Secondo il docente di Trento il professore di Chicago
esalta un modello americano improponibile

«Becher difende gli indifendibili USA»

Il fisico Zecca: sull’energia il Nobel parla a vanvera

 

Non solo per la sua posizione «economicamente» favorevole alla pena di morte, è criticabile il premio Nobel Gary Becker, che oggi chiude il 2° Festival. Almeno a sentire il fisico Antonio Zecca, professore dell'università di Trento, esperto di problemi ambientali, che non si lascia inibire da complessi reverenziali e critica apertamente il settantaseienne docente dell'università di Chicago anche per altre affermazioni «scricchiolanti» contenute nell'intervista rilasciata ad Andrea Tomasi e pubblicata nel supplemento speciale Festival dell'Adige.

Becker dice che «gli Stati Uniti si stanno muovendo per contenere le emissioni inquinanti».

«È una bugia».

Nel senso che gli Usa non hanno firmato il protocollo di Kyoto?
«Non solo. Negli ultimi otto anni Bush ha fatto di tutto per affossare Kyoto. E ora che la cancelliera tedesca Merkel ha lanciato l'obiettivo 20-20-20 (riduzione del 20% nelle emissioni di gas inquinanti entro il 2020), Bush osteggia anche questo percorso».

Ma proprio l'altroieri, alla vigilia del G8, Bush ha dichiarato di voler arrivare entro il 2008 ad un nuovo trattato, lanciando un appello ai 15 Paesi più inquinatori affinché riducano le emissioni dei gas-serra. È una svolta o hanno ragione i democratici a sospettare un bluff?

«È una finta. Per prima cosa rinvia il provvedimento a dopo la fine del suo mandato presidenziale. Secondo, la decisione di rivolgersi ai 15 Paesi più consumatori di energia è chiaramente un trucco per evitare di confrontarsi in modo multilaterale in ambito Onu, con tutti i Paesi del mondo. D'altronde, non mi sorprende da parte di un presidente che ha scelto di fare la guerra in Iraq a causa del petrolio».

Il professor Becker ricorda nel club dei grandi inquinatori ci sono anche India e Cina.

«Questa è un'argomentazione da veri buzzurri americani. Il mondo occidentale è responsabile dell'80% dell'inquinamento finora prodotto. Non possiamo scaricare la colpa su indiani e cinesi».

Becker sostiene che negli Usa si fa ricerca sulle energie alternative.

«Non si muovono gli Stati Uniti d'America. Si dà da fare qualche singola industria. Invece, Bush ha emesso una normativa anti-inquinamento per le macchine americane così "larga di manica" che non possono neanche venderle in Cina, dove sarebbero fuori norma. Solo tra 20 anni, se si continua di questo passo, le auto Usa raggiungeranno gli standard di consumi delle auto giapponesi».

Dai gas alla formazione: Becker difende l'efficienza del sistema universitario americano. Anche questo non le va giù?

«Lo stesso Becker afferma che gli studenti italiani che segue in America sono i più brillanti. E questo smonta il suo argomento: per fortuna che le nostre università funzionano diversamente da quelle americane. Certo, ci sono punte di eccellenza: ma sono le facoltà per cui si pagano anche 30mila dollari all'anno di tasse universitarie, che è il doppio di quanto guadagnano in un anno certe famiglie italiane».

Becker dice: nei Paesi, come l'America, che hanno grandi università, l'economia gira bene e si vive meglio. Anche su questo non è d'accordo, professore?

«Certo che no. Chiunque sia stato negli Usa ha visto che lo stile di vita degli americani è scadente rispetto al nostro standard europeo. Quanto all'economia che funziona, mi sorprende la superficialità dell'analisi di Becker: negli Usa le cose girano perché il sistema è fondato su un debito commerciale spaventoso e su un imponente debito interno. Se i cinesi ritirassero i crediti che hanno nelle banche americane, gli Usa andrebbero gambe all'aria. Gli americani si finanziano un livello di vita non giustificabile perché sono il 5% della popolazione mondiale ma consumano il 30% dell'energia totale a basso prezzo (almeno finora). Non tutti i Paesi del mondo possono permettersi di usare la stessa strategia».

Insomma, professore, questo Nobel l'ha delusa.

«Io ho molto rispetto per l'istituzione del Nobel, ma il fatto di averlo ricevuto non autorizza nessuno a parlare a vanvera senza essersi informato. Becker applica malamente ricette e regole americane non applicabili all'Italia, né alla Germania, né alla Bolivia».
pgh

 

La ghianda

Gary e Tito

 

Gary Becker, il premio Nobel che chiude il Festival, è arrivato ieri al Grand Hotel Trento. E pur stanco del viaggio, non ha voluto mancare alla conferenza del suo giovane collega di Princeton, Alan Krueger, su «Quanto vale l'istruzione», al Buonconsiglio. In prima fila si è piazzato con l'organizzatore del Festival, Tito Boeri, che questo pomeriggio lo presenterà all'auditorium per il gran finale. Boeri, iperprotettivo, non gli ha voluto dire subito che la sua presenza è stata preceduta da una polemica sulle sue argomentazioni economiche a favore della pena di morte. Con un Nobel ci vuole tatto, per toccare questioni così poco nobili. Noblesse oblige.

 

l’Adige, 3 giugno 2007

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