Mattarello: la cittadella militare dal nulla

 

Esprimo il mio disagio nei confronti dei continui scempi che si commettono e si progettano sul territorio del fondovalle fra Trento e Rovereto. Pur essendo positivo il fatto che si stanno portando avanti, in questa porzione di valle dell’Adige, gli interessanti incontri di «Agenda 21» fra i comuni a nord di Rovereto fino al confine sud di Trento, con le circoscrizioni di Mattarello e Ravina-Romagnano, credo che per salvarci da questa smania di occupazione selvaggia dei territori ancora liberi occorra qualcosa di più incisivo. A mobilitarsi dovrebbero essere i mondi del lavoro, del sindacato, della circoscrizione, del volontariato.

Parte però del disagio nasce proprio dall’operare di questi ambiti. Ho infatti assistito, venerdì 25 maggio ad un incontro nel quale sei circoscrizioni di Trento, site nel fondo valle, hanno prodotto un documento per il consiglio e la giunta comunale ai quali si chiede una maggior attenzione ai richiami che arrivano dal «basso». Questo documento, basato principalmente sul tema della mobilità, pur condivisibile nel suo complesso, cela comunque al suo interno passaggi poco chiari e contraddittori. Si chiedono, infatti, più investimenti sul servizio di trasporto pubblico urbano e suburbano e nel contempo si propongono studi di fattibilità di eventuali nuove tangenziali per i flussi di traffico in accesso alla città. Manca poi dal documento ogni riferimento ad una non tanto nuova, ma pessima progettazione di spostamento delle ormai quasi totalmente dismesse caserme dell’Esercito Italiano site a sud di Trento (Ex Distretto, Mas Desert) nella zona agricola a frutteto fra la concessionaria auto Dorigoni fino circa all’aeroporto di Mattarello. Questo insediamento invaderebbe circa 26 ettari di zona agricola pregiata, un suolo che verrebbe concesso all’esercito in seguito ad una permuta dei terreni prima ocupati dallo stesso. Questa operazione poco chiara, e di dubbia logica (se non speculativa) sta lentamente passando, quasi inosservata, sopra le nostre teste. Di questa scarsa attenzione faccio addebito anche alla mia circoscrizione di Mattarello che, per il momento, attraverso i suoi componenti, non riesce a trovare in questa vicenda motivo di ribellione o di severa critica. Sarebbe forse sufficiente una scossa come quella che nel sobborgo si ebbe quando, qualche anno fa, si parlò dell’ampliamento dell’aeroporto Caproni. In quel caso si organizzarono numerose assemblee, anche molto partecipate, sia dai cittadini che dalle più svariate rappresentanze associative e del mondo del lavoro. Purtroppo, su questo tema specifico delle «nuove caserme», non sento alzarsi troppo forte la voce degli addetti al settore agricolo, che a mio avviso, con questo comportamento «silente» rischiano di perdere parte della loro storica e importante funzione sia sociale che di controllo e gestione del territorio. Una riflessione in merito dovrebbe partire veramente «dal basso», dalle circoscrizioni e dalle loro commissioni. Tocca a loro, soprattutto, mobilitare una più ampia partecipazione di cittadini, attorno a questi problemi fondamentali per la nostra comunità e vivibilità.

Franco Tessadri, membro Commissione Servizi e Territorio Mattarello

Ventisei ettari di terreno agricolo, per costruire a Mattarello una cittadella militare, paracadutata dal nulla e senza che ve ne sia alcun bisogno, sono un’enormità. Sono due volte e mezza l’area Michelin, cinque volte l’area Italcementi, per non parlare delle aree a Trento Nord, terreni da anni vuoti su cui ancora non si sa bene cosa costruire.

All’Italcementi la Cooperazione aveva le idee chiare, ma la Provincia l’ha stoppata in attesa di studiare una non meglio precisata cittadella degli studi, alla Michelin, oltre al Museo della Scienza, ci sarà la sede dell’Itas, ma già la Cassa rurale di Trento ha fatto marcia indietro. L’area delle caserme, non più necessarie ora che la ferma militare non c’è più e la Brigata alpina Tridentina è stata smantellata, dovrà contenere il nuovo ospedale, ma avanza uno spazio amplissimo dove (in aggiunta a Michelin, Italcement, Trento Nord ecc.) non si sa proprio cosa mettere. Se non edilizia speculativa.

Meglio conservare allora nella zona una caserma e qualche alloggio militare d’emergenza, invece che costruire ex novo una «cittadella». Per cosa? Una sorta di ghetto per ufficiali e graduati? Il tema è emerso anche al dibattito su Mattarello e Ravina (dove i vigneti vengono sacrificati all’ennesima rotatoria) organizzato dal nostro giornale con il sindaco Pacher.

In seguito ad un ulteriore, pesante dubbio espresso da «Italia Nostra» (Paolo Mayr) l’assessore all’urbanistica Andreatta è stato sfuggente, come ormai usa fare, legittimando ancora una volta tutti i dubbi che lo circondano. Da che parte sta Andreatta? È bene quindi che a Mattarello (e non solo, perché va recuperata una visione unitaria della città, il degrado di un quartiere impoverisce tutti, non soltanto i suoi abitanti) cittadini e contadini inizino a muoversi: è ben peggio dell’allungamento della pista dell’aeroporto quella cittadella di 26 ettari.

Trentino, 14 giugno 2007

Da Diario, risponde FdB

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