Il caso

Un comitato nemici di Jurka contro le mediocri speculazioni

 

Quella della «tutela degli orsi» è una commedia tipicamente nostrana, sia politica che sociale. Ci voleva un buon piano di investimenti sull'orso per rivitalizzare l'immagine della fiacca farfalla del Trentino. Un progetto che non deve ammettere sbavature (quell'immagine potrebbe scomparire) come quella di un orso che, viziato e vezzeggiato da qualche buontempone, esce dai cosiddetti ranghi, forse anche un po' sorpreso o imbrogliato da tanto daffare e attenzioni.

Una farfalla spaesata che, come l'orso, non sa bene dove stare; che sbatte rimbambita sui meleti nostrani ben trattati con pesticidi di cui alla cosiddetta lotta integrata. O come quell'altra nauseata dalle fragolaie sospese, in valle o in quota, della Valsugana o dal tanfo delle mega-stalle delle Giudicarie e annesso progetto di mega-impianto di biogas, ugualmente «integrato» dentro certi poveri esempi di democrazia partecipata. O come quell'altra in attesa del progetto di qualche altro tunnel in Valle dell'Adige o di un inceneritore che finalmente depuri l'aria.

Quel progetto farfalla-fiction diventato ennesimo spot nel filmato di «Melinda e c.» che sponsorizza le sue quasi biologiche tonnellate di mele in abbinamento con l'orso ruspante o con le vacche al pascolo. Un progetto quasi accattivante per attrarre qualche incantato turista in più e scrivere fiumi di parole sulla ancestrale e finta «dialettica» tra uomini e bestie ferocissime.

Un progetto che qualche vetusto cantore aveva saggiamente ritenuto inadatto all'antropizzazione, agli agi, ai vizi e privilegi del bel Trentino ma che è stato pervicacemente voluto solo per abusare dell'artificiosa riproposizione e imposizione di un'impossibile e strumentale convivenza. Un orso, Jurka o chi per esso, svenduto come animale-icona o trofeo o tutto tranne che una cosa vera, naturale e dignitosa.

Così ambito che, ora che quell'oggetto del desiderio è a portata di mano, sorgono perfino i comitati degli «Amici di Jurka» per farlo stare un po' meno peggio in questo circo dei fenomenali filantropi.

Verrebbe voglia di proporre il comitato dei presunti «Nemici di Jurka» per raccogliere qualche euro per comprare la sua cassa da morta e seppellirla degnamente evitandole l'ennesimo atto di questa commedia delle finte solidarietà o delle mediocri speculazioni, promosse con lo stesso spirito di quelle immobiliari. Come non ci insegnano quegli spot, basta poter investire su qualcosa: un po' di presunta e ingenua buona fede, un minimo investimento in qualche ettaro di terreno (anche nel Perginese), qualche pelle d'orso.

Lunga vita all'orso, meglio in santa pace a casa sua.

Adriano Rizzoli, Nimby trentino

 

Caro Rizzoli,

si può essere d'accordo o meno sull'utilità e la sostenibilità del progetto «Life Ursus» volto a reintrodurre il plantigrado nell'ambiente regionale dove un tempo era di casa. Credo però sia ingiusto pensare che tale sforzo sia stato compiuto solamente in funzione del business o del marketing, anche se inevitabilmente c'è chi tenta di fare affari... sulla pelle dell'orso.

Enrico Franco

Corriere dell'Alto Adige - Corriere del Trentino,15 luglio 2007

 

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