Nostalgie

 

Perché la ferita è nelle palme delle mie mani

perché la paura riempie i miei occhi

ritorno al mio sangue sparso

al muro di questo universo

ai confini della nostra oscurità

per scrivere il tuo nome la Storia.

Ai confini della nostra terra

io rifiuto di accettare la paura

che ci ostacola e imbianca

le orme dei nostri passi.

 

Sono figlia delle armi

combatto la tempesta in tuo nome.

Sono figlia delle verdi ferite,

sono venuta nell'universo della tua ombra

tornerò a te

dal profondo della nostra gioia.

Torno a te

sotto le bandiere della rivolta.

 

Costruirò una barca nel sole

Navigherò verso queste nozze.

Metterò fine alla storia di ieri

Sognerò il mio ritorno...

 

Hanan Awwad

 

 

Una maratona in versi tra il Sud e il Nord del mondo
ideata dal leggendario Jack Hirschman

Le mie parole per un'umanità nuova

Il meglio della poesia sociale al San Francisco International Festival

 

«Ho voluto fortemente creare un'armonia tra più linguaggi, in faccia ad un mondo dominato dalle politiche economiche e dai nazionalismi religiosi. Come poeta rivoluzionario, non combatto solo per migliorare le condizioni materiali di un mondo derubato, ma per cambiare le condizioni storiche così che tutti possano realizzare che Lui e Lei sono Poeti, che la Poesia sa esplorare tutto ed è l'unico vero potere nella vita del genere umano».

A parlare è Jack Hirschman, ideatore del primo International Poetry Festival da poco conclusosi a San Francisco. Una maratona poetica di più giorni, non più tra East e West Coast, ma tra Oriente e Occidente, tra il Sud e il Nord del Mondo, in un ritorno a quella «Poetry Reinassance» sognata negli anni '60 dal poeta pacifista Kenneth Rexroth nei luoghi vissuti dai beat, dove la poesia sociale che è poi poesia dell'amore, continua in rivolta perenne a urlare le proprie sconvenienti verità.

Jack Hirschman, icona di «street generation», il fenomeno letterario californiano più rivoluzionario per il recupero del valore etico prima che estetico dell'esperienza poetica, ad appena sei mesi dalla sua nomina di San Francisco Poet Laureate, insieme a Agneta Falck poetessa svedese di grande spessore, amatissima in tutta North Beach e sua compagna di vita, è riuscito a calamitare da ogni angolo della Terra il meglio della Poesia Sociale. L'Italia era rappresentata da Anna Lombardo, nativa di Locri ma attivista come poeta a Venezia; Ferruccio Brugnaro, poeta-operaio di Marghera, tradotto in tutta Europa e negli Usa, e Alberto Masala, massimo esponente della poesia sociale sarda.

«Subito dopo la nomina mi sono presentato dal sindaco Gavin Newsom per proporgli la mia idea. Non ci sono i soldi - è stata la risposta - ma tutti gli spazi pubblici della città, sì. Non mi sono scoraggiato e ho iniziato la ricerca di fondi. La CBS ha poi fatto il resto, con un tam-tam giornaliero per coinvolgere tutta la città. Non è invece una coincidenza che Sabah Muhsin Jasim, poeta marxista iracheno, e Miguel Mendoza Barreto, poeta venezuelano, non siano riusciti ad ottenere il visto in tempo dalle ambasciate Usa». Ma la Poesia è più forte delle intrusioni politiche e dell'embargo e i due poeti sono stati letti anche in lingua originale nelle «reading» gratuitamente aperte al pubblico. «Credo che la Poesia sia la luce tra le arti», scrive Jasim nella lettera a Hirschman, letta e adottata come slogan nel Manifesto del Festival. A celebrare il via in Jack Kerouc Alley, non poteva che essere Lawrence Ferlinghetti, poeta venerato di Frisco, che ha attaccato con la sua poesia da meditazione comico-pungente sulle osservazioni di approcci romantici falliti su una panchina del parco, per passare alla satira politica caustica, fino ai ferventi versi contro la guerra - questa guerra che e' peggiore di quella del Vietnam. Ovazione del pubblico. E ovazione anche per tutta la poesia latino-americana, per Sarah Menefee di Chicago, membro della Lega rivoluzionaria per la New America, per la cilena Carmen Yanez insignita a Cuba del Nicola Guillen Prize, per Nicole Cage-Florentiny, giovanissima voce della Martinica, grande rivelazione del Festival.

Poi la poesia più attesa: quella irakena di Sabah Muhsin Jasim, letta e tradotta da Kareem James Abu Zaid; quella israeliana di Aharon Shabtai, quella palestinese e siriana: potente come bombe sopra Bagdad la prima, dura come roccia in un sillabare dissonante la seconda, in fortissimo contrasto linguistico con la nenia dolorosa dei versi di Hanan Awwad ed il canto appena respirato di Maram al Masri. Tutte unite dal dramma dei propri popoli. «Il poeta deve sapere mettere da parte il proprio ego personale, la sola ricerca estetica. Il poeta è colui che deve saper dar voce a chi è senza voce per creare una umanità nuova», ripeteva con forza Ferruccio Brugnaro, grande coscienza nelle lotte contro le morti bianche al Petrolchimico.

«L'interesse verso la poesia fa ben sperare, il popolo americano è quanto mai cosciente di aver bisogno di un futuro nuovo», ha sottolineato Mario Geymonat, umanista veneziano che ha seguito tutti gli eventi. La poesia insomma è sempre il miglior passaporto di San Francisco, città del pensiero alternativo, ma anche del mondo, per disinquinare la mente dalle menzogne, per ritrovare la totalità dell'uomo. Se poi è organizzata dentro un sentire collettivo e universale la Poesia diventa, come nelle parole di Maria Zambrano, un'esperienza rivoluzionaria verso il bisogno del nuovo, di un qualcosa che esige di essere guardato e questo qualcosa ha il senso della rinascita.

Laura Zanetti

l’Adige, 27 agosto 2007

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