APPELLO

STRALCIO DEL PROGETTO DELL’INCENERITORE
dal Piano provinciale dei rifiuti a servizio della provincia di Trento

PER UNA GESTIONE “VIRTUOSA” DEI RIFIUTI

 

Premessa

 

Dopo un silenzio di qualche mese, la Provincia e il Comune di Trento riprendono a parlare di inceneritore, proprio nel momento in cui nella città capoluogo è partita la raccolta differenziata “porta a porta” che dovrebbe essere estesa a tutta la città entro il 2008. Si riparla di project financing, cioè di finanziamento in gran parte privato, attraverso un bando di concorso in seguito al quale si dovrà valutare la migliore tecnologia per l’impianto, confermando in questo modo la necessità di chiudere il ciclo dei rifiuti con l’incenerimento.

Molti cittadini, da tre anni e mezzo, si oppongono al progetto dell’inceneritore. Questa contrarietà sta crescendo, motivatamente e progressivamente, tra i cittadini stessi, le associazioni e i comuni, vicini e lontani, ed oggi questa significativa parte della comunità trentina è sempre più consapevole che l’alternativa virtuosa all’inceneritore esiste e che basta volerla mettere in pratica con volontà e determinazione, nel rispetto della salute umana e tutelando l’ambiente.

Perseverando in un’informazione riduttiva e minimizzante, né la Provincia né il comune di Trento, che dovrebbe ospitare l’impianto, né alcun partito hanno finora affrontato pubblicamente la questione sanitaria legata ai rischi da incenerimento, nonostante esistano numerosi lavori scientifici che dimostrano la pericolosità degli inceneritori che diffondono sul territorio enormi quantitativi di sostanze pericolose e nocive, siano esse gassose, liquide o solide. Senza parlare dello stile di vita “usa e getta”, fortemente dissipativo che l’impianto avalla con la sua stessa esistenza legata strettamente alla forte produzione di rifiuti.

Ciò premesso, le proponenti associazioni (elencate in calce) propongono il seguente

 

APPELLO

 

che sarà consegnato alla Giunta provinciale e al Comune di Trento.

Chiedono lo stralcio del progetto dell’inceneritore dal Piano provinciale dei rifiuti e la scelta di un percorso virtuoso verso una reale riduzione della produzione di rifiuti, il loro riuso e riciclo, anche tramite l’applicazione su scala provinciale della raccolta differenziata “porta a porta” con forte utilizzo di tecnologie appropriate come quelle informatiche.

 

 “Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”

 

L’incenerimento dei rifiuti - definito in modo assolutamente illegittimo e solo nel nostro paese “termovalorizzazione” - incontra tenacissima opposizione da parte delle popolazioni nei cui territori si vorrebbero costruire tali impianti.

La prima fondamentale avversa ragione è che in natura, per la legge di conservazione della massa, “Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma”. La combustione quindi non distrugge affatto i rifiuti, anzi li moltiplica trasformandoli in sostanze pericolose come le ceneri e in composti aerei inquinanti persistenti, altamente tossici e nocivi per l’uomo e per l’ambiente, senza peraltro risolvere il problema delle discariche. Con l’incenerimento, infatti, è inevitabile la produzione di ceneri che, tra pesanti e volanti, rappresentano circa 1/3 in peso dei rifiuti in entrata e che devono poi, a loro volta, essere smaltite in discariche speciali.

Si ha inoltre l’emissione in atmosfera di milioni di m3 di fumi, polveri grossolane (PM10), fini (PM2,5) e finissime (inferiori a 1 micron), metalli pesanti, nonché innumerevoli sostanze chimiche, molte delle quali già classificate dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) come certamente cancerogeni per l’uomo, e molte altre non ancora definite. Fra quelle conosciute annoveriamo: Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), Arsenico, Berillio, Cadmio, Cromo, Nichel, Benzene, Composti Organici Volatili e Totali (COV e COT), Diossine, Dibenzofurani, Policlorobifenili, ecc. Insomma centinaia di composti chimici, in gran parte sconosciuti, derivati dalle centinaia di materiali mescolati nei rifiuti ed inceneriti. Ed ancora, la combustione dei rifiuti, come tutte le combustioni, emette enormi quantitativi di CO2, secondi solo a quelli degli impianti a carbone. Anzi, in rapporto ai kWh generati, è il più grosso emettitore di CO2 esistente e per di più incentivato dai certificati verdi a carico dei contribuenti.

Le sostanze citate rappresentano solo una minima parte di quelle che si formano in modo del tutto imprevedibile a causa dell’eterogeneità dei materiali che entrano nella camera di combustione. Non tutti sanno, fra l’altro, che i controlli previsti dalla Legge riguardano solo un ristrettissimo numero di sostanze e per alcune di esse - oltre tutto le più pericolose, come le diossine - sono previsti controlli solo due/tre volte all’anno, con autocertificazione da parte di chi gestisce l’impianto.

E in quanto a diossine, gli inceneritori rappresentano la seconda fonte di emissione in Europa, dopo le acciaierie; queste sostanze, tristemente note dopo l’incidente di Seveso, sono fra le più tossiche esistenti sul pianeta, sono persistenti (tempi di dimezzamento 7-10 anni), si accumulano nella catena alimentare concentrandosi nei grassi, si legano a specifici recettori delle nostre cellule ed interferiscono con funzioni complesse dell’organismo, in particolare nel sistema endocrino, immunitario, riproduttivo e sono correlate a molteplici patologie. Fra le diossine, la più pericolosa (TCDD) è stata riconosciuta come cancerogeno certo per l’uomo ed è correlata a varie neoplasie, in particolare linfomi Non Hodgkin e sarcomi.

Numerosi studi epidemiologici hanno evidenziato aumenti significativi del rischio di contrarre patologie tumorali in popolazioni residenti in prossimità di inceneritori. Anche dal recente studio realizzato da ARPA Emilia Romagna (col contributo della Comunità Europea) nel quartiere di Coriano (Forlì) sono emersi alcuni dati preoccupanti riferiti alla popolazione femminile, in relazione all’esposizione ai metalli pesanti: un aumento di morte per tutte le cause fino al 17% e di morte per tutti i tumori, addirittura del 54% per le donne considerate più esposte (dati statisticamente significativi).

 

Pertanto

 

I sottoscritti cittadini,
richiamati l’articolo 32 della Costituzione italiana
(Diritto alla salute),
l’art. 174, con particolare riferimento al comma 2
(Principio di precauzione)

e gli artt. 175 e 176 del Trattato istitutivo della Comunità europea,
considerato quanto segue

 

a) Danni alla salute umana. Negli ultimi anni e mesi si è notevolmente sviluppata la ricerca scientifica in materia di connessioni tra inceneritori, produzione di nanoparticelle e insorgenza di malattie. È ormai dimostrato che le polveri sottilissime espulse dagli inceneritori provocano cancro al polmone, malattie cardiache e una gamma di altre patologie che sono causa di aumento lineare nella mortalità: tra queste, le malformazioni fetali e i tumori infantili. Vi è inoltre la possibilità di mutazioni genetiche trasmissibili alle generazioni successive.

b) Ristagno polveri pericolose e tossiche nella conca di Trento per 6 mesi all’anno. A Trento la Valle dell’Adige si fa stretta e forma una conca dove ristagnano i veleni per circa 6 mesi all’anno (l’“inversione termica” nota a tutti). È ovvio che l’inceneritore costituirebbe un fattore aggravante dei danni alla salute, in primis per le circa 130.000 persone che vi abitano e vi lavorano.

c) Conseguenze sull'ambiente socio-economico. La realizzazione dell’inceneritore costituirebbe una lesione irreversibile dell’immagine della Valle dell’Adige dalla spiccata vocazione agricola e agrituristica, determinata principalmente da prodotti tipici di qualità eccellente che oggi hanno una particolare “reputazione”: il vino (Teroldego rotaliano) e le coltivazioni di mele, asparagi ecc. Determinerebbe inoltre una riduzione progressiva, forte e traumatica, delle presenze enoturistiche ed enogastronomiche, anche in funzione della vendita dei prodotti di alta qualità, vanificando gli investimenti pubblici e privati attuati e annullando le storiche conquiste raggiunte negli anni con i sacrifici e gli sforzi degli operatori del settore.

d) Pericolosità rischio idraulico e vulnerabilità degli acquiferi. Si prevede l’insediamento dell’impianto in un sistema naturale estremamente vulnerabile, a causa della vicinanza del fiume Adige e di quattro siti di importanza comunitaria (SIC). L’area è soggetta ad espansione delle acque fluviali in caso di piena. La collocazione è assolutamente sconsigliata ai fini della sicurezza idrogeologica dell’impianto stesso e per i possibili gravi danni ambientali al territorio e al sistema idrico a valle. Nell’area, già pesantemente inquinata a causa della presenza dell’Autostrada del Brennero, deve essere evitato l’insediamento di altre infrastrutture e/o attività potenzialmente inquinanti. I microinquinanti emessi dall’inceneritore, per caduta o indirettamente per dilavamento del terreno, raggiungerebbero le falde acquifere e i corsi d’acqua.

e) Effetti su vegetazione, fauna e microclima. La diffusione degli inquinanti prodotti dagli inceneritori non conosce limiti geografici perché fortemente influenzata da fattori meteorologici. Le particelle degli organoclorurati come le diossine sono bioaccumulabili e si trasmettono per via alimentare. L’attuale impostazione viticola si basa sui valori del microclima che vengono attentamente valutati e sfruttati. Una seppur minima variazione climatica indotta dall’emissione dei fumi è in grado di sconvolgere la tipicità di un prodotto su cui si è basata la costruzione di un marchio.

f) Svalutazione degli immobili. Se l’impianto venisse realizzato, oltre al considerevole incremento del traffico veicolare con rilevante aumento dell’inquinamento, sarebbe certa la svalutazione degli immobili entro un raggio di alcuni chilometri dall’inceneritore.

 

Chiedono motivatamente alla Provincia di Trento

 

Lo stralcio del progetto dell’inceneritore dal Piano provinciale dei rifiuti e l’attuazione di una politica di gestione “virtuosa” dei rifiuti basata sulle seguenti principali linee di azione:

a) forte investimento in concreti progetti di riduzione della produzione dei rifiuti, già peraltro definiti nel primo capitolo del Piano Rifiuti 2006 e avviati con insufficiente determinazione. Esempi: promozione dei pannolini lavabili al posto del pannolino usa e getta, promozione di ecofiere ed ecofeste, progetto “vuoto a rendere nell’agroalimentare”, promozione dei distributori di latte crudo, gestione rifiuti in zone turistiche ecc.;

b) graduale estensione del sistema di raccolta differenziata “porta a porta” di tipo “spinto” in tutti i 223 comuni con sistemi di raccolta e tariffazione omogenei;

c) applicazione in tutti i comuni, con decorrenza 01/01/2008 e senza ulteriori proroghe, del metodo di calcolo previsto dalla T.I.A. - Tariffa Igiene Ambientale -, tramite misurazione puntuale del “rifiuto residuo” oppure adottando il metodo presuntivo normato dal DPR n.158/1999 (metodo “normalizzato”). Un metodo di calcolo omogeneo per tutti i comuni in modo da avere la possibilità di controlli e confronti trasparenti attraverso l’utilizzo dei Sistemi Informatici Territoriali (SIT) e il Sistema Qualità Rifiuti (SQR), nell’ottica del miglioramento continuo dei processi e degli obiettivi annuali che porti gradualmente Verso Rifiuti Zero, cioè il progressivo riciclaggio totale dei residui.

Chiedono inoltre

 

Che nel nuovo Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti siano adottati con determinazione e rapidità i seguenti NUOVI OBIETTIVI:

1) produzione di rifiuto indifferenziato pro capite: sostituzione del limite di 175 Kg/ab/anno con l’obiettivo più realistico di 100 Kg/ab/anno entro il 2009 (ad esempio, nel 2006 nel comune “virtuoso” di Aldeno il quantitativo è stato di 60 Kg/ab/anno);

2) percentuale di raccolta differenziata: anziché il 65% di RD (superato da diversi comuni già nel 2006, come Mezzocorona, San Michele all’Adige, Aldeno, Roveré della Luna ecc.), pianificare il 75-80% di raccolta differenziata, entro il 2009.

 

Trento, 11 ottobre 2007

 

Nimby trentino Onlus

CIGE – Comitato Iniziative Giudicarie Esteriori

GAN - Gruppo Ambiente e Nonviolenza - Rovereto

Impronte – Laboratorio di partecipazione - Lavis

Italia Nostra Onlus - sezione di Trento

Libera Associazione Malghesi e Pastori del Lagorai

MAIA - Miglioramento Ambientale Informazione Attiva

Meetup "Amici di Beppe Grillo" - Trento

WWF Giudicarie Esteriori

WWF Onlus - Ong del Trentino-Alto Adige

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