Nota di Nimby trentino

 

Pubblichiamo la lettera-invito del giornalista Francesco Comina inviata ad alcuni amici in occasione dell’incontro a Bolzano di lunedì 11 giugno con il prof. Serge Latouche.
Evitiamo qui ogni riferimento alle follie in programma delle “crescite” trentino-altoatesine (inceneritori, Tav e mesta compagnia), tanto ripetitivo quanto ovvio.

 

Serge Latouche / Il suo ultimo libro
La scommessa della decrescita
«Era di una comicità grottesca,
 quel frenetico tentativo di aumentare le tirature di un mondo agonizzante»
(R. Matheson)

 

Cari amici,

in attesa di sentire dal vivo la voce di Serge Latouche, uno dei più importanti pensatori del nostro tempo, voce critica dell'economia di sviluppo e della crescita per la crescita, vi consiglio caldamento il suo ultimo libro edito da Feltrinelli, La scommessa della decrescita.

È un libro che mette a nudo la follia dello sviluppo senza fine. È un manuale per l'uomo che non si rassegna all'ipotesi brutale dell'estinzione, è un libro-contro l'attuale modello di civiltà che viene spacciato come culmine della razionalità ma che in realtà è l'anticamera di un suicidio collettivo. Latouche ci butta addosso le contraddizioni di una cultura della crescita che nel suo crescere uccide la terra, le risorse, le energie disponibili, ma anche la pace, la libertà, l'etica della solidarietà. L'estasi della velocità che passa attraverso le grandi autostrade e le grandi infrastrutture che uccidono l'ambiente e sollevano tassi di inquinamento micidiali, è il simbolo di una voracità umana che non ha più freni. Nemmeno il riferimento alla sostenibilità in questo quadro di voracità infinito e permanente ha un senso perché dire "sostenibile" in un equilibrio oramai insostenibile è essere ambigui e complici dell'ipocrisia del potere.

Allora decrescere non significa tornare alla preistoria, uscire dall'autostrada del progresso non significa chiudersi in un vicolo cieco del passato, ma avviare un sistema che si fonda sulla sobrietà, sulla convivialità, sulla partecipazione, sulla saggezza del vivere. Di più: vuol dire difendere la bellezza e la semplicità dalla furia distruttiva della brutalità e della violenza impositiva. Perché anche la guerra è parte di questa idolatria della crescita che mette in campo i suoi sacerdoti e i suoi altari di una religione del mercato che ha nel profitto il suo Dio e la sua Rivelazione.

Mi fa piacere che Latouche citi nel suo libro una piccola schiera di amici che ho avuto la fortuna di conoscere e di invitare a Bolzano, da Raimon Panikkar a Ivan Illich, da Achille Rossi a Maurizio Pallante, da Enrique Dussel (che tornerà a Bolzano con noi in settembre) a Frei Betto, da Zanotelli a Kapuscinski. Tutti i protagonisti di una alternativa all'idea di uno sviluppo livellato sul piatto della crescita economica e finanziaria. E tutti profeti della sobrietà e della convivialità (delle differenze).

Un motivo in più per esserci lunedì 11 giugno alle ore 18 nell'aula magna della Libera Università con Serge Latouche e Christoph Baker per parlare di tutto questo e di altro ancora, ma soprattutto per dispiegare le ragioni della saggezza all'irrazionalità dell'idolatria turbocapitalistica.

Un caro saluto

Francesco Comina

 

Bolzano, 10 giugno 2007

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