Le gravissime colpe sul Bus del Giaz

Lo scorso autunno il Gruppo speleologico Sat di Villazzano organizzò un corso d’introduzione alla speleologia per bimbi. Mio figlio di sei anni si iscrisse e così altri sei bambini. Fu un’esperienza bellissima per me, “speleologo d’annata”, ma soprattutto per i bambini. Gli istruttori del Gruppo spiegarono le tecniche di progressione e diedero un’infarinatura sul carsismo, spiegando la delicatezza e importanza delle grotte per la fauna che ci vive, per le concrezioni, soprattutto per la presenza di acqua che, come tutti ben sanno, rappresenterà il petrolio di un futuro ormai prossimo. I bambini impararono a rispettare questi ambienti, a camminare senza lasciare tracce del loro passaggio.

Alla luce di quanto avvenuto in Paganella: distruzione del Bus del Giaz e di quanto avvenuto in Tribunale (piena assoluzione dei responsabili), gradirei molto che il Signor Presidente Dellai spiegasse ai bambini che parteciparono al corso - e magari a tutti noi - perché nel nostro Trentino si possono distruggere monumenti naturali al solo scopo di sostenere un’attività (lo sci) ritenuta da molti obsoleta, incapace di sostenersi senza il lauto finanziamento con denaro pubblico (magari se ne parli al Festival dell’Economia il prossimo anno).

Spieghi perché si può sotterrare una grotta, quando esiste una legge che lo impedisce; perché autorizza una azione di distruzione tale, quando durante il citato corso abbiamo insegnato ai bambini la tutela di questi importanti siti. Per cortesia lo spieghi con parole semplici, comprensibili ai bimbi, e in maniera convincente, adatta cioè all’intelletto dei cittadini di domani, spesso molto più sensibili, attenti e intelligenti di tanti adulti di oggi.

Gradirei anche la risposta del Giudice Miori, anch’ella chiamata a spiegare a questi bimbi il perché ha ritenuto incolpevole chi ha mandato una ruspa a 2000 metri di quota per coprire ciò che la natura ha realizzato in migliaia d’anni. Spieghi cortesemente perché il suo giudizio pare in contraddizione con il buon senso, oltre che con la LP 37/1983 e, per favore, anche lei lo faccia in maniera piana e convincente.

Ad entrambi ricordo che il giudizio sulla storia trentina di questi anni lo scriveranno i bambini di oggi, forse qualcuno di quelli che frequentò il corso di speleologia.

Non pretendo risposte invece dagli autori del misfatto, hanno largamente dimostrato con le recenti dichiarazioni pubblicate sui giornali domenica scorsa (l’Adige, p. 21 e Trentino, p. 27) la loro incapacità di comprendere. Figuriamoci se chiedo loro di spiegare qualcosa a dei bambini.

Cordiali saluti da un papà, cittadino e speleologo amareggiato.

Riccardo Recarli, Trento

Che siano i bambini o gli adulti a scrivere la storia trentina di questi ultimi anni, tutti dovranno riconoscere quanto l’autonomia si sia imbarbarita. L’aver trasformato in “spezzatino” le competenze degli assessorati provinciali, per impedire che si consolidasse una dirigenza competente e responsabile, ha consentito di blandire i soldi dei ricchi (impiantisti, lobby comunali ecc.) e di depotenziare i controlli ambientali (dalle foreste alla caccia) ma ha inferto colpi gravissimi al territorio, che è un bene comune, non solo economico. Autonomia è responsabilità: non può essere menefreghismo o furbizia, come nel caso del “Bus del Giaz”, che appare sempre più grave, perché “proprio” la sentenza suggerisce che non si tratta di un incidente episodico, ma di un sistema distorto che viene legittimato. Di qui le reazioni. Si giunge infatti al paradosso per cui “l’ignoranza” del territorio giustifica la sua distruzione. Diventa un’attenuante, non un’aggravante. “Non studio, non mi informo, non faccio sopralluoghi, non preparo un dossier scientifico adeguato e allora - nell’ignoranza - ogni distruzione viene legittimata e assolta”.

Non vogliamo entrare nelle scelte autonome della magistratura, ma questa vicenda vede tre colpe gravi. La prima è della Provincia. È inammissibile che un servizio o un assessorato, o un Comune non conoscano il territorio su cui rilasciano autorizzazioni. Se non lo conoscono chiedano. In questi casi vale comunque il principio della responsabilità oggettiva: se un funzionario non sa ne risponde il suo capo, su per la scala fino ai vertici.

La seconda colpa è dell’impresa che ha sbancato. Troppo facile dire che c’era il permesso. Troppo facile affidare le ruspe a qualche manovratore improvvisato per pagarlo meno. Non ci sono direttori dei lavori? Solo i nazisti si giustificavano delle stragi accampando la scusa degli ordini ricevuti.

Non basta seguire pedissequamente un permesso, un disegno, lo sanno tutti i muratori. I pacheristi no? La terza colpa - occasione mancata - è quella della Giustizia. È un peccato che l’assoluzione legittimi la passività, la stupidità distruttiva nel lavorare, rispetto al dovere di una intelligente attenzione responsabile. Senza un richiamo all’attenzione responsabile come può essere tutelato il bene comune rispetto agli interessi dei prepotenti, le ragioni dei più deboli, del territorio, della bellezza, della cultura, contro l’inciviltà?

Quanto ai distruttori hanno perso una buona occasione per stare zitti, invece di accusare la Sat di non pubblicizzare abbastanza il catasto delle grotte, che è un servizio a beneficio di tutti. In realtà è la solita storia del lupo e dell’agnello, raccontata già dalle “favole” di Esopo e Fedro: “Superior stabat lupus”. Il lupo sta sopra, per cui à sporcare l’acqua è l’agnello, che beve stando sotto. Per cui se il lupo lo sbrana fa un atto di “giustizia”, impedendogli di inquinare.“Superior stabat lupus”: la colpa non è di chi sbanca le grotte, ma di chi le ha censite nel catasto.

Anche questa è una storia da insegnare ai ragazzi. È sempre il lupo, con le zanne a ruspa e i soldi del branco, ad avere ragione, almeno fin tanto che le pecore non si ribelleranno.

Franco de Battaglia

Trentino, 21 giugno 2007

Da Diario, risponde FdB

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