Disobbedienti in piazza il giorno della protesta

« Trentino appiattito, i no global una risorsa »

Monito di Padre Zanotelli: sono preoccupato dai giovani passivi e senza idee

 

TRENTO - «Il problema non sono i ragazzi del Bruno, ma tutti quei giovani trentini che appaiono totalmente appiattiti sui "valori" del consumismo sfrenato. Sono quelli a preoccuparmi. Non l'esuberanza dei disobbedienti, ma la triste passività di molti altri, che attendono tutta la settimana con l'unica prospettiva di potersi stordire nel week end». Don «Alex» Zanotelli, da Napoli, usa parole semplici, ma che suonano come uno schiaffo per le coscienze addormentate di chi non vede il disagio se non nelle manifestazioni esterne e non si accorge di quanti problemi possa nascondere, a volte, la vita apparentemente tranquilla di un giovane trentino perfettamente "integrato". «Siamo montanari noi - continua padre Zanotelli - i nostri problemi fatichiamo a comunicarli. Guardiamo alla Val di Sole e alla sua triste sequenza di suicidi tra i giovani. Ragazzi cui spesso non manca nulla, almeno materialmente, ma che la sofferenza, spesso covata in silenzio, spinge verso il gesto estremo».

Padre Zanotelli, con che occhi guarda alla manifestazione di sabato (oggi per chi legge ndr)?

«Per me è molto difficile entrare nel merito di questa specifica questione. Vivo ormai a Napoli e le mie visite a Trento non sono poi così frequenti. Vengo informato dagli amici e dai giornali che ogni tanto mi portano. Non me la sento di dire questo è giusto, questo è sbagliato. Mi sento però di dire che non sono questi giovani il problema del Trentino».

Ci faccia capire meglio.

«C'è chi si stupisce dell'attivismo di questi ragazzi. Dei loro toni non sempre condivisibili. Io, invece, mi stupisco degli altri, di quelli che non hanno niente da dire, di quelli che accettano passivamente i "valori" del consumismo, che non provano nemmeno ad immaginarlo un mondo diverso, un mondo più giusto. Ragazzi che come prospettiva hanno quella di aspettare il fine settimana per stordirsi di alcol o di altro. È questo che mi stupisce e mi addolora: un Trentino, quello di oggi, molto più ricco di una volta, ma anche così povero, così appiattito».

Dunque secondo lei l'arricchimento relativamente rapido della nostra provincia non ha portato solo benefici.

«Una grande ricchezza è arrivata così improvvisamente e senza che ci fosse il tempo necessario perché maturassero i giusti anticorpi. Penso alla Val di Sole e a tutti i suoi suicidi. Le risorse materiali non mancano, ma manca quello che, una volta, pur nella povertà c'era: il senso della comunità. Due anni fa si è tenuto l'anno internazionale della montagna. Bene ho detto io, giusto. Ma non sarebbe stato meglio fare l'anno internazionale delle comunità montane?».

Quindi lei invita le autorità ad ascoltare le ragioni dei disobbedienti, a porgere l'orecchio.

«Certo. I loro toni potranno anche dare fastidio, potranno anche non essere pienamente condivisibili, ma quei ragazzi rappresentano un'importante pungolo sociale. Almeno loro si sforzano di immaginare un'alternativa. Quando sono stato a Trento mi hanno portato a vedere i campi nomadi. Una volta queste cose le faceva sociologia, poi...».

Hanno sbagliato le autorità a sgomberare il Bruno?

«Non è bello che siano stati buttati fuori. Io in questo momento mi sto battendo per i rom di Napoli. Una situazione diversa, certo. I ragazzi del Bruno sanno dove andare a dormire la notte. Ma anche nel loro caso forse si sarebbe dovuta usare più comprensione, offrire una reale alternativa. Mi auguro che si ricordino di me in manifestazione e spendano due parole per i rom di Napoli, che rischiano di trovarsi senza un tetto».

Tristano Scarpetta

Corriere del Trentino, 21 aprile 2007

 

 

I giovani di padre Alex

 

Sono le 15 di un sabato pomeriggio solitamente votato allo shopping. La giornata è tipicamente primaverile. Di quelle che invogliano a fare una «vasca» in città - lo chiamano così, i giovani, l'antico «Giro al sass» - con fidanzata e tanto di cono gelato in mano. Imbocchi via San Pietro e sembra di essere a Ferragosto: deserto. Ti porti in via Manci, stesso spettacolo. Vai in Largo Carducci e la musica non cambia. In compenso inciampi in qualche auto della polizia o dei carabinieri.

Il «no global day» è servito.

Passeggiano, ignari di tutto, i turisti. Una coppia chiede se oggi (ieri) è la festa del patrono. I negozi per la maggior parte sono aperti

I mugugni dei commercianti non mancano. Ad ogni modo, per una volta tanto, possono essere loro a lamentarsi della città vuota: saracinesche alzate, clienti con il contagocce: «Ci abbiamo rimesso una bella fetta d'incasso» diranno a fine giornata.

Un sabato diverso dagli altri, dunque; con un clima da coprifuoco. Una ritirata di massa per il timore che Trento venisse messa a «ferro e fuoco» dai Disobbedienti. E invece tutto si è svolto nella massima tranquillità.

Unica nota stonata, alcuni momenti di tensione alla stazione dei treni, quando i binari sono stati «occupati» per una trentina di minuti.

Un corteo colorato, popolato da giovani ma anche da famiglie con passeggini al seguito. E poi slogan e musica. Una giornata importante, insomma. Dove le regole questa volta sono state rispettate: quando ciò avviene, vuol dire che a primeggiare è la forza delle idee, non lo scontro. Essere da pungolo alla classe politica è il sale della democrazia. L'importante, appunto, è che ciò avvenga nel rispetto delle regole.

Il dialogo tra la città e i no global deve pertanto ripartire da questa manifestazione. E anche da quei bollini rosa appiccicati sul portone di Palazzo Geremia che hanno simboleggiato il clou della protesta contro il sindaco Alberto Pacher. Le «occupazioni abusive», invece, appartengono a chi vuole imporre la forza muscolare sulle idee.

Nulla c'entrano con il serpentone variopinto che ha sfilato e gridato per le vie cittadine.

I giovani di ieri sono quelli che padre Alex Zanotelli, dalle colonne del Corriere del Trentino, ha indicato come «portatori di un attivismo, forse non sempre condivisibile, ma genuino». E proprio le parole di padre Alex sono da mandare a memoria il giorno dopo il «no global day». I giovani che hanno marciato non rappresentano un problema. Il problema del Trentino, ha detto Zanotelli, sono «quei ragazzi che niente hanno da dire, che accettano passivamente i valori del consumismo, che non provano nemmeno a immaginare un mondo più giusto. Giovani che aspettano il fine settimana per stordirsi di alcol o di altro. Guardiamo alla Val di Sole e alla sua triste sequenza di suicidi. Ragazzi cui spesso nulla manca, almeno materialmente, ma che la sofferenza interiore spinge verso il gesto estremo. È questo che mi stupisce e mi addolora. Il Trentino è più ricco di un tempo, ma è anche così passivo e appiattito».

Padre Alex è andato oltre la semplice e banale contrapposizione tra chi difende e chi accusa i no global.

Ha messo il dito nella piaga dando una scossa ad una terra, e quindi ad una classe politica, che fa fatica a ritrovare il «senso di essere comunità». Incapace di leggere i cambiamenti sociali perché troppo impegnata a rincorrere le formulette politiche (vedi Partito democratico), sempre più vuote e slegate dalla realtà.

Luca Malossini

Corriere del Trentino, 22 aprile 2007

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