Ai Parroci e Religiosi

del Trentino,

loro indirizzi

 

 

Di fronte ad un creato che sta ammalandosi sempre più gravemente con conseguenze gravi e di dimensioni epocali, a un surriscaldamento del pianeta con scongelamento dei nostri ghiacciai, già in stato avanzato anche in Trentino, a noi sembra che la scelta di incenerire i nostri rifiuti vada nella direzione sbagliata. Quanti... ha un'importanza relativa visto che la realizzazione di un impianto industriale di incenerimento deve bruciarne il più possibile a causa della necessità di ammortizzare gli elevati costi di costruzione e manutenzione e perché obbliga per molti anni i cittadini a rifornirlo di "combustibile".

Se il criterio del discernimento della politica è la funzionalità di fronte alla presunta emergenza rifiuti, occorre dire che la nostra presa di posizione si sostiene su valori diversi ed antecedenti. Questi sono quelli della coscienza e del rispetto sia degli uomini che delle "cose". La questione rifiuti non rappresenta solo un problema ma soprattutto un’opportunità: quella di un’educazione civile al rispetto e alla salvaguardia del creato, che poi vuol dire anche rispetto verso sé stessi e verso il prossimo. Non possiamo lasciar perdere quest'altra occasione di riaffermare la necessità di comportamenti e scelte responsabili, quale la mèta di una raccolta differenziata rigorosa, rispetto a quella di una  tecnologia invasiva che, solo apparentemente, richiede uno sforzo minimo ed indolore. La soluzione proposta-imposta di fatto evita il problema posponendolo a quando i danni arrecati alle persone e all’ambiente saranno una minaccia grave e improrogabile alle persone ed all’ambiente stessi. L’affermazione del presidente Dellai (l’Adige, 2 dicembre 2004) che magari tra vent’anni, se avremo trovato alternative migliori, l’inceneritore potrà essere smantellato, è una chiara indicazione in tal senso. Perché non applicare già da ora alternative che sono già disponibili ed in alcuni comuni della nazione stanno già dando i frutti sperati? Perché aspettare 20 anni e danni incalcolabili?

In coscienza sentiamo che nella decisione politica sul progetto dell'inceneritore c’è la perpetuazione di quel nefasto processo consumistico e dello spreco che è direttamente collegato alla condizione di povertà ed abbandono di tanti paesi del Sud del mondo. La parola “rifiuto” si deve  abbandonare, così come è intesa in questa nostra realtà del ricco Nord, per usare il termine “prodotto da migliorare”, intendendo in questo modo una materia di qualità, detta “seconda”, che possa essere riutilizzata sempre più facilmente in un altro ciclo di utilizzo o recupero. Il pensiero corrente che, una volta lontano dai nostri occhi, il rifiuto diventerebbe inoffensivo e muto segue la stessa logica di tante realtà dimenticate del Sud del mondo che, lontane dagli occhi e dalla coscienza del Nord, vengono presunte come non esistenti ed i cui appelli alla nostra coscienza vengono messi a tacere.

Di fatto il nostro spreco è considerato, da molti religiosi e missionari, come benessere rubato a chi vive nella povertà e nell’indigenza. Volerlo bruciare non è un’alternativa valida, bensì una illogica scorciatoia che ci eviterebbe solo un problema di coscienza. La riduzione del rifiuto, reso possibile da una sostenibilità del nostro stile di vita, insieme ad un’organizzazione capillare della raccolta differenziata e del riciclo, invece, lo sono.

La domanda che vorremmo poter fare a tutti quelli che si dicono cristiani, non è solo “chi ha creato la terra” ma “chi ne è il vero proprietario”. La nostra tradizione giudeo-cristiana ci dice che la terra non è nostra. Noi siamo stranieri ed amministratori su, di essa. Il nostro compito è quello di una distribuzione equa delle risorse di vita e la sua protezione per i posteri. Il negarlo vuol dire negare le radici stesse della nostra identità religiosa e culturale. Il regno di Dio non è di chi ha la dottrina giusta o di chi lo gestisce ma di chi lo vive e noi, come società cristiana dello spreco e del consumismo, rischiamo di ritrovarci inconsapevolmente eretici nei confronti di chi ci ha generato.

Ma anche a chi sostenesse la proprie decisioni solo su ragioni di scienza e tecnica, crediamo che queste dovrebbero essere a servizio dell’essere umano, nel senso più degno del termine. Il caso presente le rende solo a servizio del consumo e degli interessi di chi produce e di molti di noi che irrazionalmente sprecano. 

 

Riaffermiamo la nostra presenza nonviolenta al progetto dell’inceneritore, e la ragione di ciò non ha sede nelle stanze della politica ma nella coscienza di ogni persona.

Chiediamo ai Religiosi trentini di unirsi a quella parte di società civile che chiede altra politica sui rifiuti, nella convinzione che questa terra e queste genti abbiano il diritto, ma soprattutto il dovere, di concorrere al miglioramento delle nostre condizioni di vita, siano esse materiali come spirituali. 

 

 

Simonetta Gabrielli

presidente NIMBY trentino onlus

 

Trento, 30 agosto 2005

 

 

 

Alcune note a margine.

Dal Compendio della dottrina sociale della Chiesa - 2005

 

N° 466 - La tutela dell’ambiente costituisce una sfida per l’umanità intera: si tratta del dovere, comune e universale, di rispettare un bene collettivo, destinato a tutti, impedendo che  si possa fare “impunemente uso delle diverse categorie di esseri, viventi o inanimati - animali, piante, elementi naturali, come si vuole, a seconda delle proprie esigenze” (Giovanni Paolo II, Sollecitudo Rei Socialis, 34, Anno 1988). […]

N° 467 - La responsabilità verso l’ambiente, patrimonio comune del genere umano, si estende non solo alle esigenze del presente, ma anche a quelle del futuro: “Eredi delle generazioni passate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degli obblighi verso tutti, e non possiamo disinteressarci di coloro che verranno dopo di noi ad ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietà universale, che è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere” (Paolo VI, Populorum Progressio, 266, anno 1967). […]

N° 469 - Le autorità chiamate a prendere decisioni per fronteggiare rischi sanitari e ambientali talvolta si trovano di fronte a situazioni nelle quali i dati scientifici disponibili sono contraddittori, oppure quantitativamente scarsi: può essere opportuna allora una valutazione ispirata dal “principio di precauzione”, che non comporta una regola da applicare, ma un orientamento volto a gestire situazioni di incertezza. […]

N° 470 - Un’economia rispettosa dell’ambiente non perseguirà unicamente l’obiettivo della massimizzazione del profitto, poiché la protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici. […]

 

 

Inviata a 310 Parroci e Religiosi del Trentino

 

 

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