La voragine di Malagrotta

 

Una nuova buca larga 23 ettari nell'area di Testa di Cane. In pratica, un allargamento mascherato della discarica più grande d'Europa che Marrazzo aveva solennemente giurato di chiudere alia fine dell'anno. Ora, invece, si parla insistentemente di una proroga fino al 2008.

 

In alcune aree di Malagrotta-Pisana, le Pm 10 [cioè le polveri sottili con diametro fino a 10 micron] raggiungono picchi di concentrazione addirittura di 750 mg/m3 [microgrammi per metro cubo di aria], mentre la legge stabilisce il limite di 50. A rilevarle, l'11 luglio scorso, è stata una centralina portatile utilizzata già a Milano dall'Istituto nazionale tumori e «importata» a Roma da Salvatore Damante, un ricercatore ambientale residente a Malagrotta. Preoccupato, come tantissimi altri, dalla enorme concentrazione in questa zona di fonti altamente inquinanti [raffineria, discarica, inceneritore di rifiuti ospedalieri, traffico pesante, cave, eccetera], ha consegnato le sue indagini al comitato Malagrotta, che le ha inserite in un dossier portato il 20 luglio al sindaco di Roma, al presidente della Regione, ai presidenti dei Municipi XV e XVI e alla Provincia di Roma.

Nel 2006, nella capitale sono stati registrati sforamenti di limiti di legge delle Pm 10 per 141 giorni, secondo i monitoraggi condotti dall'Arpa. Ma il dato riferito al quartiere Pisana-Malagrotta è, se possibile, ancora più allarmante almeno per due motivi: gli altissimi picchi rilevati dall'indagine pilota [che, per inciso, si riferiscono anche alla sede del consiglio regionale, dove le Pm 10 hanno superato i 400 microgrammi per metro cubo di aria]; l'assenza di rilevazioni «ufficiali» in questa zona, dove sono solo i cittadini a monitorare l'area satura di impianti inquinanti e dove non si è esitato ad autorizzare la realizzazione di un ulteriore inceneritore di rifiuti. E per fortuna che, nella giornata di misurazione, «la velocità del vento era alquanto sostenuta e consentiva quindi una notevole dispersione dell'inquinamento. Tali concentrazioni - si legge nel dettagliato documento preparato dal dottor Damante - in assenza di vento e con alte temperature e umidità, potrebbero raggiungere valori ancora più elevati ed estremamente pericolosi per la salute degli abitanti e lavoratori della zona».

Notizie che, evidentemente, non preoccupano le istituzioni competenti, impegnate ad affrontare la questione dei rifiuti senza mai pestare la coda al padrone del settore, Manlio Cerroni, proprietario della discarica di Malagrotta e del gassificatore, ormai in fase piuttosto avanzata di costruzione. Questo si deduce facendo un giro nella martoriata zona della Pisana-Valle Galeria-Malagrotta, già penosa a guardarsi, ridotta com'è a una groviera per le enormi escavazioni prodotte dalle cave, arrivate a lambire le case. Un'altra buca di ben 23 ettari si sta allargando nell'area denominata Testa di Cane, proprio al limite del Parco di Massimina, l'unica area attrezzata del quartiere, dove l'ex sub commissario regionale all'emergenza rifiuti, Marco Verzaschi (ora Udeur)  aveva autorizzato il "ripristino ambientale sperimentale", che altro non è che l'ampliamento di fatto della discarica. Come definire altrimenti gli sbancamenti in atto per fare posto ai residui della gassificazione e alla Fos?

Per capire la gravità della situazione basta ripetere quanto il comitato denuncia da tempo: 1) nessuno è in grado di certificare che le ceneri del gassificatore non siano rifiuti speciali, tossici e nocivi [come sono classificate quelle degli inceneritori], da trattare quindi in speciali discariche inesistenti nel Lazio; 2) La Fos, frazione organica stabilizzata derivata dal pretrattamento dei rifiuti per ottenere il CDR [il combustibile che alimenta l'incenerimento], presenta diverse controindicazioni, come quella di produrre percolato: e a Testa di Cane non c'è il "polder", il diaframma di cemento richiesto nelle discariche [ma non nei ripristini ambientali] per impedire la dispersione del micidiale percolato. Un problemone, secondo gli stessi uffici regionali.

Il gassificatore e l'allargamento della discarica, autorizzati dalla giunta Storace, sono stati confermati da Marrazzo, sotto la spinta del sindaco Veltroni, perché si sostiene che solo in questo modo si può chiudere Malagrotta e riqualificare la zona. Magari delocalizzando la raffineria, come dicono il presidente del Municipio XVI, Legambiente e Le città di Roma, associazione vicina ai Ds romani e fortemente impegnata a promuovere le edificazioni in quel quadrante. Ma non sembra proprio così. Basta fare un giro per vedere i camini nuovi di zecca installati nella raffineria, forse richiamata al rispetto delle emissioni in atmosfera: investimenti che certo non fanno pensare a un imminente trasferimento. In più, in questi giorni si parla con insistenza di una nuova proroga al 2008 per Malagrotta, dopo quella firmata l'anno scorso da Marrazzo. Quindi, nessuna chiusura della discarica, che anzi si allarga anche se comincerà a bruciare il gassificatore. Né delocalizzazione di altri impianti.

Gli unici trasferimenti documentati sono quelli di decine di palme provenienti da una parte di Testa di Cane franata e trapiantate su via di Malagrotta in direzione Ponte Galeria, lungo l'inquinato e morente Rio Galeria, dove cominciano a stazionare inquietanti stormi di gabbiani. Il terreno è uno dei tanti di proprietà di Cerroni, come quello vicino alla raffineria, dove, prendendo la strada del tiro al volo [c'e anche questo], è visibile un'enorme buca, forse una cava dismessa dove una grande vasca piena d'acqua dimostra che è stata toccata la falda acquifera. Sulla rete metallica che delimita la cava c'e solo un cartello che parla di scavi e vieta l'ingresso, senza specificare altro, come al solito.

Di che lavori si tratta vorrebbero saperlo i cittadini, che ultimamente hanno notato un certo movimento e sono sempre più preoccupati di quanto accade nel quartiere. E, per continuare a farsi sentire, insieme al comitato Malagrotta, Viviverde Massimina, Pisana 64 e comitato Ponte Galeria, hanno aderito alla giornata nazionale contro i Cip 6 di sabato 22 settembre. Protestano, indignati, non solo contro lo scandalo degli incentivi pubblici alle fonti energetiche più inquinanti che finiranno anche nelle tasche di Cerroni [vedi scheda], ma perché il gassificatore e Testa di Cane sono nelle mani della stessa società [la Giovi di Cerroni] il cui amministratore unico è, per la quarta volta, sotto processo per cattiva gestione della discarica. «Chi ci garantisce la tutela della salute e dell'ambiente?», chiedono i cittadini. L'udienza  è  fissata il 27 settembre e la novità, questa volta, è la presenza del comitato Malagrotta, del Wwf e di Vas come parti civili.

Anna Pacilli

 

Cip 6, a Cerroni 30 milioni

 

Si calcola che dal 1992 sono stati assegnati 30 miliardi di euro alle fonti «assimilate» [scarti di raffineria, fonti fossili, ecc.], e all’incenerimento dei rifiuti, che hanno assorbito fino all'80 per cento degli incentivi pensati in origine per promuovere le vere energie rinnovabili, come sole, vento, idroelettrico, geotermia, maree [Carta, 42/2006 e 4/2007]. Soldi pagati dai cittadini con il 7 per cento di ogni bolletta elettrica, grazie alla componente A3 «costruzione impianti fonti rinnovabili». E nell'aria c'è l'idea di autoridursi in massa le bollette, esattamente del 7 per cento.

Lo scandalo tutto italiano dei Cip 6 ha convinto la commissione europea ad aprire una procedura di infrazione. II governo Prodi, da parte sua, aveva promesso ben più di quanto ha concretamente fatto e la finanziaria 2007 ha esteso la nuova concessione di Cip 6 agli «impianti già autorizzati e di cui sia stata avviata concretamente la realizzazione» e non l'ha limitata, come concordato in precedenza dalla maggioranza, «ai soli impianti già realizzati e operativi». Un blitz che ha consentito a diversi operatori di rientrare in corsa, fra i quali anche Manlio Cerroni, proprietario del gassificatore. Non si sa quanto arriverà nelle sue casse per incentivarlo a costruire l'inceneritore sperimentale di rifiuti, ma il comitato Malagrotta ha fatto un calcolo. Se l'inceneritore di Brescia, che produce 80 Mw, riceve 60 milioni di euro l'anno, il gassificatore romano, che produrrà 36 Mw, dovrebbe ottenere circa 30 milioni, moltiplicati per otto anni. Più la valanga di milioni che riceverà dai romani per il servizio di incenerimento dei rifiuti.

Alla faccia dell'impianto sperimentale che, per definizione, dovrebbe essere un prototipo dal quale non deve derivare reddito e che deve prima essere testato per garantire con certezza che tutela la salute e l'ambiente.

CartaQui Lazio e Roma - n° 33, 22 settembre 2007

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