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NO TAV

 

Nelle Valli dell'Isarco e dell'Adige, vivono centinaia di migliaia di trentino-altoatesini. Sotto i loro ghiacciai e le loro montagne che alimentano i loro fiumi sono stati individuati grandissimi giacimenti dei loro euri.

Per arrivare a questi giacimenti, pare necessario progettare la devastazione di ampi spazi del ristretto fondovalle. Niente di così gigantesco è mai stato concepito nella storia della loro regione; è certo infatti che fare qualche lunghissimo tunnel sia diventato l'"affare del secolo".

Questo progetto si chiama TAV - Treno ad Alta Voracità.

La compagnia che lo vuole realizzare si chiama MAGO - MAnovalanza Grandi Opere.

L'operazione è stata pensata da alcuni personaggi dentro qualche "sospetto" che trovano buoni legami in tutti i partiti dell'arco costituzionale (vedi spunti e alcuni nomi illustri in calce).

Il governo italiano non può che approvare.

L'unico motivo per cui alcuni cantieri "propedeutici" sono già stati aperti è perché i cittadini sono stati tenuti all'oscuro di tanta ricchezza, impauriti e dunque faticano ad argomentare. E non è facile farlo in vista di così tanti euri.

Se i cercatori della MAGO insistessero a programmare la distruzione di vallate e montagne, non distruggerebbero solo un territorio e la sua identità, già provati, ma inquinerebbero irrimediabilmente, oltre a valli e monti, cultura e tradizioni.

Tra l'altro tutti i costi per l'estrazione degli euri dovrebbero essere sostenuti dagli stessi disinformati e inconsapevoli cittadini. È cioè evidente che non ci sarà nessun guadagno per chi vive in quei luoghi. Si vorrebbe restasse loro un territorio ancora più inquinato, disagi per decenni con conseguente peggioramento del loro stato di salute, devastazioni ed elevata - immutabile e in aumento? - presenza dei transiti degli inquinanti Tir.

I cittadini ne hanno le tasche piene, assieme a ragioni e voglia di lottare per la propria terra. Finora non hanno nemmeno potuto usufruire della televisione di stato, alla quale peraltro pagano regolare canone, perché la politica lo ha proibito.

Tra le tante speranze e certezze c'è quella di bloccare questo progetto con l'aiuto della Giustizia, anche di quella divina.

Il posto dove si può cominciare a cambiare il mondo è anche questo.

Anche i trentino-altoatesini devono sapere cosa vuol dire TAV per impedire quello che pochi vorrebbero accadesse.

 

Chiediamo ai governi locali e nazionale di bloccare il progetto del TAV al fine di proteggere anche le montagne e le pianure delle valli dell'Isarco e dell'Adige, la qualità della terra e della vita della gente che vive in queste terre.

 

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NO ALL'APERTURA DELLE MINIERE DEL TAV

NELLE VALLI DELL'ISARCO E DELL'ADIGE

 

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Cenni sugli inventori della cosiddetta “sindrome Nimby”

 

Nel 2004  il Ministero delle Attività produttive in accordo con  il Ministero dell’Ambiente sponsorizza la promozione, da parte di un Associazione no profit, Aris (Agenzia di Ricerca Informazione e Società) di Nimby Forum, “primo Tavolo di lavoro pubblico-privato e primo Osservatorio Media italiano per studiare il fenomeno delle contestazioni territoriali ambientali”, ente di ricerca che realizza il monitoraggio in continuo del fenomeno e organizza convegni scientifici per studiare questa nuova, pericolosa e contagiosissima “malattia sociale”, la “sindrome Nimby” dall’inglese “Not In My Back Yard - Non nel mio cortile”.

Il compito che si è assunto Nimby Forum non è dei più semplici, anche se fin troppo eloquente nella sua ingenua [?] formulazione: “Che cosa si può fare per mettere sullo stesso piano progresso e tutela del territorio, interessi pubblici e privati, impresa e governo, sviluppo e sostenibilità?” A questa impresa titanica ha dato direttamente il suo contributo il fior fiore delle aziende energetiche, dei rifiuti e delle infrastrutture, tra cui Actelios SpA/Gruppo Falck [protagonista dei progettati inceneritori siciliani], AEM Milano SpA, Amsa Milano SpA, Assoelettrica-Confindustria, Atel Energia SpA, Autostrade SpA, Edison SpA, Enel SpA, Endesa Italia SpA, Fondazione Fiera Milano, Gruppo Enia SpA, Gruppo Impregilo [capofila di Fibe, protagonista del “disastro rifiuti” in Campania], Gruppo Italgest, Gruppo Teseco, Hera, Siemens Italia, Stretto di Messina [!] SpA TAV [!] SpA-Ferrovie dello Stato, Terna Spa, Waste [Rifiuti] Italia Spa. Mentre hanno assicurato la loro partecipazione, in diverse occasioni, anche alcune Associazioni blasonate: Amici della Terra, ACU Associazione Consumatori Utenti, Cittadinanzattiva, CMC Coop. Non manca, infine il supporto di un Comitato scientifico, costituito da esponenti di rilievo di “Galileo 2001”, di Nomisma Energia e dell’immancabile Legambiente, presente in forze anche con il direttore di “Quale energia”. Quindi la mission di Nimby Forum è appunto quella di offrire un supporto agli operatori pubblici e privati alle prese con le resistenze delle comunità sul territorio.

Recentemente, e siamo all'oggi, gli “sviluppisti” incalliti, incuranti del ridicolo, ne hanno inventato un'altra come degno corollario di Nimby Forum: il premio Pimby, acronimo di “Please In My Back Yard - Per favore nel mio cortile”. L’idea è sbocciata nel pensatoio “veDrò” [l'Italia del futuro] fondato da Enrico Letta con Anna Maria Artoni, presidente della Confidustria dell’Emilia Romagna, e altri (manager, accademici, ecc.), nell'agosto 2006, con la partecipazione autorevole di Giulia Buongiorno, illustre avvocato e deputato An, nel corso di un seminario residenziale con 300 partecipanti, “deliziati col dibattito, Da Nimby a Pimby. Lui [Letta], come Veltroni, vuole l'Alta Velocità, le infrastrutture, le centrali elettriche, la modernizzazione. Non a caso il "Totem" lettiano è la centrale elettrica parzialmente dismessa di Dro, in Trentino, da cui il nome del think thank veDrò e il progetto politico: Far ripartire la scintilla per dare energia all'Italia” (“Affari e Finanza – La Repubblica”, 11 settembre 2006).

Dopodiché si è trovato un illustre presidente per il Comitato scientifico di Pimby, Chicco Testa (già presidente di Legambiente, poi di Enel, quindi membro consultivo di  Carlyle Europa, la finanziaria della famiglia Bush, ecc.), con il solito corredo di esperti “trasversali” provenienti dal mondo accademico, imprenditoriale, mediatico ed associativo (non manca il presidente di Nimby Forum ma anche il direttore di Panorama della galassia berlusconiana Mondadori, e nella giuria un redattore di “La nuova ecologia”, organo di Legambiente), con il patrocinio del Ministero dello sviluppo economico e della Provincia di Milano e con il contributo di importanti aziende energetiche, tra cui Enel, Cofathec (gruppo di servizi energetici europeo) e Gaz de France.

Tuttavia, nonostante questa controffensiva mediatica (e, francamente, un po’ sgangherata), è molto facile per i comitati locali  in un paese come l’Italia, che già supera il livello di guardia della “saturazione” impiantistica, infrastrutturale e cementizia, dimostrare che questi “impianti strategici” non s’hanno da fare “né qui né altrove”.

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