Lavis, Lorenzoni contesta i dati e le proposte di intervento della Provincia
Qualità dell'aria, piano inadeguato

 

LAVIS - «Benvenuto» al Piano provinciale di tutela della qualità dell'aria redatto per la giunta dal Dipartimento di ingegneria civile e ambientale dell'Università di Trento. Ma esso è un piano troppo pieno di auspici e allo stesso tempo carente nei dati e nelle proposte. Critica pesante, quella illustrata ieri sera in consiglio comunale dall'assessore all'ambiente Lorenzo Lorenzoni. A parte la titolazione (visti i dati, meglio parlare di «risanamento» piuttosto che di «tutela» della qualità dell'aria, ha detto Lorenzoni) c'è una prima carenza, giudicata grave: manca il supporto tecnico di chi si occupa di salute pubblica (assessorato alla sanità), manca il supporto di esperti in epidemiologia e tossicologia.

L'assessore all'ambiente manifesta poi «contrarietà all'ipotesi di istituire un ulteriore organo di controllo per l'attuazione del Piano: sono fin troppi gli organismi istituiti per controlli e verifiche». Parimenti, viene definita «contraddittoria ed irresponsabile la scelta di costruire l'inceneritore dei rifiuti (ad Ischia Podetti, cioè nella conca di Trento dove maggiore è il ristagno di inquinanti, ndr) nel centro di una vasta area comprendente quattro siti di importanza comunitaria o di protezione speciale», con il rischio futuro di essere sanzionati dalla Comunità europea. Le tabelle del Piano sono allarmanti: diminuiscono sì alcuni inquinanti (benzene e ossidi di zolfo), ma sono in aumento, rispetto al 2000, biossidi ed ossidi di azoto (+4%), PM10 e 2,5 (del 15 e del 16%). Cioè, rileva Lorenzoni, medico di professione, aumentano le concentrazioni degli inquinanti più pericolosi per la salute. «Mancano invece i dati relativi alle concentrazioni di CO2 (principale gas-serra), ozono e, soprattutto, di diossine, furani e metalli pesanti, tossici e bioaccumulabili, che potranno rappresentare la più pesante causa di rischio per la salute negli anni successivi alla realizzazione dell'inceneritore». Eppure, la determinazione delle loro concentrazioni dovrebbe rappresentare «il termine di confronto per un futuro, serio monitoraggio delle emissioni dell'inceneritore». Viene pure contestata l'attendibilità dei dati del Piano: ad esempio, sostiene l'assessore, «un recente studio svizzero parla di 8% di emissioni di polveri PM10 dagli inceneritori, non dello 0,2%». Senza contare, altro punto critico, l'attendibilità dei dati base forniti dalle stazioni fisse, inadeguati a misurare la vera esposizione personale. Un piano, la critica politica, che è «un tentativo di limitazione del danno piuttosto che un progetto credibile di soluzione concrete al problema dell'inquinamento dell'aria».

l’Adige, 23 agosto 2007

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