Gli “ambientalisti seri”

 

Un “ambientalista serio senza pregiudizi”, ancor più se presidente, dovrebbe sapere che tra i sostenitori del grande inceneritore bresciano c'è la sua associazione - vedi alcuni spunti nella seconda parte di Noterelle - e che tra quelli dell’inceneritore bolzanino figurano i cugini, più o meno concorrenti, lombardi.

Continuare a sostenere che gli inceneritori sono (ovunque) sovradimensionati è la foglia di fico di chi si riduce a minimalizzare il pensiero o denigrare chi la pensa diversamente. I sostenitori di quel “meno peggio” che “non potranno mai governare” supportano invece le politiche di governo funzionali ai “sistemi integrati”, non proponendosi in qualsiasi modo critico nei confronti di iter progettuali e amministrativi, ad esempio quello di Asm Brescia ed amministrazioni coinvolte, che è a dir poco bizzarro (vedi i pareri e le sentenze della Ue).

Ciò parrebbe poco serio per alcune ragioni che elenchiamo.

○ Sono le cosiddette economie di scala che pretendono inceneritori sovradimensionati; vedi le morbose attenzioni al mantenimento del Cip6 - caso unico in Europa - su cui anche la componente lombarda opera per imporre la sua “politica aziendale”.

○ Ipotizzare un'alta raccolta differenziata, abbinata a un "piccolo" inceneritore (inferiore alle 50.000 tonn/anno, ovvero briciole), comporta dei costi insostenibili, anche per le suddette economie. E quella ipotesi rimarrebbe solo tale anziché pianificazione e prassi prioritaria riferita ad un presente non obbligato ai soli numeri della più inquinante tecnologia di smaltimento.

○ Un "piccolo" inceneritore congela metodi gestionali, elastici e diversificabili, impedendo il loro graduale miglioramento. Che deve investire sulla prima ERRE (riduzione della produzione di rifiuti), altrimenti relegata a cenerentola. Ancora ipotesi impresentabile con l’incenerimento del tot “residuo”. Posto e dimostrabile che altri metodi di smaltimento sono possibili, ma per niente remunerativi (per pochi).

○ Ritenere comunque il "piccolo" inceneritore una soluzione, sembra dare per scontato che quello sarebbe il "male minore". Ma, come accade anche a Bolzano, sulle sue conseguenze sulla salute e sull’ambiente si organizzano workshop "a porte chiuse" e senza alcun contraddittorio, dimenticando di aggiornare i cittadini entro il naturale tempo preventivato. Come se ci fosse qualcosa da aggiustare o nascondere.

○ Silenzi e approssimazioni anche su quel 30% circa di rifiuto solido e liquido, pericoloso o tossico-nocivo, che l’incenerimento produce: rifiuto ben peggiore di quelli in entrata all’impianto. Stessi silenzi sulla produzione di CO2 ed altri numerosi inquinanti, di cui gli inceneritori sono tra i maggiori produttori assieme alle centrali a carbone.

Non è un dunque caso se la cordata altoatesino-emiliana, tanto più quelle trentine, venete, lombarde, piemontesi, toscane, campane, siciliane ecc., non ha mai dimostrato alcuna attenzione al "piccolo" inceneritore se, come scrive Ambiente e Salute, la priorità è il suo dimensionamento.

Ciò non è pregiudizio ma la realtà della costretta gestione dei rifiuti, in Alto Adige come in Lombardia. E anche Napoli e la Campania sono terreno fertile su cui prosperano le ecomafie che “guardano” al nord, e ricevendo da esso, con altrettanta curiosità e reciproci interessi.

Il Trentino si sta finalmente avviando verso il 70-80% di raccolta differenziata; se si vorrà integrarla con una indispensabile e attenta pianificazione sulla prima ERRE la parola inceneritore non troverà più alcun sostenitore e alcuna sostenibilità sociale, sanitaria, ambientale, economica e, non ultima, culturale.

 

Nel merito delle considerazioni contenute nella lettera del presidente di Legambiente Lombardia, Damiano Di Simine, inviata al Corriere dell'Alto Adige e ai Verdi altoatesini (che compare nel seguito) e a costo di ripeterci, aggiungiamo quanto segue.

Legambiente sostiene localmente l'incenerimento dove é politicamente in buoni rapporti con quelle amministrazioni. Quindi non é un “movimento culturale e politico” indipendente; suoi esponenti e presidenti onorari hanno sostenuto di recente, anche a livello nazionale, che gli inceneritori si devono fare, anche in aree dove non é ancora partito alcun progetto di raccolta differenziata e nemmeno di riduzione dei rifiuti prodotti. 

○ A Brescia Legambiente ha sempre avallato tutte le scelte energetiche del Comune di Brescia, anche di recente nel merito del progetto di ripotenziamento della centrale di Lamarmora, che prevede un (inutile) enorme incremento di potenza e di consumo di combustibili fossili. Il presidente di Legambiente Brescia, dott. Mario Capponi, ha sempre sostenuto pubblicamente le scelte di Asm Brescia Spa anche quando l'azienda operava in difformità alle disposizioni di legge. Dunque non poteva che avallare anche la terza linea dell'inceneritore, niente affatto scontata.

○ Riguardo alla provenienza della complessità delle emissioni inquinanti, si deve precisare che esse sono distribuite pari merito tra quelle residenziali, della mobilità e dell’industria; è quindi scientificamente scorretto sostenere che al primo posto c’è il traffico. Inoltre ogni situazione va valutata localmente: in alcune prevale il traffico, a Brescia prevalgono gli insediamenti energetici ed industriali. E in alcune zone di Bolzano cosa prevale? L’inquinamento da traffico diventa l’alibi che Legambiente utilizza per minimizzare la portata politica delle scelte dei Comuni che fanno gli inceneritori. Gli inceneritori sono fonti molto forti e puntuali di ossidi di azoto e polveri e generano enormi quantità di polveri sottili secondarie. 

○ Sul dimensionamento degli inceneritori, va detto che un “piccolo” inceneritore, abbinato alla raccolta “porta a porta”, deve-dovrebbe prevedere la tecnologia a letto fluido pensata per rifiuti con altissimo PCI (potere calorifico inferiore), con le BAT (migliore tecnica disponibile) sul trattamento dei fumi ed elevati costi di esercizio che inducono gli amministratori ad utilizzarli il meno possibile. Sulla questione del famoso, non altrimenti riciclabile (e immutabile?) 25-30% di residuo secco precisiamo che così formulato nasconde il solito imbroglio, per cui, come fa Asm, si spinge sull'assimilazione dei rifiuti speciali, raddoppiando il rifiuto prodotto, per cui alla fine il 60% non differenziato (nel caso di Brescia) o il 30% come ci si propone a Bolzano (e ci si proponeva a Brescia) è in realtà equivalente al 110% (nel caso di Brescia) o 70% (nel caso di Bolzano) del RSU (rifiuto solido urbano), in senso stretto, cioè effettivamente domestico. Insomma il discorso va sempre riportato alle quantità effettive prodotte e differenziate pro capite, quantità che in una corretta politica dei rifiuti (max 1 kg/ab/g di rifiuto prodotto col 75-80% di raccolta differenziata) rende impraticabile un impianto di incenerimento, soprattutto se privo di finanziamenti pubblici.

○ Sugli aspetti storici, avendo partecipato alle lotte antinucleari negli anni '80 ricordiamo che Legambiente fu fino a poco prima dell'incidente di Cernobyl non contraria pregiudizialmente  alla tecnologia nucleare. Allora si facevano molte discussioni per convincere i gruppi locali di Legambiente che quella di opporsi era un’opposizione scientificamente e socialmente fondata. Ma Legambiente aderì al fronte antinucleare molto tardi, anche in quel caso spronata da comitati locali formatisi per contribuire a una seria politica di controllo sulle scelte energetiche.

Adriano Rizzoli

Nimby trentino

 

----- Original Message -----

From: Damiano Di Simine

To: Ecce Terra

Cc:

Sent: Monday, August 06, 2007 2:54 PM

Subject: Re: FUMI E FILTRI IN SUEDTIROL - FNt/938°

 

Cari Nimby trentino,

vi ringrazio per tenermi aggiornato dei vostri comunicati. Premetto che non dispongo di sufficienti informazioni e dati per potermi esprimere sull'inceneritore di Bolzano, poiché, come scrivete correttamente, io sono presidente di Legambiente in Lombardia, vivo a Milano e ho le mie gatte da pelare contro il nuovo inceneritore che vorrebbero farmi in città, per cui scusate se ritengo meno prioritario occuparmi dell'inceneritore di BZ che lascio volentieri agli ambientalisti locali.

Ciò detto, apprezzando il fatto che voi vi siate così carinamente premurati di informarvi su di me, vorrei precisarvi che, sebbene la Legambiente in Lombardia sia un'associazione forte dell'entusiasmo e della partecipazione di molte centinaia di attivisti/e e volontari/e, questa 'forza' non ci consente di governare la nostra regione. Purtroppo o per fortuna, in Lombardia governa chi viene eletto, quindi noi che abbiamo scelto di essere associazione e non partito, non potremo mai governare. Per cui mi pare francamente che ci sopravvalutiate nell'attribuirci meriti o colpe circa l'inceneritore di Brescia. Certo, abbiamo fatto degli sforzi per contestare molti aspetti e dimensioni di quella scelta e per limitare i danni, soprattutto per far sì che la raccolta differenziata diventasse regola (e su questo in effetti riconosco che la Legambiente ha avuto molti meriti in Lombardia perché, agendo come movimento culturale e politico, ha dimostrato molto prima di altri che una diversa gestione dei rifiuti era possibile: quando nei primi anni '90 a Milano si accumulavano i rifiuti esattamente come oggi a Napoli, erano ben pochi, all'infuori di noi, a sostenere che si potesse più che dimezzare la produzione di rifiuti da avviare a discarica o incenerimento grazie alla raccolta differenziata: avemmo ragione per fortuna, in questo come in molti altri casi. Purtroppo Napoli è un osso molto più duro), e non abbiamo mai mancato di evidenziare come la scelta del termovalorizzatore 'esagerato' determini - a Brescia e provincia - ristagno della raccolta differenziata su livelli nettamente più bassi della media regionale. Sulle nanopolveri e affini, consci come siamo della serietà del problema e della difficoltà di affrontarlo in modo risolutivo (da qualunque fonte emissiva provengano, inceneritori inclusi), consentitemi di essere scettico sull'utilizzo politico di questo argomento in questo caso. Ha ragione la provincia di Bolzano a ricordare che la fonte primaria resta, allo stato delle conoscenze, il traffico veicolare. Non credo che sia su questi argomenti che si costruisce una critica seria e non populistica al pensiero unico inceneritorista.

Non voglio far lezioni sugli inceneritori perché non ho nulla da insegnare: penso che debbano essere trattati come qualunque altro prodotto della tecnica, cioè con attenzione e a fin di bene. Significa che io non contesto l'uso della combustione  come processo finale di recupero di energia dalla quota residuale di rifiuto (quella da cui non si può ragionevolmente pensare di poter attuare diversi e più pregiati recuperi di materiali), anche se sono aperto a valutare l'efficacia, i costi e i benefici di altri sistemi di recupero (ad esempio digestione anaerobica per produzione di biogas) soprattutto dal punto di vista del bilancio di carbonio e della sostituzione di risorse energetiche fossili. La scelta di realizzare un inceneritore posso accettarla se essa fa parte di una programmazione del ciclo dei rifiuti che ottimizzi ogni recupero di materia e energia a monte, che minimizzi la produzione di scorie solide e gassose attraverso il ricorso alle migliori tecnologie, che sia correttamente dimensionata al bacino di raccolta (ad esempio, da lombardo mi chiedo perché il Trentino - Alto Adige voglia ben due inceneritori, benché abbia una popolazione pari a un decimo di quella della Lombardia). Sono altre le cose che contesto, a partire dalla perversa incentivazione (fortunatamente ridimensionata da una delle poche cose buone fatte dall'attuale governo) che assimila tutti i rifiuti, anche i derivati del petrolio, a risorse energetiche rinnovabili, e che fino ad oggi è stata il vero 'core business' speculativo degli inceneritoristi.

Voglio invece dirvi che vi ringrazio per quel 'non pregiudizialmente'. Vedo che, nonostante la vena polemica, avete colto il presupposto del nostro agire. In effetti è proprio così: noi non siamo 'pregiudizialmente' contrari a nulla, eccezion fatta per l'oscurantismo, il massimalismo e la cialtroneria, atteggiamenti ai quali sì, siamo pregiudizialmente contrari ogni volta che ci imbattiamo in essi. Perfino quando Legambiente fece la sua più importante (e vincente) battaglia, quella contro il nucleare in Italia, non lo fece partendo da una posizione 'pregiudizialmente' contraria, ma disponendo di dati, elaborazioni, proiezioni condivise almeno da una parte - minoritaria ma autorevole e riconosciuta - della comunità scientifica. È tutta qui la nostra forza, il nostro credito: nella nostra autorevolezza. I nostri giudizi pesano e fanno discutere perché non sono mai preconcetti. Penso che un ambientalista serio è un ambientalista senza pregiudizi, che sa fare alla scienza le domande giuste, che dispone di strumenti per discernere tra le risposte, che non asseconda le isterie collettive o 'di branco', che non ha timori a schierarsi, controcorrente quando serve.

Saluti, Damiano Di Simine

Presidente Legambiente Lombardia

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