Appello di Parigi


L’ARTAC, associazione francese impegnata nella ricerca nel campo della terapia anti-cancro, ha lanciato il 7 maggio 2004 L’Appello di Parigi, dichiarazione internazionale sui pericoli sanitari dell’inquinamento chimico. L’Appello, sottoscritto da numerose associazioni e personalità, gode di un successo crescente. L’Ecologist italiano (n° 4, marzo 2006) propone qui di seguito il testo integrale dell’appello e chiede di sottoscriverlo e diffonderlo.


Premessa

 

Ricordando come nello “Statuto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)” del 7/5/48, la salute sia definita come una “condizione di benessere fisico, psichico e sociale” e non soltanto come “assenza di malattia”.

 

Riaffermando l’adesione ai  principi fondamentali contenuti nella “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo” (10/12/48) e ai due “Trattati internazionali delle Nazioni Unite” sui diritti economici, sociali e culturali con particolare riguardo a quanto affermato all’art. 12.1, che riconosce il diritto di ogni essere umano a godere del migliore stato di salute psico-fisica raggiungibile. 


Ricordando come la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Ambiente abbia affermato nella “Dichiarazione di Stoccolma” del 16/6/72, che sono considerati diritti umani fondamentali: il diritto alla vita, alla libertà e all’eguaglianza in un ambiente che consenta una vita sana e dignitosa.


Ricordando come la “Dichiarazione dell’Aja sull’Ambiente” (11/3/89), sottoscritta da 24 Paesi, abbia confermato come non sia sufficiente impegnarsi a garantire la difesa dell’ecosistema, ma anche il diritto a vivere dignitosamente in un ambiente sostenibile: sancendo il dovere della comunità delle nazioni nei confronti delle generazioni presenti e future di intraprendere ogni azione possibile per la tutela della qualità dell’atmosfera.


Ricordando come la “Convenzione sui Diritti dell’Infanzia” (20/11/89) imponga all’art. 6 agli Stati che l’hanno sottoscritta di riconoscere a tutti i bambini il diritto alla vita, garantendo loro la migliore sopravvivenza e sviluppo, e all’art. 24 di riconoscere “il diritto del bambino a godere del miglior stato di salute possibile” prendendo le misure più appropriate nella lotta alle malattie e contro i pericoli dell’inquinamento ambientale”.


Ricordando come la “Carta Europea su Ambiente e Salute” di Francoforte (8/12/89) attesti il diritto di ognuno di beneficiare di un ambiente che garantisca il livello più elevato possibile di salute e benessere. 


Ricordando come la “Risoluzione 45/94 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite” (14/12/90) garantisca a tutti il diritto di vivere in un ambiente in grado di assicurare salute e benessere. 


Ricordando come la “Convenzione sulla Biodiversità” (5/6/92) affermi come “in caso di minaccia di riduzione notevole della biodiversità, l’assenza di prove scientifiche certe non debba essere presa quale scusa per differire le misure che permetterebbero di evitarne il pericolo o di attenuarne gli effetti”.


Ricordando come la “Dichiarazione di Rio de Janeiro” su ambiente e sviluppo (13/6/92) stabilisca già al Punto 1 che gli esseri umani devono essere al centro delle preoccupazioni per uno sviluppo sostenibile e hanno diritto a una vita sana e produttiva in armonia con la natura; ed al Punto 15 che tutti gli Stati sottoscrittori dovranno adottare, in base alle proprie capacità, ogni possibile precauzione per la tutela dell’ambiente. E che, in caso di danni gravi o irreversibili all’ambiente, l’assenza di prove scientifiche certe non debba essere presa a pretesto per rinviare l’adozione di efficaci provvedimenti necessari a prevenire il degrado ambientale.


Ricordando come gli Stati firmatari della “Convenzione OSPAR per la protezione del Nord Est Atlantico” (22/9/92) si siano impegnati, in base all’articolo 2 dell’Annesso V, a prendere le necessarie misure di tutela delle coste dai possibili danni arrecati delle attività umane, in modo da salvaguardare la salute stessa dell’uomo; con l’obiettivo di sospendere entro l’anno 2020 l’emissione in ambiente marino di sostanze inquinanti e di scarto.


Richiamando alla memoria come il Trattato istitutivo della Comunità Europea precisi all’art.174, relativo alle politiche ambientali, come la politica ambientale della UE debba contribuire al raggiungimento degli obiettivi seguenti: conservazione e miglioramento della qualità dell’ambiente; protezione della salute umana; utilizzazione razionale e prudente delle risorse naturali; promozione sul piano internazionale delle misure destinate ad affrontare i problemi ambientali regionali e globali. Al comma 2 del suddetto articolo si sottolinea come la politica della UE in materia ambientale si ispiri ai Principi di Precauzione, Prevenzione del danno, correzione alla radice dei guasti ambientali ed alla regola “chi inquina paga”.


Ricordando come il “Protocollo di Cartagena” sulla prevenzione dei rischi biotecnologici riaffermi, nel Preambolo ed all’art.1, in relazione alla Convenzione sulla biodiversità del 29 gennaio 2000, la validità del suddetto Principio di Precauzione, consacrato dal Punto 15 della Dichiarazione di Rio in considerazione dei possibili danni per la salute umana.


Ricordando come la “Convenzione di Stoccolma” (22/5/01) metta in rilievo che i POP (Inquinanti Organici Persistenti) possiedono proprietà tossiche, resistono alla degradazione chimica, si accumulano negli organismi viventi propagandosi in atmosfera, ciclo delle acque, specie migranti e catena alimentare e precisi fin dal suo art.1 l’importanza primaria della tutela dell’ambiente e della salute dai possibili danni da POP.


Ricordando come la “Dichiarazione di Johannesburg per uno sviluppo sostenibile” (4/9/2002) abbia condannato l’impoverimento della biodiversità, la desertificazione, gli effetti negativi dei cambiamenti climatici, l’incremento delle catastrofi naturali e l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del mare.  

 

Considerazioni scientifiche

 

1 - Considerando che la situazione sanitaria appare in via di deterioramento in tutto il mondo e che tale degrado, ancorché di natura diversa, colpisce tanto i paesi poveri che quelli ricchi.

 

2 - Considerando che la stessa OMS attesta un allarmante aumento di malattie croniche, in particolare di cancro, in tutto il mondo: con particolare riferimento ai paesi industrializzati, nei quali il cancro è in crescita dal 1950 in tutte le fasce di età, anche e soprattutto a causa dell’inquinamento chimico, il cui incremento non è mai stato correttamente misurato.

 

3 - Considerando che l’esposizione ad alcune sostanze chimiche provoca un aumento di alcune malformazioni congenite.

 

4 - Considerando che la sterilità soprattutto maschile è in aumento, sia quale conseguenza di difetti congeniti, che di una riduzione di produzione di spermatozoi, soprattutto nelle regioni più industrializzate d’Europa, dove il 15% delle coppie è sterile (probabilmente a causa dell’inquinamento chimico).

 

5 - Considerando che l’uomo è oggi esposto ad un inquinamento chimico diffuso; che questa esposizione ha effetti dannosi sulla salute; che tale situazione va attribuita a gravi carenze nelle normative inerenti alla produzione, commercializzazione e smaltimento di tali prodotti chimici inquinanti.

 

6 - Constatando come queste sostanze e prodotti inquinanti siano sempre più numerosi (idrocarburi aromatici policiclici (IPA); diossine, furani, policlorobifenili; amianto; metalli pesanti tossici quali piombo, mercurio e cadmio; pesticidi; additivi alimentari ecc.); che molte di queste sostanze non sono biodegradabili e rimangono nell’ambiente, contaminando atmosfera, acqua, suolo e catena alimentare; che l’uomo è sempre più esposto a sostanze o prodotti inquinanti e tossici persistenti (POPs) che tendono ad accumularsi negli organismi viventi.

 

7 - Constatando come la maggior parte di tali sostanze o prodotti siano attualmente immessi sul mercato senza essere sottoposti a test tossicologici preventivi, atti a saggiare la loro pericolosità per l’essere umano.

 

8 - Considerando che tutte queste sostanze e prodotti chimici contaminano in modo sempre maggiore l’ambiente; che esse possono interagire, potenziando i propri effetti tossici sugli esseri viventi; che è estremamente difficile stabilire sul piano epidemiologico un legame diretto tra l’esposizione a una o l’altra delle sostanze e lo sviluppo di una certa patologia.

 

9 - Considerando che, sul piano tossicologico alcune di queste sostanze o prodotti chimici sono dei perturbanti ormonali; possono avere effetti cancerogeni e mutageni; possono provocare allergie, specie a carico dell’apparato respiratorio, quali l’asma; possono esplicare effetti neurotossici e provocare l’insorgenza di malattie degenerative del sistema nervoso nell’adulto e un ridotto sviluppo intellettivo nel bambino; possono provocare deficit immunologici, causa, a loro volta, di infezioni, in particolare virali. E considerando che molti pesticidi vengono dispersi nell’ambiente in grandi quantità, pur essendone stato provato l’effetto inquinante e tossico per uomini, animali e organismi in genere.

 

10 - In considerazione del fatto che i bambini sono più vulnerabili e maggiormente esposti alla contaminazione di questi inquinanti; che molte di queste sostanze attraversano la barriera placentare e si concentrano nel prodotto del concepimento e nei tessuti grassi e in particolare nel latte materno; che di conseguenza il corpo del neonato rischia di essere contaminato dalla nascita e quello del bambino nei primi anni di vita, per inalazione o ingestione di contaminati dispersi nel suo stesso habitat.

 

11 - In considerazione del fatto che tutte le sostanze tossiche succitate possono indurre nel bambino le patologie di cui al comma 9; che in particolare nel Nord Europa un bambino su sette è affetto da asma bronchiale; che l’incidenza delle neoplasie in età pediatrica è in crescita soprattutto negli ultimi 20 anni. Che in base a tutte queste considerazione bambini e neonati di oggi sono in pericolo.

 

12 - Considerando che l’uomo è un mammifero co-evoluto con la flora e la fauna locali. Ma che egli è al contempo la causa della scomparsa di migliaia di specie viventi ogni anno; e che gli stessi danni irreversibili alla flora e alla fauna ambientale causati dalle sostanze inquinanti succitate mettono a rischio la sua stessa sopravvivenza.

 

13 - Considerando che la “Dichiarazione di Wingspread” (28/6/91), sottoscritta da 22 scienziati americani, attesta che esiste un chiaro legame tra l’estinzione di alcune specie animali domestiche e selvatiche e l’aumento dell’inquinamento ambientale da prodotti chimici; che l’uomo è esposto allo stesso tipo di inquinamento, che ha prodotto in altri animali malformazioni e malattie tali da determinare la loro scomparsa.

 

14 - Considerando che l’inquinamento chimico in tutte le sue forme è divenuta una delle principali cause degli attuali flagelli che funestano l’umanità: cancro, sterilità, malattie e malformazioni congenite, che la medicina contemporanea, malgrado i progressi della ricerca, non riesce a contrastare ed eradicare.

 

15 - Considerando infine che l’inquinamento da gas serra, sta determinando un notevole riscaldamento del pianeta e di conseguenza una pericolosa destabilizzazione delle condizioni climatiche; che secondo le previsioni meno pessimistiche la temperatura della terra è destinata ad aumentare di tre gradi centigradi nel prossimo secolo; che tale incremento di temperatura rischia di favorire la proliferazione di virus, batteri, parassiti e vettori; che la rapida estensione delle nicchie ecologiche di tali patogeni rischia di determinare il ritorno alla nostre latitudini di patologie tropicali eradicate da decenni e di favorire la comparsa di nuove malattie.

 

Dichiarazione

 

Noi, scienziati, medici, giuristi, cittadini, convinti della gravità di tale situazione, dichiariamo che:


Articolo 1: Lo sviluppo di numerose malattie moderne è una diretta conseguenza del degrado ambientale.


Articolo 2: L’inquinamento chimico costituisce una minaccia grave per i bambini e per la sopravvivenza stessa dell’uomo. 


Articolo 3: La nostra salute, quella dei nostri figli, delle generazioni future e della stessa specie umana è in pericolo.


Ci appelliamo perciò ai politici, all’Europa, agli organismi internazionali e in particolare all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) perché si adottino tutte le misure necessarie e in particolare: 


Misura 1: Vietare l’uso di quei prodotti che possono avere effetti cancerogeni, mutageni o CMR sull’uomo e applicare il Principio di Sostituzione; eccezionalmente quando fosse impossibile l’applicazione di questo principio, limitare l’utilizzazione del prodotto pericoloso mediante normative e misure di contenimento rigorose. 


Misura 2: Applicare il Principio di Precauzione in relazione a tutti i prodotti chimici per i quali, sulla base di quanto già enunciato alla Misura 1 (et supra comma 9 e comma 13), o delle loro caratteristiche di persistenza, bioaccumulabilità e tossicità ambientale, esista un rischio presunto di danno grave/irreversibile alla salute umana e/o animale e più in generale all’ambiente, anche in assenza della prova formale di un nesso epidemiologico preciso, al fine di prevenire danni ecologici e sanitari irreversibili.

 

Misura 3: Promuovere l’adozione di norme tossicologiche e di valori soglia accettati a livello internazionale a salvaguardia delle persone, basate sulla valutazione dei rischi per gli esseri viventi più vulnerabili: in particolare per i bambini e per gli embrioni. 


Misura 4: In applicazione del “Principio di Precauzione” adottare Piani precisi con scadenza programmata per la riduzione regolamentate e la definitiva messa al bando delle sostanze inquinanti e tossiche, come i pesticidi (come già sperimentato con successo in Svezia, Danimarca e Norvegia).

 

Misura 5: Alla luce delle gravi minacce che pesano sull’umanità, indurre gli Stati a spingere i soggetti pubblici e privati ad assumere la responsabilità dei propri atti ed omissioni e delle conseguenze di questi e, ove tale responsabilità non fosse a carico di un singolo Stato, affidare tale compito alle istituzioni internazionali.


Misura 6: In relazione al problema del riscaldamento planetario e della susseguente destabilizzazione climatica, tale responsabilità impone ai singoli Stati di mettere in atto misure restrittive concrete e decise, al fine di ridurre le emissioni di gas serra, senza attendere la definitiva applicazione del Protocollo di Kyoto.


Misura 7: Per quanto riguarda l’Europa si chiede di rinforzare  il programma REACH (Registrazione, Valutazione, Autorizzazione dei prodotti Chimici) di regolamentazione della commercializzazione dei prodotti chimici, per arrivare alla sostituzione dei componenti chimici più pericolosi con prodotti alternativi meno dannosi. Per quanto riguarda il resto del mondo la proposta è quella di adottare una versione internazionale perfezionata del modello REACH, per la  regolazione dell’immissione sul mercato di prodotti chimici.

 

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