Nota dell'ing. Massimo Cerani di EnergEtica - Brescia

 

La sentenza di condanna della corte di giustizia allo Stato italiano è relativa alle norme italiane, che hanno dato la possibilità all'Azienda del Comune di Brescia di realizzare una linea di incenerimento di rifiuti con procedura semplificata, ma ciò non toglie le pesanti responsabilità del Comune di Brescia (assessore all'ambiente e del responsabile dei rapporti con ASM Brescia SPA)  e dei dirigenti della sua azienda.

Infatti gli stessi hanno sempre sostenuto che essendo una centrale elettrica a biomasse non servisse una autorizzazione e nemmeno la VIA (si trattava secondo loro di un impianto di combustione a recupero energetico di biomasse). Questa posizione è menzognera,  perché:

1) la terza linea non è stata aggiunta nei verdi prati della bassa bresciana ma su un inceneritore già esistente da 500.000 t/a a fronte di un piano provinciale che ne prevedeva uno da 266.000, classificato dalle norme europee come impianto di smaltimento;

 

2) La terza linea è stata aggiunta su un impianto di smaltimento, ed è stata chiesta l'autorizzazione semplificata in provincia da ASM Brescia SPA scandalosamente anche se si trattava di una linea interconnessa con le altre due che trattano rifiuto urbano indifferenziato di basso PCI; basti pensare che non c'era un setto di separazione per le biomasse nella vasca da 30.000 m3 di scarico di tutti i rifiuti, quindi chi credeva di gabbare gli amministratrori bresciani con la loro procedura semplificata? Vergognoso è stato anche il silenzio assenso degli organi di controllo che hanno dato parere finale favorevole;

 

3)- La Regione Lombardia aveva segnalato in forma scritta nell'agosto 2003 che non era ammissibile la procedura semplificata per tale nuova linea viste le caratteristiche; nonostante l'avallo ufficiale dell'assessore verde  Brunelli all'operato dell'azienda, senza V.I.A.; solo dopo 6 mesi l'azienda ha tirato su un muretto interno alla vasca, per separare le biomasse dai riifuti urbani pensando con questo giochetto da venditore di lupini di gabbare le norme europee ma non ci è riuscita! Un inceneritore rimane un inceneritore e nemmeno ASM Brescia SPA ed i suoi amministratori possono trasformare (come tentarono con tanto di grancassa sui quotidiani locali) un inceneritore in una centrale elettrica.
Spiace constatare che con questa sentenza i responsabili dei fatti possano nascondersi dietro il richiamo della corte di giustizia alle norme italiane non adeguate a quelle europee. Considerati tutti gli aspetti che non sono ancora stati toccati dalla sentenza, c'è da aspettarsi che possano seguirne altre a carico dell'inceneritore di Brescia.

SPUNTI DI RIFLESSIONE E AZIONE
PER I CITTADINI E L'AMBIENTALISMO INDIPENDENTE

Si tratta - per i cittadini e l'ambientalismo - di una occasione storica, per rimarcare un uso sconcio e illecito di una norma nazionale fatta per il recupero energetico di rifiuti selezionati, applicata ad un inceneritore di rifiuti tal quali, al fine di evitare il confronto con i cittadini e la Valutazione di impatto ambientale, da parte di un'azienda pubblica e del suo azionista di riferimento, il Comune di Brescia.

Ce n'è a sufficienza per riflettere sulla moltiplicazione dei conflitti di interesse derivanti dal ruolo che numerose amministrazioni si sono date di imprenditori azionisti nei mercati protetti. Rappresentare gli interessi della collettività e dell'ambiente o i piani industriali delle proprie aziende? Chi paga di più?

 

La verità ha una sua forza propria (M.K. Gandhi)

Massimo Cerani

Brescia, 11 luglio 2007

 

Breve storia della controversa
Terza linea dell’inceneritore Asm Brescia

 

0. Premessa: Brescia ha l’aria più inquinata della Lombardia (e quindi d’Europa) da PM10, prodotte per oltre il 50% da emissioni industriali (APAT, Qualità dell’ambiente urbano, III rapporto, Roma 2006) e i bresciani hanno già nel sangue una contaminazione da diossine superiore agli abitanti di Seveso (la popolazione esposta della zona Caffaro con 430 pg-Teq/gr di grasso contro 306 della zona A di Seveso, mentre è di 54 pg-Teq/gr la generalità della popolazione di Brescia contro 51 della zona B a medio inquinamento di Seveso). L’inceneritore è un impianto che emette PCB e diossine, ovviamente “al di sotto dei limiti di legge”, e una grande quantità di NOx, precursori delle PM2,5.

 

1. 30 gennaio 2002: Delibera della Giunta comunale di Brescia, Impianto di Termoutilizzazione Asm Brescia Spa. Realizzazione terza linea con impiego di biomassa, PG. 3935, in cui si approva la Terza linea (e una nuova centrale turbogas da 400 MW!) con l’assenso dell’assessore all’Ecologia dei Verdi Ettore Brunelli, in cambio di un contributo “straordinario” all’Assessorato all’Ecologia da parte di ASM, di circa 1 milione e mezzo di euro all’anno. Per aggirare l’ostacolo della VIA (si noti che anche le due precedenti linee non sono state mai sottoposte a VIA, nonostante gli impegni a suo tempo proclamati da ASM!), si stabilisce che si debbano bruciare solo “biomasse”, termine ingannevole per indicare “rifiuti speciali non pericolosi di cui alla procedura semplificata”: si intendeva sfruttare, così, una norma controversa del decreto Ronchi che prevedeva per determinate tipologie di rifiuti non necessaria l’autorizzazione preventiva, ma solo una comunicazione alla Provincia ed il meccanismo del silenzio assenso (Art. 33 del Dlgs 22 del 5 febbraio 1997); inoltre, un decreto del 3 settembre 1999, di modifica del  Dpr del 12 aprile 1996 sulla valutazione di impatto ambientale, proprio per le procedure semplificate, esentava dall’obbligatorietà della VIA, anche se questa norma era contestata dall’Unione europea.

 

2. 15 marzo 2002: L’Asm informa le autorità, in corso d’opera, che sta costruendo la terza linea ed intende avvalersi delle procedure semplificate. Non presenta quindi istanza per ottenere alcuna autorizzazione, ritenendo sufficiente la licenza edilizia, concessa a tambur battente (10 giorni) dal Comune di Brescia proprietario della stessa Asm e dell’inceneritore!

 

3. 13 settembre 2002: Le associazioni Cittadini  per il riciclaggio e Comitato Ambiente città di Brescia inoltrano un atto formale di significazione e diffida a tutte le autorità competenti, iniziativa resa anche pubblica in un documento il 6 novembre, in cui si contesta quella delibera del Comune e  si motiva con dettagliate argomentazioni perché, ai sensi della legislazione nazionale ed europea, la Terza linea debba essere preventivamente sottoposta a Valutazione di impatto ambientale.

 

4. 3 dicembre 2002: Inascoltate, le associazioni Cittadini per il riciclaggio e Comitato Ambiente città di Brescia ricorrono all’Unione europea con una denuncia di inadempimenti del diritto comunitario, in particolare per la mancata valutazione di impatto ambientale per la terza linea dell’inceneritore Asm.

 

5. 1 luglio 2003. Nuova lettera delle associazioni Cittadini per il riciclaggio e Comitato ambiente Città di Brescia alla Provincia ed all’Arpa per ribadire la non applicabilità delle procedure semplificate per la terza linea e la necessità della VIA preventiva, anche perché le cosiddette “biomasse”, ovvero rifiuti speciali, Asm dichiarava di volerli mescolare con i rifiuti urbani prima dell’incenerimento.

 

6. 6 agosto 2003: La Regione Lombardia risponde al quesito della Provincia del 7 luglio condividendo l’ipotesi che la terza linea non possa avvalersi delle procedure semplificate e che si debba applicare il normale iter con autorizzazione preventiva e conseguente valutazione di impatto ambientale.

 

7. 25 settembre 2003: La reazione dell’Amministrazione comunale di Brescia, e quindi di Asm, è ben rappresentata dall’Assessore all’Ambiente, Ettore Brunelli, che, a proposito della mancata Via di Asm, dichiara: “Si poteva fare la Via? Sì, certo, si può sempre fare qualcosa in più. Anche se in Italia la Via è una procedura dai tempi incerti: sai quando la inizi, non quando la finisci” (M. Tedeschi, Terza linea, spaccatura “verde”, “Bresciaoggi”). Quindi Amministrazione comunale ed Asm si mettono all’opera per studiare come sottrarsi comunque alla VIA.

 

8. 1 dicembre 2003: Amministrazione comunale di Brescia ed Asm informano che si sta collocando un “muretto” divisorio nell’unica vasca dei rifiuti, per tenere separati i rifiuti speciali, destinati alla Terza linea, dagli RSU, nella presunzione che in questo modo si eviterebbe la VIA.

 

9. 17 dicembre 2003: L’Ue, Direzione per l’applicazione del diritto comunitario, decide di inviare allo Stato italiano la lettera di messa in mora per la mancata VIA ed altre violazione nell’inceneritore Asm di Brescia.

 

10. 30 marzo 2004: Asm, in una comunicazione al Ministero dell’Ambiente, sembra essersi convinta di effettuare “al più presto” la VIA, anche se, a suo parere, non dovuta.

 

11. 26 maggio 2004: Asm annuncia che ormai la terza linea è pronta per il collaudo, avendo lavorato a tambur battente per finire l’impianto (“cosa fatta capo ha”, dice il proverbio tutto italiano), mentre la VIA non è stata neppure avviata (l’al più presto può attendere).

 

12. 7 luglio 2004: La Commissione dell’Unione europea, non convinta dalle argomentazioni del Governo italiano, decide un ulteriore passo nella procedura di infrazione per la mancata valutazione di impatto ambientale, inviando il parere motivato al quale lo Stato membro dovrà conformarsi entro un  determinato termine. In caso contrario, la Commissione potrà adire la Corte di giustizia. Nello stesso parere l’Ue fa capire che nel frattempo l’impianto debba rimanere fermo per rendere effettiva la VIA.

 

13. luglio 2004: Comune di Brescia ed Asm, d’intesa con il governo di Berlusconi, Ministro dell’Ambiente Altiero Matteoli, decidono di attuare la VIA, con procedura straordinaria, accelerata e a Roma, aggirando la competenza di Arpa Brescia e Regione Lombardia, e soprattutto senza fermare l’impianto, che ormai funziona ininterrottamente a pieno regime 

 

14. 3 agosto 2004: Cittadini per il riciclaggio e Comitato Ambiente città di Brescia inviano una comunicazione formale a tutte le autorità competenti, compreso il Comune di Brescia, perché la VIA sia effettuata a bocce ferme, quindi ad attività totalmente sospesa fino al termine della procedura,  e revocando tutte le autorizzazioni illegittimamente concesse.

 

15. 4 agosto 2004: Il Ministero dell’Ambiente sollecita Asm a presentare la procedura di VIA, lamentando che “non ha tuttora ricevuto l’istanza e la relativa documentazione”.

 

16. 7 dicembre 2004: Asm presenta al Ministero lo Studio di impatto ambientale per la cosiddetta procedura di VIA

 

17. 7 gennaio 2005: Cittadini per il riciclaggio e Comitato Ambiente città di Brescia presentano al Ministero dell’Ambiente Osservazioni sullo Studio di Asm, sottolineando in premessa: “Illegalità della procedura: la valutazione di impatto ambientale deve essere effettuata prima dell’autorizzazione dell’impianto”. Le stesse Osservazioni vengono trasmesse in copia all’Ue.

 

18. 18 gennaio 2005: La Commissione dell’Unione europea, decide di deferire l’Italia alla Corte di Giustizia per violazione del diritto comunitario relativamente all’inceneritore Asm di Brescia, per omessa VIA e mancata informazione e consultazione della cittadinanza interessata. Nel frattempo, imperterriti, Comune di Brescia e Asm hanno continuato a far funzionare la terza linea a pieno regime, per non perdere i “tanti bei soldini” in particolare del Cip6 (circa 20 milioni di euro all’anno).

 

19. 20 giugno 2005: Il Ministero dell’Ambiente “approva” frettolosamente la Via “per finta” della Terza linea Asm (6 mesi, probabilmente un record assoluto, ma del resto era una finzione!).

 

20. 5 luglio 2007: La Corte di Giustizia europea condanna lo Stato italiano per la mancata VIA alla Terza linea dell’inceneritore Asm e per non aver comunicato gli atti al pubblico, non ritenendo evidentemente di nessun valore una procedura di VIA espletata ad impianto già autorizzato e già funzionante.

 

Considerazioni
 
1. Vi era un modo per evitare questa disonorevole condanna: immediatamente dopo la prima messa in mora, fermare ogni attività costruttiva ed autorizzativa dell’impianto ed attivare la procedura ordinaria di VIA. Asm ed il Comune di Brescia avevano un obbligo morale ad operare in questo modo, anche perché l’inceneritore non era mai stato sottoposto a VIA, cioè il più grande inceneritore d’Europa in una delle città più inquinate d’Europa.

2. Sottrarsi alle proprie responsabilità con il parafulmine del Governo non ha alcun senso ed è anzi gravissimo quando si dimostra disprezzo nei confronti della Corte di giustizia europea (anche lì “toghe rosse”?), ribadendo che è tutto in regola, che la VIA è stata fatta ed è comunque valida, perché a noi italiani va bene così, ci siamo “aggiustati”, alla faccia dell’Ue.

3. Per noi la sentenza dell’Ue sancisce che la terza linea sta funzionando senza la prescritta VIA, la quale, anche per la legislazione italiana, deve essere preventiva all’attivazione dell’impianto e ad ogni autorizzazione. Quindi le autorizzazioni a suo tempo concesse non hanno più alcun valore e l’impianto deve essere fermato: è ciò che chiederemo al Ministero dell’Ambiente, ma anche alle Magistrature. Solo allora, “a bocce ferme” dovrà essere riavviato il percorso ordinario e normale di VIA, ponendo innanzitutto il tema: è accettabile e sensato in una città, con record assoluti di diossine nel sangue e di aria inquinata, l’installazione di una terza linea per rifiuti speciali importati, finalizzata quindi solo al business, di un inceneritore che comunque emette diossine e particolato secondario ultrafine?

Brescia, 6 luglio 2007

 

Cittadini  per il riciclaggio

Comitato Ambiente Città di Brescia    

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