«Soldi trentini per le sciate dei soldati Usa»
Trenta manifestanti «occupano» Agenzia per lo Sviluppo
Inutile attesa di un assessore. «Boicotteremo Eurobrico»

 

È stata ammainata dopo quattro ore la bandiera «No Dal Molin», il vessillo bianco rosso e nero che per tutto il pomeriggio ha sventolato sul tetto del Centro Tecnofin, sede di Agenzia per lo Sviluppo, per contestare i finanziamenti trentini alle strutture turistiche del Tesino convenzionate con la base Usa; erano le 18.50 quando i trenta ragazzi del Csa Bruno di Trento, del Blitz di Belluno e del Collettivo Metropolis Café di Verona hanno smantellato il presidio simbolico all'interno del palazzo vetrato di via Zeni. «Abbiamo raccolto un segnale politico inequivocabile - commenta Donatello Baldo a fine giornata - come avevamo capito dalla prima telefonata con Dellai, questa giunta ha avuto la consegna del silenzio ed ha evitato il confronto».

Dal pavimento della hall qualcuno raccoglie le pietre levigate che per quattro ore hanno formato la scritta «no war», dalle balconate altri arrotolano i lenzuoloni che dalle tre alle sette hanno detto «no al turismo militare», mentre i più meticolosi hanno già rimosso da un delicato schermo al plasma i manifestini attaccati con la colla. «Pensavamo fosse vetro», si scusano i ragazzi.

Nessun danno, nessuna denuncia, nessun momento di tensione: in via Zeni gli oppositori della base americana di Vicenza hanno aspettato pazientemente di incontrare qualche esponente politico, miravano a Dellai ma si sarebbero accontentati di Benedetti, eppure tutto è stato vano. Nulla hanno potuto i frenetici giri di telefonate, inutile l'intermediazione di direttore e vicepresidente di Ags, vana la pressione dei funzionari delle forze dell'ordine: le parole di Dellai, raggiunto al telefono poco prima delle quattro, hanno dettato la scaletta della giornata. Quando il direttore di Ags Stefano Robol ha chiesto al presidente: «Che faccio? Chiamo Mellarini?», il governatore ha chiosato: «No, lasciate perdere». E invece i tentativi si fanno, dall'ufficio del direttore le telefonate si susseguono: «Noi di Agenzia per lo Sviluppo siamo il braccio operativo di accordi presi dalla giunta - spiegano Robol e il vicepresidente Corrado Fedrizzi, che da subito accolgono i manifestanti più con sorpresa che con irritazione - i dettagli dell'accordo con la Tesinogroup non sono ancora definiti, ma la decisione è stata presa politicamente. È a livello politico che dovete protestare».

I padroni di casa sono garbati, ma da piazza Dante arrivano soltanto dinieghi: Mellarini è impegnato fuori città, la vicepresidente Cogo è lontana da Trento, Benedetti non risponde al cellulare e il suo segretario personale, che si presenta nel tardo pomeriggio insieme al dirigente del dipartimento industria Paolo Spagni, non riescono a contattarlo. «Vogliamo soltanto consegnare un documento - insistono Donatello Baldo e Federico Zappini - Dellai non può irritarsi con chi contesta a Trento la base di Vicenza, quando la stessa Pat finanzia strutture turistiche che hanno accordi con i militari americani della base».

La questione è politica ma dalla politica non arriva l'attesa disponibilità; in via Zeni si avvicina l'orario di chiusura degli uffici, i vertici di Agenzia per lo Sviluppo sono perplessi, le forze dell'ordine sono a disposizione. C'è il capitano dei carabinieri Tovazzi, c'è il vicequestore Tognarelli, ci sono diversi uomini della Digos e c'è il comandante dei vigili urbani D'Arcangelo; nel parcheggio diverse auto di servizio, altri uomini in attesa, ma l'atmosfera è serena. «Questi sono i fatti - ricordano i manifestanti - la Provincia di Trento mette a disposizione quasi quaranta milioni di euro per progetti di sviluppo che vivranno di turismo militare. Anche il Trentino è complice, Dellai non può dire ai vicentini di restarsene a Vicenza a protestare, visto che la costruzione della base americana coinvolge tutti».

La «diffida» resta però sulla carta, in quel documento che i manifestanti si ripropongono di consegnare anche ai responsabili della Tesinogroup 2847: «Passeremo al boicottaggio dell'Eurobrico dei fratelli Paterno - spiegano Baldo e Zappini - e anche nel Tesino raccoglieremo le voci critiche contro un progetto molto impattante dal punto di vista ambientale».

La delusione si mescola alla stanchezza e al senso di impotenza. «Andiamo, qui nessuno verrà più ad ascoltarci», dicono ringraziando per l'ospitalità.

Paola Rosà

 

In Tesino accordo per le vacanze dei marines.

E gli impianti li paga l'Agenzia per lo Sviluppo

Sotto accusa il «patto» con Paterno

 

«Da alcuni mesi ci stiamo confrontando con i responsabili della 173a brigata aviotrasportata Usa - aveva detto al nostro giornale lo scorso maggio Domiziano Paterno, legale rappresentante della Tesinogroup 2847 - per noi si tratta di clientela con cui sviluppare contratti stabili, pluriennali».

La più consistente operazione in cui sia coinvolta Agenzia per lo Sviluppo, il piano turistico-immobiliare del Tesino approvato il 6 giugno, è nel mirino dei centri sociali proprio per il suo legame diretto con il previsto insediamento della base militare statunitense a Vicenza. I quasi cento milioni di investimento, quaranta dei quali forniti da Agenzia per lo Sviluppo, serviranno al potenziamento delle stazioni sciistiche alle Marende e al Passo Brocon, stazioni che, stando ad un accordo stilato dai Paterno con la 173a brigata, diventeranno il luogo privilegiato dei militari per vacanze e momenti di svago. «Alcune visite e sopralluoghi su impianti e piste sono stati fatti nella scorsa stagione - aveva detto il rappresentante della Tesinogroup 2847 - a noi preme definire un pacchetto di offerta complessivo, sci e soggiorni rilassanti in estate».

L'investimento in Tesino è imponente: Ags partecipa con 37,7 milioni di euro di capitale sociale su un importo complessivo che indica una cifra di 94,5 milioni ed è proprio questa consistente quota di fondi pubblici a scatenare la protesta del Csa Bruno di Trento, del Blitz di Belluno e del Collettivo Metropolis Café di Verona. L'accordo con l'esercito statunitense, che con la nuova base Dal Molin vedrebbe aumentare il numero di soldati ad oltre 5mila, costituisce una fonte sicura di redditività per impianti, alberghi e strutture turistiche al confine fra Trentino e Veneto.

l’Adige, 26 giugno 2007

 

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