Nota di Nimby trentino

 

Ancora incertezze intorno al più grosso e irrealizzabile "affare del secolo" nelle province di Bolzano, Trento e Verona. Incertezze sulle garanzie quadro che l'Unione Europea richiede per contribuire alle opere con un suo 30% (e che con nostra soddisfazione l'Italia non sembra poter dare); incertezze anche sui finanziamenti privati (annunciati dai promotori ma in realtà mai acquisiti) da parte di quei soggetti che vorrebbero trarre vantaggi dall'esecuzione delle opere  ma non vogliono finanziarle accollandosi rischi improponibili.

 

Senza connessioni il tunnel è a rischio

L’Europa chiede di potenziare la rete. Nessun finanziamento dal governo

BOLZANO. Per l’“opera del secolo”, ovvero il tunnel di base del Brennero, il walzer delle notizie non ha intenzione di finire almeno fino a quando non verrà apportato il primo colpo di piccone; non tanto al cunicolo, previsto ad inizio luglio a Mules, ma proprio al traforo ferroviario a Fortezza. C’è infatti un nuovo elemento “politico” che a Bruxelles non mancherà di avere un suo peso in sede di valutazione per finanziamento (e quindi di reale fattibilità) dell’opera.

In sede Ue e in seno alla commissione trasporti che sotto la guida di Paolo Costa coordina il lavori di tutti gli assi della Ten - la rete transeuropea dei trasporti e conseguentemente anche il “corridoio 1” la Berlino - Palermo di competenza diretta di Karel van Miert - sta infatti prendendo corpo un interrogativo cui va dato al più presto una risposta. E questa deve arrivare a stretto giro di posta dal governo italiano del presidente Prodi.

In pratica Bruxelles si sta chiedendo: ma se anche realizziamo e finanziamo il traforo del Brennero, e con lui anche i complementari e altrettanto fondamentali accessi sud, una volta arrivati a Verona il “corridoio 1” sarà realmente connesso con la rete ferroviaria italiana? Verrà in tal modo assicurata quella reale mobilità che il progetto della rete tranesuropea ad alta capacità prevede? L’asse Nord - Sud intersecherà realmente quello Est - Ovest ovvero il corridoio che prevede la realizzazione della Lione Torino tanto per citarne il tratto più noto e discusso?

Se questi quesiti non avranno una risposta certa da parte del governo italiano Bruxelles ne terrà conto nelle prossime settimane in cui verranno assunte decisioni definitive. E questi “timori” che arrivano da Bruxelles hanno sollecitato proprio nei giorni scorsi il ministro alle infrastrutture Antonio Di Pietro a scrivere in prima persona al presidente del consiglio Prodi e ai colleghi ministri in cui li sollecitava a porre fine al “tergiversare” sul reale potenziamento della rete ferroviaria interna nazionale e ad assumere delle decisioni certe. Va infatti ricordato a tale proposito che il governo Prodi non ha previsto in sede di Pdf del 2007 alcun finanziamento a sostegno delle tratte interne.

Il rischio è a questo punto palese: Bruxelles non ha alcuna intenzione di sostenere finanziariamente la realizzazione di un asse (il Ten 1) che rischia di diventa un binario morto. Infatti se i convogli che attraversano le Alpi passando dal tunnel del Brennero e raggiungeranno Verona dove la loro prosecuzione non sarà garantita, allora lo stesso sostegno (sia finanziario che politico) a tutt’oggi promesso rischierebbe infatti di svanire. Con tutte le conseguenze connesse.

La palla è ora nelle mani del governo Prodi e il ministro Di Pietro ne è ben consapevole. Se da parte italiana si “tergiverserà” ulteriormente il rischio Brennero diventa una realtà in considerazione anche del fatto che van Miert deve presentare alla commissione il progetto del suo “corridoio” Berlino - Palermo già oggi amputato e quindi non completo come era invece previsto e auspicato. Il progetto sostenuto dall’Ue contempla infatti oltre alla realizzazione del tunnel del Brennero anche quella del Ponte sullo Stretto. Il governo Prodi che ha messo nel cassetto il Ponte sullo Stretto destinando i prefinanziamenti ad altre finalità sta ora, di fatto, mettendo in difficoltà lo stesso coordinatore van Miert che deve garantire in sede comunitaria i finanziamenti necessari.

«Il corridoio del Brennero - si osserva a Bruxelles - non è concepito per essere un’alternativa turistica alternativa al trasporto aereo. Si tratta di un’opera inserita in una più ampia rete di trasporti a carattere europeo per garantire essenzialmente una nuova mobilità economica in seno ai paesi dell’Unione».

Per il tunnel, malgrado l’impegno della BBT se che ieri sera ha tenuto una ennesimo incontro a Ponte Gardena, la partita si gioca tra Roma e Bruxelles.
Pietro Marangoni

Alto Adige, 30 maggio 2007

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