Tanti turisti a battere le mani.
Gli organizzatori: «Vogliamo un modello alternativo di sviluppo»

Folgaria, gli ambientalisti in piazza

Folla per il concerto e mostra fotografica «no allo scempio»

 

FOLGARIA. A Folgaria sta crescendo una contestazione forte contro il nuovo progetto di sviluppo impiantistico e soprattutto contro la costruzione di altre seconde case. Questa volta sono le canzoni di Fabrizio De Andrè, magistralmente interpretate dal gruppo roveretano "Apocrifi", che attirano in piazza Marconi centinaia di persone. Su due grandi schermi, posti ai lati del palco, scorrono dei filmati paralleli: uno raffigura la montagna con orrore (ruspe, taglio di alberi, movimenti terra) e il secondo la montagna con amore, distese bucoliche, mucche al pascolo.

L'organizzazione della serata è affidata all'associazione "Folgaria 235". Nella piazza gli ospiti, e sono in molti, possono vedere anche una mostra fotografica con didascalie, illustrazioni sugli aspetti negativi e controproducenti dell'intervento in Val delle Lanze, sul confine tra Trentino e Veneto. Vengono spiegate le ragioni del no al progetto espansionistico degli impianti, tale iniziativa viene considerata dagli ambientalisti un’azione fortemente distruttiva, che compromette paesaggio ed ecosistemi, che produce devastanti effetti ambientali. Poi c'è il ricorso all'innevamento artificiale con conseguente consumo di acqua ed energia. Si parla di contributi pubblici incanalati in un'unica direzione, escludendo l'espandersi o il realizzarsi di altre iniziative alternative più sostenibili, quali ad esempio la valorizzazione e la salvaguardia del territorio, delle malghe, dell'agricoltura di montagna, la promozione del nordic-walking, delle piste ciclabili.

Non solo, gli ecologisti puntano il dito anche sullo sviluppo economico e sociale degli altipiani cimbri, vedendo in questo progetto una spaccatura sostanziale tra la comunità: secondo loro le zone dell'Oltresommo sarebbe completamente isolate.

Il nocciolo resta però la presunta speculazione edilizia, la costruzione di grandi aree abitative (seconde case e non alberghi). E qui il riferimento corre a Fondo Grande, a Serrada , dove sono state approvate alcune lottizzazioni di notevoli dimensioni, poi ai Fiorentini. «Il sindaco ha fatto di tutto per non farci fare questa manifestazione, ha parlato di ordine pubblico, e di altre motivazioni, noi però vogliamo testimoniare la nostra contrarietà a questo progetto di sviluppo, proponiamo un modo di fare turismo più legato al territorio, alla montagna e alla cultura della montagna», ha detto Gianni Mittempergher di Folgaria 235.

La manifestazione corre come il vento, i turisti applaudono, alcuni non capiscono sono disorientati, altri ascoltano e riflettono. Su tutto la musica e le canzoni di Fabrizio de Andrè. Gli operatori di Folgaria sono in silenzio: quassù il turismo è tutto, è il futuro, alcuni pensano che forse i panni sporchi è meglio lavarli in casa. Ma di fatto, la manifestazione ha successo, un notevole successo.

In questi giorni è partita anche l'azione di raccolta delle firme contro il progetto degli impianti e della Carosello Ski. Il paese è in fermento, molti aspettano la fine della stagione turistica per esprimere un opinione. «Le idee non mancano, non deve mancare la volontà di ascolto, autocritica e condivisione, a noi piace pensare alla valorizzazione del nostro paese, alla riscoperta delle tradizioni e degli antichi mestieri. Il circuito sciistico esistente potrebbe essere migliorato cercando di aumentare la qualità tecnologica delle piste, è necessario valorizzare lo sci nordico, soprattutto all'Alpe di Folgaria/Coe e dotando il Centro di innevamento, poi ci sono le attività alternative allo sci, lo snow walking, le ciaspole, le escursioni a piedi, offrire servizi di intrattenimento per famiglie, per chi non scia, valorizzare le malghe, i locali tipici, far risaltare il patrimonio storico e culturale del nostro territorio, riscoprire sentieri e passeggiate», queste alcune proposte degli ambientalisti. All'ombra dell'ultimo sole.

Tiziano Dalprà

l’Adige, 29 luglio 2007

 

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