«Montagna con orrore», no al carosello

 

ALTIPIANI CIMBRI - Ancora un no al carosello sciistico della valle delle Lanze fra i boschi d'incanto di Lastebasse che dividono la provincia di Trento da quella di Vicenza. «Montagna con orrore» in ironica opposizione allo slogan dell'Apt «Montagna con amore»: la scritta in rosso risaltava sul grande lenzuolo che ieri mattina è stato issato sulle palizzate del cantiere dell'impianto in costruzione in località Tre Sassi. Ad issarlo gli autoconvocati della «assemblea della Valle delle Lanze».

In sostanza alcuni rappresentanti della manifestazione di domenica scorsa. Ieri, una cinquantina di ambientalisti, alcuni partiti da Forte Cherle a Folgaria, altri dal vicentino, si sono incontrati davanti al cantiere già presidiato dalle forze dell'ordine: una decina di agenti di polizia, carabinieri e guardia forestale. Che però si sono limitati ad osservare quello che stava accadendo senza mai intervenire. Del resto la dimostrazione, pure non autorizzata, aveva un'aria e un'intenzione del tutto pacifica.

Sul posto insieme a ragazzi e giovani anche intere famiglie con bambini in braccio e sulle spalle quasi come ad una gioiosa scampagnata. Non ci sono stati disordini. Né contatto fra forze dell'ordine e manifestanti. Ai Tre Sassi, così si chiama il luogo dove sta sorgendo la gigantesca sciovia finanziata da una società del Carosello Sky di Folgaria, ieri mattina si sono presentati, come si diceva, una cinquantina di militanti di diverse associazioni ambientaliste e comitati locali «che stanno cercando di fare rete per opporsi alle speculazioni che qui come in altri luoghi stanno divorando la montagna», ha spiegato Stefano Mayr di Mountain Wilderness.

Bene, ieri mattina alle nove gli ambientalisti hanno issato il loro lenzuolo sulla palizzata che protegge il cantiere all'interno del quale si scorgevano muoversi alcuni lavoratori. Che però quasi subito hanno smesso di lavorare e se ne sono andati. Per poi tornare nel primo pomeriggio per effettuare solo un breve giro di ispezione senza comunque riprendere il lavoro: «Abbiamo parlato anche con loro, abbiamo spiegato quali siano le nostre posizioni. Cerchiamo solidarietà e cerchiamo di fare rete anche con loro».

Difficile, però, che questo ieri sia accaduto: i lavoratori stranieri del cantiere sembravano infatti più interessati a salvaguardare il loro posto di lavoro che a prestare attenzione alle denunce degli autoconvocati. Ma tant'è: «Intanto un obiettivo lo abbiamo raggiunto - ha spiegato sempre Mayr - ieri il cantiere non è andato avanti. I lavori sono stati fermati. E questo era quello che ci eravamo prefissati di fare». Soddisfazione scritta in faccia, quindi, fra di loro. Almeno per questo primo risultato. Poi una lunga assemblea di coordinamento andata avanti fino a dopo mezzogiorno: «Per discutere e definire le prossime iniziative; iniziative che non si fermeranno qui: domenica prossima parteciperemo anche noi alla protesta della Sat sul Tremalzo dove comitati simili al nostro si stanno opponendo ad una speculazione come quella che sta avvenendo qui».

Speculazione. Questa la parola che ieri andava per la maggiore fra gli autoconvocati. Una gigantesca operazione immobiliare e scioviaria - di cui l'impianto che ieri è stato preso di mira e che dovrebbe essere completato entro il prossimo autunno sarebbe solo il primo tassello - la cui cabina di regia sarebbe a Folgaria e che dovrebbe svilupparsi sul versante veneto: cifre che, hanno spiegato ieri gli ambientalisti dei Tre Sassi, nel giro di pochi anni sono passate da cinquanta milioni di euro a oltre cento milioni. Cifre da capogiro. A farne le spese la montagna e i boschi fra Vicenza e il Trentino, in una zona ricca di vestigia della Prima Guerra Mondiale e di reperti risalenti al neolitico. Il blocco del cantiere è stato chiesto anche alla magistratura di Vicenza da un esposto attualmente all'attenzione del sostituto procuratore: si ipotizza la violazione della legge 78 del 2001 che impone la tutela dei siti della Grande Guerra. Sui reperti del neolitico invece la Soprintendenza di Padova ha annunciato un pronunciamento.

 

Tiziano Bianchi

l’Adige, 27 maggio 2007

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