Dellai «Cesare» resta un dipendente

 

Egregio direttore,

ho letto il suo editoriale di domenica. Condivido pienamente ciò che scrive riguardo la gestione politico-amministrativa del presidente Dellai. Sono sconcertato nell'apprendere che il presidente della Provincia controlla personalmente i tre quarti del bilancio.

Proprio pochi giorni fa, a Malga Stabio qui nelle Giudicarie, il governatore dava lezioni attraverso i mass media, di democrazia affermando che essa non va intesa come il proliferare di comitati o comitatini che si esprimono su tutto ciò che non va, ma indicava grandi parole come partecipazione, critiche costruttive ecc. ecc. che alla fine dicono tutto e niente.

Evidentemente Dellai non tollera queste espressioni della società civile, in quanto non controllabili da lui stesso e composte magari da elettori critici.

Se facciamo un'analisi, ad esempio, sulla gestione ambientale in questa legislatura, parlando di cose realizzate o in cantiere, scopriamo, secondo me, un disastro. Cito ad esempio la distruzione della val Jumela, il futuro inceneritore di Ischia Podetti, la grotta del «Bus del Giaz» in Paganella, gli impianti di Folgaria, lo sviluppo sciistico di Tremalzo, il collegamento Pinzolo-Campiglio, l'impianto di biocompostaggio di Campiello.

Qui in Giudicarie il presidente appoggia e condivide il progettato mega-impianto di biogas, che, se realizzato, confermerà e non allontanerà mai questo tipo di agricoltura similpadano, in un territorio che equivale in estensione ai poderi di pochissime aziende della pianura Padana, ma con un numero esagerato di bovini.

Anche queste cose hanno dato origine ai temuti comitati, che sono espressione di persone che amano il proprio territorio, lo vogliono salvaguardare e valorizzare, non per egoismo, ma per consegnarlo integro alle generazioni future e alle migliaia di turisti che cercano qui l'ambiente irrimediabilmente compromesso in altre parti d'Italia.

Io mi chiedo: c'era proprio bisogno di istituire un gruppo di lavoro, magari pagato dalla Provincia, per capire i problemi democratici dei trentini? Sicuramente l'ufficio stampa e propaganda del governatore, con 5 milioni di spesa annua, saprà come risolvere la questione.

Però signor direttore non continui a chiamare «principe» il presidente Dellai, perché potrebbe alla fine sentirsi tale. In realtà è semplicemente uno stipendiato dalla Provincia, assunto da noi elettori e pagato lautamente con i proventi delle nostre tasse. Come dice Beppe Grillo, è un nostro dipendente e non viceversa come può magari ritenere lo stesso governatore della Provincia di Trento.

Aurelio Furlotti – Lomaso

l’Adige, 14 agosto 2007

 

L'assenza di contropoteri

Il cesarismo del Principe

 

Nei giorni scorsi il presidente della Provincia Lorenzo Dellai ha istituito un gruppo di lavoro per studiare come avvicinare i cittadini alle istituzioni, e quindi aumentare il grado di democrazia esistente nella nostra regione. Dellai pensa ai Comuni dove lo svuotamento di poteri dei consigli comunali ha ridotto tutta la vita civica di base alla figura del sindaco, che è diventato il dominus assoluto e incontrastato della politica e dell'amministrazione locale, senza più bilanciamenti e contropoteri di sorta.

Il problema esiste ed è serio, ma ancora più preoccupante è che lo stesso fenomeno è avvenuto in maniera assai più consistente e gravida di conseguenze a livello provinciale, proprio nella figura del «governatore». Mai come oggi nella storia dell'Autonomia, il presidente della Provincia ha assommato nella sua persona poteri enormi e strabordanti, competenze, risorse, personale, ruolo politico e istituzionale, visibilità esterna sui media, comunicazione diretta con l'opinione pubblica, che hanno cancellato ogni altro tipo di potere e di bilanciamento istituzionale. Oggi Lorenzo Dellai controlla direttamente i 3/4 del bilancio provinciale, cioè quasi tre miliardi all'anno, solo di competenze che fanno capo alla sua persona (il resto va alla Sanità di Remo Andreolli anch'essa in questi giorni commissariata e messa sotto tutela dal presidente).

La giunta stessa di fatto non esiste più, perché Dellai fa da presidente, da assessore, da segretario di partito, da maggioranza e da opposizione, tanto che può permettersi di portare in esecutivo il progetto «metroland» che prevede 170 chilometri di gallerie sotterranee senza averne mai parlato con nessuno. E oggi per le competenze che ha la Provincia autonoma su scuola, sanità, comuni, trasporti, polizia locale, eccetera eccetera, Dellai ha l'ultima parola su tutto quanto accade in questa terra.

E non si muove foglia che Lorenzo non voglia.

Le ragioni di questo «cesarismo» che si è venuto a creare, sono essenzialmente di due tipi, una di carattere istituzionale e l'altra di carattere politico. La riforma elettorale e l'elezione diretta del presidente hanno rafforzato e ingigantito enormemente la figura del governatore, e ne hanno fatto il dominus assoluto della politica provinciale. Questo in un Land come il Trentino che ha poteri pari a quelli di uno Stato, con competenze e risorse che fanno sì che la Provincia entri in ogni ambito della vita dei cittadini, gestendone e controllandone ogni aspetto, come un mostruoso Leviatano. In più, la nuova legge elettorale ha trasformato in filo diretto il rapporto fra il governatore e i cittadini, senza alcuna mediazione istituzionale o dei partiti. E Dellai ogni giorno si rivolge a tutti i cittadini su tutto, annullando ogni altro potere, ogni altra istituzione, ogni altra mediazione. Negli ultimi cinque anni, infatti, la proiezione mediatica del presidente e le risorse destinate a questo, hanno registrato un'escalation esponenziale, come dimostrano i cinque milioni di euro annui che Dellai fa gestire dal suo ufficio stampa. Oltre a ciò, la legge elettorale contiene il famoso articolo capestro che consente al governatore di «licenziare» in ogni momento gli assessori, dandogli potere assoluto di vita e di morte non solo su ciascun assessore che ha in giunta ma anche sul consiglio, visto che oltre metà dei consiglieri dipendono da lui per la sopravvivenza politica. Accanto a queste ragioni «istituzionali», a determinare questo abnorme squilibrio di poteri ve ne sono anche di politiche, alcune delle quali estranee alla volontà del presidente.

Innanzitutto la fine dei partiti ha fatto sì che il presidente non abbia da rendere conto a nessuno di quello che fa, se non agli elettori. Se vent'anni fa il presidente della Provincia prima di prendere una qualsiasi decisione doveva passare da via San Francesco, cioè dalla sede della Dc, e dibattere e confrontarsi lì, e aveva un partito forte che lo controbilanciava e un segretario più potente di lui, oggi tutto questo non esiste più. Vent'anni fa, vi erano poi partner di coalizione che avevano peso politico e lo facevano valere. E così il presidente della Provincia doveva accordarsi prima con il partito socialista, e anche lì confrontarsi con una base. Anche questo è scomparso. Certo non è imputabile a Dellai se non ha alleati all'altezza, e se i partiti e gli esponenti che compongono la sua coalizione preferiscono raccogliere le briciole che cadono dalla mensa del Principe, invece di decidere insieme il menù. Che comunque il governatore non abbia fatto molto (ed è un eufemismo) per rafforzare gli alleati, ed avere così interlocutori alla pari, questo è risaputo e far parte ormai della storia di questi anni. Ma oggi l'allineamento sul presidente e le sue posizioni assume a volte tratti grotteschi, caricaturali, al punto che assessori e consiglieri prima di esprimere il loro parere su una questione, chiedono cosa ne pensa Dellai.

A tutto questo si aggiunge, infine, l'assenza di fatto in questi cinque anni di un'opposizione seria, motivata, incalzante sulle questioni, chiara su un progetto alternativo a quello del presidente, su cui poi poter essere giudicata alle successive elezioni. Perché ha un bel dire Mario Malossini, leader dell'opposizione, che il suo elettorato potenziale è in buona parte lo stesso di quello di Dellai, e quindi è meglio mettersi d'accordo che fare opposizione, però di fatto questo ha causato negli ultimi cinque anni, un'assenza di opposizione di fronte alla crescita enorme di poteri che è stata testè descritta.

Ora, questa concentrazione di potere sta diventando un problema serio per il Trentino, e va affrontato sia sul piano politico che istituzionale. Anche per un motivo molto semplice, perché se per una qualsiasi ragione viene meno Dellai, non può crollare con lui tutto il sistema politico-istituzionale di questa terra. Data la sua importanza, la questione non potrà non essere al centro anche della prossima campagna elettorale.

Certo, anche l'opposizione dovrà fare la sua parte, organizzandosi in un'alternativa credibile e seria, perché possa consentire agli elettori l'anno prossimo un confronto alla pari, tra due progetti, due leader, due squadre di governo, e non un semplice plebiscito di conferma per Dellai, perché non vi sono alternative. Dal canto loro, anche il resto delle forze politiche di maggioranza dovranno seriamente trarre un bilancio della legislatura, e interrogarsi se hanno avuto un qualche ruolo, a parte quello di tappezzeria, e come intendono porsi per il futuro, con quali idee innovative e progetti, con quale contributo alla linea di Dellai.

Sul piano istituzionale poi, dato ormai per certo che in questo ultimo anno di fibrillazione elettorale non si riesca a modificare la legge, sarà necessario quanto prima far decadere quel pericoloso dispositivo che rende ricattabili gli assessori in ogni momento, costringendoli «ad nutum principis» a perdere la poltrona, se il principe lo vuole.

In politica il vuoto viene sempre riempito, e Dellai lo ha riempito per bene. Forse è giunto il momento di porre dei freni.

p.giovanetti@ladige.it

l’Adige, 12 agosto 2007

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