Becker, Nobel a favore della pena di morte

Imbarazzo a Trento. Boeri: non parlerà di questo
Laterza: contrario, ma lo rispetto

 

TRENTO — Il Festival dell'economia è un appuntamento prestigioso: per Trento rappresenta un evento unico. Tra i nomi di spicco e le personalità illustri del panorama economico internazionale che lo rendono di indiscutibile valore, è tuttavia sfuggito ai più un particolare che ieri ha suscitato qualche imbarazzo. Gary Becker, il premio Nobel che si annuncia tra le «star» dell'evento, è anche uno dei sostenitori, da più di quarant'anni, della necessità sociale della pena di morte.

Sfogliando il numero di ottobre dicembre della Rivista italiana di diritto e procedura penale, infatti, si scopre che Becker è considerato uno dei padri dell'analisi economica che ha contribuito di recente a riaccendere il dibattito sul problema dell'efficacia general preventiva della pena di morte. Luciana Goisis, ricercatrice dell'università di Bergamo, cita l'articolo che l'economista pubblicò nel marzo 2006 sulla rivista Economists' Voice («On The Economics of Capital Punishment») in cui lo studioso illustra la sua teoria sulla pena capitale. «Il guadagno in termini di deterrenza e di riduzione dei costi — scrive Goisis — supera ampiamente per lo studioso il rischio di mandare a morte degli innocenti. Il rischio di condannare e giustiziare degli innocenti è infatti risibile rispetto alla forte potenzialità deterrente connessa all'applicazione della pena capitale».

È pur vero che il grande economista a Trento non verrà certo a parlare di pena di morte, ma la rivelazione ha creato sorpresa e imbarazzo. Considerando che l'Italia ha chiesto la moratoria internazionale — ed è già stato compiuto un passo formale — non può lasciare indifferenti sapere che a Trento, a parlare di capitale umano, ci sarà un professore universitario che con il suo libro «Crime and Punishment: an Economic Approach», scritto nel 1968, avrebbe avuto un peso rilevante nell'introduzione della pena di morte in molti degli Stati americani in cui è attualmente in vigore. Le sue teorie in ambito giuridico, nel mondo dei magistrati e dei giudici, sono molto note, ma in quello economico la sua fama è dovuta ad altre riflessioni.

Il presidente Lorenzo Dellai non commenta, mentre il coordinatore scientifico del Festival, Tito Boeri, dopo un primo imbarazzo, pur prendendo le distanze dalle idee di Becker, difende il premio Nobel e la sua scelta di averlo come esponente di spicco a Trento.

«Stiamo parlando di uno dei più grandi scienziati ed economisti del mondo — spiega Boeri — insignito per questo di un premio Nobel. È vero che ha scritto un articolo in cui sostiene che, se i dati confermassero che la pena di morte serve a ridurre gli omicidi, lui sarebbe a favore della pena capitale come deterrente. Personalmente sono contrario alla pena di morte a prescindere da ciò che dicono i dati. Ma io vivo in un paese in cui quasi tutti sono contrari alla pena di morte, mentre negli Stati Uniti un cittadino su due è favorevole. Becker comunque non viene a Trento per discutere di questo, ma di capitale umano, la teoria cui ha offerto il maggiore contributo. Un festival sul capitale umano senza di lui sarebbe stato incompleto». Boeri ammette che l'articolo sull'Economists' Voice gli era sfuggito, ma anche se l'avesse saputo prima non avrebbe cambiato idea.

«Anche se lo avessi letto prima, l'avrei comunque invitato ed è una gioia per noi avere al festival uno dei più grandi economisti del mondo».

Sulla stessa lunghezza d'onda l'editore Giuseppe Laterza, uno dei promotori del Festival: «Un fatto simile dovrebbe creare imbarazzo solo in un paese arretrato e poco liberale. Personalmente ritengo che la pena di morte sia inefficace, ma è una legge presente in una delle democrazie più avanzate del mondo, vale a dire gli Stati Uniti. Non si può ignorarlo. Occorre sempre rimanere all'interno del perimetro di ciò di cui si può discutere — aggiunge l'editore — e di sicuro la pena di morte non è un argomento su cui non si possano accettare diversità di opinione».
Dafne Roat

Corriere del Trentino, 29 maggio 2007

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