Ricordando Lorenzo

 

La notizia della scomparsa a 78 anni, a Lione, di Lorenzo Tomatis ci ha lasciato desolati e sgomenti: siamo tutti più soli, vorrei dire orfani. Questa morte era attesa, da tempo Lorenzo combatteva con coraggio e dignità contro quella malattia a cui aveva dedicato tutta la sua vita di ricercatore e medico, ma non per questo il vuoto che lascia è meno grande. Fino all’ultimo momento di vita la sua voce pacata, il suo silenzio paziente, la sua lucida intelligenza, era lì, per noi, per ascoltarci innanzi tutto, per correggere il nostro lavoro, per scrivere un commento, per rispondere ai nostri dubbi, per darci un consiglio sempre discreto e puntuale, per indicarci ancora una volta la strada. E la strada che Lorenzo per tutta la vita, non solo a noi, ha indicato era quella di una Ricerca e di una Medicina che mai, e per nessuna ragione, poteva essere disgiunta dal suo fine ultimo: quello di essere sempre e comunque al servizio dell’uomo, della sua salute, della sua dignità.

Lorenzo Tomatis è stato un ricercatore in campo oncologico di fama mondiale, negli anni in cui ha diretto la IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha posto le basi scientifiche e metodologiche della cancerogenesi, identificando e classificando gli agenti inquinanti e le loro conseguenze per la salute umana. Lorenzo ha sempre strenuamente difeso e posto l’accento sul ruolo della Prevenzione Primaria, ovvero sulla tutela della salute attraverso la riduzione dell’esposizione alle sostanze nocive che - come lui diceva - non smettono di essere tali una volta che escono dalle fabbriche o sotto latitudini diverse…

Purtroppo non è stato ascoltato; certamente oggi, anche per questo, il mondo è più iniquo, sofferente, avvelenato. Tutto sembra ormai ineluttabile, così Lorenzo chiamava quella sorta di oblio, quella rassegnazione, quello stringersi nelle spalle che sembra avere contagiato tutti, che ci porta ad accettare ogni compromesso, ogni sopruso, che ci porta a pensare che niente e nessuno possa ormai arrestare la deriva del nostro mondo, come se non fossimo più essere capaci, di pensare, di progettare il nostro destino, di sognare, di ricercare salute, equità, pace.

In questo mondo malato lui vedeva una medicina parimenti malata, sempre più tecnologica ed orientata esclusivamente alla cura, ma sempre più lontana dalla ricerca delle vere cause delle malattie. La chiamava: “la Grande Distrazione”… “una follia riduzionista sembrava essersi impossessata della mente di gran parte dei ricercatori”… “ogni laboratorio doveva scegliersi il suo gene”; il ricercatore  andava a caccia della proteina alterata, senza più domandarsi il perché di quel danno.

Nel corso del suo lavoro, Tomatis ha dovuto assistere all’acquiescenza di ricercatori e scienziati che, condizionati sempre più dagli interessi economici delle grandi corporation,  producono risultati ambigui e confondenti in modo da rimandare ogni misura di prevenzione,  molto più attenti a non ridurre i profitti di chi comanda piuttosto che a proteggere la salute pubblica. “Quando mi sono lasciato comprare? Quando ho capito che la ricerca è al servizio del potere e che il ricercatore è un’oca che produce uova d’oro e che quell’oro andava tutto sulla tavola di chi comanda”: queste sono le parole di un suo collega riportate nell’ultimo libro autobiografico di Lorenzo, Il Fuoriuscito, in cui già il titolo bene esprime la sua volontà di porsi fuori da questo sistema malato, un sistema in cui non è stato per lui più possibile riconoscersi.

L’attività letteraria di Lorenzo è l’altra grande espressione della sua personalità: Tomatis infatti non è stato solo un grande medico ed un grande ricercatore, ma anche un grande scrittore e proprio nei suoi romanzi egli rivela la sua umanità più profonda. Nelle anamnesi alle vecchiette che si protraevano oltre misura o nell’abbraccio di Giannino che gli butta i suoi braccini attorno al collo quando Lorenzo lascia il suo primo lavoro in un sanatorio c’è tutto lo struggimento di un Medico di fronte al dolore ed alla sofferenza, specie a quella innocente di un bambino. Lorenzo non era religioso ed ancor più, proprio per questo, la sua pietas ci commuove. Quanto rammarico, nei suoi occhi e nelle sue pagine, per i malati, i morti, per le sofferenze evitabili ed inutili, specie quelle dei bambini sacrificati sull’altare degli interessi e del profitto!

L’infanzia! Lorenzo aveva ben chiaro lo scenario che si va preparando ed il prezzo che  pagherà chi verrà dopo di noi per il degrado e l’inquinamento generalizzato dell’ambiente. Non potrò mai dimenticare le parole da lui pronunciate il 24 novembre  2005, all’inizio dell’audizione in Comune a Forlì: “Le generazioni a venire non ci perdoneranno il danno che noi stiamo loro facendo”. Mi piace anche ricordare le altre parole che, sempre in quell’occasione, Tomatis ci disse: “A Forlì ho visto la scintilla del cambiamento e da una scintilla può nascere anche un grande incendio …è il momento della Resistenza”.

Lorenzo, potrei continuare a riempire pagine e pagine pensando a te, certa che non arriverei mai ad esprimere compiutamente tutto ciò che sento, in particolare l’amicizia, l’affetto, la gratitudine…

Sono sicura di esprimere in questo momento anche i sentimenti di tanti e tanti cittadini di Forlì e di tante altre città che hanno avuto la grande opportunità di conoscerti, di ascoltarti, di stimarti. 

Lorenzo, nel Giardino dei Giusti che c’è dentro il mio cuore, l’albero che in tuo onore ho piantato non si seccherà mai.

 

Patrizia Gentilini

Forlì, 25 settembre 2007

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