« Dei trentini non c’è da fidarsi »

 

L’attesa era forte per il risultato della votazione sulla presidenza dell’A22. Durnwalder così nervoso non si era visto spesso. Però nelle interviste mostrava la solita sicumera, scalfita solo da qualche accenno di minaccia sul destino della Regione. Minaccia debole, considerato che la Regione di fatto non esiste, sostituita da un condominio fra due partner che la usano per obiettivi impropri. E che per questo continuano a tenersela volentieri. Ma si è tanto abituati a dare per scontato che Durnwalder ottenga sempre ragione, che la notizia che Willeit era stato “messo alla porta”, come si è espresso il Dolomiten, o che Durnwalder è stato sconfitto, come hanno detto i giornali italiani, ha colto tutti di sorpresa.

La reazione è lenta, e dal principio va secondo i binari consueti. “Dei trentini non c’è da fidarsi”, mette in bocca il giornale tedesco al presidente. Lo stesso che la sera precedente aveva dichiarato alla TGR (italiana): non cambia nulla. E sulla collaborazione col Trentino, lo stesso. Nelle dichiarazioni in italiano la collaborazione non si rompe, ma sul Dolomiten: “Alla collaborazione fra Sudtirolo e Trentino, alla trasparenza e alla lealtà non è stato fatto un buon servizio”.

Dellai vuole liberarsi del suo troppo potente assessore, quello dei tunnel, diceva qui la voce popolare. Promoveat ut amoveat. Proprio come Willeit nel 1992, quando, deputato e alla testa di un gruppetto deciso ad evitare la chiusura del pacchetto e a riaprire la questione dell’autodeterminazione, autorevolissimo aspirante alla funzione di segretario della Svp, venne “dirottato” sulla lucrosa poltrona di presidente dell’autostrada. Complice il lunghissimo dominio democristiano (Autobrennero e Pancheri erano un sinonimo) e la tangentopoli trentina, che proprio lì aveva trovato il suo covo. Da questo punto di vista, non si può dire che non ci sia stata una gestione più sobria. Anche se rimane l’ombra dell’espulsione dal Consiglio d’amministrazione di Sepp Kußtatscher, “reo” di avere consegnato ai componenti del Consiglio regionale, che l’aveva eletto a quella funzione, una relazione critica sugli effetti del traffico atmosferico e acustico verso le aree abitate lungo l’autostrada e sul diritto della cittadinanza proprietaria ad avere garantita una politica favorevole alla propria salute. È la storia delle concessioni, il sistema italiano che garantisce non la cittadinanza ma favorisce piuttosto lo spreco e la corruzione.

In un fondo intitolato “Un venerdì nero per il Sudtirolo”, il principale quotidiano tedesco introduce un nuovo aspetto. “La colpa di questa sberla alla provincia di Bolzano” scrive un fondo firmato krah (dietro al quale si nasconde, a quanto pare, il deputato europeo, nonché proprietario del Dolomiten e dell’Athesia e di molto altro, Michl Ebner) “non è da attribuirsi interamente ai trentini. Non accorgersi in tempo che l’Alto Adige non aveva la maggioranza negli organi della A22 è stato un grave errore”. E continua: “Accusare pubblicamente Dellai, che così spesso è stato dalla parte dei sudtirolesi, di usare vecchi metodi democristiani per posizionare un politico, non è stato diplomatico e ha reso insuperabili i fossati aperti. Anche Willeit, Hosp, Franzelin, Pürgstaller sono venuti dalla politica quando sono stati nominati dalla giunta provinciale nei loro uffici, dove hanno svolto un buon lavoro”. E dopo aver criticato l’incapacità della giunta provinciale di confrontarsi con ampie parti della popolazione, conclude: “Non serve il tentativo di salvare la situazione disperata con una telefonata a Prodi” (Ah, che brutta abitudine da colonizzati, di chiedere sempre protezione ai maggiori, anche contro le autonomie, purché non sia la propria!).

Il punto è dolente, anche se il giornale che lo denuncia ne è in parte responsabile. L’arroganza, la sensazione di autarchia e di onnipotenza che deriva a chi non viene mai seriamente criticato dai mass media che egemonizzano il proprio elettorato, provoca con il tempo un isolamento progressivo e il rischio di errori e sorprese sgradite. Troppi sono nella considerazione dei decisori sudtirolesi “gli altri”, coloro che non sono degni di un confronto o di una risposta quando pongono problemi o questioni né tantomeno vengono considerati per una consultazione. Non lo rende necessario la presunzione di poterli egemonizzare o ignorare, sia che si tratti di altre regioni o di strati deboli della popolazione, non rappresentati nella politica. I mistilingue ad esempio. O le donne. La forza del marketing non riesce a mascherare oltre un certo limite l’arroganza che deriva dal connubio fra benessere e mancanza di riflessione sul passato, dalla perniciosa abitudine a farsi passare per vittime e a chiudersi in un ambito ristretto.

Fra i pochissimi tentativi di approfondimento dell’accaduto, Paolo Campostrini sull’Alto Adige insinua che ci possa essere anche una strategia elettorale, che la Svp di fronte al sondaggio che la vede crollata al 38 per cento – ma i sondaggi in questo ambito sono di solito menzogneri e oltretutto preoccupanti in vista delle alternative – abbia trovato un nemico utile a ricompattare le fila della compagine etnica in vista delle scadenze elettorali. I trentini al posto della toponomastica? Non lo escluderei, se non come strategia preventiva, almeno come strategia postuma (e posticcia, per far dimenticare la brutta figura). La destra italiana e tedesca gongolano, alla sconfitta di Durnwalder. L’ex vicesindaco mistilingue di Waidbruck-Ponte Gardena mi fa osservare che mentre gli italiani sanno di dover comunque avere a che fare con la Svp, i partiti di opposizione tedeschi, compresi di verdi, pensano solo a far scendere il partito di raccolta sotto la maggioranza assoluta, senza aver chiaro che cosa verrà dopo.

L’informazione non ha memoria e, grazie ai mass media, anche se la geografia e la storia dicono che siamo vicini, poche popolazioni si conoscono così poco come trentini e sudtirolesi di entrambi i gruppi linguistici (lasciamo fuori i ladini, benché molti gardenesi e badioti guardino con molto scetticismo all’ipotesi della collaborazione trasfrontaliera.).

I giornali e i partiti la buttano sui trentini cementificatori e i sudtirolesi ambientalisti. Per non dire degli altri “italiani”, mantovani, veronesi, modenesi, ecc. A loro non vale neppure la pena di parlare. Ricordate le critiche di diversi esponenti verdi alle manifestazioni antitunnel del Brennero organizzate (secondo loro) da “italiani”? Ma le decisioni dell’Autobrennero sono state prese solo da uno? E nella Svp improvvisamente è scoppiato l’ambientalismo? Con un inceneritore da 130.000 tonnellate in costruzione, in una conca in cui l’aria gira ma non esce? Con un tunnel del Brennero che costituisce un disastro ambientale ed economico, e che porterà una linea ad alta velocità scorrere all’aperto in Bassa Atesina? La recente ristrutturazione della corsia di emergenza è stata fatta scegliendo uno standard che l’ha resa una terza corsia a tutti gli effetti, “da usarsi in ogni occasione necessaria”, come si è deciso nel corso di una riunione di giunta regionale allargata ai presidenti delle giunte provinciali – cui chi scrive era presente in quanto assessora – purché non si rendesse noto di cosa si trattava. Per me va bene, disse Dellai. Per me anche, ma che non si sappia, perché i miei non sarebbero d’accordo, disse Durnwalder. Fu reso noto (da chi scrive), ma i giornali si stancano rapidamente e i rappresentanti della Svp, su questo non hanno mai aperto bocca. Quando Rosa Zelger protesta contro il pericolo che si faccia la terza corsia, stona il fatto che la ragione principale che adduce è che i sudtirolesi pagherebbero il prezzo di una facilitazione nel raggiungimento dei centri turistici trentini di Fiemme e Fassa. Dunque sarebbe giustificato affumicare gli abitanti della Bassa Atesina se i centri turistici da raggiungere fossero “nostri”? E perché non aggiungere due parole sull’alternativa rappresentata dalla linea Willeit, il finanziamento della Tav? E che, essendo l’A22 pubblica, sarebbe più ragionevole calibrare meglio i pedaggi per mezzi pesanti e leggeri, sulla base della verità dei costi, invece di far pagare a tutti i danni prodotti dai Tir?

Dunque, Willeit ambiente e buona gestione, Grisenti pro nuove strade e intrallazzatore. Si esalta come suo personale risultato il fatto che la società di trasporto merci di proprietà della A22 insieme a Trail Lokomotion della Baviera sposti 26 treni al giorno sulla linea, e che siano stati messi da parte 500 milioni di euro per il tunnel di base. “Ha promesso cose che Willeit non poteva promettere”, l’aumento del dividendo e la costruzione di nuove bretelle. Si parla anche di un patto segreto. “Ora si va in direzione di costruire autostrade”, il Dolomiten cita Willeit. Brugger sottolinea la responsabilità di Durnwalder nel condurre le trattative e quest’ultimo la scarica su Willeit, colpevole di non averlo informato che la situazione era diversa dal previsto. Nel partito cominciano le manovre di attacco al potente presidente. Ma questa è un’altra storia.

I progetti di ampliamento della capacità e costruzione di nuove bretelle che farebbero crescere un traffico già ampiamente insostenibile preoccupano chiunque ami la propria terra più dei soldi che se ne possono cavare. Ma lascia perplessi il teorema Willeit ambientalista v/s Grisenti cementificatore, perché la Svp non è ambientalista. Inoltre si danno per scontate richieste di nuove tratte, ma a una prima indagine non è chiaro chi le vorrebbe e dove. A Modena si sente dire che la Campogalliano-Sassuolo è tramontata, perché, oltre al fatto che da poco è stata completata la statale a quattro corsie Modena-Sassuolo, il tracciato della bretella sarebbe per metà nell’area fluviale ed è impensabile che il governo accetti una simile ipotesi con i problemi d’acqua attuali e futuri. Il progetto della Modena Lucca, che scaricherebbe sul Brennero una massa di traffico dalla tirrenica, è stato bloccato dalla regione Toscana. Dunque rimane la Valdastico e forse una nuova Valsugana: il vecchio sogno di coloro che vogliono scaricare le conseguenze della devastazione urbanistica e viabilistica del Veneto sul territorio adiacente. La Provincia di Bolzano e i sindaci delle località situate lungo l’autostrada avrebbero un ottimo strumento per scoraggiare un uso intenso della linea del Brennero: imporre limiti di velocità, in nome della salute pubblica, e divieti selettivi per i mezzi vecchi e inquinanti o pesanti. Nonostante le ripetute richieste di diversi comitati di cittadini, fra gli sberleffi della stampa sottomessa, non si è mai mosso niente. È chiaro allora che l’interesse preminente dei politici al potere è la destinazione delle masse di denaro dell’Autobrennero. Willeit, nel dare le consegne, ha chiesto che si mantenga l’impegno di restaurare gli affreschi di una chiesetta. Perché non chiedere al nuovo presidente amante dei tunnel di costruirne uno per l’autostrada a Bolzano?

L’ambientalista Willeit non ha mai voluto prendere in considerazione le proposte in questo senso, eppure Bolzano è l’unica città con autostrada “panoramica”, che scarica tonnellate di particelle inquinanti direttamente nei polmoni di migliaia di bolzanini. “Ora vigileremo sulle strategie” dichiara la Volkspartei. Bene. È un’ammissione che finora i nominati del CdA hanno scaldato la sedia, ma non si capisce in che direzione lo faranno d’ora in poi.

 

Alessandra Zendron

Questotrentino  n° 9, 5 maggio 2007

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