Antiparassitari, urgono controlli

I cittadini: «La nostra eredità è fatta di salute e territorio»

 

TUENNO - Stavolta a muoversi è un gruppo di famiglie di Tuenno, alle quali se ne sono aggregate altre di vari paesi limitrofi. Anche queste intenzionate ad avviare una raccolta di firme a sostengo della necessità di controlli dell'aria, dell'acqua, del terreno, dato che le rassicurazioni verbali sulla non nocività delle irrorazioni e dell'uso di veleni chimici nei meleti non sono a loro avviso sufficienti.

La lettera, già pervenuta agli uffici provinciali, è indirizzata agli assessori provinciali Remo Andreolli (sanità), Mauro Gilmozzi (urbanistica), Tiziano Mellarini (agricoltura), Marta Dalmaso (politiche sociali), oltre che al presidente Lorenzo Dellai ; i suoi contenuti erano stati illustrati a Ivana Riccadonna, segretaria dell'assessore Andreolli, nel corso di un incontro svoltosi nei giorni scorsi. Pur ammettendo che rispetto al passato, in tema di uso indiscriminato di antiparassitari e diserbanti, qualche passo è stato compiuto, i firmatari della lettera, che avvieranno una raccolta di firme (già una iniziativa analoga, con 147 firme, è stata condotta da un altro gruppo di persone un paio di settimane fa), affermano che «la salute pubblica ed il nostro territorio sono gli unici bagagli nell'eredità che noi lasceremo», aggiungendo poco oltre: «In questi ultimi anni abbiamo osservato che c'è stata quasi una rinuncia all'applicazione delle buone pratiche agronomiche rivalutate dal protocollo, e un impiego massiccio di fitofarmaci, anche sulla base delle indicazioni tecniche dell'Istituto Agrario di San Michele. Per fare un esempio, nel 2006 lo stesso Istituto ha consigliato 26 trattamenti fitosanitari costituiti principalmente da insetticidi e fungicidi. Supponendo che tutti gli interventi siano stati eseguiti, sarebbero stati sparse in Val di Non circa 687 tonnellate più 700 metri cubi di soli principi attivi in circa 6.000 ettari. Parlando con gli agricoltori abbiamo scoperto che pochissimi conoscono i contenuti del citato disciplinare, mentre tutti si affidano alle indicazioni relative all'uso di fitosanitari che l'Istituto periodicamente espone».

Il discorso si sposta poi sulle «regole»; ad esempio quella di non utilizzare l'atomizzatore ad una certa distanza da abitazioni, strade, edifici pubblici; spesso disattese, nonostante da uno studio (Lorenzin e Betta, 1993) risulti che anche a distanza di 100 metri gli effetti della «deriva» delle irrorazioni sono dannose per la salute. Il gruppo di famiglie prosegue citando altri studi, tra cui quello «Pesticidi nel piatto 2006» di Legambiente, da cui risulterebbe che solo il 17% dei campioni (alimenti) analizzati in Trentino è esente da residui, mentre l'83% ne presenta uno o più: tra questi il 7% è «fuori norma».

In mele trentine ad esempio è stato rilevato anche il principio attivo Acephate, non ammesso dal protocollo.

Ai vertici provinciali i firmatari - loro riferimento è Francesca Martini - chiedono quali siano gli effetti acuti e cronici causati in valle di Non dall'uso massiccio di pesticidi; di far eseguire dagli organi competenti maggiori controlli sul rispetto dei protocolli e delle ordinanze esistenti; di intervenire anche sotto il profilo legislativo per regolamentare l'uso dei pesticidi (chiesto esplicitamente un «perimetro di sicurezza» in cui essi siano vietati); di limitare l'espansione dell'agricoltura intensiva, incentivando altre forme più «pulite».

Richieste simili a quelle sottoscritte un paio di settimane fa da 147 persone di un diverso gruppo; ma ad Anna Pilati, portavoce di quella iniziativa, fino ad oggi non è giunta risposta alcuna.

l’Adige, 17 agosto 2007

 

«Melinda rispetta l'ambiente»
I dati del direttore Granata «confutano» le critiche

 

VAL DI NON - Hanno firmato in 147 nei giorni scorsi «denunciando» al presidente della Provincia Lorenzo Dellai l'impatto dell'agricoltura sul territorio della Val di Non (l'Adige di domenica). Nel mirino del «gruppo di abitanti» nonesi, veleni e reti antigrandine.

Una risposta (indiretta) alla protesta arriva ora direttamente dal sito del Consorzio Melinda, dove sono stati riportati i tratti salienti della relazione presentata dal direttore Luca Granata in un recente meeting: «Le piante devono essere difese, ma nessun altro gruppo di produttori comparabili con Melinda nel mondo vanta standard di rispetto ambientale superiori ai nostri». Granata ha parlato anche delle ricadute, positive e negative, come il consumo d'acqua e di energia che tutte le attività del Consorzio comportano nei confronti dell'ambiente.

Per quanto concerne le reti antigrandine, secondo i dati forniti dal direttore, sarebbero 350 gli ettari coperti (il 5,3% del catasto Melinda), di cui 73 nel corso degli ultimi due anni; tra le azioni intraprese per limitare l'impatto sul paesaggio, il finanziamento limitato a 85 ettari all'anno. Le applicazioni per la difesa antiparassitaria sono invece tra le 20 e le 25 all'anno, i chili di concime sono 500 per ettaro all'anno: per un maggiore rispetto del territorio, entro il 2008 la totalità dei soci avrà la certificazione Eurep-Gap sul proprio prodotto.

Nei campi vengono impiegati circa 8.200 metri cubi di acqua all'anno per ettaro (quanto due piscine olimpioniche), mentre nei centri di conservazione e confezionamento, per la frigo-conservazione si consumano 60 mila mc di acqua all'anno, e per la selezione e il confezionamento si contano 300 mc al giorno. Per limitare gli sprechi in campagna, i consorzi irrigui stanno procedendo all'introduzione progressiva di impianti a goccia, riducendo del 30% il fabbisogno di acqua. Nei centri di conservazione e confezionamento invece si prevede l'acquisto di quattro macchinari per la filtrazione ed il riutilizzo dell'acqua, con una diminuzione dei consumi di 120 mc d'acqua al giorno e un investimento complessivo di 800 mila euro.

Per quanto riguarda poi il traffico di mezzi pesanti, secondo le stime di Granata, fino al 2001 - quando erano 16 i centri di confezionamento - i camion percorrevano in Val di Non circa un milione 156 mila chilometri, mentre oggi la cifra è diminuita di oltre un terzo, con 722 mila km.

Infine, per limitare il consumo di energia elettrica, Melinda ha realizzato 18 impianti fotovoltaici che, installati in questi mesi sui tetti dei magazzini, produrranno 1,2 milioni di kwh all'anno, con oltre 600 mila chili di anidride carbonica all'anno non immessi nell'aria della valle: l'equivalente di quanto assorbito da circa 30 ettari di bosco adulto di conifere.

«L'attività produttiva di Melinda, che vede gran parte del suo successo dovuto alle peculiarità dell'ambiente della Val di Non - ha concluso Luca Granata -, non può che avere continua e crescente attenzione nei confronti dell'ecosistema circostante ed essere costantemente volta a ridurre gli effetti negativi ed aumentarne quelli favorevoli».

An. Be.

l’Adige, 11 agosto 2007

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