L’allarme No Tav: uno studio della Provincia teme anche per Trento
«Con i tunnel in Val d’Adige a rischio molti acquedotti»

 

TRENTO - L’allarme No Tav riguarda anche l’acqua, si basa su documenti ufficiali e richiama alla mente la nota vicenda delle falde prosciugate dai cantieri in Toscana. L’altra sera, al San Marco, a dare un’idea del quadro trentino di quella che viene considerata l’opera più grande mai prevista in regione, è stato Gianfranco Poliandri: il giurista ha riferito del contenuto degli studi d’impatto ambientale svolti dalla Provincia in cui si parla di probabile compromissione totale o parziale delle falde acquifere in valle dell’Adige, in relazione alla controipotesi progettuale, la cosiddetta «parietale» (lotto funzionale tre), che l’ente locale ha sottoposto a Rete ferroviaria italiana (Rfi) dopo averne bocciato, nel 2003, un primo tracciato. Nella mappa del rischio idrico sono comprese le falde che alimentano gli acquedotti di molti comuni nell’area che va da Faedo a Rovereto, compresi San Michele all’Adige, Trento, Besenello, Volano e la stessa città della Quercia.

La soluzione prefigurata per il tratto trentino (con una delibera del febbraio 2007 la Provincia si è impegnata a cofinanziarne la progettazione preliminare) è quasi completamente in galleria, da San Michele alla stazione di Mori, nella sinistra orografica, con tunnel sotto il sistema Calisio-Marzola e sotto il Finonchio. Sono previste anche alcune gallerie di servizio perpendicolari alla linea, tra cui una nella zona di Mattarello. Enormi le quantità di materiale di scavo da trasportare e collocare in depositi. Trattandosi di una linea merci (o prevalentemente tale), non si prevedono passaggi nelle stazioni di Trento e Rovereto, dunque se ne deduce che i passeggeri continueranno a viaggiare sulla linea storica.

Quanto ai costi della Verona-Brennero, si stimano venti miliardi di euro; ma se da oggi alla fine prevista dei cantieri (2030-2040) il business aumentasse col ritmo delle fatture del Tav in Italia (già novanta miliardi, un vero buco nero di denaro pubblico), questa cifra andrebbe moltiplicata per sei.

l’Adige, 11 giugno 2007

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