Il caso

Quel grillo fastidioso

 

Avviene che un grillo parlante faccia gridare “al lupo, al lupo”. Non valeva la pena preoccuparsi tanto dell’antipolitica del comico: bastava aspettare qualche giorno... e voilà ha preso avvio, in grande stile, il teatro della “vera” politica in tivù. È in arrivo un bastimento carico di famosi: il transatlantico sforna i suoi deputati sull’isola di Porta a Porta, Ballarò, 8 e mezzo, poi l’Infedele, Santoro, Matrix ed altro ancora. Il festival della democrazia partitica è in corso e cerca di mettere alle corde chi ha osato intraprendere altre strade: un film a cui abbiamo già assistito di recente, eh già, quando a primavera si è voluto contrapporre la famiglia tradizionale ai Dico e alle nuove forme di relazione dell’amore.

È strano quanto noi tendiamo ad essere conservatori, a rimanere avviluppati nelle spire di ciò che è noto e della nostalgia del bel tempo che fu, a cercare di esorcizzare nuove espressioni consegnandole al paragone con il peggio del passato, nel caso specifico di Grillo dicendo: è Masaniello, è l’uomo qualunque di Giannini, il tribuno plebeo, l’apprendista stregone che rischia di resuscitare l’anarchico Bresci, Curcio, Bin Laden, il folle sparatore sempre presente tra la folla (miserabile uscita del direttore del TG2).

Al pari di come tanti hanno ritenuto di battersi con furore affinché nessun diritto fosse riconosciuto a chi non accede al matrimonio civile o religioso, per poi scoprire che in Trentino, come in America, sono più del 50 per cento gli “attentatori” al Family Monument della tradizione. È assurdo e antistorico voler continuamente mettere le mutande alla realtà, promuoverne una parte e demonizzarne un’altra. È indubbio che la democrazia dei partiti è un bel modello, perfetto, se vogliamo, ma solo in astratto. Inutile dire quanto oggi il sistema dei partiti si sia trasformato in blocco autoreferenziale di potere, quanto oggi i partiti siano strumento di controllo elettorale e non certamente un viatico per il libero confronto delle idee, quanto sono mercato di prona subalternità e non motori di partecipazione ideale. Ma noi dovremmo mettere in conto anche quanto sia cambiato nel tempo il modo di comunicare e di incontrarsi delle persone. Un blog oggi attrae molto di più dei tempi lenti di una riunione in una sede di partito, delle linee vincolanti alle strategie di direttivi e segreterie, dei centralismi democratici buoni ad escludere più che ad accogliere nuove visioni e idee. Un blog è più rispondente ai ritmi degli impegni, alla pragmatica del confronto e delle decisioni. Il successo dell’iniziativa di Grillo è in gran parte da ascriversi all’uso sapiente delle moderne tecnologie che permettono la comunicazione in tempo reale di messaggi e di risposte su vasta scala.

 La piazza di Internet è una piazza vera e non solo virtuale. Non tutto è Second Life. Pensare che la politica sia “seria” solo se si avvale degli strumenti di 50 o 100 anni fa è un errore, questo sì un poco comico. In questa assurda contrapposizione tra vecchie e nuove modalità, la “democrazia partitica”, come la famiglia del Mulino Bianco, si è trasformata in questi giorni in un concetto idolatrico onnicomprensivo, poco ci manca venga rilanciato il reato di vilipendio alle sacre istituzioni dello Stato. I movimenti hanno spesso invece un forte valore nel rilanciare l’idealità delle coscienze, il coraggio e la fiducia nei confronti della ragione critica dell’esistente, anche se in modo non compiuto e a volte confuso. Sono cose diverse dagli incontri accademici, vivono di slogan più o meno efficaci, hanno sempre bisogno di qualcuno che sappia interpretarne la sintesi dei bisogni e degli sdegni e quel che conta il momento giusto dell’azione e dell’irruzione in scena.

È stupido pretendere che Grillo sia come Zagrebelsky, ma anche il più dotto docente di democrazia sa quanto è indispensabile che il popolo non si dia mai per vinto, e mai sia acquiescente alle pigre modalità di chi ha perso definitivamente le speranze o alle comode e gelose burocrazie di chi vuole lo status quo sotto controllo.

Non è solo una questione del troppo marcio oggi presente nella vita politica, anche se ci trovassimo in presenza del migliore dei mondi possibili non dovremmo mai cessare di essere curiosi di mettere in discussione quanto le generazioni precedenti hanno predisposto ed indagare creativamente nuove strade per aggiornare le gerarchie dei poteri maturati nel passato. Da qui nasce il “fastidio” nei confronti della discesa in campo di 300.000 voci che vorrebbero cantare e contare fuori dal coro dei talk show televisivi, da qui nasce quella vecchia reazione: “taci grillaccio del malaugurio!”, propria di chi ha il naso lungo dell’ipocrisia.

Giuseppe Raspadori

Trentino, 22 settembre 2007

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