I manifesti erano stati posti lungo le strade
per richiamare l'attenzione sul problema
«Atteggiamento mafioso»
Strappati gli striscioni contro il biogas
Il Comitato che si oppone all'impianto sporge denuncia

 

ESTERIORI - Stanchi di non essere ascoltati dagli amministratori, i cittadini che fanno parte del Comitato che si batte per fermare la realizzazione di un impianto a biogas avevano deciso di stendere alcuni striscioni lungo le strade per far conoscere a tutti i passanti il loro pensiero. A qualcuno l'iniziativa non è però piaciuta e «con metodica precisione» gli striscioni sono stati strappati o asportati (sino ad ora ne sono stati distrutti sette). Per questo motivo gli uomini del Comitato hanno sporto denuncia ai carabinieri.

Gli striscioni, spiegano gli autori dell'iniziativa, sono stati apposti tutti su terreni o proprietà di privati e non sono ingiuriosi né offensivi. «Semplicemente manifestano la nostra contrarietà al progetto ed il nostro impegno a favore della valle. Tutto qui. - spiegano in un documento quelli del Comitato - A quanto pare, però, sembrerebbe che a Fiavè ed a Lomaso sia vietato esprimere democraticamente le proprie opinioni. Dovremmo forse tacere e chinare la testa per non recare disturbo ai manovratori del progettone milionario? È forse fuori luogo parlare di comportamenti mafiosi? Nessuno si illuda di poterci mettere a tacere, continueremo nella nostra azione in difesa delle Giudicarie Esteriori e della vita dei cittadini».

Come noto, il comitato da più di un anno e mezzo si sta battendo, in difesa della zona, contro la realizzazione di un maxi impianto di biogas. «Si vuol far credere che l'impianto risolverà la grave emergenza ambientale di cui soffrono le Giudicarie Esteriori e che riguarda l'inquinamento delle acque di falda, di superficie e dell'aria, con possibili danni alla salute, dovuto alla presenza di un numero di bovini superiore a quello che la valle può reggere». Secondo i promotori della protesta, nulla però è destinato a cambiare, «con l'aggravio di portarci in casa una mega struttura che produrrà odori, che porterà traffico pesante, che potenzialmente e con probabilità, potrà lavorare anche alcune categorie di rifiuti (umido) provenienti dall'intera provincia di Trento».

Finora, come detto, le risposte ottenute sono giudicate insoddisfacenti. «Abbiamo cercato in tutti i modi di far valere le nostre ragioni, sostenuti da una gran parte dei cittadini di Fiavè, senza ottenere alcun esito. Abbiamo chiesto al sindaco di Lomaso un incontro per essere aggiornati sullo "stato dei lavori", idem come sopra. Purtroppo i Comuni di Lomaso, Fiavè, Bleggio Inferiore e Bleggio Superiore, supportati dalla Federazione delle cooperative trentine e con l'evidente plauso della Provincia intendono fortemente realizzare la mega opera, costi quel che costi».

Nel mirino finisce anche Diego Schelfi, presidente della Federazione coop, che nei giorni scorsi ha dichiarato che «la cooperazione trentina intende dotarsi di ulteriori strumenti di responsabilità, di trasparenza, di rendicontazione, volti a supportare la coniugazione, mai facile, né scontata, delle istanze economiche con la caratteristica attenzione cooperativa al benessere della comunità e alla tutela dell'ambiente in un'ottica di sviluppo sostenibile». Ebbene, riferisce il Comitato, «ci attendiamo che questi principi, in cui ci riconosciamo, vengano applicati anche qui da noi, terra natale della cooperazione. Da parte nostra, visto l'andazzo, abbiamo deciso di apporre alcuni striscioni lungo la viabilità, attraverso i quali poter rendere pubbliche le nostre ragioni e farle conoscere sia ai cittadini, che ai turisti.

l’Adige, 10 luglio 2007

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