Buttiamo quei maledetti cassonetti verdi

 

Da un anno e mezzo il Comune di Trento ha creduto e investito nell'avvio del “porta a porta”; pur con qualche difficoltà e una certa dose di strumentalizzazioni e opposizioni da parte di qualche parte politica e sindacale. Che ci sia la necessità di cominciare a fare sul serio ce lo descrive in poche righe il buon senso di un cittadino: “Le cose si risolveranno solo quando elimineranno quei maledetti cassonetti verdi dell'indifferenziato. Fino ad allora la gente continuerà a buttare sacchetti di immondizia dove capita.” È la dimostrazione che molti cittadini sono pronti alla cosiddetta rivoluzione della raccolta col “porta a porta”. È francamente disarmante vedere, o venire a sapere, che l'impegno per raccogliere separatamente i propri scarti (che va fatto nell'ottica della loro riduzione) spesso non serve a niente poiché i rifiuti raccolti vengono buttati nell'indifferenziato. Ed è poco educativo che alcuni detrattori di quella “rivoluzione” amplifichino questo aspetto per demotivare quei tanti che ci credono. Capita infatti che, ancor prima che sia data la concreta possibilità all'utente di praticarlo, il “porta a porta” divida la politica che obietta ai suoi costi, senza aggiungere una parola su quelli dell'antagonista smaltimento in inceneritore.

Il “porta a porta” è il metodo migliore e collaudato che consente al cittadino di ridurre la produzione dei propri scarti, che lì “conta” (e su quello paga) e si fa sentinella sia al supermercato che in casa. Un importante passo che contribuisce alla formazione di una nuova presa di coscienza collettiva, che può rimettere in discussione e in crisi vecchi vizi per andare verso la riappropriazione di modelli culturali purtroppo dimenticati.

È naturale che si incontrino delle difficoltà, soprattutto nella fase di avvio, perché giungono dopo decenni di approssimazioni e incivili abitudini. Ma si può comunque riuscire, anche se certa politica, quella provinciale soprattutto, guarda con sospetta attenzione alla sola “contabilità” dell'unica azienda che gestisce la partita rifiuti nel capoluogo e a Rovereto: il suo ammontare di materia da recuperare, “buttare” o bruciare, a seconda di come si preferisce, è di ben 1/3 del bacino provinciale.

Questa “esitazione” trova conferma nelle immagini riproposte in questi giorni sull'assedio selvaggio al cassonetto, la cosiddetta discarica sotto casa. Qualcosa di simile sta accadendo anche a Rovereto, dove nel 2004 l'assessore Walter Nicoletti diede l'avvio ad un buon progetto di “porta a porta”. Ora sembra che il nuovo assessore non abbia ancora le idee abbastanza chiare per proseguire su quella strada. Sarà forse solo a causa della sua scarsa determinazione se a Rovereto la percentuale di rifiuto raccolto a domicilio rimane stabilmente intorno al 50%? O possono subentrare altre ragioni, come quella del “conflitto di interessi” di Trentino Servizi, gestore unico sia della raccolta sia dello smaltimento dei rifiuti, sollevata dall'allora consigliere comunale Aldo Pompermaier?

Alcune volontarie testimonianze fornite dagli operatori di Trentino Servizi sembrano palesare alcune inefficienze: ad esempio viene fornito il minimo necessario alla sopravvivenza del servizio, le assunzioni sono bloccate e il personale opera in situazioni difficili e poco gratificanti. La raccolta col”porta a porta”, invece, favorisce migliori contatti con gli utenti, magari incoraggiati dalla presenza dello spazzino di quartiere, “scomparso” da troppi anni. Andrebbero introdotti meccanismi incentivanti (anche di tipo economico) per premiare chi contribuisce con il proprio impegno al raggiungimento dei risultati auspicati. Trentino Servizi è restia a concedere questi premi di produttività, che sono invece fondamentali per la buona riuscita del progetto. Un'ulteriore lacuna gestionale sarebbe che il Comune svolge adeguati controlli, fotografa le situazioni critiche e invia i verbali a cui però non seguono le eventuali sanzioni (quando necessarie). Ciò sembrerebbe stonare con le affermazioni dell'amministratore delegato di Trentino Servizi, Marco Merler, secondo cui, invece,”abbiamo invocato l'aiuto dei vigili urbani affinché effettuino maggiori controlli». Accadrebbe inoltre che i controlli sulla corretta applicazione dei contratti di appalto siano insufficienti. Se ciò corrispondesse al vero, non c'è da meravigliarsi né di quello che si vede per le strade, né di alcune difficoltà nell'avvio del “porta a porta”, e nemmeno dell'ostinazione nel privilegiare un rifiuto sporco, buon combustibile per l'inceneritore. E nemmeno c'è da sorprendersi delle difese d'ufficio della Trentino Servizi che, assieme al suo Cliente, rimane la prima responsabile della corretta gestione dei rifiuti, ancor prima dell'esigua minoranza di “indisciplinati cittadini”.

Adriano Rizzoli, Nimby trentino

 

Il “porta a porta” è necessario perché serve a far capire che ogni cittadino è responsabile dei suoi rifiuti, ma potrebbe essere introdotto più rapidamente se fosse accompagnato da un'informazione precisa su cosa “non mettere” nei cassonetti verdi. Il tetrapak, le lampadine, i cd che si gettano. siamo ancora lontani da una differenziata tecnologicamente aggiornata. E poi la gente non ha ancora capito:”porta a porta” di appartamento o di condominio? E il pagamento a peso è davvero ottimale? Se sono analfabeta e non compero giornali pago di meno di chi ne acquista tre al giorno e li smaltisce puntigliosamente, differenziando addirittura la busta di plastica dall'etichetta di carta, come per le buste del prosciutto: la carta da una parte la plastica dall'altra? Andrebbe chiarito. E andrebbe coordinato a livello sovracomunale. Trento è una città di pendolari, 50 mila macchine al giorno, non è possibile mettere un poliziotto accanto ad ogni bidone per dare la multa a chi deposita il sacchetto. Altrimenti accade come in Valsugana, che i sacchetti finiscono nei fossi. Trento ha superato il 50 per cento di differenziata, progressi significativi possono essere fatti, ma con un coinvolgimento maggiore, una motivazione. E aprendo anche il fronte dei supermercati che continuano imperterriti a distribuire confezioni che dopo tre minuti si gettano via. Se il 30 per cento dei costi di raccolta venisse addebitato ai supermercati cambierebbero imballaggi in fretta, eccome.

Franco de Battaglia

 

Trentino, 13 maggio 2007

Da Diario, risponde FdB

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