Dura lettera di padre Alex alla Sat

Zanotelli all’attacco: «L’acqua minerale va vietata nei rifugi»

 

Caro Presidente della Sat di Trento, pace e bene. Grazie di cuore per lo splendido lavoro fatto dalla Sat sulle montagne del Trentino. Ne ho avuto occasione di toccarlo con mano in una recente arrampicata sulle Dolomiti. C’è stato un fatto però che mi ha molto amareggiato. Nei pressi dei rifugi dove sono passato ho trovato scritto: “Acqua non potabile“. “E’ mai possibile - mi chiedevo - che l’acqua delle Dolomiti non sia potabile?“.

Il mistero mi veniva rivelato quando poi chiedevo al barista una brocca d’acqua del rubinetto. “L’acqua non è potabile!” mi rispondeva. Se dovevo bere in Dolomiti dovevo bere acqua minerale, in bottiglie di plastica, trasportata da chissà dove, ad oltre due mila metri per essere poi riportata a valle come rifiuto. Ma questa è pazzia totale!! Abbiamo un’acqua che è tra le migliori al mondo e andiamo a comprare acqua in bottiglie di plastica a prezzi esorbitanti, in montagna, ad oltre due mila metri di altezza. Non mi sarei mai aspettato un tale spettacolo nei rifugi Sat nel cuore delle Dolomiti. (Premetto che era da molti anni che non frequentavo i rifugi).

Caro Presidente, mi permetto di chiederle che razza di esempio sta dando la Sat in montagna sull’acqua.

La montagna dovrebbe insegnare la frugalità, l’essenzialità, la semplicità di vita, il ritorno ai beni comuni...

La Sat dovrebbe essere la prima a proclamare che l’acqua è un bene comune, un diritto fondamentale umano, e a fare pubblicità della bontà dell’acqua delle Dolomiti, non di “Purissima... e Levissima..”

Non è forse l’acqua minerale il cavallo di Troia usato dalle multinazionali per ridurre l’acqua a merce? L’Italia purtroppo, da paese che ha l’acqua più buona al mondo, è diventata in pochi anni il paese che beve più acqua minerale.

Dobbiamo mettere fine a questo “mercimonio”. Dobbiamo avere il coraggio di proclamare a tutti che l’acqua è un diritto fondamentale umano che deve essere gestita da enti pubblici locali a totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente.

Le chiedo che i rifugi Sat diano un esempio su questo problema, per noi oggi fondamentale, dell’acqua.

Mi appello a Lei, come presidente, perché faccia analizzare tutte le acque dei rifugi Sat e se trovate potabili (come penso lo siano), proibisca poi l’uso dell’acqua minerale nei rifugi alpini. Sarebbe un grande esempio a tutti coloro che vengono anche da lontano a visitare i nostri splendidi monti.

Sono sicuro che la Sat ci darà un esempio di coerenza con i grandi valori della montagna, anche sull’acqua.

Padre Alex Zanotelli

 

Zanotelli scrive al presidente Giacomoni e usa toni molto critici:
«Che razza di esempio date?»
«La Sat vieti l’acqua minerale»
Padre Alex all’attacco: nei rifugi solo quella naturale

 

TRENTO. «Caro Presidente, mi permetto di chiederle che razza di esempio sta dando la Sat in montagna sull’acqua». Da Napoli - dove ormai vive dopo la lunga esperienza in Africa - Padre Alex Zanotelli scrive alla Sat e lo fa con il tono del rimprovero. Lui che ha fatto della lotta contro la «mercificazione» dell’acqua una missione se la prende con i rifugi delle Dolomiti gestiti dalla Società degli alpinisti tridentini, rei di portare in quota acqua minerale in bottiglia mentre a pochi passi da loro sgorga acqua (a suo avviso) purissima ma che viene invece spacciata per «non potabile». Un controsenso - secondo il padre comboniano - visto che nei maestosi ambienti naturali delle Dolomiti è difficile pensare che dalle sorgenti di alta quota sgorghi acqua che non può essere bevuta dagli escursionisti. E così - di ritorno da un trekking sulle vette del Trentino - padre Zanotelli ha preso carta e penna e ha deciso di inviare una lettera (che pubblichiamo integralmente qui a fianco, ndr) al presidente della Sat Franco Giacomoni.

Nelle prime righe - dopo aver augurato «pace e bene» - Alex ringrazia la Sat per il prezioso lavoro svolto sulle montagne della provincia. I convenevoli, però, si chiudono qui e dalla quarta riga in avanti Zanotelli cambia decisamente tono, ricordando l’incredulità avuta nell’imbattersi in molte scritte di «acqua non potabile» nei vari rifugi raggiunti nel corso di una recente «arrampicata» sulle Dolomiti. «Questa è una pazzia totale» - afferma categorico il comboniano, denunciando l’insensatezza di dover acquistare a 2000 metri bottiglie di plastica trasportata da chissà dove. E a questo punto ecco l’appello rivolto alla Sat: «Fate analizzare l’acqua dei vostri rifugi e se - come io credo - risulterà potabile vietate la vendita delle bottiglie di minerale nei rifugi alpini».

A padre Alex risponde - un po’ stupito - il direttore della Sat Bruno Angelini. «Mi pare che

Zanotelli affronti la questione nella maniera sbagliata. È bene che si sappia che non è la Sat a stabilire se l’acqua dei propri rifugi è o non è potabile. Chi ha l’ultima parola è sempre l’Azienda sanitaria che ci impone di svolgere analisi due volte l’anno. Sono i tecnici della Provincia che studiano i campioni prelevati in quota e stabiliscono se l’acqua di quel rifugio piuttosto che di quell’altro risponde alle caratteristiche previste dalle norme. Se l’acqua non è potabile - continua Angelini - non è colpa della Sat. Che, tra l’altro, non può nemmeno imporre ai gestori di non vendere le bottiglie di minerale. L’unico vincolo che noi poniamo è quello di offrire acqua dal rubinetto a chi la richiede qualora essa venga considerata potabile. Qui non è un discorso economico. La Sat non intasca un centesimo dalla vendita delle bottiglie. Anzi, molto spesso i rifugi sono per noi fonte di spese molto maggiori rispetto ai ricavi».

Luca Petermaier

Trentino, 29 luglio 2007

 

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