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Oggetto: Ecosistema urbano, Legambiente - Sole 24 ore. Gestione rifiuti ASM Brescia

 

Da alcune settimane è in corso una campagna propagandistica di ASM Brescia tesa a rappresentare la gestione dei rifiuti nella realtà di Brescia, città particolarmente virtuosa in quanto avrebbe raggiunto il 42% di raccolta differenziata. La campagna è iniziata nel corso della trasmissione di Annozero del 5 aprile dedicata alla politica dei rifiuti, dove il rappresentante di Federambiente ha appunto vantato questa presunta performance di ASM ed è proseguita con una serie innumerevole di interventi sulla stampa locale e non solo.

La questione è di particolare rilevanza perché, come è noto, il “sistema ASM”, basato su un megainceneritore a griglia per bruciare il rifiuto “tal quale” di 750.000 tonnellate annue, è tuttora proposto come modello in tutta Italia e perché proprio la gestione dei rifiuti è uno dei principali punti fallimentari di quel sistema,  che, perciò,  si vuole in ogni modo occultare. 

Come si evince dalla documentazione allegata, di fonte ASM, il trucco del 42,7% è perfino clamoroso, nella sua banalità, ma acquista credito grazie al buon controllo dei mass media da parte della stessa ASM: ASM pretende di conteggiare nella RD anche rifiuti raccolti da privati che, ovviamente, la legislazione vigente non può considerare nella gestione pubblica degli RSU (perché, con la stessa logica, non conteggiare la grande quantità di rifiuti ferrosi raccolti dai rottamai bresciani e riciclati nelle acciaierie?).

Ciò che però interessa, e che motiva la presente lettera, è il fatto che in passato, compreso lo scorso anno, Legambiente nell’Ecosistema urbano pubblicato dal “Sole 24 Ore” ha accreditato tale dato (per il 2006, si veda il “Sole 24 Ore” del 23 ottobre 2006, “Ecosistema urbano 2007” p. 7), costringendoci, a volte, a polemizzare pubblicamente con tale scelta.

Quest’anno siamo in tempo ad evitare questa polemica, perché le cose sono chiare ed alla luce del sole: vi è un dato (42,7%) accreditato da ASM, cioè da un’azienda privata quotata in borsa la cui mission proclamata è fare business e che grazie alla enorme quantità di rifiuti bruciati percepisce sotto forma di Cip6 circa 60 milioni di euro all’anno.

Di contro vi è il dato (35% circa) validato dalle istituzioni preposte (Arpa e Osservatorio rifiuti provinciale), in applicazione delle normative vigenti.

Non dovrebbero esservi dubbi su quale di questi due dati debba avere validità per Legambiente, un’organizzazione che giustamente è orgogliosa della propria autonomia dall’affarismo legato ai rifiuti e che ha sempre fatto della legalità in questo settore un punto discriminante.

    Già questa motivazione dovrebbe essere dirimente. Mi permetto di aggiungere però un’altra argomentazione di sostanza.

Il problema di ASM e degli azionisti, che da questa azienda vogliono trarre profitti, è innanzitutto, per quanto riguarda l’inceneritore, di poterlo alimentare il più possibile con rifiuti urbani da smaltire, che fin dall’inizio, nel 1998, si aggiravano, per quanto riguarda la provincia di Brescia, attorno alle 400.000 tonnellate scarse. Per il resto ASM era ed è costretta a reperire rifiuti speciali sul mercato extraprovinciale, rifiuti che a differenza degli urbani, non sono un utile (la tariffa imposta ai cittadini), ma un costo per la stessa ASM.

In questo contesto appare chiaro che il punto critico per ASM è che il rifiuto da smaltire non debba assolutamente diminuire, mentre, al contrario, in una visione ambientalista questo dovrebbe essere fortemente abbattuto.

E’ superfluo ricordare i cardini essenziali di una politica dei rifiuti davvero “virtuosa”, ribaditi dalla legislazione nazionale e dalla Ue: riduzione del rifiuto prodotto e raccolta differenziata spinta, con il conseguente risultato di un drastico abbattimento del rifiuto indifferenziato da smaltire, il vero indicatore che conta.

Dove si fa questa politica davvero virtuosa (il Consorzio Priula, ma anche Alessandria, Novara, Asti, ecc.) il rifiuto da smaltire è meno di mezzo Kg, fino ad un minimo di kg 0,25 die pro capite, un quinto di quello di Brescia città! Su questo punto, infatti, non c’è alcuna differenza tra i dati di Asm e della Provincia, in quanto ambedue coincidono nella quantità, enorme, di rifiuto che alla fine rimane da smaltire: kg 1,28 die pro capite (superiore addirittura al rifiuto urbano prodotto in totale dalle realtà più virtuose come il Priula di Treviso).

Si tenga conto che a Brescia città, il rifiuto da smaltire è addirittura superiore alla media della provincia, attorno a kg 1,1 pro capite/die, quantità che sia in città, come si vede anche dai dati di ASM, che in provincia, negli ultimi dieci anni non è mai diminuita. Anzi in città, negli ultimi 3 anni è addirittura aumentata, mentre gli abitanti andavano diminuendo (un capolavoro di ASM!): 2004 ab. 195.554; 2005 ab. 191.059; 2006 ab. 190.044.

Perché a Brescia è cinque volte di più il rifiuto da smaltire, che secondo l’autorizzazione dell’inceneritore avrebbe dovuto essere (testuale!) “rifiuto secco non altrimenti riciclabile”? Perché questi rifiuti diventano “bei soldini” per l’inceneritore ASM, che, se applicassimo il modello Priula, dovrebbe essere quasi del tutto chiuso.

Per ottenere questo “mirabile” risultato (“fingere”, per la propaganda,  di aumentare la RD, ma non diminuire assolutamente il rifiuto da smaltire) a Brescia si è spinta all’inverosimile l’assimilazione dei rifiuti speciali nei megacassoni stradali, rifiuti prodotti già differenziati alla fonte da negozi, ristoranti, artigiani, ecc. Come si evince dall’allegato schema, mentre “aumentava” in percentuale la RD continuava ad aumentare ancor più il rifiuto prodotto, un meccanismo perverso di RD alla rovescia.

Dunque, il vero obiettivo a Brescia, questo sì realizzato, non è, per la RD, “la meta è la metà”, come pubblicizza ASM sul suo sito, ma “la meta è il raddoppio del rifiuto prodotto”, per la felicità degli azionisti di Asm (Comune in primis), ma non certo dell’ambiente e del futuro dei nostri figli.

In conclusione, si auspica che Legambiente, nel prossimo Ecosistema urbano confermi i dati certificati dall’Arpa e dall’Osservatorio rifiuti della Provincia, non dando spazio alla propaganda fuorviante di ASM.

Mi permetto, infine, di suggerire che in futuro venga assunto come unico indicatore per la gestione dei rifiuti non la percentuale di RD  ma il quantitativo di rifiuto pro capite da avviare allo smaltimento, frutto del combinato disposto: riduzione della produzione dei rifiuti + raccolta differenziata.

In questo modo si premiano le politiche di riduzione e di non assimilazione dei rifiuti speciali e si penalizzano coloro che intendono fare dei rifiuti ragione di business, con il Cip6 e analoghi incentivi, e con la presunta riduzione di gas serra attraverso l’incenerimento dei rifiuti.

 

Cordiali saluti.

Marino Ruzzenenti

“Cittadini per il riciclaggio”

e da sempre  iscritto a Legambiente

Brescia,  1 giugno 2007

Marino Ruzzenenti

P.tta Tito Speri, 3

25121 Brescia 

tel  030 290354

e-mail: ruzzo@libero.it

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