Forlì si mobilita contro le fabbriche dei veleni

In campo primi fra tutti i medici per l’ambiente

 

La ripresa vede già un pullulare di iniziative dei movimenti che si battono contro una gestione dei rifiuti scorretta ed inquinante. I medici per l’ambiente sono in prima fila contro gli inceneritori e le industrie che producono diossina. Il loro monito è che i medici, nei confronti dell’ambiente, sono due volte responsabili, prima come medici e poi come uomini.

A Forlì, come del resto in tutto il nostro paese, è in atto già da alcuni anni un acceso dibattito in merito alla scelta dell’incenerimento come modalità privilegiata per lo smaltimento dei rifiuti: ai 51 impianti in funzione al 2003 in Italia, se ne aggiungeranno infatti oltre un centinaio tra quelli già in costruzione o programmati.

Ricordiamo che nel 2002 il nostro paese è risultato essere al 4° posto, su 14 nazioni in Europa, dopo Germania, Francia ed Olanda, con 3.488.776 t/anno combuste. In questa classifica all’ultimo posto risulta la Norvegia con 273.000 t/anno e al penultimo l’Austria con 406.700 t/anno. Questo paese ha solo due impianti di incenerimento e brucia meno del 10% di tutti i suoi rifiuti.

La combustione dei rifiuti - definita in modo assolutamente illegittimo e solo nel nostro paese “termovalorizzazione”- incontra tenacissima opposizione da parte delle popolazioni nei cui territori vanno a sorgere tali impianti.

Anche nella città di Forlì migliaia e migliaia di cittadini e centinaia di medici hanno manifestato in innumerevoli iniziative il proprio dissenso: da oltre 2 anni 21 associazioni, apartitiche - fra cui Confedilizia, WWF, AIL, Associazione Medici per l’Ambiente, Lega Consumatori ACLI, ecc. - si sono costituite in un “Tavolo delle Associazioni”, sperimentando concretamente nuove modalità di partecipazione democratica.

Ad esempio il Tavolo ha stilato e depositato oltre 50 pagine di “Osservazioni al Piano Provinciale Gestione Rifiuti” e dall’8 maggio u.s. ha dato inizio ad una ulteriore clamorosa forma di protesta con una “catena del digiuno” a cui già centinaia di nostri concittadini si sono uniti, una catena ideale che ci lega a quanto viene fatto in tante altre città di Italia.

Perché tanto clamore? Perchè tanta pervicace opposizione a quella che a molti appare come la soluzione ideale allo smaltimento dei rifiuti?

Il primo, fondamentale motivo, è che in natura, per la legge di conservazione della massa, “nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. La combustione quindi non distrugge affatto i rifiuti, anzi trasforma sostanze relativamente inerti in composti altamente tossici e nocivi tanto per l’ambiente quanto per l’uomo, senza peraltro risolvere il problema delle discariche. Con l’incenerimento infatti è inevitabile la produzione di ceneri, che, tra volanti e pesanti, rappresentano circa 1/3 in peso dei rifiuti in entrata e che devono poi, a loro volta, essere smaltite in discariche speciali, perché altamente tossiche.

Si ha inoltre l’emissione in atmosfera di milioni di m3 di fumi, polveri grossolane (PM10), fini (PM2,5) e finissime (inferiori a 1 micron), metalli pesanti, nonché innumerevoli sostanze chimiche, molte delle quali già classificate dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) come cancerogeni certi per l’uomo. Fra queste annoveriamo: Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene, Composti Organici Volatili e Totali (COV e COT), Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, ecc.

Le sostanze sopra citate rappresentano solo una minima parte di quelle che si formano in modo del tutto imprevedibile a causa dell’eterogeneità dei materiali che entrano nella camera di combustione. Non tutti sanno, fra l’altro, che i controlli previsti dalla Legge riguardano solo un ristrettissimo numero di sostanze e per alcune di esse - oltre tutto le più pericolose, come le diossine - sono previsti controlli solo poche volte all’anno, con autocertificazione di chi gestisce l’impianto.

A proposito di diossine, gli inceneritori ne rappresentano la seconda fonte di emissione in Europa, dopo le acciaierie; queste sostanze, tristemente note dopo l’incidente di Seveso, sono fra le più tossiche esistenti sul pianeta, sono persistenti (tempi di dimezzamento 7-10 anni), si accumulano nella catena alimentare concentrandosi nei grassi, si legano a specifici recettori delle nostre cellule ed interferiscono con funzioni complesse dell’organismo, in particolare del sistema endocrino, immunitario, riproduttivo e sono correlate a molteplici patologie.

Fra le diossine, la più pericolosa, la TCDD, è stata riconosciuta come cancerogeno certo per l’uomo ed è correlata a varie neoplasie, in particolare linfomi Non Hodgkin e sarcomi. Secondo l’OMS, la dose massima tollerabile per persona è di 2 pg /kg/die e quindi per un adulto di 70 kg la dose è 140 pg/die. Un inceneritore come quello previsto a Forlì (120.000 t/anno), rispettando gli attuali e più restrittivi limiti di legge, può arrivare ad emettere in un giorno fino a 180.000.000 pg di diossine, pari alla dose massima tollerabile per oltre 1.200.000 persone. Particolarmente pericolosa è inoltre l’emissione di metalli pesanti come cadmio, piombo, nichel, cromo, mercurio, alcuni dei quali hanno effetto cancerogeno ed altri tossicità neurologica, non meno pericolosa, soprattutto se riferita ai bambini.

Numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato aumenti significativi del rischio di contrarre patologie tumorali in popolazioni residenti in prossimità di inceneritori. Anche dal recente studio realizzato col contributo della Comunità Europea nel quartiere di Coriano sono emersi alcuni dati preoccupanti riferiti alla popolazione femminile, in relazione all’esposizione ai metalli pesanti: un aumento di morte per tutte le cause fino al 17% e di morte per tutti i tumori addirittura del 54% per le donne considerate più esposte (dati statisticamente significativi).

L’alternativa all’inceneritore? Una corretta gestione dei rifiuti a partire da una buona raccolta differenziata. Ma questo è un altro discorso che merita un altro approfondimento.

Patrizia Gentilini

http://www.agoramagazine.it/agora/index.php, 28 agosto 2007

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