Il tumore non è più davvero un male incurabile?

 

Lo scorso 24 agosto l’Adige titolava in prima pagina a caratteri cubitali “Il tumore non è più male incurabile”. A riprova di questo assunto venivano riportate le statistiche della sopravvivenza a 5 anni dei vari tipi di tumori in Trentino comparati con la media italiana e con i dati di alcune regioni. Emergeva che per alcuni tipi di tumore il Trentino ha percentuali di sopravvivenze migliori rispetto ad altre regioni italiane. Di qui l’interpretazione che è quella contenuta nel titolo dell’articolo che il livello della cura dei tumori è migliorato.

Ma chi conosce la realtà delle statistiche sul cancro non può certo concordare con questa visione o interpretazione.

 

Sopravvivenza a 5 anni

(Fonte: National Cancer Institute’s Surveillance-Usa)

Tipi Di Cancro

% di tutti
i cancri

1960

1970

1980

1990

2000

Seno

13,9

53

60

62

74

…74

Polmone

13,8

8

9

11

12

14

Colon

13,4

44

55

45

…51

52

Prostata

8

47

55

68

72

77

Pancreas

4

1

1

2

3

3

Ovaie

3

29

33

37

…37

43

Leucemia Cronica

1,6

23

30

35

35

38

Leucemia Acuta(Adulti)

1,4

0

1

3

…20

22

Leucemia Infantile(Linf)

?

?

0

6

58

60

Leucemia Infantile
(Non Linf)

?

0

1

6

20

20

Linfoma Di Hodgkin

1,5

34

54

70

78

82

Linfoma Non Hodgkin

1,9

28

32

46

…47

49

Melanoma

1,5

41

56

62

70

70

Cervello

1,5

25

25

25

25

25

Rene

1,5

25

34

41

50

52

Stomaco

3,8

12

12

14

14

15

Vescica

4,6

55

60

68

72

74

Totale: 45% di sopravvivenza

 

La sopravvivenza  a 5 anni risente di svariati fattori, primo fra i quali il miglioramento dei sistemi diagnostici e il momento della diagnosi. Con gli screening di massa e una maggiore attenzione alla propria salute, il cancro si riesce a diagnosticare prima, e questo influenza favorevolmente la mortalità a 5 anni. Un altro aspetto importante da considerare è che molti tumori che vengono scoperti non si sarebbero probabilmente mai evoluti. Un esempio è il tumore della prostata: l’80% dei soggetti di 70 anni deceduti per altri motivi sottoposti ad autopsia hanno focolai di trasformazione maligna della ghiandola prostatica. Nessuno allo stato attuale riesce a distinguere i tumori che evolveranno da quelli che resteranno quiescenti. Uno screening basato sulle biopsie prostatiche farebbe aumentare i casi di tumore senza produrre effetti sulla mortalità (in termini assoluti). Alla fine qualcuno, vedendo il miglioramento della sopravvivenza, potrebbe interpretare i dati sostenendo che è migliorato il livello delle cure del tumore.

I dati pubblicati dal National Cancer Institute’s Surveillance (USA) calcolano una sopravvivenza a 5 anni di tutti i tipi di tumore del 45%, che è uguale a quella del Trentino. In questa tabella si può notare un miglioramento della sopravvivenza negli anni specie dei tumori del sangue (leucemie e linfomi) e dei tumori dove sono stati applicati programmi di screening.

Però osservando la sopravvivenza a 10 anni riferita al 2000 si vedono pochi miglioramenti se la compariamo con le epoche passate. La sopravvivenza totale media a 10 anni si abbassa al 22%. I miglioramenti della sopravvivenza a 10 anni riguardano esclusivamente i tumori del sistema linfatico (Hodgkin) che sono sensibili alla chemioterapia. Per i tumori solidi (o carcinomi), i più frequenti, non vi è stato nessun sostanziale miglioramento negli anni.

Da questo ne consegue che blasonare il miglioramento delle cure (che non vi è stato per i tumori solidi) e dimenticarsi che la miglior cura del cancro è la prevenzione sembra alquanto stupido.

 

Sopravvivenza a 10 anni

(Fonte: Institut Gustave Roussy, Paris)

Tipi di cancro

1960

1970

1980

1990

2000

Seno

23

25

25

27

29

Polmone

0

0

0

2

3

Colon

28

28

30

30

30

Prostata

22

22

22

26

40

Pancreas

0

0

0

0

1

Ovaie

2

4

4

8

12

Cervello

2

2

2

2

2

Vescica

32

34

34

34

…32

Hodgkin

14

22

35

45

52

Totale: 22% di sopravvivenza

 

Ricordo che l'incidenza del cancro e la mortalità sono in aumento nel mondo (anche qui si gioca sulle statistiche; qualcuno afferma che la mortalità è in diminuzione basandosi sul miglioramento delle percentuali di sopravvivenza a 5 anni, ma in termini assoluti la mortalità e l’incidenza del cancro sono in aumento).  Se alla fine degli anni 70 la probabilità di ammalarsi di tumore nel corso della vita era di un individuo su quattro, ora ci avviciniamo alla previsione che  un individuo su due si ammaleranno di cancro nel corso della vita.  In Trentino si supera la media nazionale occupando i vertici della classifica.

Oggi la prevenzione primaria è quasi inesistente e ove esiste è volta esclusivamente a modificare stili di vita errati quali il fumo di sigaretta (strategia di incolpare la vittima).

Quando si parla di prevenzione si parla prevalentemente di prevenzione secondaria (screening e diagnosi precoce) e genericamente di interventi sull’alimentazione (si consigliano cinque porzioni di frutta o verdura al giorno).

  Si dimentica che viviamo a contatto di un sempre maggior numero di sostanze chimiche cancerogene, nei cibi sotto forma di pesticidi, coloranti e conservanti, nell’aria che respiriamo, nel vestiario etc. 

Non esiste educazione sufficiente della gente per l’uso corretto degli agenti chimici e non ci sono controlli efficaci.

Gli alimenti, poi, sono troppo elaborati e spesso depauperati dei principi che ci proteggono dal tumore.

La cortina fumogena dei dati incompleti pubblicati sulla sopravvivenza a 5 anni, vuole forse nascondere le responsabilità politiche in ordine ai seguenti punti?

1 - La politica di sviluppo della viabilità in Trentino incentiva il pendolarismo, mentre occorrerebbe fare una politica più decisa degli alloggi per poter consentire di trovare casa vicino al posto di lavoro e contribuire così alla riduzione del traffico e dell'inquinamento.

2 - La costruzione di un inceneritore in valle dell’Adige presenterebbe grossi problemi di aumento di inquinamento da PM10 e soprattutto delle particelle inferiori a 10 micron (le più pericolose).

3 - Non ci sono incentivi sufficienti per la produzione biologica e manca una politica agraria che disincentivi la coltivazione di piante come il melo (golden) che necessita di 25 trattamenti all’anno con insetticidi e funghicidi (molti dei quali cancerogeni), promuovendo invece la ricerca per la commercializzazione di varietà che necessitano di meno trattamenti (puntando all'obiettivo residuo zero).

4 - Non si pubblicano i controlli dei residui di pesticidi sulla frutta e verdura, nel latte, celando importanti notizie al consumatore; i limiti di tolleranza dei residui di pesticidi andrebbero rivisti.

5 - Non si incentivano metodi di allevamento più salutari per le bestie e per l’uomo, puntando sulla qualità anziché sulla quantità.

6 - Non esiste nessuna politica di contenimento dell'inquinamento elettromagnetico, anzi la provincia di Trento promuove un sistema a banda larga wireless che impiega frequenze (2,4GHz) ritenute pericolose.   

 

I medici possono fare la loro parte, ma senza scelte coraggiose della politica non credo si raggiungeranno buoni risultati nella lotta contro il cancro.

Dr. Roberto Cappelletti, settembre 2007

 

 

l’Adige - pag. 15, 24 agosto 2007

 

Tumore, un male non più incurabile
In Trentino buona la probabilità di sopravvivenza
quando il cancro colpisce reni, utero, prostata, seno

 

Un tempo lo chiamavano «male incurabile». Oggi non è più così. Di tumore ci si ammala, ci si cura e, come rivela una recentissima statistica, spesso si guarisce, in Italia e anche in Trentino. La sopravvivenza dopo cinque anni dalla diagnosi per tutti i tumori, esclusi i carcinomi della cute, è del 46% negli uomini e del 57% nelle donne. Trento non si discosta molto dalla media con un 45% per gli uomini e un 59% per le donne.

Va poi detto che in Trentino ci sono tumori che mostrano un'ottima percentuale di sopravvivenza, come il melanoma cutaneo, il tumore al seno, all'utero, alla prostata e al rene, e altri che invece si dimostrano ancora ostici, come quello all'esofago, al fegato, al polmone e all'encefalo. Si può inoltre dire che negli ultimi vent'anni si è osservato un generale miglioramento della sopravvivenza, grazie anche alla prevenzione e alle terapie. Ma proprio guardando i dati si intuisce che tutto è migliorabile. Che anche in Trentino ci sono settori in cui davvero siamo «all'eccellenza» e altri più critici. I dati servono appunto a questo. A fotografare una realtà, ma anche ad offrire, a chi deve decidere, come e dove intervenire. Se nessuno le considera, invece, le statistiche sono semplicemente un inutile aggravio di lavoro per chi deve compilare moduli e chi deve elaborarli e studiarli.

Il registro dei tumori esiste in Trentino da anni. Un'equipe guidata da Silvano Piffer, direttore dell'osservatorio epidemiologico, raccoglie dati, li elabora e verifica e fornisce statistiche di ogni genere. I dati di Trento, insieme a quelli di altri 22 registri dell'associazione italiana registri tumori (Airtum), hanno consentito la pubblicazione di un volume «Epidemiologia & prevenzione» che è stato allegato alla rivista dell'associazione italiana di epidemiologia.

In 48 schede, che corrispondono ad altrettanti tumori in diverse parti del corpo, viene riportata la sopravvivenza osservata e relativa a 1,3,5 anni dalla diagnosi divisa per sesso e fascia di età. Il Trentino, come molte altre province del Nordest, deve ritenersi abbastanza soddisfatto. Rispetto al Sud, infatti, la possibilità di sopravvivere ad una diagnosi di tumore è più alta.

Ma ora, con questi dati frutto di anni di lavoro e elaborazioni, cosa è possibile fare nella nostra provincia per rendere il cancro un male sempre più curabile? Innanzitutto, come abbiamo detto, i numeri possono servire per confrontare la nostra realtà con il resto d'Italia e capire se effettivamente in Trentino la cura dei tumori è efficace o meno e soprattutto dove è opportuno intervenire per migliorare cure e screening. Poi lo studio serve anche alla gente comune. La parola cancro fa ancora molta paura e una diagnosi spiazza, paralizza, spesso getta nella disperazione le persone. Considerato che nel nostro paese una persona su dieci ha ricevuto una diagnosi di cancro e che dunque questa malattia ci colpisce molto da vicino, sapere esattamente quante possibilità si hanno di sopravvivere aiuta, o comunque chiarisce le idee.

Ma vediamo ora tumore per tumore dove il Trentino eccelle e dove invece si potrebbe fare di più. Rientrano in questa seconda categoria tutti i tumori alla parte alta del corpo, eccezion fatta per quelli all'encefalo dove la nostra provincia si assesta ai primi posti (27%). Diverso il discorso per il tumore alla lingua. A Trento, dopo cinque anni, la sopravvivenza è del 30%. Molto meglio a Torino dove la percentuale è quasi doppia, 58%. Stesso discorso per il tumore alla bocca per quanto riguarda gli uomini. A Trento la sopravvivenza è del 38%, in Alto Adige del 60%. Meglio, per questo tipo di tumore, va alle donne: 66% il dato sulla sopravvivenza, superiore di 12 punti percentuali rispetto alla media nazionale. Lievemente superiore al dato nazionale anche la sopravvivenza per il tumore all'orofaringe (38% contro il 35%), mentre deve essere un campanello d'allarme il dato sul tumore all'ipofaringe (20% contro il 44% di Sassari), quello alla laringe (per gli uomini si va dal 76% di Ragusa al 58% di Trento) e quello sul tumore della testa e del collo (47% contro il 64% di Macerata e il 63% di Reggio Emilia). Stesso discorso per il tumore all'esofago. In questo caso già le probabilità di sopravvivenza sono basse (12% la media), ma in Trentino scendono ulteriormente (8%).

Vanno meglio le cose per i tumori all'apparato digerente. Per lo stomaco e per il tumore retto compensiamo tra il dato superiore alla media per i maschi a quelli leggermente inferiori per le donne. Hanno più possibilità di sopravvivere in Trentino che altrove, invece, gli uomini e le donne che si ammalano di tumore del colon (Trento 61% per gli uomini e 62% per le donne) e del colon retto (61% per gli uomini e 60% per le donne). Purtroppo sono dati poco incoraggianti in Trentino come nel resto d'Italia quelli che riguardano i malati di tumore al fegato (Trento 10% e nazionale 11%) e quelli al pancreas (Trento 7% e nazionale 5%). Male anche per le leucemie. Per gli uomini siamo al terzultimo posto della classifica (35%) mentre per le donne maglia nera con il 33% (l'Alto Adige è in testa con il 56%). Trento eccelle, invece, per i tumori al rene. Sia per i maschi (71%) che per le femmine (76%) ha la percentuale di sopravvivenza più alta d'Italia.

Molto diffusi, ma anche molto curabili i tumori agli organi genitali, sia maschili che femminili. Trento non eccelle per quanto riguarda il tumore alla prostata per il quale la media è 79% mentre il dato locale è fermo al 66%. Vanno meglio le donne. Per il tumore al collo dell'utero il dato trentino è al vertice della classifica con un bel 81%. Primo posto anche per il tumore all'ovaio con un 60% (a Ragusa appena il 29%) mentre il tumore alla cervice uterina la percentuale è leggermente inferiore al dato nazionale (61% di Trento contro 65% dell'Italia). Infine una piccola considerazione sul tumore al seno. Il dato di Trento è dell'80%. Leggermente inferiore al dato nazionale che è dell'83% e di Modena che ha agguantato il primato con l'86%. Ma come mai, viene da chiedersi, con tutte le campagne di prevenzione? Presto detto. I dati si riferiscono agli anni dal 1995 al 2002 e quindi precedenti alle campagne di screening. È probabile che nelle prossime pubblicazioni il dato sia diverso. Sicuramente migliore.

Patrizia Todesco

 

I dati vengono poi trasmessi all'Airt (nazionale) e all'Iarc (Lione)
Ogni paziente schedato e studiato per il registro dei tumori trentino

 

Una banca dati enorme, cresciuta negli anni, e in grado, per ogni paziente, di sapere tutto. La partecipazione agli screening, le analisi e la diagnosi, le cure e i ricoveri e, quando accade, la morte. Stiamo parlando del registro dei tumori curato dell'osservatorio epidemiologico dell'azienda sanitaria nel quale vengono inseriti i dati dell'anatomia patologica, quelli dei ricoveri ospedalieri e quelli della mortalità. Dopo un breve controllo anagrafico, la scrematura dei pazienti che arrivano da fuori provincia, il computer da un primo responso. Se i casi sono chiari e senza dubbi li cataloga. Altrimenti richiede l'intervento umano. A quel punto un esperto del servizio verifica le cartelle cliniche del paziente per verificare se effettivamente il suo caso rientra tra quelli da catalogare o meno. Un lavoro lungo e certosino che però permette al Trentino di avere un registro con dati veritieri, utilizzabili, almeno in teoria, anche da chi studia le strategie sanitarie del futuro.

I numeri vengono poi trasmessi all'Airt (Associazione italiana registro tumori) e anche ad un organismo internazionale, l'Iarc di Lione. Il primo effettua comparazioni a livello nazionale, il secondo studi a livello europeo e mondiale.

Il problema dei registri del tumore è che questi sono assenti o incompleti in molte realtà del sud Italia proprio dove la sopravvivenza è minore.

La realtà è che i dati a disposizione degli esperti al momento sono insufficienti. Questo impedisce loro di avere una fotografia della realtà ma anche di prendere le opportune decisioni.

Attualmente i registri tumori sono presenti, oltre a Trento e Bolzano, anche Reggio Emilia, Biella, Ferrara, Friuli Venezia Giulia, Macerata, Umbria, Parma, Varese, Biella, Modena, Firenze, Torino, Veneto, Genova, Napoli, Salerno, Ragusa e Sassari.

l’Adige, 24 agosto 2007

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