Opere per la galleria di base del Brennero e le “tratte di accesso Sud”

Obbligati a condividere in silenzio?

Affidata a un opuscolo pubblicitario la conquista dell'opinione pubblica

 

La lettera e il fascicoletto illustrativo del Presidente Luis Durnwalder, a sostegno del progetto della nuova linea ferroviaria ad alta velocità per il tunnel del Brennero e dei suoi accessi Sud lungo la Bassa Atesina e la Valle dell'Isarco, sono l’ennesimo trionfo delle omissioni intenzionali; quelle, ad esempio, sui disastri ambientali annunciati (tra essi, la sparizione di importantissime falde idriche) di cui possiamo cominciare ad immaginare la portata visitando i cantieri della “Galleria finestra” di Mules-Mauls e del “Cunicolo esplorativo” di Aica-Aicha. Cantieri preparatori, beninteso, non quelli per le opere principali.

Il progetto del tunnel del Brennero - ci scrive il Presidente - appartiene al "sogno di un domani pulito". Nel frattempo si lascia che sull’A22 prosegua l'inquinamento con il traffico dei TIR che, tra vent'anni, “spariranno dall’autostrada” grazie al miracolo delle nuove grandiose opere. Continuiamo cioè ad inquinare al buio sperando per domani nella divina provvidenza. In realtà è un’adesione al paradigma insensato di produzione e consumo: non si ipotizza nemmeno che tra vent'anni potremmo aver superato l'irrazionale modello economico neoliberista che oggi sta moltiplicando i danni e i costi sociali e ambientali a profitto di pochi. Per esempio, che ne pensa il Presidente delle gran quantità di merci di ogni tipo che vanno su e giù per il Brennero solo per lucrare sulle differenze tra i diversi mercati? Non si considera che in ogni caso saranno sempre più scarse e costose le fonti di energia derivanti dagli idrocarburi e che le fonti realmente alternative non sono neppure all'orizzonte. Si preoccupa, il Presidente, dell'ipotesi che in futuro diminuiscano drasticamente proprio i TIR che egli immagina riversarsi sui treni merci lanciati trionfalmente nella “Galleria di base del Brennero… una delle più grandi opere dell’umanità”?

Se è vero, come potrebbe dimostrare una politica al servizio della comunità e non prona al “grande affare”, che in pochi anni si possono pianificare e applicare gradualmente politiche dei trasporti diverse, come mai anche la Provincia autonoma di Bolzano le rinvia ad un futuro così lontano? Si rafforzano i nostri dubbi sulla sua reale determinazione a compiere scelte in grado di rompere il circolo vizioso dell'insostenibilità del traffico dei TIR, della forza delle lobbies degli autotrasportatori, dei rimedi fasulli invece di un efficiente sistema trasportistico.

Amministrare o delegare l'esistente alla meno peggio non è far politica: significa adeguarsi a un modello economico anche quando genera distruzione, malattia e morte. Mentre per rassicurarci sulle “accettabili” innocuità del tunnel del Brennero si spendono risorse pubbliche (non i risparmi del Presidente) per venti pagine in cui non esiste una parola sulle criticità che la grande opera comporta.

E si accenna in due righe, naturalmente, all’opposizione a questo scempio. Un'opposizione sostenuta da autorevoli esponenti del mondo scientifico che esprimono forti preoccupazioni sui rischi connessi alla realizzazione del progetto. Posizioni che la Provincia autonoma di Bolzano ritiene di continuare allegramente a ignorare, in attesa del "domani pulito", tra trenta-quarant’anni.

Il Presidente ci scrive infatti del tunnel come di un "capolavoro dell’ingegneria" senza manifestare alcun dubbio circa i danni ambientali, l'impatto sulla salute pubblica, gli enormi costi finanziari pubblici e il bilancio energetico dell'opera. Intitola la sua lettera "Sul binario per il futuro". Questa è una responsabilità che, oggi, la politica si sta assumendo in solitudine, se si esclude la compagnia di quelli che da questi lavori inutili si attendono grandi profitti.

La condivisione è ben altro e non può essere sostituita dalla distribuzione di un opuscolo.

Condivisione è promuovere il confronto con le popolazioni interessate; è sforzarsi nell'indagine collettiva della realtà e nella ricerca della verità per trasformarla in una sintesi politica comune; è esaminare tutti i contributi scientifici a disposizione; non è sottrarsi sistematicamente al confronto pubblico e calare sulla gente, a cantieri aperti in sordina, una verità preconfezionata guarnendola con ammiccanti richiami alle radici degli altoatesini e alle loro tradizioni. E, in attesa, vuol dire bloccare i cantieri già avviati senza trascurare interventi radicali immediati (non quelli irrilevanti già annunciati) per limitare il flusso dei TIR sull'asse del Brennero.

L’opposizione al progetto sta raggiungendo livelli di consapevolezza impensabili fino a poco tempo fa. La politica rifletta assumendo un punto di vista che le è caro: siamo già in campagna elettorale.

Adriano Rizzoli, Nimby trentino

Trento, 23 giugno 2007

 

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