Caro Oliviero Beha,

siamo qui quali portavoce dell’associazione Nimby trentino che da qualche anno è impegnata sulla questione rifiuti affinché sia evitata, al Trentino-Alto Adige o alla Sicilia, la costruzione di inutili, inquinanti e intriganti inceneritori. Vale lo stesso impegno per Tunnel del Brennero e Tav (Treno ad alta velocità, o capacità) annesso previsto, da qui al 2100 circa, sembrerebbe fino a Palermo (vedi note nella lettera allegata), ed altro ancora.

Prendiamo (un solo) spunto dal tuo ultimo libro dove scrivi:

“Presi come eravamo ad attaccare il Cavaliere o Caimano che sia per i suoi pasticci eclatanti, abbiamo trascurato la palude dei conflitti di interesse anch'essi enormi degli altri, «solo» perché erano un po' di meno e un bel po' meno vistosi…” e ti chiediamo se hai una qualche idea di quali siano quelli in pectore alla nostra autonomia diventata talmente ricca da confondere e ubriacare un po’ tutti.

Per difendere quegli interessi, dimenticando per un attimo i conflitti, la classe politica del Trentino - Alto Adige, con l’eccellenza in quest’ultima provincia, primeggia come poche. Attraverso i suoi potenti mezzi e un fiume di soldi orchestra qualsiasi “campagna d’immagine” pur di mantenere integri privilegi, poteri e controlli non dovendosi svelare alcuna nudità.

Lo fa anche con buon anticipo di campagna elettorale (ottobre 2008) se, tra le tante iniziative in agenda, la giunta provinciale ha da poco deliberato un “fondo” di tredici milioni di € per "borse di studio, prestiti d'onore, contributi a fondo perduto..." per giovani tra i 18 e i 28 anni (vedi su http://www.perilmiofuturo.it/); oppure, per quanto oggi in cronaca odierna: “La Provincia ha formalizzato la creazione di un apposito gruppo di lavoro… che avrà il compito di analizzare lo stato della democrazia di base in Trentino individuando, al termine del percorso, alcune proposte operative che saranno poi messe al vaglio della comunità trentina.”.

Ed allora, non ti pare che tutto ciò sia da intendersi quale sforzo per magnificare l’immagine di un re, visto che quanto si tratta di applicare effettivi strumenti di coinvolgimento e confronto dentro, e per, la comunità trentina i portoni sono perennemente sbarrati e quei “vagli” rimangono tabù o lettera morta?

Come è capitato a molti cittadini del Trentino, anche tu, probabilmente, sei finito abbagliato dai riflettori provinciali. Oggi, cinque anni dopo, sosterresti, la stessa coalizione visto che fosti tra i sostenitori dell’attuale maggioranza (vedi articolo in calce) che, fra l'altro, progetta inceneritori, costruisce nuove mega strade e bretelle, auspica tunnel ferroviari ad alta velocità e chi più ne ha più ne metta? O forse ci puoi dire che anche tu, come molti altri, ti eri sbagliato?

 

Grazie della cortese attenzione e buon lavoro.

Nimby trentino

Cogolo, 2 agosto 2007

 

La macchina malata del Tav

 

La macchina della propaganda pro tunnel di base del Brennero e TAV nelle valli dell'Isarco e dell'Adige procede sorniona costruendo falsità attraverso un attento abuso di appigli e argomenti. Qui, nella ricca Regione dell’autonomia ai vertici per “qualità della vita” si sta investendo solo su un abile marketing delle parole. E si cerca di oscurare un progetto che non risponde a nessuna delle pretestuose finalità che ufficialmente lo sostiene: garantire flussi di merci in costante eterna crescita attraverso l'arco alpino, prevenire l'imminente saturazione della linea ferroviaria storica del Brennero, assicurare il vero strumento decisivo per spostare il traffico merci dalla strada alla rotaia.

Si nomina assai raramente il binomio "alta velocità" o "alta capacità"; si preferiscono termini più innocui e meno evocativi come “rafforzamento o quadruplicamento della linea ferroviaria, tratte di accesso, lotti prioritari...”. Come se non esistesse, innanzitutto, la ferma volontà imprenditoriale e politica di investire e fare lauti profitti (a spese della collettività) sul cosiddetto Corridoio 1 Berlino - Palermo. È la logica delle piccole dosi, dell’informazione spezzatino che sembra produrre meno impatti sull’immaginario collettivo. Come costi enormi e devastazioni da una parte e dall’altra e non si dovessero invece sommare in un “sistema integrato” di effetti e impatti a cascata: come i debiti a carico delle generazioni future: circa 22 miliardi di € da stima seria attuale e circa 130 se i costi totali reali dovessero lievitare come in tutti i programmi TAV italiani dal 1991 al 2006. Come la grave minaccia al patrimonio idrogeologico regionale proprio in una fase storica di scarsità tendenziale di risorse idriche.

Tra tutte, la favola più indigesta ai crescenti critici di quest’opera ciclopica è quella secondo cui vi sarebbe un calo del traffico delle merci su TIR dopo la realizzazione della galleria del Brennero. Che invece pare destinata, viste le grosse difficoltà a garantirne i decennali cospicui finanziamenti, a diventare una cattedrale nel deserto.

A sentire i promotori sembrerebbe che, di fronte all'aumento incontrollato dei transiti dei mezzi pesanti, dovuto in realtà alla totale assenza di serie politiche del traffico, si potrà azzerarne la presenza tra 30-40 anni a opere completate. Nel frattempo dovremmo accontentarci di ragioni inventate e subalterne come quelle che il presidente Prodi ha presentato anche al conclusivo incontro al “Festival dell’economia”: "Ci vogliono piattaforme logistiche, porti efficienti, dobbiamo diventare la base degli investimenti europei verso l'Asia". Investimenti e sviluppo a favore di chi e a che pro?

Le verifiche di questi pretesti sono demandate ai nostri figli e nipoti i quali, nel frattempo, sono afflitti da un tasso di inquinamento e di malattie da traffico stradale aumentati negli ultimi anni in maniera vertiginosa e su cui ovviamente si tace per non evidenziare alcuna responsabilità sia di “settore” che politica. Tutto ciò suona un po' stonato perché quando si tratta degli inquinanti emessi da un inceneritore ci si avvale del metro di paragone di un'autovettura diesel (è la conclusione dello studio sui micro inquinanti al workshop all'Eberle a Bolzano, 2-3 aprile 2007) mentre per i milioni di diesel che transitano al Brennero il "metro" è diversamente rilevante e inchiodato alle centinaia di chilometri in galleria del progetto TAV da Innsbruck a Verona. È come dire che, se volessimo perderci nelle conclusioni di quel workshop, sull’asse del Brennero “transitano” ogni anno milioni di… inceneritori! L'ironia del mega bingo degli sponsor delle opere compatibili con il cosiddetto ambiente!

La propaganda non ci dice nulla sul bilancio energetico del TAV - consumo di risorse, emissioni di CO2 ecc. - e ancora nulla su una analisi complessiva sul rapporto costi-benefici.

È alquanto singolare che la campagna pro TAV non trovi alcun interlocutore dentro quella società civile cui i sostenitori sia del TAV sia del nascente “partito democratico” promettono un ruolo di rilievo. Gattopardi del nuovo corso che, sulle virtù del TAV, pardon, di quadruplicamenti o di tratte di accesso, si limitano soltanto a formare sindaci e assessori, sapendo di poter contare sul loro pressoché incondizionato avvallo, verso la logica dello scambio contributi-consenso. Ciò vale anche per molti sindaci e amministratori regionali su cui vigilano orecchie e occhi particolarmente vigili e attenti.

La macchina propagandistica pro Tunnel e TAV non trova uguali nella storia di questa regione, tanto sono spropositate le aspettative del vasto mondo imprenditoriale locale, nazionale e internazionale che da molti anni sta investendo su un modello gestionale societario e finanziario in cui sono equamente coinvolte maggioranze e opposizioni e da cui ci si attendono… molti vantaggi.

Ma ci vuole poco perché, in materia di TAV, la società civile prenda coscienza delle menzogne e degli intrecci tra politica e finanza; vedrà così qual’è il punto fragilissimo di tutta questa mediocre storia. Nella quale si avvertono i disagi di un ambientalismo trentino-altoatesino in ritardo su una questione decisiva per le sue credibilità e sopravvivenza.

Nimby trentino

Trento, 31 luglio 2007

 

 

Dalla “gioiosa” cronaca di qualche anno fa

Due mesi prima del referendum sul sì o no all’inceneritore trentino

 

Benvenuti allo show di Lorenzo

 

Colonna sonora di De Gregori, Inno alla gioia «sparato» prima dell'intervento del candidato presidente, filmati sulla storia del Trentino. E poi interviste - con un insolitamente placido Oliviero Beha a fare le domande - ai leader dei nove partiti dell'aggregazione, le cui immagini vengono trasmesse in formato gigante.  È stata questa la presentazione dell'Intesa democratica autonomista, la coalizione che sostiene la candidatura di Lorenzo Dellai (composta da Margherita, Autonomisti, Ual, Centro popolare, Sinistra democratica e riformista, Socialisti insieme, Leali, Pdci, Verdi).

Ieri l'Auditorium Santa Chiara era pieno per la «prima» del centrosinistra autonomista (novecento persone), reduce dallo strappo con Costruire comunità dei nostri scorsi che tutti sembrano aver già dimenticato. Tanti candidati in sala, ma anche il sindaco Pacher, il vicesindaco Andreatta, il segretario della Cisl Ferrante, Gianfranco Pedri e Fabio Ramus (Industriali), Gianni Bort (Unione), Adriano Cavosi (Confesercenti), il leader degli Artigiani Tosi, Emma Pruner (vedova del leader autonomista) e Marco Casagranda, figlio dell'assessore scomparso nel 2001, solo per citarne alcuni. C'è anche la scrittrice Isabella Bossi Fedrigotti e il presidente dei contadini Gabriele Calliari, che per lungo tempo è stato in lizza per un posto nella Margherita, prima del grande rifiuto.

Si parte alle 18 e la serata si conclude dopo due ore. Via con «La storia siamo noi» e le immagini del passato più recente del Trentino: dall'immigrazione a Battisti, dalla Grande guerra a Manci, da De Gasperi a Pruner, dalla realizzazione dell'autostrada al Mart. Insomma, da «una grande storia ad una grande Intesa».  Le luci in sala restano basse e Beha parte con le interviste ai rappresentanti delle diverse liste. Per la Margherita spazio a Cristina Baldo, giovane candidata (28 anni) che si presenta alle elezioni con una buona spinta: «La Margherita è nata qui», ricorda lei con orgoglio. Poi Mauro Bondi, che invita subito «a mettere da parte quello che è stato», così da evitare che «anche in Trentino vinca la destra capace di fare disastri». Bondi sarà l'unico della serata (forse anche della campagna elettorale) a chiamare in causa l'Ulivo. Quindi sotto con un Giacomo Bezzi in versione elegante, un Marco Benedetti con maxi-adesivo dei Leali sulla giacca, un Mauro Leveghi che parla con orgoglio della storia socialista, una Berasi raggiante, un Gubert esagerato («Senza di noi sarebbe nata una coalizione diversa»), un Detomas in versione leader ladino e un Valduga spumeggiante. 

Ma non è finita. Tocca a Dellai? Non ancora. Avanti con un altro filmato sul programma della prossima legislatura: solidarietà, sanità, sicurezza, scuola, famiglia e via annunciando. Beha sbaglia l'accento del cognome Pacher e cerca di chiedere al sindaco qualche notizia sul Dellai-uomo: «È vero che è uno sportello?», chiede. Pacher abbozza e risponde: «Non mi risulta». Ma è vero, prosegue, «che anche da presidente della Provincia rimane una persona facile da raggiungere». Enrico Bolognani ricorda alcuni momenti belli degli anni da sindaco («Chi non ha memoria non ha futuro», arriva a dire) e Isabella Bossi Fedrigotti riporta la sua interpretazione: «Il territorio del Trentino non è stato devastato come è stato fatto in altre realtà. Non ci credo ancora che qui abbiano investito in un museo come il Mart e non in una Gardaland o in una beauty-farm». Lungo intervento di Dellai prima della trovata finale, con Beha che chiama uno ad uno e con un certo entusiasmo i segretari delle diverse anime della coalizione: Betta, Bondi, Raffaelli, Nardelli, Nicolini, Bezzi, Foladori, Zoller, Bombardelli, Boato, Carlini, Detomas. Tutti a stringersi la mano e a rispondere agli applausi, anche se buona parte della gente è passata al bar. Mauro Bondi prende il mano il microfono e invita tutti al concerto di De Gregori.

Paolo Micheletto

l’Adige, 27 settembre 2003

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