Ieri convegno a Trento,
esposte le tesi di due ingegneri del politecnico di Torino.
Cancelli: l'unica ragione è l'appropriazione di denaro pubblico.
Tartaglia: « Nessun beneficio »
«La Tav è un'opera devastante, costosa ed inutile»

 

TRENTO - «Un tunnel senza fine». È questo il titolo del convegno tenutosi ieri sera al teatro San Marco di Trento per discutere della Tav, cioè, per usare le parole dei relatori, della «grande opera più devastante, costosa ed inutile dell'Alto Adige e del Trentino».

Moderati dal giornalista Zenone Sovilla, che ha attaccato duramente il silenzio dei media, due ingegneri del politecnico di Torino, Claudio Cancelli ed Angelo Tartaglia, hanno discusso sul tema Tav. Dopo molti studi ed analisi sono giunti alla conclusione che i treni ad alta velocità sono assolutamente inutili se immaginati sul territorio italiano.

«Credo che l'unico interesse reale verso la Tav - ha accusato Cancelli - venga dalla parte di chi si vuole appropriare del denaro pubblico. Non vedo altre possibilità. La concentrazione di tale potere - continua - sembra essere il vero motore di un processo che, ricordiamo, è stato scartato da Svezia, Svizzera ed Inghilterra, oltre che dalla stessa Italia in un non troppo remoto passato». E motiva: «Siamo un territorio fisicamente pieno di ostacoli e con una massiccia diffusione urbana. La Tav ha bisogno di tratte lunghe senza soste, che utilità può avere viaggiare a 300 km/ h se poi ci si ferma ogni 50 chilometri?».

Anche Tartaglia, già noto per le sue battaglie in Val di Susa, avvalora la tesi: «La tratta Milano Torino è di 125 km, ma a Novara ci si deve fermare. La Milano Bologna sono 180 km, ma Parma, Reggio Emilia e molti altri centri urbani vogliono una fermata. Insomma - ribadisce - sono tutte tratte brevi e frazionabili. La Parigi Lione, che ha un ritorno economico significativo, è un tragitto di 400 km senza nessuna sosta intermedia. È inutile che continuino a raccontarci delle frottole - incalza - Le previsioni del numero di passeggeri per le ferrovie ad alta velocità italiane sono tutte estremamente gonfiate. Lo dicono i dati Istat. La realtà è che non c'è domanda». Questo per quanto riguarda la Tav passeggeri.

«Ma quando si sono accorti di ciò - riprende Cancelli - hanno provato a motivare l'opera, sostenendo di utilizzarla soltanto per le merci. La scusa ufficiale - prosegue - era di traslare il trasporto dalla gomma alla rotaia». Solo che il traffico merci da Ventimiglia e dal Monte Bianco, sulla Parigi Lione, o quello in Val di Susa sono in costante riduzione da anni, e se sono in aumento, come, per esempio, per il Brennero, lo sono «solo per la congiuntura economica e per il corridoio europeo nord sud in un'ottica di una moderna economia che ci danneggerà» sostiene Tartaglia.

È forse questa la tesi più debole dei due ingegneri. La tesi più forte tuttavia sembra essere invece il rapporto costi benefici del moderno sistema infrastrutturale: «Qualcuno - sostiene Tartaglia - vuole farci credere che la Tav è la modernità che ci consentirà di fare viaggi internazionali in breve tempo ed in totale comodità. Questo è tutto da dimostrare. Una siffatta ferrovia ha i suoi costi. Pensate - incita - che la potenza richiesta per muovere un treno aumenta al cubo della sua velocità. Se si vuole viaggiare al doppio di rapidità, bisogna far fronte ad un'alimentazione di ben otto volte superiore. Ma non solo - prosegue - Il consumo è il quadrato della velocità, se raddoppiamo la velocità, quadruplichiamo il consumo. Ecco, - conclude - "facendo finta" che il problema sia tecnico, non ci sono né ragioni economiche, né ragioni tecniche per fare la Tav».

Giacomo Valtolina

Corriere del Trentino, 8 giugno 2007

 

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