La “Pandemia silenziosa”

 

Ormai è trascorso quasi un anno dalla pubblicazione su una delle più famose riviste mediche di uno studio sui danni neurologici al sistema nervoso in via di sviluppo causati da numerose sostanze chimiche immesse dall’uomo nell’ambiente (The Lancet, Nov 8, 2006 - Vol. 368).

Gli autori hanno denunciato alla comunità scientifica internazionale una “Pandemia Silenziosa”, vale a dire una vastissima epidemia di danni neurologici, più o meno gravi, provocata dall’azione tossica sul sistema nervoso in via di sviluppo di agenti chimici che lo raggiungono attraverso l’inquinamento del cibo, dell’acqua e dell’aria. Epidemia della quale nessuno parla.

Pochi mesi fa nelle Isole Faroe si è svolta una importantissima conferenza internazionale sulla tossicità di numerose sostanze chimiche su organi ed apparati in via di sviluppo (http://www.pptox.dk/Consensus/tabid/72/Default.aspx).

 

Gli scienziati sono giunti alle seguenti conclusioni:

- le sostanze chimiche presenti nel corpo della madre sono condivise con il feto ed il neonato;

il bambino viene esposto a dosi superiori a quelle della madre per il suo minor peso corporeo;

- la suscettibilità all’azione tossica di varie sostanze è maggiore durante lo sviluppo, dal momento del concepimento all’adolescenza;

- le conoscenze attuali hanno permesso di sostituire l’antico paradigma sviluppato oltre 400 anni fa da Paracelso: “La dose fa il veleno”, con l’attuale verità scientifica: “Il momento dell’esposizione fa il veleno”. Vale a dire che più precoce è l’esposizione ad una sostanza tossica e maggiori sono i danni. Anche dosi prima ritenute talmente basse da non essere pericolose, oggi sappiamo che causano danni molto importanti all’organismo;

- malattie neurologiche, cardiovascolari, respiratorie, immunologiche, dell’apparato della riproduzione, disfunzioni endocrine, alcuni tipi di cancro, l’obesità ed alterazioni genetiche sono la conseguenza dell’esposizione nelle prime fasi della vita a sostanze chimiche tossiche;

- di particolare importanza è la capacità di modificare l’espressione genetica. Vale a dire di cambiare il fine dell’attività di un gene. Tale modifica può predisporre ad una malattia e viene trasmessa alle generazioni successive.

Un apporto considerevole alla presenza nell’ambiente di questi veleni lo danno la combustione del carbone, dell’olio combustibile e dei rifiuti.

Nel passato si cercava di dare una dote ai figli. Adesso che la società è evoluta le cose sono cambiate ed a loro lasciamo una minaccia. Un rischio legato al loro patrimonio genetico. Questo nuovo tipo di dote sarà tramandata ai figli dei figli e così via fino alle generazioni più lontane.

Loro non ce lo perdoneranno.

Dr. Giovanni Ghirga

Pediatra - Medici per l’Ambiente e la Salute dell’Alto Lazio

 

Civitavecchia, 18 settembre 2007

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