Beppe Grillo a Trento: il giorno di «Reset» (rinviato)

 

Grillo, l’autonomia non è un lusso
Tra i politici trentini il più vicino è Bezzi

 

Insomma, gli «accusati» gli danno ragione. Le sfumature  vanno da un Giacomo Bezzi del Patt che, addirittura, gli ha scritto e gli ha chiesto un incontro; al leghista Maurizio Fugatti poco convinto da Grillo e «grillini» o «grillanti», che dir si voglia. Però, torto al comico genovese, e soprattutto a chi lo segue, non lo danno. Stasera alle 21 non saranno al Palatrento con tanto di striscioni ma neppure lo trattano con i pesci in faccia dell'«antipolitica».

Uno si aspetterebbe da un parlamentare autonomista qual è Giacomo Bezzi che almeno sulla visione grilliana dell'autonomia («è un lusso», dice il comico) avesse qualcosa da dire in contrario, invece no. «Lui è come una spia, dà delle sollecitazioni. Ho chiesto di incontrarlo domani (oggi per chi legge ndr) ma non ho avuto risposta. Allora gli ho mandato una email. Sul discorso dell'autonomia gli ho scritto questo: "Da autonomista, da tempo sono convinto e dico che i troppi soldi dell'autonomia trentina stiano addormentando le idee della future generazioni, danneggiando l'immagine di sana laboriosità e determinazione che era dei nostri padri i quali hanno offerto di questa regione un buon esempio di convivenza pacifica fra gruppi linguistici diversi e di una vita solidale e dignitosa. Oggi abbiamo la "pancia piena" e siamo forse anche un po' egoisti; per questo condivido la tua sollecitazione, ma a mio parere, la risposta non è l'indipendenza, come tu proponi, per l'Autonomia Trentina. Io sono contro la secessione che la Lega propone e sono per una Europa che valorizzi i territori le loro culture e identità».

Però Bezzi è stato presidente del Consiglio provinciale ed è stato anche lui, eccome, criticato per come spendeva i soldi. Per capirci, due anni fa il Grillo di oggi avrebbe castigato anche lui. «Io sono pronto - afferma - a fare autocritica. Sono stato citato anche nel libro di Stella per come ho usato i soldi di quand'ero presidente. L'ho scritto a Grillo. Gli ho detto: "ho speso tutti i soldi delle mie spese di rappresentanza, elargendoli a pioggia alle associazioni del nostro territorio che bene lavorano per il sociale (sportive, pensionati, volontariato, studenti), anziché a 4 persone che prima della mia presidenza se li mangiavano ad organizzare mostre private di quadri, ma questo Stella lo ha ignorato, purtroppo". Saranno magari stati troppi, ripeto sono pronto a fare autocritica, ma non li ho mica spesi per comprare cravatte». Il riferimento a Franco Tretter pare assolutamente non casuale.

Bezzi però è stato criticato anche per aver portato all'estero le sue società. «Gli ho spiegato anche questo nella email: "Non faccio politica di professione e per questo anche in Trentino sono stato criticato, avendo portato le mia attività imprenditoriale all'estero, ma sono libero di dire ciò che voglio non essendo ricattabile dal sistema trentino". Comunque, sottolineo una contraddizione: Grillo se, come dice, vuol partire dal basso non deve parlare solo con Prodi o Berlusconi, ma anche con gente come me che fa una politica legata al territorio».

E il leghista Maurizio Fugatti? Quello una vena grilliana magari ce l'ha. Invece no. «Il fenomeno dell'antipolitica - dice - si è amplificato con questo governo, quello che ha il record di sottosegretari, che ha voluto l'indulto. Non è giusto crocifiggere la classe politica anche perché ricordo che il governo Berlusconi ridusse del 10% gli stipendi dei parlamentari e ricordo pure che gli italiani, nel referendum della primavera del 2006, hanno bocciato la devolution che prevedeva il taglio di 200 parlamentari». Le critiche di Grillo all'Autonomia - privilegio? «È un modello per le altre regioni italiane», taglia Fugatti.

Analisi amara quella che fa il senatore Giorgio Tonini, Ds. «A me non interessa Grillo - afferma -, mi interessano le 300 mila persone che lo seguono. Montanelli diceva che il problema non è che in Italia qualcuno ogni tanto si affaccia ad un balcone, ma quelli che stanno sotto il balcone. Il problema è il malessere che c'è nei confronti della politica». Del resto è dal '94 che si va avanti con una politica fatta di curve sud e curve nord: Berlusconi boia! Prodi boia! «Ma adesso - dice Tonini - è avvenuto un cambiamento radicale: tutto lo stadio, o quasi, s'è messo a fischiare le squadre in campo. Cioè la classe politica. E questi fischi vanno presi sul serio. Grillo non è la risposta, la risposta è cambiare schema di gioco». E come? «Certo riducendo il costo della politica; mi rendo conto che è una macchina elefantiaca, che in Italia abbiamo un Quirinale che ha costi superiori a quelli della regina d'Inghilterra. Dobbiamo aumentare il rendimento e ridurre i costi. Il senso di inutilità del lavoro di parlamentare lo vivo anch'io; si ha la sensazione di sprecare il tempo. Ma la via d'uscita secondo me è il Partito democratico. Non a caso Veltroni dice che le alleanze si devono fare per governare, che prima si fa il programma e poi le alleanze. Se invece prima si fanno le alleanze e poi si adattano i programmi si arriva a questo punto: Berlusconi è stato su 5 anni e non ha concluso nulla; noi annaspiamo da un anno. Le coalizioni si fanno contro e questo abbassa sempre di più il livello della politica». Insomma, se non si danno risposte alla gente «girano».

Per Marco Boato dei Verdi Grillo è semplicemente il termometro che segna una stato gravemente patologico. «E se si ha la febbre alta - afferma - è altamente sciocco prendersela con il termometro. Si deve invece capire quali sono le terapie adeguate e quelle che propone Grillo fanno parte della malattia. Trovo patetici i politici che cercano di cavalcare la sua protesta, ma anche stupido prendersela con lui». Le critiche del comico all'autonomia invece per Boato partono da «una mancata conoscenza delle ragioni storiche, politiche e internazionali che l'hanno creata. Errori ci sono qui e a Bolzano ma non c'è dubbio che questa è la meglio governata delle regioni autonome del nostro Paese».

Invece c'è qualcuno che dice: «Ci vorrebbe un Grillo locale». E questo qualcuno è il consigliere provinciale di An, Cristano de Eccher. «Fatte le debite proporzioni - dice - forse è peggio qui che altrove. Ho letto il libro "La casta" e non mi ha per nulla sorpreso. Al punto che sto pensando di pubblicarne uno sulla situazione trentina. Far sapere ai cittadini che in questa Provincia si spendono milioni di euro per la pace, la solidarietà internazionale, le associazioni culturali. Che qui, tanto per fare un esempio, si spendono 14 mila euro per i detenuti del Mozambico; 23 mila euro per organizzare corsi di danza per 15 detenuti extracomunitari nelle carceri di Trento. Qui ci sono dipendenti pubblici con sentenze passate in giudicato che hanno avuto 4 giorni di sospensione e poi sono stati promossi. Consulenze a gente con curriculum ridicoli. Se i trentini sapessero queste cose i voti cambierebbero direzione. Quanto a Grillo ho visto che chi autenticava le firme per la sua proposta di legge non era certo così lontano dal sistema politico».

Bruno Zorzi 

 

Il gruppo trentino salirà sul palco.
Lo spettacolo questa sera al Palazzetto alle 21
«Non siamo né di destra né di sinistra»

 

Sinistra o destra? «Se un politico parla ed opera bene va valutato per quello che fa. Io personalmente, non ho preclusioni, di destra o di sinistra che sia». A dirlo è Francesco Ghensi, 34 anni, impiegato nel settore privato e portavoce del gruppo di persone che a Trento sono il riferimento del montante movimento politico di Beppe Grillo che stasera sarà al Palatrento, ore 21.

Grillo boys? «Non mi piace. Noi non ci identifichiamo totalmente con le parole di Grillo, anche se gran parte delle cose che dice ci vanno bene. Ma ne discutiamo, siamo gente con la propria testa». Ghensi, andrete sul palco oggi ad affiancare Grillo? «È lui che dirige la serata. Sappiamo che chiamerà sul palco una decina di persone, per presentarci al pubblico, e anche per far sapere dove la gente può trovarci. Noi, comunque, avremo un banchetto fuori dal palazzetto con i nostri volantini e anche per raccogliere firme per la proposta di legge sulla non eleggibilità di chi è stato condannato dalla giustizia». Siete di destra o di sinistra? «Nessuna estrazione politica. Cerchiamo di raffrontarci ai problemi concreti, non parliamo di partiti politici ma di politica. Se un politico parla ed opera bene, di destra o di sinistra, merita la nostra approvazione».

Di che età sono le persone che lei in questo momento rappresenta? «Va dai 20 ai 45-50 anni». Da domani che farete, dopo la kermesse del Palazzetto? «Avremo un po' più di visibilità. Il V-day ce ne ha già data e da domani ne avremo un po' di più e dovremo essere più attenti a rapportarci con una partecipazione molto più ampia ai nostri incontri

 

I sindacati

Accolto con freddezza

 

E i sindacalisti si sentono presi in mezzo dall'«ira» del comico? No. I sindacalisti non si sentono toccati dalla valanga grilliana. Però, almeno i segretari confederali trentini, matti per Grillo non vanno. Per Ruggero Purin (Cgil) l'ondata di sfiducia parte anche dalla fatica con la quale il Pd sta nascendo e dalla poca solidità del governo. «Comunque, - afferma - quella che lo segue è la parte sana dell'Italia che aspetta risposte». Nicola Ferrante (Cisl) è nettamente contrario: «Allo spettacolo di Grillo non ci vado per scelta. Con l'antipolitica non si costruisce. Oltre alla protesta ci vuole la proposta». Le critiche all'Autonomia? «Dovrebbe conoscere la storia e i risultati dell'autogoverno. Queste critiche rappresentano una contraddizione per chi dice di voler dare spazio ad una democrazia dal basso». Ermanno Monari della Uil: «L'esasperazione che crea l'antipolitica c'è, anche se alla fine, vista che la si vota, la gente ha la classe politica che si merita». E per quanto riguarda la nostra Autonomia mal vista da Grillo? «Non si può certo dire che in Trentino si viva male, ma cose che non vanno ci sono. Basti pensare, l'ho detto altre volte, alla Regione che è ormai una scatola vuota ma se andiamo a vedere le delibere vediamo che nella maggior parte dei casi si tratta di contributi che servono a mantenere il potere. Un modo di comprare voti compiacenti di chi però si vuol far comprare». Come dire, anche il popolo non innocente.

l’Adige, 24 settembre 2007

 

 

Il giorno di Grillo: 3.500 trentini per dire «vaffa»

Biglietti esauriti per lo spettacolo di questa sera,
Bezzi chiede (invano) un incontro

 

TRENTO. E’ il giorno di Beppe Grillo. Questa sera alle 21 al Palatrento troverà 3.500 trentini ad attenderlo, ma anche una lettera aperta firmata dal deputato del Patt Giacomo Bezzi che non è riuscito a parlargli personalmente: «Io non ho paura di nessuno - spiega l’autonomista - la mia vuole essere una sfida: se lui vuol parlare di questo territorio, perché non si confronta con me che rappresento una lista civica territoriale come il Patt? Non ho condanne e sono in Parlamento da meno di due anni. Ho le carte in regola. Eppure non ha risposto alle mie richieste di un incontro».

In città c’è molta attesa per lo spettacolo dello showman genovese. E’ una delle prime serate che fa dopo il ciclone del «Vaffa-day» dell’8 settembre e c’è molta curiosità per quello che dirà. Solo a Trento, il suo disegno di legge popolare che vuole vietare l’ingresso in Parlamento a chi ha riportato condanne penali, mettere il limite dei due mandati e reintrodurre il voto di preferenza ha raccolto duemila firme. In tutta Italia, e anche in 30 città straniere, hanno firmato in trecentomila. Un vero e proprio terremoto per la vecchia politica.

Per questo a Trento c’è molta attesa. Il Palaghiaie è tutto esaurito da due settimane: 3 mila 500 biglietti sono stati bruciati in pochi giorni. E dire che il prezzo non era «popolare»: dai 27 ai 33 euro.

Durante la serata, Grillo affronterà molti temi che riguardano la realtà trentina. Intanto chiamerà sul palco i ragazzi del meetup di Trento che hanno organizzato la raccolta di firme. Verrà proiettato un video di 3 minuti girato in via Mazzini l’8 settembre e poi si parlerà di problemi di scottante attualità. In primo piano ci sarà, e non poteva essere diversamente, la Whirlpool. Gli operai della multinazionale americana, che temono per il posto di lavoro, hanno chiesto aiuto agli amici di Grillo che hanno fatto da tramite trasmettendo al comico tutta la documentazione sul caso. Nella serata si parlerà quasi sicuramente anche del problema dei lavoratori che fanno le pulizie del palazzetto dello sport. Un altro argomento di stretta attualità trentina che verrà fuori è quello dell’acquisto dei due maxielicotteri Agusta per l’elisoccorso. Velivoli che, secondo molti tecnici, non sarebbero adatti al volo in montagna, dal momento che sono troppo grossi. Non ultimo, probabilmente si parlerà di inceneritore di Ischia Podetti, un tema da sempre caro allo showman genovese.

 

La lettera

Beppe, confrontiamoci

 

Caro Beppe Grillo, sono il parlamentare del Partito Autonomista Trentino. So che oggi sarai a Trento e avrei avuto piacere di incontrarti e per questo ho chiesto ad un mio caro amico come era possibile farlo. Questi mi ha spiegato che ha contattato tua moglie e che per il momento è difficile, perciò ti scrivo queste due righe con alcune considerazioni e una doverosa premessa.

Non faccio politica di professione e per questo anche in Trentino sono stato criticato, avendo portato la mia attività imprenditoriale all’estero, ma sono libero di dire ciò che voglio non essendo ricattabile dal sistema trentino. Per correttezza ti dico che sono anche stato citato, credo impropriamente, sul libro di Stella perché come presidente del consiglio della provincia di Trento (2 anni) ho speso tutti i soldi delle mie spese di rappresentanza, elargendoli a pioggia alle associazioni del nostro territorio che bene lavorano per il sociale (sportive, pensionati, volontariato, studenti), anziché a quattro persone che prima della mia presidenza se li mangiavano ad organizzare mostre private di quadri, ma questo Stella lo ha ignorato, purtroppo.

Sono in Parlamento da due anni ed è assolutamente avvilente la situazione ed il metodo di lavoro così come sono organizzati i lavori parlamentari.

Fatta questa premessa, credo sia giusto per una persona che in questo periodo della sua vita ha una responsabilità politica non scappare dalle sollecitazioni che la gente, per tuo tramite, pone a questa classe dirigente, ed a quella trentina in particolare. Essendo io uno che crede nella politica territoriale, anteponendola sempre a quella ideologica di sinistra o destra che sia, sono disponibile ad accettare il confronto, mettendomi anche in discussione e facendo autocritica, non avendo scheletri nell’armadio.

Da autonomista, da tempo sono convinto e dico che i troppi soldi dell’autonomia trentina stiano “addormentando” le idee delle future generazioni, danneggiando l’immagine di sana laboriosità e determinazione che era dei nostri padri - quelli che sono emigrati, così come quelli che sono rimasti - i quali hanno offerto di questa regione un buon esempio di convivenza pacifica fra gruppi linguistici diversi e di una vita solidale e dignitosa.

Oggi abbiamo la “pancia piena” e siamo forse anche un po’ egoisti ma a mio parere, la risposta non è l’indipendenza, come tu proponi, per l’Autonomia Trentina.
Questo messaggio è un po’ pericoloso perché rischia di tornare a dividere e riaprire vecchie ferite e te lo dico da autonomista convinto. Io sono contro la secessione che la Lega propone e sono per una Europa che valorizzi i territori le loro culture e identità. La risposta potrebbe essere un sano federalismo con il controllo decentrato dei costi.

Tutti dicono che lo stato italiano ha bisogno di riforme strutturali, però poi sia la sinistra che la destra non le fanno e neppure l’apparato burocratico dello stato non vuole le riforme che abbassino i costi della politica e rendano snella l’amministrazione pubblica. Credimi, un livello decentrato ben organizzato può controllare meglio i costi e rispondere in modo trasparente di come sono spesi i soldi pubblici. L’alternativa è che non succeda nulla e che continuiamo a parlarci addosso, alle spalle di chi fatica ad arrivare alla fine del mese.

Per quanto riguarda il Trentino, io sono critico - e questo l’ho detto più volte al presidente Dellai - rispetto ad una provincia che con i soldini dell’autonomia dà sì lavoro bene o male a tutti, ma che poi lascia poco spazio alle idee, ai talenti, alle iniziative private (non sempre chi lavora in proprio è un evasore fiscale come oggi in Italia è dipinto, perché ci sono piccoli imprenditori e artigiani nelle valli di montagna che, esattamente come gli operai metalmeccanici della Fiom, si alzano alle 6 anche di sabato x andare a lavorare).

Oggi, forse, la Provincia di Trento ha una classe dirigente che ha grandi meriti, tuttavia è troppo autoreferenziale e non disponibile al ricambio generazionale (preferiscono regalare la casa ai nipoti, piuttosto che lasciarli rischiare e sbagliare dando loro delle responsabilità o lasciando loro i posti in cda di qualche ente).

In Italia siamo visti come dei privilegiati, ma che tutto sommato spendono bene i loro soldini. Ieri (sabato, ndr) ero a Bagolino davanti ai sindaci dei comuni di confine, i politici nazionali dicevano loro esattamente quello che volevano sentirsi dire, ma poi martedì in Parlamento sarà un’altra musica, perché ai problemi concreti, purtroppo, prevale lo schieramento ideologico. Se come affermi tu la politica deve ripartire dal territorio (liste civiche) sono disponibile, come rappresentante di un partito territoriale che esiste ben da 50 anni, ad un confronto con te. Saluti.

Giacomo Bezzi

Trentino, 24 settembre 2007

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