Nota di Nimby trentino

 

L'aspetto più importante della manifestazione di ieri 28 luglio è stata la numerosa presenza dei cittadini dell'Alto Adige, come evidenziato da Giacomo Valtolina sul Corriere dell'Alto Adige:
"In effetti, a testimonianza delle parole di Schuster, la presenza degli abitanti della zona supera ampiamente il 50% (prevalenza confermata anche dalle forze dell'ordine) ed, inoltre, ci sono parecchie famiglie accompagnate anche dai loro figli."
Assieme alla testimonianza di Silvia Bacca di Prati di Vizze: "La partecipazione della gente del luogo è un motivo di successo. Non esiste l'abitudine alla protesta, qui duecento persone sono già un successo...", proponiamo spunti di cronaca attraverso alcune delle centinaia di fotografie scattate ieri, anche a richiesta a info@ecceterra.org.
Forse racconteranno qualcosa anche al giornalismo nostrano e all'ambientalismo trentino che ha disertato l'appuntamento in Alto Adige.

 

PS 
Ciò che è poco pacifico sono i danni, gli impatti irreversibili e gli svariati costi che il faraonico progetto comporta.
Ciò che dovrebbe preoccupare gli addetti all'informazione, se fossero liberi di scriverne, sono soprattutto le frenetiche trattative sull'"affare del secolo" che vedono la pacifica convergenza delle forze politiche. Ma la strada è lunga e tutta in salita. 

 

Un centinaio di persone erano presenti ieri pomeriggio
all’ennesima manifestazione di protesta
«Un’opera enorme ma inutile»
Subito bloccata dalla Polizia l’azione degli attivisti trentini

 

MULES. L’appuntamento era alle 15 alla stazione ferroviaria di Campo di Trens, ma c’è chi ha trovato traffico e chi ha subìto il ritardo del treno; così, il centinaio di manifestanti contro il Bbt che ieri pomeriggio ha preso parte alla marcia da Campo di Trens alla sede del cantiere di Mules ha dovuto attendere almeno un’ora perché il gruppo si formasse. Ma neanche alle 16 è stato possibile percorrere quei tre chilometri che separano i due punti: troppo alto il rischio che i «dissidenti» venissero investiti dagli automobilisti lungo la statale; troppo tardi per cercare di chiedere l’autorizzazione alle forze dell’ordine di bloccare il traffico: sono arrivati solo intorno alle 18 davanti ai cancelli del cantiere dove gli operai stanno preparando il terreno per la realizzazione del cunicolo esplorativo. Esponenti delle associazioni «dissidenti» hanno percorso oltre sette chilometri lungo i sentieri dell’Alta Valle Isarco prima di arrivare alla meta. E una volta arrivati, dopo qualche discorso celebrativo, la manifestazione si è conclusa. «Questo che vedete alla vostra destra - ha spiegato un’attivista dello “Spazio aperto no Tav e no inceneritore di Trento”, parlando delle barriere antirumore - sono dei muri che hanno sistemato per nascondere quello che stanno facendo: una combutta per rubare i soldi pubblici». E proprio quei «muri» sono stati lo spunto per far scattare una scintilla fra gli attivisti trentini e le forze dell’ordine: l’accesso al sentiero che passa sopra le barriere al rumore - alte circa tre metri - era stato vietato per ragioni di sicurezza. Molti manifestanti, però, hanno voluto comunque arrampicarvisi, e quando un carabiniere ha cercato di redarguire uno di essi, dai trentini si sono levati cori da stadio dal sapore piuttosto oltraggioso e minaccioso rivolti a carabinieri e polizia. Un principio di tafferuglio che è stato subito sedato - o meglio, ignorato - e che non ha portato ad alcun episodio di violenza fisica. Dinanzi ai cancelli del cantiere - piantonato da agenti e militari - ha poi preso la parola l’europarlamentare Sepp Kusstatscher: «Ci raccontano bugie - ha spiegato - non esiste alcun progetto esecutivo, e in Europa non è ancora stato deciso niente. Quindi dobbiamo continuare a manifestare».

Luca Masiello
Alto Adige, 29 luglio 2007

 

Tunnel, marcia sul cantiere di Mules

Oltre duecento persone al corteo No Tav. «Opera inutile e devastante»

 

BOLZANO — L'epopea anti Tav è giunta ad un altro capitolo della sua storia. Ieri l'alta val d'Isarco infatti è stata lo scenario di una marcia di protesta per la chiusura del cunicolo esplorativo del tunnel del Brennero, dalla stazione di Campo di Trens verso il cantiere di Mules. Poco più di duecento persone hanno sfilato assieme a tutti comitati Stop Bbt, Stop transit e No Tav da Innsbruck a Rovereto, nonostante una prevalenza tra i manifestanti degli abitanti della zona.

Previsti sette chilometri di percorso alternativo, dopo che la pubblica autorità ha deciso di non concedere la strada statale.Il fatto ha creato anche qualche malumore tra i più agguerriti (una trentina di anarchici roveretani), sfociato in un momento di tensione quando è stato concesso alle biciclette di cambiare tragitto a causa di alcune scale, ma non anche al resto del corteo. Massimo Passamani, noto anarchico di Rovereto, infatti, accusa: «Non si spiega perché non ci sia stato permesso di usare la strada statale, d'abitudine autorizzata». Chiusa la polemica si riparte pacificamente e dalle forze dell'ordine fanno sapere che prevedono una marcia tranquilla. E così è infatti. Ciò che non è però pacifico sono le parole contro la Tav: «È un'opera inutile e devastante — afferma Ezio Casagranda della Filcam Cgil di Trento —, e ne pagheremo i danni per i prossimi 50-60 anni in termini di situazione finanziaria. Ciò significa — precisa — meno soldi all'autonomia, allo stato sociale e ai servizi». Affermazioni in linea con lo slogan della marcia, «Perché i nostri figli non ci dicano un giorno: e tu perché non hai fatto nulla per impedirla?». Poi Casagranda continua: «Si tratta solo di una forma di distribuzione della ricchezza.

Ciò che serve è che i treni merci siano puntuali, non veloci. Bisogna mettere in atto un piano di ristrutturazione di tutta la rete trasporti sui valichi dell'arco alpino». Anche l'europarlamentare dei Verdi Sepp Kusstatscher, come noto, osteggia il progetto: «Non si spiega perché vogliano incominciare qua, da subito con il terzo e quarto binario, quando altrove non c'è nemmeno il secondo, non mi piacciono i cattivi progetti». Klaus Schuster, dal Stop Bbt di Prati di Vizze, uno dei paesi più coinvolti, è battagliero: «Noi avremo un transito di tir dirottato all'interno del nostro paese. Due terzi della popolazione— minaccia — è pronto a lottare, in ogni modo».

Sono tutti comunque convinti che il tunnel non si farà. Aspettiamo dunque la prossima puntata dell'epopea.

Giacomo Valtolina

 

L'AVVERTIMENTO

Schuster: «Faremo come in val di Susa»

 

BOLZANO — C'è soddisfazione tra gli organizzatori per la marcia di ieri, partita dalla stazione di Campo di Trens verso il cantiere del tunnel di base di Mules, considerata un successo alla luce delle duecento persone che l'hanno animata.

«Siamo contenti della risposta della gente — esclama Klaus Schuster (Stop Bbt Prati di Vizze) —. Soprattutto perché bisogna considerare il fatto che gli abitanti di questa zona non sanno cosa significa la protesta. Non conoscono i meccanismi su come si manifesta e su come si esprime la propria voce e il proprio dissenso in maniera democratica. Ora — prosegue Schuster — noi proviamo a mostrarglielo, perché prima, per loro, tutto ciò che non funzionava si riassumeva nell'essere minoranza contro la maggioranza italiana, e la colpa — conclude — era degli italiani. A Prati di Vizze, sono sicuro, siamo disposti a fare come in val di Susa se sarà necessario».

In effetti, a testimonianza delle parole di Schuster, la presenza degli abitanti della zona supera ampiamente il 50% (prevalenza confermata anche dalle forze dell'ordine) ed, inoltre, ci sono parecchie famiglie accompagnate anche dai loro figli.

Una signora di Campo di Trens spiega: «I bambini vengono non solo perché li accompagnamo noi, ma perché anche loro si rendono conto di quali rischi stia correndo il nostro patrimonio ambientale. Inoltre questa marcia pacifica — continua — è una buona occasione per un'allegra scampagnata in famiglia all'insegna del rispetto della natura».

Oltre ai bambini ci sono anche alcuni giovani che dicono: «Faremo di tutto perché il tunnel non si faccia. Non capiamo perché questi politici vogliano sempre imporre le proprie decisioni, anche a chi è in disaccordo, non è giusto».

Anche Silvia Bacca, responsabile di Stop Bbt, è ottimista: «La partecipazione della gente del luogo è un motivo di successo — dichiara —. Non esiste l'abitudine alla protesta, qui duecento persone sono già un successo. Speriamo sia un primo passo affinché s'inizi a prendere coscienza davvero di ciò che significa la Tav».

Bambini, anziani a piedi e in bicicletta hanno tutti portato a termine i sette chilometri che li distanziavano dal cantiere di Mules nella speranza che il tunnel, alla fine, non si faccia.

G.V.

Corriere dell'Alto Adige, 29 luglio 2007

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