Italian treasure of the past. Thank you for giving this matter your most serious consideration, your thoughtful vote will help to preserve a site all Italians dearly love and continue to foster the warm feeling of friendship that Italians have toward Americans.

 

il manifesto, 20 aprile 2007

 

 

Base Vicenza, riparte la protesta

Occupazione della basilica palladiana e il sindaco scrive a Prodi

 

VICENZA. Si è riaccesa a Vicenza la battaglia contro il raddoppio della base Usa: l'occupazione simbolica della Basilica palladiana, che è terminata nella serata di ieri, e un corteo hanno preoccupato il sindaco di Vicenza Enrico Hullweck, giunto a chiedere il potenziamento degli organici di polizia per arginare la protesta in corso. Hullweck viene invitato al dialogo con la cittadinanza vicentina dalle parlamentari dell'Unione tornate oggi dalla missione politica in Usa.

Da parte loro, le deputate ritengono possibile rivedere le decisioni del governo «anche in base ai margini consentiti dall'iter del finanziamento della base, che abbiamo scoperto - dicono - non essere ancora concluso». Oggi i cittadini anti-base, dopo una nottata tranquilla nel corso della quale il loggiato della Basilica è stato presidiato da alcune decine di manifestanti, hanno fatto 'parlare' anche le statue vicentine, a partire da quella di Andrea Palladio, che in mattinata tenevano in mano le bandiere «No Dal Molin».

Il sindaco, in una lettera indirizzata al presidente del consiglio Romano Prodi e al Ministro dell'Interno Giuliano Amato, ha però sollecitato un intervento per «salvaguardare la città di Vicenza, costretta altrimenti a diventare teatro di continui disordini». Di rimando, Luana Zanella, una delle deputate appena tornate dagli Stati Uniti, ha affermato che «il sindaco dovrebbe sapere che una ferita così profonda nel tessuto della comunità, della quale è tra i primi responsabili, non si può chiudere a colpi di repressione e criminalizzazione». Hullweck parla di «un gruppo di manifestanti che si è impossessato della Basilica Palladiana, nel cuore di Vicenza, imponendosi all'attenzione dei vicentini e dei turisti con urla, striscioni colorati e volantinaggi, mettendo a rischio il cantiere di restauro del palazzo stesso, il cui appalto è costato decine di milioni di euro». «Abbiamo compiuto un salto di qualità», afferma per conto dei manifestanti Cinzia Bottene, ricordando che finora il fronte del no si era limitato a sfilare per le strade di Vicenza. Per Mauro Fabris, presidente del gruppo parlamentare Udeur alla Camera, «le azioni del Comitato per il no diventano sempre più inaccettabili». Per il capogruppo del Partito Democratico nel Consiglio regionale del Veneto Achille Variati, invece, sono la «radicalizzazione del problema, imputabile all'assenza di risposte da parte del Governo nazionale, unica autorità competente a risolverlo».

« È venuto il tempo - dice da parte sua il governatore del Veneto - che Vicenza, il Veneto e l'Italia siano lasciate definitivamente in pace dai quattro gatti o dalle quattro gatte che odiano gli Stati Uniti, l'Occidente e tutti coloro che sono schierati dalla parte della democrazia, della libertà e della tolleranza». Secondo il presidente, «un piccolo gruppetto di fanatici intolleranti, molto prossimo a coloro che invocano libertà per i brigatisti rossi, offende con le sue azioni Vicenza e il Veneto, ma soprattutto cerca in ogni modo di far perdere il proprio posto di lavoro a centinaia e centinaia di persone».

Trentino, 20 aprile 2007

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