Io, turista, indignata per il vostro sviluppo anni ’60

 

Egregio sindaco di Campo Tures,

passo le vacanze nella valle di Tures, anzi più precisamente a Riva di Tures da più di venti anni. Ci sono venuta la prima volta nel 1982 e fu un amore a prima vista. Ci sono venuta in viaggio di nozze, con la figlia neonata e via via che è cresciuta, ci ho portato genitori, parenti, amici, collaboratori che a loro volta sono stati conquistati dalla bellezza delle montagne e delle acque, dal silenzio e dal verde e dal raro equilibrio tra uomo e natura che pareva essere rimasto inalterato, a dispetto dal passare del tempo. Ma questo sarà purtroppo l’ultimo anno del mio soggiorno.

Da qualche anno questa precaria armonia è stata interrotta: le gru stanno invadendo il territorio che fiorisce di sgraziati e turriti alberghi, i vecchi masi vengono abbattuti, i boschi dissestati, l’asfalto sostituisce i prati, si costruiscono piste di fondo e zone residenziali che trasformano villaggi alpestri e graziose cittadine dal sapore asburgico in zone periferiche in stile minimalista, simili a qualunque periferia urbana, in cui ricche fioriere e nanetti nel praticello rasato sostituiscono le tradizionali spalliere di albicocche e i meravigliosi orti colmi di erbe e di fiori.

Perché? È il nuovo che avanza? Per quali turisti avidi e frettolosi gli abitanti stanno apprestando la distruzione del loro incomparabile patrimonio naturale e abitativo che faceva dell’Alto Adige una delle perle del turismo di qualità? Sono certi gli amministratori di una ricchezza così grande di avere scelto bene permettendo agli albergatori di spianare colline, di costruire colossi, di estendere parcheggi e asfalto, ai proprietari di costruire e rimodernare oltre misura senza rispettare i vincoli di una tradizione abitativa straordinaria e preziosa che costituiva, insieme ai boschi e alle montagne, una delle risorse più interessanti del territorio?

Fatemele ricordare solo alcune di queste cose perdute, dato che, con molto dolore e anche rabbia, non le rivedrò più: il gioco grazioso delle acque e dei canali a Molini di Tures, l’intatta bellezza della val Sorgiva a Riva, un tripudio di rocce, cascate, sentieri alpestri, fiori, i piccoli mulini di legno scuro lungo il torrente, pieni di ruote e giochi d’acqua, i vecchi negozi di Campo Tures, dalla grazia austroungarica. Non sarebbe stato un segno di lungimiranza (anche economica) cercare di conservare in modo accorto, e attento al nuovo, le particolari qualità di un territorio, da proteggere non solo all’interno del perimetro del parco, ma nella sua globalità, come esempio vivente di amore per la propria terra, di turismo rispettoso e non invasivo, costruttore di reali possibilità di sviluppo a lungo termine?

Questo modello di turismo intelligente ce lo aveva insegnato proprio l’Alto Adige, dove giustamente non si vendevano case ai non residenti, dove soggiornare era piacevole anche grazie alla estrema vivibilità delle sue strutture pubbliche: ma ora i residenti cosa fanno? Che fine ha fatto la piscina di Lutago con le sue saune? Dobbiamo tutti farci il bagno di fieno in mega- alberghi arredati come le hall di un aereoporto?

Che dire poi del progetto idroelettico che sta sventrando Riva? Era proprio necessario?

Non immaginavo davvero che arrivassero ora, in Alto Adige, gli sbadati e rovinosi anni ’60, che hanno fatto delle coste italiane una ininterrotta sequela di cemento e ombrelloni. Ma oggi non siamo negli anni del boom economico, non si possono fare gli stessi errori. Spero che prevalga il senso della misura e non si preferisca un turismo predatorio, che arricchisce pochi e impoverisce tutti.

Simonetta Chiappini, Firenze

Alto Adige, 21 agosto 2007

Cerca

Aggiornamenti

Aggiornati

Inserisci il tuo indirizzo e-mail.  Sarai avvisato ad  ogni aggiornamento  di Ecce Terra.

Inserisci