Il campeggio di Venaus, tra cibo, decine di tende e antagonismo

Salsiccia No Tav

Dibattiti, musica e griglia: il programma che unisce tutti i «no» d’Italia

 

Il menù completo - pasta al sugo «ignorante» (ragù di tre carni), milanese in carpione con patate - costa 8 euro e mezzo. Per i vegetariani, pasta in rosso e i formaggi misti con patate: sette euro. E poi 3,5 euro per una bottiglia di vino, cinquanta centesimi per l’acqua. Per l’amaro, prezzo scontato: un euro e mezzo contro i due del listino. Benvenuti al campeggio No Tav di Venaus, nei prati di fronte e a fianco del cantiere dove avrebbe dovuto essere scavato il cunicolo esplorativo della Torino-Lione. Benvenuti nella versione antagonista della festa dell’Unità: concerti, spettacoli teatrali, cene, bar, dibattiti conditi con assemblee popolari. E azioni di lotta, come la marcia, pacifica, di sabato. Dodici chilometri lungo le gole della Dora che sono serviti per creare un primo avamposto a Chiomonte. La piccola città regina del «vino del ghiaccio» dove dovrebbe sbucare il nuovo tracciato del tunnel di base.

Il campeggio è libero. Dalla strada che porta verso il centro di Venaus si possono vedere una miriade di tende igloo multicolore, qualche canadese a più posti e una decina di camper. I primi sono arrivati il 23 luglio, gli ultimi partiranno oggi. E libera è anche l’adesione alla vita collettiva ma… attenti: una volta che si accetta di «socializzare» tutto è regolato da una regia rigida voluta dal comitato popolare di Bussoleno e dal centro sociale Askatasuna.

Tutto ruota intorno all’accoglienza che si svolge nei locali del presidio permanente. Sui muri sono affissi il menù del giorno, gli appuntamenti più importanti, i comunicati politici. Gli avvisi urgenti sono affidati a un megafono. Non c’è un servizio di registrazione ma «tutti vengono qui per offrire la loro disponibilità a lavorare», racconta Andrea Bonadonna, del collettivo universitario. Qui si comprano i ticket che danno diritto ai pasti. E come nelle feste dell’Unità si fa servizio completo al tavolo. «In questi giorni abbiamo servito centocinquanta coperti a pranzo, duecento la sera», spiega Paola. Per la grigliata conclusiva si è arrivati a trecento partecipanti.

Si mangia sotto i gazebo che proteggono dal sole i tavoloni di legno e le panche che Aska ha portato su da Torino. Il termometro segna 34 gradi ma il vento della Valsusa fa miracoli. La cucina è a pochi metri mentre l’area griglia è dalla parte opposta. In mezzo i locali dell’accoglienza. Davanti al presidio c’è un piccolo spiazzo, sullo sfondo il palco e davanti il bar. Prezzi popolari - panino 1,50, bibite un euro - ma niente Coca-Cola. Solo Pepsi: 2 euro.

La giornata tipo del campeggiatore No Tav prevede la mattina libera - tranne che per la giornata Resistente e per l'assemblea del patto di mutuo soccorso - e libero anche il pomeriggio. Poi alle 18 assemblee e dibattiti. Si mangia alle 20. Due ore dopo l’inizio dei concerti. C’è anche un’area dance. Si suona e si balla: reggae e folk. Si ascoltano gli Egin di Torino o gli Jovine da Napoli. Oppure c’è spazio per il folk: la torinese Lionetta o i palermitani degli Akkura.

Il modello «tenda, salsiccia e rivoluzione» ha permesso nel corso degli anni di saldare il ribellismo giovanile degli autonomi alle preoccupazioni di un gruppo inizialmente apolitico di valligiani preoccupati solo dagli effetti negativi della Tav. Adesso quel legame è talmente stretto da aver dato vita a quella che loro chiamano la «libera repubblica della Valsusa». Un movimento popolare unico nel suo genere in Italia, che i comitati provano a replicare. Il campeggio è l’occasione per creare una vera scuola di formazione politica del movimento antagonista e di tutti quei comitati di lotta territoriali che si caratterizzano per il rifiuto di infrastrutture, inceneritori o altre opere che possono danneggiare il territorio.

In questa scuola anti-liberista si coltiva il mito della Resistenza con tanto di visita guidata ai sentieri della memoria sulle montagne di Condove. Tappa preceduta dalla salita alla Garda, altro luogo simbolo della lotta partigiana. Poi la lectio politica. Il titolo del dibattito è vetero-marxista ma la dice lunga sulle intenzioni: «Movimenti, autonomia e percorsi di liberazione nei territori. Ri-partiamo dal No Tav».

Antonio Fusillo arriva da Napoli e fa parte del coordinamento dei comitati campani in difesa della salute e dell’ambiente: «È la prima volta che vengo in Valsusa. Esperienza da approfondire e da studiare. Attraverso il patto di mutuo soccorso abbiamo deciso di affrontare insieme i problemi del Dal Molin in Veneto o dei rifiuti in Campania». Con lui sono arrivati dalla Lombardia, dal Lazio, dal Veneto. E poi tedeschi (Monaco e Berlino). Tutti insieme hanno deciso di organizzare per il 29 settembre una giornata di azioni in tutta Italia.

La novità dell’ottava edizione del campeggio No Tav è che il modello «tenda salsiccia e rivoluzione» è diventato un format da esportare in altre realtà. Dall’8 al 14 settembre l’appuntamento è a Vicenza per l’inizio dei lavori di ampliamento della base dell’esercito americano Dal Molin. A ottobre tappa in Campania. Questo è il futuro. Il presente è legato allo sport, all’ottavo trofeo «Diamo un calcio al Tav». Dopo le premiazioni, gli addii. Spariscono gli igloo colorati. Resta il presidio. Quello è permanente.

Maurizio Tropeano, inviato a Venaus

La Stampa, 30 luglio 2007

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