Dolcino, l’innovativo
Rivendicazione dell’autonomia religione-politica

Chi si aspettava cose nuove dalla vicenda ereticale di fra Dolcino in Trentino, risalente ai primi anni del 1300, non è rimasto affatto deluso. Le novità soprattutto storiografiche e teoriche appaiono notevoli, a fronte di un filone d’interesse, quello dolciniano, che negli ultimi venti anni ha dato parecchi frutti per le ricerche anche locali. E il convegno di Cimego e Condino, “Fra Alberto da Cimego e Margherita la bella” riguardante l’eresia dolciniana, organizzato dai Comuni di Cimego e Condino con il patrocinio dell’Ecomuseo del Chiese e del Centro Studi Judicaria lo ha sottolineato.

Nell’anno del 700º anniversario del rogo di Dolcino e della sua compagna Margherita da Trento, o meglio da Arco e Ledro, a conclusione di una lotta epocale contro le autorità costituite, nella messe di iniziative messe in campo nel novarese, terra d’origine dell’eresiarca, il convegno di Cimego e Condino, unica iniziativa trentina, ha dato il giusto impulso a un interesse che merita approfondimenti per il rilievo che il movimento ereticale ebbe in Trentino. Effettivamente molti furono i trentini che seguirono la predicazione di fra Dolcino agli inizi del 1300, quando nelle comunità dell’antica Judicaria Summa Laganensis, tra cui Arco, Riva, Tione, Cimego, Condino e Bagolino, si diffuse l’eresia apostolica come testimoniano gli atti dei processi tenuti nel 1332-33.

È iniziato così nel migliore dei modi l’“anno dolciniano” voluto dal Centro Studi Judicaria, con una manifestazione culturale che accanto al valore scientifico ha messo in campo il coinvolgimento delle comunità locali. L’“anno dolciniano” prosegue con ulteriori convegni e studi anche nella zona di Riva, Arco e Ledro, altri luoghi protagonisti dell’eresia. Già l’esordio cimeghese ha avuto manifestazioni d’interesse straordinario da parte di principali storici nazionali di Dolcino e questo ha gratificato il lavoro organizzativo.

Centro di tutta l’iniziativa è risultato il convegno di studi, un convegno che ha cercato di fare uscire il fenomeno dolciniano dal contesto locale allacciando rapporti e contatti con i più importanti studiosi della materia a partire dalle indicazioni del decano degli storici trentini monsignor Iginio Rogger, autore tra l’altro dell’opera Monumenta Liturgica Ecclesiae Tridentinae e tra i maggiori esperti del medioevo trentino all’epoca di Papa Bonifacio VIII. In effetti il fenomeno dolciniano si inscrive in quell’epoca di spostamento della sede papale da Roma ad Avignone e il fatto stesso che Dante ponga Dolcino negli scismatici e non negli eretici fa pensare ad una sorta di movimento di separazione da una chiesa che appariva in quel momento agli ordini di Filippo il Bello, re di Francia, che impone al papa Clemente V di occuparsi direttamente della questione ordinando la crociata antidolciniana del 1307.

Al fine di una prospettiva più legata alla nascita dello stato moderno, con la separazione tra potere temporale e potere spirituale, che al rispetto dei dogmi ecclesiastici i roghi degli eretici e la crociata contro Dolcino possono servire ad una interpretazione più articolata di quella offerta fino ad oggi dalla ricerca in parte parziale della storiografia locale. Lo scopo del convegno è stato raggiunto: 1) uscire da una lettura parziale effettuata in questi decenni superando alcune ipotesi suggestive, collocando la vicenda del presupposto scisma di Dolcino su un piano elevato dal punto di vista degli equilibri tra stato allora in formazione e chiesa egemone, anticipando la modernità con tutte le sue problematiche spirituali e secolari; 2) superare il mito di Dolcino e Margherita, duplice e fuorviante (il primo costruito dalla cultura inquisitoriale, il secondo da quella laica e anticlericale), per andare direttamente alla fonte e far parlare i protagonisti; 3) la revisione di Dolcino come grande intellettuale del tempo e pensatore innovativo nella sua sintesi di spiritualismo, pauperismo e rivendicazione dell’autonomia reciproca religione-politica; valutazione più oggettiva del conflitto ortodossia-eresia nel processo di costruzione di uno spirito europeo.

“Ricordare oggi Dolcino, Margherita e Alberto da Cimego significa mettere in rilievo gli aspetti della valorizzazione della libertà religiosa, allora completamente negata, e della considerazione che le minoranze e le differenze sono da ritenersi non un ostacolo ma un contributo alla ricchezza della democrazia”, ha detto in conclusione Tavo Burat, il presidente della Cà de studi Dossinian.

Graziano Riccadonna

Dalle donne nei processi trentini al dramma

Benché la tematica dolciniana abbia avuto sin dal 2000 un primo approfondimento locale da parte degli studiosi Franco Bianchini e di Gustavo Buratti, nel contesto di un corposo ed interessante volume scritto con Gianni Poletti dedicato al comune di Cimego, il convegno della scorsa settimana “Fra Alberto da Cimego e Margherita “la bella” - l’eresia dolciniana in Trentino” ha avuto uno svolgimento di notevole respiro, in virtù di ulteriori contributi scientifici proposti dai numerosi relatori.

Il convegno (moderato da Renzo Grosselli e Giuliano Beltrami) ha avuto il suo “focus” scientifico con gli interventi di Grado Giovanni Merlo (Fra Dolcino e il movimento apostolico), Gian Luca Podestà (L’apocalisse di Dolcino), Marina Domenica Benedetti (Margherita “la bella”), Gustavo Buratti (Il rogo di Dolcino), Graziano Riccadonna (Le donne nei processi trentini), Salvatore Giacomolli (La spiritualità del XII e XIII secolo), Renzo Francescotti (La trasposizione teatrale del dramma di Dolcino e Margherita), Marco Zulberti (Dante, Dolcino e la Judicaria - Fabbro Alberto da Cimego nei processi bolognesi)e Federica Fanizza (Il contributo di A. Segarizzi alla bibliografia dolciniana). Di rilievo anche il concerto di laudi medioevali nell’arcipretale con il Coro “Voci dell’Annunciata” di Rovato. Infine le visite lungo il sentiero etnografico di Rio Caino a Cimego, che conserva la tradizione della fucina di fra Alberto, l’escursione a Casa Marascalchi ed al borgo medioevale di Quartinengo ed infine la proiezione a Condino di un documentario significativo in tema, “Ammazzateli tutti, Dio riconoscerà i suoi”.

(e.f.)

Il comitato

Irrompe la protesta anti Tav

Settecento anni fa, tra Novara e Vercelli, morivano sul rogo fra Dolcino e Margherita da Arco, arsi dal potere della Chiesa ufficiale. Per questo Dolcino e Margherita sono diventati fonte di ispirazione di tanti ribelli dell’Ottocento, poi dei partigiani, ultimamente dei movimenti contrari ai treni super-veloci, ad Alta Velocità, o Tav: ispirandosi a tale movimento, gli “Amici di Dolcino e Margherita” hanno inscenato una manifestazione di protesta contro la Tav al convegno su Dolcino e Margherita, “Fra Alberto da Cimego e Margherita la Bella”.

I manifestanti, molto civilmente, dopo avere appreso che il presidente della giunta provinciale Lorenzo Dellai non era presente all’inaugurazione, hanno distribuito volantini di protesta anti-Tav. “Dopo 700 anni il messaggio rivoluzionario di Dolcino e Margherita funziona ancora”, ha commentato Tavo Burat, presidente del centro di studi Dolciniano di Biella.

(g.ri.)

Trentino, 26 giugno 2007

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