Ricorso al TAR di Trento
contro lo stralcio al Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti
relativo all’individuazione di un’area
per il deposito ed il trattamento dei veicoli fuori uso
e per il trattamento di rifiuti inerti da demolizione
nel Comune di Trento (c.d. Polo della rottamazione)

 

SINTESI

 

Il 18 settembre 2007 alcuni cittadini residenti nella frazione Vela del Comune di Trento e il Comitato Pro Vela di Trento hanno depositato al TAR di Trento un ricorso per chiedere l'annullamento sia della DGP 8.6.2007, n. 1225, Approvazione definitiva dello stralcio al Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti relativo all’individuazione di un’area per il deposito ed il trattamento dei veicoli fuori uso e per il trattamento di rifiuti inerti da demolizione nel Comune di Trento – artt. 65 e 83 del T.U.L.P. in materia di tutela dell’ambiente dagli inquinamenti, insieme a tutti gli allegati (tra cui il vero e proprio Piano stralcio), sia dell’iter procedurale adottato per l’approvazione del Piano.

L'area individuata è quella dei Laghetti della Vela (1), classificata dal vigente PUP come "area di tutela ambientale" quale ambito fluviale e caratterizzata da:

a) - elementi ambientali e paesaggistici di pregio (2);

b) - vocazione agricola primaria;

c) - notevole importanza archeologica;

d) - rischio geologico;

e) - rischio di alluvioni;

f) - utilizzazione tradizionale per passeggiate, percorsi naturalistici e palestra di roccia.

 

Gli interventi previsti sarebbero un centro di rottamazione, un impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi e un centro di trattamento di inerti cui si aggiungerebbero alcune opere accessorie (una nuova strada, un vallo, un riempimento fino a tre metri sopra il livello di campagna).

1. Soprattutto per quanto attiene al centro rottamazione, i motivi principali che renderebbero illegittimo il provvedimento provinciale si possono così riassumere:

    - mancato rispetto dei requisiti di localizzazione previsti dall'Allegato I pt. 1 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, recante “Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso”, che lo stesso Piano stralcio impugnato ritiene immediatamente applicabili. Si sottolinea inoltre che i criteri di localizzazione delle discariche richiamati dall’Allegato 4 del Piano non valgono per il centro di rottamazione (come pretenderebbe il Piano) ma solo per gli impianti di trattamento dei rifiuti inerti e di stoccaggio dei rifiuti pericolosi;

    - risulterebbe in particolare violata la prescrizione della lettera a) dell’art. 1.1.1 dell'Allegato I citato, secondo cui i centri di raccolta e gli impianti di trattamento dei veicoli fuori uso non devono ricadere in aree individuate nei piani di bacino quali aree da assoggettare a speciali vincoli e prescrizioni in rapporto alle specifiche condizioni idrogeologiche, ai fini della conservazione del suolo, della tutela dell’ambiente. In effetti il Piano Generale di Utilizzazione delle Acque Pubbliche della Provincia di Trento - che nella Provincia autonoma di Trento sostituisce il piano di bacino - individua la località Laghetti del Comune di Trento quale ambito fluviale di tutela e di interesse paesaggistico e richiede quindi per essa idonea localizzazione esterna agli ambiti tutelati (Parte VI.3, Parte VIII, art. 34 Norme di attuazione);

    - inoltre sarebbe violata anche la prescrizione dell’art. 1.1.1., lett. e) dell’Allegato I, secondo cui né centri di raccolta né impianti di trattamento possono ricadere in aree sottoposte a vincolo paesaggistico (3). Ma nel Piano Urbanistico Provinciale vigente – variante 2004 – la località Laghetti rientra in area di tutela paesaggistico ambientale ai sensi dell’art. 6 delle norme di attuazione;

    - risulterebbero poi violati una norma specifica del decreto legislativo n. 209/2003 (secondo cui i centri di rottamazione non possono essere ubicati in aree esondabili, instabili e alluvionali) e il Piano Generale di Utilizzazione delle Acque Pubbliche, nella parte che individua l'area di progetto come area esondabile (come confermato dal Rapporto ambientale dello stesso Piano stralcio impugnato);

    - ancora, i centri di rottamazione - secondo l’Allegato I citato, art. 1.1.2 - non possono essere ubicati in aree instabili ma il Piano Urbanistico Provinciale vigente (cfr. articolo 2 Norme di attuazione e carta di sintesi geologica) qualifica l’area Laghetti quale area con penalità medi-gravi (in cui sono possibili costruzioni ma esiste situazione di instabilità per pericolo di crolli dalle pareti rocciose sovrastanti);

    - inoltre l’Allegato I, art. 1.1.4 – aree da privilegiare - sarebbe violato anche per mancata applicazione dei criteri indicati per individuare le tipologie di aree da privilegiare (aree industriali dismesse; aree per servizi e impianti tecnologici; aree per insediamenti industriali e artigianali) per localizzare gli impianti in progetto;

 

2. Per quanto attiene all'ubicazione dell’impianto di smaltimento di rifiuti inerti da demolizione e dell’impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi, i motivi principali che renderebbero illegittimo il provvedimento provinciale (4) si possono riassumere nella violazione e falsa applicazione dell’Allegato A del Decreto del Presidente della Provincia di Trento 9.6.2005, n. 14-44/Leg (). In particolare:

    - il pt. 1 lettera m) dell'Allegato A esclude la localizzazione degli impianti in esame in ambiti di bacino sottoposti a tutela, come invece la località Laghetti è qualificata dal Piano Generale di Utilizzazione delle Acque Pubbliche (cfr. sopra);

    - il pt. 1 lettera a) dell’Allegato A esclude la localizzazione degli impianti in esame in aree con pericolosità idrologica e geologica, come invece l'area Laghetti è qualificata rispettivamente per il primo aspetto dal Piano Generale di Utilizzazione delle Acque Pubbliche e per il secondo aspetto dalla carta di sintesi geologica del P.U.P. che la include tra quelle con penalità medio-gravi (al punto che il Piano stralcio impugnato prevede imponenti opere di difesa);

    - il pt. 3 lettera a) dell’Allegato A prevede che la localizzazione degli impianti in esame in area sottoposte a tutela paesaggistico-ambientale (come in effetti il Piano Urbanistico Provinciale vigente qualifica l'area Laghetti) sia accompagnata da “appropriate misure di valutazione e di verifica, tenuto conto dell’assetto generale del territorio provinciale sotto l’aspetto morfologico e ambientale” mentre il Piano stralcio impugnato si occupa sotto questo profilo del solo biotopo dei Laghetti di Vela (adiacente confinante con l'area oggetto della localizzazione);

    - infine la localizzazione dell'impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi (indicata dal Piano stralcio impugnato come "deposito preliminare e messa in riserva in conto terzi") violerebbe il Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti, Stralcio relativo ai rifiuti pericolosi, Allegato I, approvato con Deliberazione della Giunta provinciale di Trento 12.11.2004, n. 2593, dove si stabilisce che le attività in questione vanno localizzate in aree produttive di livello provinciale e locale e di servizio destinate a tali specifiche finalità (mentre l'area Laghetti è area di interesse agricolo primario.

 

3. I motivi principali che renderebbero illegittimo il provvedimento provinciale per tutti i tre tipi di impianti progettati si possono infine così riassumere:

    - violazione e falsa applicazione dell'art. 14 della legge provinciale urbanistica n. 22/1991 e contrasto con il Piano Urbanistico Provinciale che stabiliscono per la zona Laghetti la tutela ambientale e l’uso agricolo, ulteriormente rafforzati dalla qualificazione della zona da parte del P.R.G. del Comune di Trento quale area agricola primaria;

    - contrasto con il Piano Urbanistico Provinciale, Appendice alla relazione aggiuntiva – Aree di tutela ambientale – Criteri 2.8, in cui si prevede che negli ambiti fluviali e torrentizi tutelati "è vietato tenere discariche, depositi di materiali edili, come pure di rottami di qualsiasi natura e accumuli di merci, all’aperto in vista" ed è altresì vietata la costruzione di “nuove strade veicolari che non siano a servizio degli interventi e delle funzioni ammesse in questi ambiti tutelati”;

    - contrasto con l’art. 93 della legge provinciale urbanistica n. 22/1991 perché per gli interventi in questione non è stata richiesta l’autorizzazione paesaggistica (che peraltro non poteva essere rinviata al momento dell'autorizzazione comunale alla costruzione e gestione degli impianti);

    - violazione e falsa applicazione dell’art. 15 del decreto legislativo 24.6.2003, n. 209 e dell’art. 65 del T.U.L.P. in materia di tutela dell’ambiente dagli inquinamenti i quali non giustificano la scelta di uno stralcio di un piano ancora da adottare mentre la Provincia di Trento avrebbe dovuto pianificare la materia con uno strumento di programmazione pubblica, organica e generale;

    - violazione e falsa applicazione dell’art. 2, comma 1, lett. b) del D. Lgs. N. 209/2003 e violazione della direttiva 2000/53/CE nella misura in cui non sono state evitate dal Piano stralcio impugnato: I) né forme di distorsione della concorrenza (riconoscibili nel fatto che ad un unico operatore è stata assegnata un'area molto ampia con possibili creazione di posizione dominante entro il territorio del Comune di Trento e di potenziali ostacoli all’accesso di altre piccole e medie imprese al mercato della raccolta, della demolizione, del trattamento e del riciclaggio dei veicoli fuori uso); II) né la tendenziale creazione di una vera e propria “cittadella dei rifiuti” a valenza provinciale, mentre la scelta comunitaria e nazionale vuole distribuire in modo omogeneo e per piccole dimensioni le attività di rottamazione;

    - violazione dell’art. 6 della direttiva europea n. 92/43/CEE del Consiglio del 22.5.1992 relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, in quanto:

    I) l’area Laghetti è immediatamente prossima al biotopo "Stagni della Vela", all’interno del quale è pure presente il SIC "IT3120051 Stagni della Vela – Soprasasso", i quali sarebbero fortemente impattati dalla presenza di impianti di rottamazione e di trattamento di rifiuti pericolosi ed inerti, produttivi di inquinamento atmosferico (polveri da trattamento inerti), inquinamento acustico, rischi di inquinamento degli stagni e delle acque paludose tutelate;

    II) l’iter di approvazione del Piano Stralcio impugnato ha trascurato la necessità di una valutazione complessiva esaminando l’effetto cumulativo di altri piani o progetti anche non direttamente connessi  ma con possibili incidenze significative sul sito prescelto;

    III) nella comparazione tra le aree da individuare per localizzare gli impianti la Provincia avrebbe dovuto tener conto del criterio che privilegia le aree industriali dimesse, le aree per servizi e impianti tecnologici, le aree per insediamenti industriali e artigianali ed ha invece escluso le aree di Gardolo e di Ravina, che sono aree industriali, già dotate di infrastrutture al servizio della zona produttiva e senz’altro già vocate ad attività di questo tipo.

 

Note

1) - Si tratta di una sottile striscia di territorio larga tra 20 e 250 metri stretta fra il fiume Adige e le pendici del Sorasass.

2) - L'area confina anche con un biotopo che comprende anche il sito di importanza comunitaria "Stagni della Vela-Soprasasso IT3120051"..

3) - Il divieto deriva inoltre dall’art. 142 del decreto legislativo n. 42/2004, Codice dei beni culturali e del paesaggio, e dall’art. 14, comma 3 lett. b) della legge provinciale urbanistica che sottopongono a vincolo fiumi, torrenti e corsi d’acqua e relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri.

4) - Si ricordi che in via cautelativa questi motivi di doglianza sono estesi in via secondaria anche alla localizzazione del centro di rottamazione.

 

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TRIBUNALE REGIONALE DI GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

SEDE DI TRENTO

RICORSO

 

Per Pedrotti Gianbortolo, residente in Trento, Vela via S.S.Cosma e Damiano 9/4 (C.F. PDRGBR49D30E850R); Trentini Massimo, residente in Trento loc. Laghetti 3 (C.F. TRNMSM67B06L378M); Raab Daniela, residente in Trento, loc. Centa 1/1 (C.F. RBADNL53E69L378K); Condini Fabiano, residente in Trento, Vela via S.S. Cosma e Damiano 1 (C.F.  CNDFBN54R17L378A ); e per Coser Rinaldo, residente in Trento, Vela via S.S. Cosma e Damiano 75 (C.F. CSRRLD42B07L378X), in proprio e quale Presidente e legale rappresentante pro tempore del Comitato pro Vela, con sede in Trento c/o Centro Polifunzionale della Vela, via SS. Cosma e Damiano, giusta decisione del Comitato di data 19 giugno 2007, rappresentati e difesi, giusta delega a margine del presente atto, dall’avv. Carlo Biasi e dall’avv. Silvia Zancanella, e altresì domiciliati presso lo studio di quest’ultima in Trento, via Calepina n. 45, ricorrenti

contro
Provincia Autonoma di Trento, in persona del Presidente della Provincia
pro tempore, in Piazza Dante n. 15, Trento

e nei confronti di
Rigotti F.lli S.R.L. in persona del legale rappresentante
pro tempore, corrente in 38100 Trento via Doss Trento 50
Trentino Ricicla Inerti S.R.L, in persona del legale rappresentante
pro tempore, corrente in Trento – 38100 via Brennero 322

per l’annullamento

 

1. della deliberazione della Giunta Provinciale n. 1225 di data 8 giugno 2007, avente ad oggetto “Approvazione definitiva dello stralcio al Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti relativo all’individuazione di un’area per il deposito ed il trattamento dei veicoli fuori uso e per il trattamento di rifiuti inerti da demolizione nel Comune di Trento – artt. 65 e 83 del T.U.L.P. in materia di tutela dell’ambiente dagli inquinamenti.” (doc. n.1) e di tutti gli atti allegati e parti integranti della stessa, costituiti dal Piano stralcio (1.1), dalla Relazione per l’approvazione (1.2), dalla Relazione di incidenza ambientale (1.3) e dal Rapporto ambientale (1.4) e di tutti gli atti presupposti e connnessi, tra i quali in particolare i pareri resi dalle diverse strutture provinciali e la deliberazione della Giunta Provinciale di Trento n. 537 di data 16 marzo 2007:

“Approvazione in via preliminare dello stralcio al Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti relativo all’individuazione di un’area per il deposito e il trattamento dei veicoli fuori uso e per il trattamento dei rifiuti inerti da demolizione in località Ischia Podetti – Comune di Trento.” (doc. n. 2);

2. dell’iter procedurale adottato per l’approvazione del Piano Stralcio.

 

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In punto di legittimazione, si rileva che gli odierni ricorrenti Pedrotti Gianbortolo, Trentini Massimo, Raab Daniela, Condini Fabiano, e Coser Rinaldo, sono residenti tutti nella frazione Vela del Comune di Trento, i primi tre proprietari di abitazioni confinanti e/o attigue alle aree sulle quali verranno eseguiti gli interventi previsti dagli atti impugnati; gli altri residenti nell’abitato della Vela, direttamente interessati e lesi dalle opere e dalle attività che verranno autorizzate nell’area Laghetti, da sempre vocata ad area verde del rione, integra sotto il profilo paesistico e ambientale ed altresì priva di impianti e lavorazioni inquinanti (doc. n. 3). Quanto al Comitato pro Vela, esso costituisce da sette anni, associazione esponenziale della comunità della Vela da sempre contraria all’allocazione in località Laghetti dei lavori, delle opere e delle attività previste negli atti impugnati. La pluriennale azione del Comitato sulla questione della localizzazione dell’impianto di rottamazione in località Laghetti è confermata, oltre che da numerosi resoconti di stampa, anche dall’intervento nell’odierno procedimento (doc. n. 4).

 

Fatto

 

1. L’area individuata dalla deliberazione della Giunta provinciale n. 1225 di data 8 giugno 2007 rientra, secondo la disciplina del vigente Piano Urbanistico Provinciale, in area di tutela ambientale; essa costituisce ambito fluviale ed è altresì area agricola primaria o di pregio (doc. n. 5).

La località Laghetti, che inizia immediatamente a nord del centro storico della Frazione Vela del Comune di Trento, è costituita da una sottile striscia di territorio, con larghezza compresa tra i 20 e i 250 metri, stretta fra il Fiume Adige e le pendici del Sorasass.

La località costituisce un unicum, con caratteri ambientali e paesaggistici di assoluto pregio, confinante con un biotopo entro cui è ricompreso anche il sito di importanza comunitaria SIC Stagni della Vela-Soprasasso IT3120051, in area fluviale, ancora intatta e vocata da sempre alle attività agricole.

L’area, a memoria d’uomo e comunque secondo quanto verificatosi negli ultimi cinquant’anni, è soggetta ad esondazioni del Fiume Adige e senz’altro essa è sottoposta a grave rischio geologico, sovrastata da alte e pressoché verticali pareti, tanto che la stessa toponomastica le denomina “Soprasass”.

L’area è soggetta a frane ed anche recentemente si sono verificati eventi assai significativi (e pericolosi) di caduta massi, rilevati e fatti oggetto di puntuale censura in sede di osservazioni (doc. n. 1.2 Relazione istruttoria).

Prendendo atto delle osservazioni presentate, la deliberazione impugnata riconosce l’effettiva pericolosità e prevede future opere di messa in sicurezza. La messa in sicurezza tuttavia non potrà mai dirsi definitiva, data la vastità delle pareti rocciose, peraltro assai spettacolari e di pregio alpinistico, sulle quali sono presenti alcune importanti palestre di roccia, con oltre 60 vie, molto frequentate e ben note agli alpinisti di tutta Europa.

La Località Laghetti è poi di notevolissima importanza archeologica. La Vela costituisce una delle aree archeologiche più importanti della Provincia e anche in località Laghetti sono stati effettuati ritrovamenti archeologici risalenti all’età del bronzo (sepoltura e forno fusorio), oggi esposti al Museo Tridentino di Scienze naturali (doc.n.6). Come verrà di seguito esposto, proprio dove dovrebbe sorgere il centro di rottamazione ed eseguite le imponenti opere pubbliche di una nuova strada, di un vallo, di un riempimento fino a tre metri sopra il livello di campagna, esiste l’importante sito dei Laghetti. L’area è dunque sottoposta al c.d. “rischo archeologico”.

Ed ancora, l’area costituisce da sempre “il verde” dell’abitato di Vela, fruito dalla collettività del rione quale ampia ed incontaminata area per passeggiate e percorsi naturalistici, di tale rilievo e bellezza da essere stata prevista nel Documento noto come “Programma Urbanistico di Struttura Generale”, a firma del noto arch. Busquets, approvato dal Consiglio Comunale di Trento il 14 marzo 2002, quale Parco agricolo fluviale (doc. n.7). La comunità della Vela, di cui il Comitato risulta soggetto esponenziale e rappresentativo, fin dal primo apparire del progetto di localizzazione del trattamento di rottamazione dei veicoli fuori uso in tale area, si oppose fortemente mediante raccolta firme, interrogazioni, ecc., tanto che il Comune di Trento non approvò varianti al P.R.G nonostante la proposta di trasformazione dell’area in industriale.

 

2. Ma intervenne la Provincia Autonoma di Trento che con la legge provinciale 29 dicembre 2005, n. 20 modificò le attribuzioni provinciali e comprensoriali in materia di pianificazione dei centri di raccolta e di trattamento dei veicoli usati, “avocandola” a sè (artt. 65 e 83 Testo unico delle leggi provinciali in materia di tutela dell’ambiente dagli inquinamenti).

Pur senza aver predisposto un Piano provinciale complessivo delle aree da destinare alla realizzazione e all’ampliamento dei centri di raccolta e trattamento dei veicoli usati, la Giunta provinciale con la deliberazione impugnata ha approvato uno “stralcio al Piano provinciale smaltimento rifiuti”, prevedendo in località Laghetti, nella Frazione di Vela del Comune di Trento, l’enorme area (due ettari e mezzo) per il deposito ed il trattamento dei veicoli fuori uso, un impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi ed altresì un ulteriore impianto di rifiuti inerti da demolizione.

In stridente contrasto con i principi posti dalla normativa di attuazione della direttiva comunitaria, ed in totale dissonanza con le osservazioni negative formulate dal Consiglio comunale di Trento sulla delibera preliminare dello stralcio al Piano (delibera Consiglio comunale data 5 giugno 2007; doc. n. 8), si è scelto il criterio della concentrazione ed accorpamento degli impianti, prevedendo un centro di rottamazione di grandi dimensioni, un impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi e un centro di trattamento di inerti collocati nel territorio del capoluogo trentino. Ed addirittura - tra tutte le esistenti aree dismesse, industriali, edificate, variamente urbanizzate, comunque compromesse sotto il profilo paesaggistico o ambientale - la Giunta provinciale ha ritenuto di dover, “per stralcio”, scegliere proprio una delle poche aree ancora integre rimaste nell’area fluviale del fondovalle.

I provvedimenti impugnati risultano ingiustificati ed illegittimi e se ne chiede l’annullamento per i seguenti

 

Motivi

 

    1) - Violazione di legge per violazione e falsa applicazione della direttiva 2000/53/CE e dell’art. 6 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209 e relativo Allegato I, 1 “Ubicazione dell’impianto di trattamento”.

Eccesso di potere per contraddittorietà, ingiustizia ed illogicità manifeste, difetto di motivazione, sviamento.

 

In attuazione dei principi di precauzione e dell’azione preventiva, in conformità alla strategia comunitaria in materia di rifiuti, l’art. 2 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209, recante “Attuazione della direttiva 2000/53/CE relativa ai veicoli fuori uso”, principi ai quali la normativa di attuazione provinciale deve adeguarsi (art. 15, ultimo comma, D.Lgs 209/2003), prevede tra gli obiettivi (comma 2, lett. d) la disciplina delle misure volte a migliorare la qualità ambientale e l’efficienza delle attività di tutti gli operatori economici coinvolti nel ciclo di vita del veicolo, dalla progettazione dello stesso alla gestione finale del veicolo fuori uso”, e ciò al fine di garantire che tutte tali attività avvengano “senza pericolo per l’ambiente ed in modo economicamente sostenibile”.

L’art. 6 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209 prevede che gli impianti di trattamento devono conformarsi alle prescrizioni tecniche stabilite all’Allegato I, prescrizioni che dunque devono essere rispettate su tutto il territorio nazionale in adeguamento alla direttiva comunitaria richiamata.

L’Allegato I, p. 1 “Ubicazione dell’impianto di trattamento” prevede che “Al fine del rilascio dell’autorizzazione agli impianti di trattamento disciplinati dal presente decreto, l’autorità competente tiene conto dei seguenti principi generali relativi alla localizzazione degli stessi impianti: ...”.

Segue dapprima un puntuale elenco di prescrizioni negative che inibiscono ab origine l’ubicazione degli impianti in aree protette o sensibili o che presentano aspetti di potenziale pericolo per l’uomo o per l’ambente (1.1.1. – 1.1.2 – 1.1.3), prevedendosi poi le aree da privilegiare nell’individuazione dei siti idonei alla localizzazione degli impianti (1.1.4) e le condizioni minime di localizzazione (1.3).

Il Piano stralcio qui impugnato pare dar atto dell’immediata precettività delle disposizioni di cui al decreto legislativo n. 209/2003, affermando che l’area prescelta di Ischia Podetti (errato riferimento localizzativo e dunque recte di località Laghetti), “è stata verificata sotto il profilo della sua compatibilità con le disposizioni normative dettate dal D.Lgs. n. 209/2004” (pag. 4). Il necessario recepimento delle disposizioni di cui all’Allegato I, 1 “Ubicazione dell’impianto di trattamento” del D. Lgs. n. 209/2003 sembra svolto nell’Allegato 3, “Raffronto” del Piano stralcio, laddove effettivamente si riporta il raffronto tra le norme di attuazione del vecchio Piano comprensoriale e le disposizioni dell’Allegato del decreto legislaivo n. 209/2003, disponendo di “integrare e sostituire” le vecchie norme di attuazione del Piano comprensoriale con le previsioni della normativa statale. Nel Piano si afferma però (anche) che per i criteri da adottarsi nella localizzazione del centro di rottamazione si può far riferimento alla disciplina, di natura regolamentare, emanata dalla Giunta provinciale per la localizzazione delle discariche dei rifiuti, la quale risulterebbe “mutuabile” o anche “similare”.

Contestandosi qui in radice che la specifica disciplina di rango legislativo nazionale e comunitario del trattamento dei veicoli fuori uso di cui al D. Lgs n. 209/2003 possa essere tout court sostituita o “mutuata” da una disciplina di rango regolamentare locale riferita ad altra tipologia di impianti, si censura negli atti impugnati la mancata applicazione dell’Allegato I del D.Lgs n. 209/03 per l’impianto di trattamento dei veicoli usati, il quale risulta immediatamente vincolante e precettivo secondo le regole che disciplinano i rapporti tra fonti dell’ordinamento comunitario, nazionale e locale.

In ogni caso, sono incomprensibili prima ancora che illegittimi per contraddittorietà, illogicità manifesta, difetto di motivazione e sviamento, i richiami e l’applicazione di una “normativa” assertamente dichiarata “similare”, stante la presenza di norme disciplinanti espressamente la fattispecie, le quali ultime non vengono però applicate. Il Piano stesso esordisce precisando che ”il Comune di Trento, in coordinamento con la Provincia Autonoma di Trento e con il Comprensorio della Valla dell’Adige, ha riconosciuto la necessità di procedere, in base alle norme transitorie dettate dall’art. 15 del d.lgs. 209 del 2003 ad un programma di delocalizzazione del centro di raccolta e rottamazione della ditta Rigotti al fine di garantire l’osservanza dei requisiti localizzativi e tecnici prescritti dal citato decreto legislativo” (pag. 4 del Piano). Dunque la premessa e il presupposto del Piano stralcio è stata la necessità di trovare una nuova localizzazione alla ditta Rigotti in quanto l’attuale non risulta essere conforme - proprio sotto il profilo della localizzazione - alle norme dettate dallo stesso Allegato I, pt. 1 del D. Lgs. 209/2003. Da questa premessa consegue logicamente che la nuova localizzazione deve rispettare i requisiti di ubicazione previsti dal medesimo Allegato pt. 1 del D. Lgs. 209/2003. Diversamente verrebbe meno lo stesso presupposto sul quale è stato predisposto di Piano stralcio.

I centri di rottamazione, d’altro canto, sono ben dissimili dalle discariche o dagli impianti di smaltimento di rifiuti. I centri di rottamazione hanno strutture assolutamente diverse e specifiche che hanno richiesto l’emanazione di numerose e speciali direttive comunitarie. Le discariche sono il punto finale di un processo di smaltimento dei rifiuti; i centri di rottamazione, secondo l’impostazione voluta dal legislatore comunitario, sono al contrario il punto di partenza di una attività di riciclaggio di una quota praticamente totalitaria dei veicoli usati. È evidente che questo genere di attività si caratterizza come un’attività di trasformazione del rifiuto e pertanto, sostanzialmente, di tipo industriale. E non a caso il D. Lgs. 209/2003 prevede che per la localizzazione sono da privilegiare le aree industriali. Applicare ai centri di rottamazione i criteri stabiliti in un piano redatto per altri e ben diversi scopi ed oggetto rappresenta una illogicità manifesta.

Dunque, i criteri di localizzazione delle discariche richiamati dall’Allegato 4 del Piano stralcio - individuati con D.p.p. 9 giugno 2005, n. 14-44/Leg. Di applicazione del decreto legislativo n. 36/2003 di recepimento della direttiva 1999/31/CE relativa alle discariche di rifiuti pericolosi e non - potranno valere solo per la localizzazione dell’impianto di trattamento dei rifiuti inerti e per quella dell’impianto di stoccaggio dei rifiuti pericolosi.

La verifica delle aree idonee o non idonee secondo le diverse discipline, legislativa nazionale o di tipo regolamentare provinciale, comporta conseguenze immediate ai fini dell’ammissibilità in località Laghetti dell’impianto di cui si discute.

1.1 Violato risulta l’Allegato all’art. 1.1.1, lett. a) in combinato disposto con il D.P.R. 15 febbraio 2006 di adozione del Piano Generale di Utilizzazione delle Acque Pubbliche, Parte VIII, norme di attuazione art. 34.

Secondo la previsione di cui alla lettera a) dell’art. 1.1.1. dell’Allegato i centri di raccolta e gli impianti di trattamento dei veicoli fuori uso “non devono ricadere” in aree individuate nei piani di bacino, ai sensi dell’art 17, comma 3, lettera m) della legge n. 183/1989. Tale ultima disposizione prevede che dentro i piani di bacino siano individuate “le aree da assoggettare a speciali vincoli e prescrizioni in rapporto alle specifiche condizioni idrogeologiche, ai fini della conservazione del suolo, della tutela dell’ambiente e della prevenzione contro presumibili effetti dannosi di interventi antropici “.

In Provincia di Trento vige il Piano Generale di utilizzazione delle acque pubbliche, approvato con D.P.R. 15 febbraio 2006, avente natura, vigore ed effetti sovraordinati, di norma di attuazione ai sensi dell’art. 14 dello Statuto di Autonomia e dunque con valore ed efficacia che si impone sulla restante normazione. I vincoli e le misure del P.G.U.A.P. hanno effetto immediato e prevalente su ogni altro piano, compreso il piano urbanistico provinciale (art. 2 D.P.R. 15 febbraio 2007).

Ebbene, la località Laghetti del Comune di Trento è individuata dal P.G.U.A.P. quale ambito fluviale di interesse paesaggistico (pag. 35 Rapporto ambientale).

L’area Laghetti, dunque, è area di bacino individuata quale zona assoggetta “a speciali vincoli e prescrizioni in rapporto alle specifiche condizioni idrogeologiche, ai fini della conservazione del suolo, della tutela dell’ambiente e della prevenzione contro presumibili effetti dannosi di interventi antropici“ (art. 17, lett. m) citato).

La violazione palese della lettera a) art. 1.1.1. dell’Allegato non trova giustificazione alcuna nel provvedimento impugnato e neppure nel Rapporto ambientale allegato all’atto. L’Amministrazione evita accuratamente di affrontare la questione del valore prescrittivo del P.G.U.A.P. e della previsione, nel bacino del Fiume Adige, dell’ambito fluviale individuato nel supremo strumento pianificatorio delle acque che, secondo la disciplina di cui all’art. 34 del D.P.R. 15 febbraio 2006, si avvale delle previsioni del P.U.P. L’aspetto paesaggistico degli ambiti fluviali, che l’art. 34 citato descrive quali peculiari caratteristiche di continuità, naturalità e fruibilità, comporta il vincolo assoluto a mantenere integra, non antropizzata e fruibile sotto l’aspetto naturalistico, l’area dei Laghetti. In sintesi, i vincoli derivanti dal P.G.U.A.P sono stati ignorati con conseguente violazione della previsione di cui alla citata lettera a) che vieta in maniera assoluta l’ubicazione di centri di rottamazione e di raccolta entro le aree di bacino.

Nel Rapporto ambientale, pag. 35, si da atto, con riproduzione della Carta degli ambiti fluviali relativa al Fiume Adige in località Laghetti, della vincolante previsione del P.G.U.A.P., ma non se ne traggono le dovute conseguenze. Tanto meno l’ambito fluviale è considerato dal Piano stralcio.

Sotto altro profilo si dirà oltre (motivo 3) che la violazione del P.G.U.A.P. rileva anche ex se.

1.2 Violato risulta l’Allegato all’art. 1.1.1, lett. e) in combinato disposto con l’art. 14 della legge provinciale urbanistica n. 22 del 1991 relativa ai beni di interesse paesaggistico

Ai sensi dell’Allegato all’art. 1.1.1., lett. e), tra le aree entro le quali “non devono ricadere” i centri di raccolta e gli impianti di trattamento, sono previsti, i territori sottoposti a vincolo paesaggistico.

Nel Piano Urbanistico Provinciale vigente – variante 2004 – la località Laghetti rientra in toto in area di tutela paesaggistico ambientale ai sensi dell’art. 6 delle norme di attuazione del P.U.P.. Quindi, quale territorio sottoposto a vincolo paesaggistico, la località Laghetti risulta area non idonea.

Nel Rapporto ambientale (pag. 14) si afferma del tutto erroneamente che solo gli argini dell’Adige sono in area di tutela ambientale, riportando una cartografia che smentisce tale affermazione. La zona a nord dell’abitato della Vela è interamente in tutela ambientale, come si ricava chiaramente anche a pag. 68 del Rapporto, laddove - per escludere una diversa ed alternativa ipotesi di localizzazione - si riporta l’esatta tavola del P.U.P. che individua con colorazione gialla la zona tutelata e si afferma esplicitamente che tale alternativa non è praticabile riguardando un area di tutela ambientale. Oltre alla palese violazione di legge risulta dunque altresì la contraddittorietà e il macroscopico travisamento dei fatti. Peraltro, la tutela accordata dal P.U.P. è resa intangibile dalla ulteriore previsione generale dell’art. 142 del decreto legislativo n. 42 del 2004 Codice dei beni culturali e del paesaggio, (ante decreto legislativo n. 490/1999), e dal’art. 14, comma 3 lett. b) della legge provinciale urbanistica n. 22, norme che sottopongono a vincolo (“per legge”) i fiumi, torrenti e corsi d’acqua e relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna.

Ebbene, l’ubicazione del centro di rottamazione entro un’area di tutela paesaggistico-ambientale risulta inibita ai sensi dell’Allegato richiamato di talché l’atto impugnato è illegittimo per palese violazione di legge ed eccesso di potere.

1.3 Violato risulta l’Allegato all’art. 1.1.2 in combinato disposto con il D.P.R. 15 febbraio 2006 di adozione del Piano Generale di Utilizzazione delle Acque Pubbliche, Parte IV.3 e del P.U.P.

Prevede ancora il decreto legislativo n. 209/2003 che i centri di rottamazione non possano essere ubicati in aree esondabili, instabili e alluvionali, individuate nei piani di assetto idrogeologico di cui alla legge 183/1989. Tali piani corrispondono in Provincia di Trento a quelli previsti nel P.G.U.A.P. adottato con D.P.R. 15 febbraio 2006, nonché per l’aspetto di protezione geologica alle previsioni del P.U.P. relative alle aree geologiche (art. 2 n.d.a. P.U.P.).

Il Rapporto ambientale a pag. 32 afferma che “l’area in discussione nella parte apicale è definita dal P.G.U.A.P. area esondabile” ed effettivamente il P.G.U.A.P. la prevede come tale. Il dato è di tale rilevanza che ogni ulteriore argomentazione risulterebbe ultronea.

Ma vi è di più. Nel Rapporto ambientale, pur confermando che l’area prescelta per l’ubicazione dell’impianto è esondabile, si propone di risolvere tale situazione, da un lato affermando assai genericamente ed imprudentemente che è esondabile solo “la parte apicale” (come se ciò rendesse immune da alluvione la parte a valle!), dall’altro rilevando contraddittoriamente la necessità di realizzare opere di rinforzo arginale ed addirittura prevedendo che la nuova area venga interamente sopraelevata dall’odierno piano di campagna per ben 3 metri, a 197 s.l.m. (Relazione per l’approvazione - pag. 9) a causa di ammessi fenomeni di innalzamento della falda sottostante (con buona pace dell’area archeologica).

Risulta dunque violata la disposizione di legge che vieta in maniera assoluta l’ubicazione degli impianti di rottamazione in aree esondabili e risulta vieppiù illegittima ed ingiustificata la previsione di enormi opere di argine e riempimento che muterebbero in maniera totale ed irreversibile l’intera morfologia del sito.

Sotto il profilo del rischio geologico, la carta di sintesi geologica del P.U.P. prevede l’area Laghetti quale area con penalità gravi-medie e dunque in essa sono ammesse opere di edificazione. Tuttavia lo stesso Servizio Geologico della PAT riconosce il grave pericolo di crolli dalle pareti rocciose sovrastanti che impongono opere di tutela. È ipotizzata la costruzione di un vallo. Una parte dell’area è dunque ad elevato rischio di frana e quindi da considerarsi instabile ai sensi dell’Allegato I, Pt. 1.1.2.

1.4 Violato risulta l’Allegato all’art. 1.1.3, lett. b) ritrovamenti archeologici – anche in combinato disposto con l’art. 2 della legge 25 giugno 2005, n. 209

La località Laghetti è area di grande importanza archeologica entro la quale sono stati effettuati importanti ritrovamenti archeologici negli anni ’70. I reperti raccolti e custoditi presso il Museo di Scienze Naturali di Trento testimoniano la presenza di un insediamento dell’età del bronzo, così come risulta dalla documentazione allegata.

La presenza comunemente nota di tali insediamenti non è stata né segnalata, né tanto meno rilevata. Nessuna richiesta di informazioni alla Sovrintendenza risulta mai essere stata richiesta pur se sull’area sono previste imponenti opere pubbliche, quali strada, vallo e sovralzo del piano di campagna per un’altezza di tre metri. La previsione degli impianti, comportando l’effettuazione di lavori pubblici e di interesse pubblico, doveva essere vagliata anche sotto il profilo del c.d. “rischio archeologico”, imponendosi nel caso in esame il procedimento della verifica preventiva dell’interesse archeologico di cui all’art. 2 e segg. della legge n. 109/2005.

1.5 Violato risulta l’Allegato all’art. 1.1.4 – aree da privilegiare

Non solo il provvedimento impugnato risulta emesso in violazione dei divieti di ubicazione sopra elencati, ma esso contravviene anche alle prescrizioni e/o criteri indicati nell’art. 1.1.4, il quale elenca tre tipologie di aree da privilegiare nell’individuazione dei siti idonei.

La norma prevede: 1) aree industriali dismesse; 2) aree per servizi e impianti tecnologici; 3) aree per insediamenti industriali e artigianali. Pur se il territorio provinciale vede molte aree rientrati tra le tipologie indicate, la Giunta provinciale ha previsto l’impianto in area di tutela ambientale, in ambito fluviale ambientale, in area agricola primaria. La violazione della norma risulta palese.

Anche, per assurdo, a voler considerare la norma solo quale criterio meramente indicativo, il provvedimento impugnato risulta assunto in manifesta contraddittorietà e comunque insufficiente istruttoria e se ne chiede dunque l’annullamento.

1.6 Violato risulta l’Allegato all’art. 1.3.

Ed infine, altresì violata risulta la prescrizione di cui all’art. 1.3, laddove prevede che “L’area prescelta per la localizzazione del centro di raccolta e dell’impianto di trattamento deve essere servita dalla rete viaria di scorrimento urbano e essere facilmente accessibile da parte di automezzi pesanti.” Una strada di scorrimento urbano è definita dal Codice della strada quale strada a carreggiate indipendenti o separate da spartitraffico, ciascuna con almeno due corsie di marcia, con marciapiede (art. 2). La località Laghetti manca totalmente di una viabilità di tal specie e risulta impossibile prevederne anche una futura costruzione. È presente una strada larga metri 2,00, c.d. arginale, di sorveglianza idraulica e per usi agricoli, rientrante nel demanio idrico.

Nel Piano quasi nulla viene detto circa i collegamenti stradali del “centro” con la rete viaria. Nel Rapporto Ambientale (pag. 38) si afferma che effettivamente il problema esiste e che sarà necessaria la costruzione di una nuova strada. Tale nuova arteria, viste la caratteristiche che essa dovrà avere per sopportare il traffico pesante, risulterà intollerabile per gli odierni ricorrenti proprietari di abitazioni sull’argine e a confine con l’area prescelta e per l’intero abitato della Vela. Nella Relazione istruttoria si afferma però che nessuna delle soluzioni “trova sufficiente motivazione”, anche superando il problema con la previsione di un ponte (pag. 12).

La violazione di legge e l’eccesso di potere per manifesta contraddittorietà e travisamento dei fatti, anche sotto i profili che verranno di seguito esposti, risultano palesi.

 

2. Violazione di legge per violazione e falsa applicazione dell’allegato A del D.p.p. 9 giugno 2005, n. 14-44/Leg.

Eccesso di potere per contraddittorietà, ingiustizia ed illogicità manifeste, difetto di motivazione, sviamento.

Quanto alla ubicazione dell’impianto di smaltimento di rifiuti inerti da demolizione e dell’impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi, si rileva che essa risulta effettuata in violazione dei criteri di cui all’Allegato A del D.p.p. 9 giugno 2005, n. 14-44/Leg.

2.1 La localizzazione in località Laghetti dell’impianto risulta innanzitutto in contrasto con le previsioni del P.G.U.A.P. che, come sopra descritto, individua tale area quale ambito di bacino sottoposto a tutela e dunque l’area doveva essere ritenuta area non idonea ed esclusa ai sensi del pt. 1 lettera m) Allegato A.

2.2 Risulta non rispettato anche il pt. 1 lettera a) dell’Allegato in relazione alla pericolosità geologica e idrologica. Quanto al pericolo di esondazioni possono richiamarsi i fatti, le censure e le argomentazioni già esposti al motivo 1. 3 ai quali ci si richiama qui per doverosa sintesi. Quanto al rischio geologico, si rileva che la carta di sintesi geologica del P.U.P. individua l’area tra quelle con penalità-medio gravi; l’area, come detto, è pur tuttavia prospiciente ad una zona “ad elevata pericolosità geologica”, essendo posta sotto le pareti del Soprasass, e dunque esposta a fenomeni di crollo, già verificatisi e documentati. Nel Rapporto ambientale (pag. 32) si riconosce tale condizione, ma si supera anche tale aspetto, da un lato limitandosi ad una lettura formale della Carta di sintesi geologica, dall’altra con il prevedere imponenti opere di difesa, probabilmente un vallo che – rinviando ancora al successivo provvedimento autorizzatorio – dovrà disporre le “adeguate” misure. La contraddittorietà, il travisamento di fatti, l’insufficiente ponderazione e la mancata motivazione rendono ulteriormente censurabile la decisione sul punto.

2.3 Sotto il profilo di tutela paesaggistica, violato risulta anche il disposto del pt. 3 lettera a) dell’Allegato poiché si prevede l’impianto in area sottoposta dal P.U.P. a tutela ambientale. Il criterio generale di cui alla lettera a) pt. 3 prevede che l’eventuale ubicazione in tali aree “sensibili” deve essere supportata da “appropriate misure di valutazione e di verifica, tenuto conto dell’assetto generale del territorio provinciale sotto l’aspetto morfologico e ambientale”. Le prescritte appropriate misure di valutazioni e di verifica non risultano affatto adottate. Nel rapporto Ambientale (pag. 36 e ss.) ci si occupa della presenza del biotopo dei Laghetti di Vela, ma risulta ignorata e non valutata la presenza della restante area sottoposta a tutela paesaggistico-ambientale.

La valutazione che emerge dal rapporto istruttorio risulta contraddittoria, lacunosa ed autoreferenziale, non risultando che l’Amministrazione abbia valutato le oggettive caratteristiche naturali ed ambientali del sito, già “predestinato” a divenire centro dei rifiuti. L’area in esame, sia per la sua contiguità al Fiume Adige, sia per la presenza nelle immediate vicinanze di stagni ed ambienti paludosi, costituisce dal punto di vista morfologico ed ambientale l’area meno adatta all’insediamento di un centro di trattamento rifiuti.

2.4. Rischio archeologico pt. 1 lettera i

Anche per le discariche vale la disciplina gia esposta nel motivo 1.4.

Infatti l’Allegato A p. 1, lett. i) prevede tra le aree assolutamente non idonee quelle sottoposte a vincoli culturali ed archeologici. Come già detto, la località Laghetti presenta tali caratteristiche e - ancorché non sottoposta a vincolo diretto - è altresì da considerarsi “a rischio archeologico” ai sensi della legge n. 109/2005.

2.5 Impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi – Violazione di legge per violazione e/o errata applicazione del Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti – Stralcio relativo ai rifiuti pericolosi, approvato con deliberazione della Giunta provinciale n. 2593 di data 12.11.2004

In relazione all’impianto di stoccaggio dei rifiuti pericolosi, totalmente elusa nella determinazione della Giunta provinciale è la previsione generale che gli impianti di trattamento e smaltimento dei rifiuti pericolosi non possono essere collocati in area di interesse agricolo primario. Prevede infatti il vigente Piano provinciale dei rifiuti pericolosi, approvato con deliberazione della Giunta provinciale n. 2593 di data 12.11.2004, Allegato I cap. 4.4. pag. 66 e ss., che le aree di interesse agricolo primario non sono aree idonee in via assoluta. La previsione viene di fatto elusa prevedendosi un impianto di “deposito preliminare e messa in riserva in conto terzi”.

Tuttavia, anche per queste attività il capitolo 4.3 del citato Allegato al Piano prevede l’obbligatoria localizzazione in area produttiva di livello provinciale e locale e di servizio destinate a tali specifiche finalità.

La Relazione di incidenza ambientale (pag. 11 e seg.), pur dedicando ampia trattazione alle questioni di “vulnerabilità”, non considera neppure il dato fondamentale a monte e cioè che l’area Laghetti non è area produttiva ma agricola.

Per puro scrupolo difensivo, e naturalmente solo nel caso di denegata ipotesi di non accoglimento del primo motivo, tutte le censure su esposte (compresa la violazione del Piano dei rifiuti pericolosi) vanno comunque riferite anche alla localizzazione del centro di rottamazione.

 

3. Violazione di legge per violazione e falsa applicazione del P.G.U.A.P. recato dal D.P.R. 15 febbraio 2006, art. 34 norme di attuazione e della Parte VI.3

Eccesso di potere per contraddittorietà, ingiustizia ed illogicità manifeste, difetto di istruttoria, motivazione.

Ma la localizzazione dell’impianto di rottamazione risulta comunque in pieno e insanabile contrasto con le norme e previsioni del P.G.U.A.P. già sopra richiamate.

Il punto 3 della Parte VI del P.G.U.A.P. prevede espressamente che “per gli insediamenti industriali, artigianali e residenziali aventi impatto paesaggistico ambientale significativo rispetto ai territori limitrofi ai corsi d’acqua, devono essere previste idonee localizzazioni, esternamente agli ambiti tutelati”.

In altri termini, comunque applicata la disciplina sui centri di rottamazione e sugli impianti di trattamento dei rifiuti inerti e quelli pericolosi - e dunque anche a prescindere, per assurdo, da quanto disposto dal Decreto legislativo n. 209/2003 – l’impianto, quale insediamento industriale, deve essere localizzato esternamente all’ambito fluviale identificato e tutelato.

Quanto agli impianti per il trattamento di rifiuti inerti da demolizione e quello per i rifiuti pericolosi, indubbiamente industriali, la loro previsione risulta anch’essa in totale contrasto con il punto 3 della Parte VI del P.G.U.A.P. approvato con D.P.R. 15 febbraio 2006 che prevede, come visto, per impianti di tal genere la localizzazione esterna all’ambito fluviale tutelato. Un impianto per il trattamento di rifiuti inerti da demolizione così come previsto risulta avere impatto paesaggistico ambientale intollerabile. Identiche conclusioni valgono per l’impianto di stoccaggio dei rifiuti pericolosi. Visti il valore, la forza e l’efficacia del Piano Generale di utilizzazione delle acque pubbliche, il provvedimento impugnato risulta in insanabile contrasto con le sue norme e le sue previsioni di superiore e cogente valore, e va dunque annullato.

Sotto altro profilo, non si rinviene negli atti impugnati motivazione o deduzione alcuna rispetto alla previsione di impianti industriali posti in aree di tutela P.G.U.A.P., risultando il provvedimento manifestamente carente di istruttoria, di motivazione e del tutto illogico nel non aver neppure valutato la presenza di così cogenti vincoli.

 

4. Violazione di legge per violazione e falsa applicazione degli artt. 14 e/o 93 della legge provinciale urbanistica 5 settembre 1991, n. 22.

Contrasto e violazione del Piano Urbanistico Provinciale. Eccesso di potere per contraddittorietà e sviamento, ingiustizia ed illogicità manifeste, difetto di motivazione.

La localizzazione dell’impianto di rottamazione, dell’impianto di stoccaccio di rifiuti pericolosi e dell’impianto di trattamento dei rifiuti inerti, risulta altresì in contrasto con la disciplina della legge urbanistica provinciale. L’art. 14 della legge provinciale n. 22 del 1991, al comma secondo, lettera d) prevede le zone di interesse ambientale e naturalistico da sottoporre a tutela del paesaggio con specifica normativa d’uso. Il P.U.P. ha disposto per la zona Laghetti la tutela ambientale e l’uso agricolo, ulteriormente disciplinato dal P.R.G. del Comune di Trento quale area agricola primaria. Il Piano Stralcio risulta in pieno ed insanabile contrasto con la tutela ambientale accordata a tale area e alla sua destinazione d’uso stabilita direttamente dal P.U.P., fonte di pianificazione superiore che non può soffrire deroghe o modifiche ad opera di atti di programmazione e/o pianificazione subordinata come lo sono comunque i piani disposti dalla Giunta Provinciale ai sensi dell’art. 65 del T.U. sulla tutela dell’ambiente dagli inquinamenti.

Ulteriormente, si rileva che per gli ambiti fluviali e torrentizi tutelati, sempre il Piano Urbanistico Provinciale nell’Appendice alla relazione aggiuntiva – Aree di tutela ambientale – Criteri 2.8, prevede che “è vietato tenere discariche, depositi di materiali edili, come pure di rottami di qualsiasi natura e accumuli di merci, all’aperto in vista”. Le medesime disposizioni inibiscono altresì la costruzione di “nuove strade veicolari che non siano a servizio degli interventi e delle funzioni ammesse in questi ambiti tutelati”.

A maggior ragione, nel caso in esame, il rispetto del vincolo ambientale e del tipo di uso già impresso all’area Laghetti dalla suprema pianificazione e programmazione provinciale doveva essere assoluto, poiché il provvedimento impugnato non è neppure atto pianificatorio generale, bensì nella sostanza, provvedimento puntuale di ubicazione di un impianto di rottamazione, di un impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi e di un impianto di trattamento di rifiuti inerti. E realmente tali impianti sono già definiti nelle loro dimensioni e caratteristiche, negli operatori economici che useranno dell’area Laghetti, e financo nelle quantità di rifiuti che tratteranno. Ebbene, almeno in considerazione di ciò, doveva essere fin da subito richiesta l’autorizzazione di cui all’art. 93 della legge provinciale n. 22 del 1991.

Nessuna autorizzazione e/o deroga di tipo paesaggistico risulta essere mai stata richiesta o comunque espressa dall’organo competente.

Anzi. L’uso di poteri pianificatori generali (art. 83 del Testo unico) per l’adozione di misure concrete come quella in esame, risulta evidente sintomo di eccesso di potere per sviamento e contraddittorietà non potendosi usare il potere pianificatorio generale, di valore comunque secondario, per eludere i vincoli paesaggistici previsti ex lege.

L’ovvia ma inutile obiezione che l’autorizzazione paesaggistica, con le eventuali prescrizioni di mitigazioni (sic), verrà richiesta in sede di autorizzazione comunale alla costruzione e gestione degli impianti, viene immediatamente smentita dalla circostanza oggettiva che gli atti impugnati costituiscono “stralcio” al Piano ai sensi dell’art. 14 del decreto legislativo n. 209/2003, dunque atto puntuale di amministrazione concreta e non mera generale previsione delle aree provinciali idonee al trattamento di rifiuti speciali e non.

E a riprova di ciò vi è proprio l’Accordo intercorso tra Provincia Autonoma di Trento, Comune di Trento e gli operatori economici controinteressati.

Davvero la previsione in località Laghetti di un accorpamento di impianti di gestione di rifiuti speciali risulta vieppiù ingiusta ed irragionevole, risultando l’area soggetta a così pregnanti e vincolanti tutele ambientali e paesaggistiche per ragioni di obiettive caratteristiche di pregio e di particolarità naturalistica. Malgrado il voluminoso Rapporto ambientale, gli aspetti di tutela ambientale e paesaggistica non vengono affatto affrontati con congrua ed adeguata ponderazione, con rispetto dei superiori vincoli, risultando il Rapporto stesso una descrittiva ed imprecisa elencazione di argomenti vari. Prova ne è il capitolo relativo al quadro normativo nel quale si richiamano esclusivamente le norme relative ai centri di rottamazione, le venute meno pianificazioni pregresse e le norme transitorie specifiche, senza neppure affrontare la questione del raccordo del Piano stralcio con le altre pianificazioni, prima fra tutte quella del P.G.U.A.P. e naturalmente del P.U.P. Anche sotto tali aspetti gli atti impugnati risultano illegittimi e se ne chiede l’annullamento.

 

5. Violazione di legge per violazione e falsa applicazione dell’art. 15 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209 e dell’art. 65 del T.U.L.P. in materia di tutela dell’ambiente dagli inquinamenti.

Carenza e/o sviamento di potere.

L’utilizzo dello strumento giuridico della pianificazione “per stralcio” risulta illegittimo per palese violazione dell’art. 15 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209 e dell’art. 65 del T.U.L.P. in materia di tutela dell’ambiente dagli inquinamenti. Nella deliberazione in esame si motiva la scelta dello stralcio richiamandosi, da un lato, alla norma transitoria di cui all’art. 15 del decreto legislativo 24 giugno 2003, n. 209 – che consente la rilocalizzazione dei vecchi impianti non più conformi alla direttiva 2000/53/CE; dall’altro all’art. 65 del T.U.L.P. in materia di tutela dell’ambiente dagli inquinamenti, che è norma a regime per l’eventuale individuazione degli impianti per singole tipologie di rifiuti.

Né l’una né l’altra delle ragioni normative, né tanto meno la loro commistione, sembrano sufficienti a motivare o meglio giustificare la scelta di uno stralcio di un piano ancora da adottare. L’aggiornamento del Piano dei rifiuti fu approvato dalla Giunta provinciale con deliberazione 18 agosto 2006, n. 1730 e proprio non si comprende perchè non vi sia stata una pianificazione generale ed estesa a tutto il territorio provinciale, sì da poter realmente pianificare le aree idonee.

La Provincia Autonoma di Trento, pur divenuta titolare delle attribuzioni previste dal decreto legislativo n. 22/1997, ben si è guardata dal pianificare a livello generale ed in via organica la materia, adottando, solo oggi, uno “stralcio” che ricalca le previsioni del vecchio Piano Comprensoriale del 2002 di smaltimento dei rifiuti speciali, prendendo in considerazione solo il territorio del Comune di Trento, con il dichiarato intento di ricollocare un impianto di rottamazione non più conforme alle disposizioni comunitarie e nazionali. Il Piano comprensoriale 2002 è non solo superato dalla nuova competenza provinciale, ma addirittura travolto dalla disciplina nazionale di cui al D. Lgs n. 209/2003 di recepimento della direttiva n. 2000/ 53.

Nell’atto impugnato si evoca una “sopravvivenza” del Piano Comprensoriale, quantomeno sotto il profilo urbanistico, ma ciò è da escludersi posto che le nuove norme impongono in primis proprio una diversa individuazione delle aree da deputarsi a centri di rottamazione, secondo criteri affatto nuovi sia di ordine localizzativo che di ordine dimensionale.

In realtà, nella deliberazione viene dato grande risalto alla funzione “pubblica” dell’attività del privato, ditta Rigotti, perdendo di vista lo scopo ultimo delle disposizioni citate che perseguono, al contrario, il fine di una programmazione pubblica, organica, e generale.

 

6. Violazione di legge per violazione e falsa applicazione dell’art. 2, comma 1, lett. b) del D. Lgs. N. 209/2003.

Eccesso di potere per illogicità manifesta, contraddittorietà e comunque violazione della direttiva 2000/53/CE

Sotto altro aspetto, il pur dovuto interesse all’attività del privato risulta del tutto sproporzionato ed abnorme rispetto alla norme di principio comunitario e poi nazionale di cui all’art. 2, comma 1, lett. b) del D. Lgs. N. 209/2003 che, con ben diversa visione, impongono di evitare distorsioni della concorrenza, soprattutto per quanto riguarda l’accesso delle piccole e medie imprese al mercato della raccolta, della demolizione, del trattamento e del riciclaggio dei veicoli fuori uso.

La violazione del principio risulta per tabulas dalla valutazione che l’Amministrazione ha fatto relativamente all'area di Gardolo, area che è stata scartata in quanto troppo piccola (pag. 56 Rapporto ambientale). È ictu oculi illegittimo escludere l’aera per la ridotta superficie essendo la stessa di 10.880 mq. e dunque ben utilizzabile da un futuro operatore economico.

Secondo le indicazioni di computo di 4 mq per ogni veicolo, l’area di Gardolo non poteva essere ritenuta di ridotte dimensioni, essendo possibile la rottamazione di 2.700 veicoli, e dunque quasi la metà dei 7000 stimati.

Una imparziale pianificazione avrebbe dovuto tener conto ed evitare possibili ed anche future distorsioni della concorrenza con creazione di posizioni dominanti entro il territorio del Comune di Trento.

E ancora, si rileva l’assurdità di giustificare il Piano Stalcio con “la contiguità delle aree che saranno destinate all’attività di gestione dei rifiuti”. Nella sostanza, si pianifica per il futuro una vera e propria “cittadella dei rifiuti” a valenza provinciale, pur se la scelta comunitaria e nazionale che emerge dalle due fonti sopra citate porta all’incontestabile fine di distribuire in modo omogeneo e per piccole dimensioni le attività di rottamazione. In senso paradossalmente contrario risulta dunque la scelta provinciale.

 

7. Violazione dell’art. 6 della direttiva europea 92/43. Eccesso di potere per evidente contraddittorietà, per difetto, insufficiente e/o carente istruttoria, per difetto di motivazione.

7.1 L’area è immediatamente prossima al biotopo “Stagni della Vela”, all’interno del quale è pure presente il SIC “IT3120051 Stagni della Vela – Soprasasso”. Niente di più impattante e gravemente lesivo dell’equilibrio ecologico della zona protetta, che comprende come noto anche le aree attigue, può essere rappresentato dalla presenza di impianti di rottamazione e di trattamento di rifiuti pericolosi ed inerti, produttivi di inquinamento atmosferico (polveri da trattamento inerti), inquinamento acustico già oggi intollerabile, rischi di inquinamento degli stagni e delle acque paludose tutelate, costituiti anche dai sei habitat di cui tre di tipo prioritario e quindi da mantenere integri ai sensi della direttiva Habitat. (pag. 26 Relazione di incidenza).

La zona tutelata quale biotopo e quale SIC, poiché posta sul confine ovest dell’area destinata alla rottamazione, risulterà annientata nella sua fruibilità dalle migliaia carcasse d’auto, dalle polveri degli inerti, dall’inquinamento atmosferico prodotto anche dalla circolazione pesante.

Una notazione particolare va fatta ancora sull’inquinamento acustico che supera già ora gli standards di legge (pag. 45 Relazione di incidenza), con buona pace delle specie protette che difficilmente permarranno in quell’area.

Appare grave e contraddittorio il rinvio a futuri accertamenti sulle caratteristiche acustiche dei macchinari, quando già ora gli standards sono superati e risultano violati i parametri di legge.

7.2 L’iter procedurale adottato per l’approvazione del Piano Stralcio qui impugnato risulta posto, ulteriormente, in violazione dell’art. 6, paragrafo 3, della direttiva europea 92/43.

La censura lamentata risulta dagli stessi atti dell’Amministrazione. Il Servizio Conservazione della natura e Valorizzazione ambientale, con il provvedimento 4 giugno 2007 (doc. n. 9) ha segnalato la necessità di esaminare l’effetto cumulativo di un piano su un sito Natura 2000, congiuntamente ad altri piano o progetti, in modo da valutare l’interezza degli impatti potenziali, per stabilirne la significatività dell’incidenza. Il Servizio indica quali sono gli ulteriori progetti previsti e pone la necessità di una valutazione complessiva.

Nonostante il parere risulti tra quelli “visti”, l’Amministrazione, anziché disporre l’imprescindibile supplemento istruttorio, ha deliberato senza alcuna motivazione specifica sul punto. La violazione della direttiva Habitat risulta palese laddove si prevede che “Qualsiasi piano o progetto non direttamente connesso e necessario alla gestione del sito ma che possa avere incidenze significative su tale sito, singolarmente o congiuntamente ad altri piani e progetti, forma oggetto di una opportuna valutazione dell'incidenza che ha sul sito, tenendo conto degli obiettivi di conservazione del medesimo. Alla luce delle conclusioni della valutazione dell'incidenza sul sito e fatto salvo il paragrafo 4, le autorità nazionali competenti danno il loro accordo su tale piano o progetto soltanto dopo aver avuto la certezza che esso non pregiudicherà l'integrità del sito in causa e, se del caso, previo parere dell'opinione pubblica.”.

7.3 Non può, infine, non censurarsi l’iter logico giuridico e le conclusioni tratte dall’Amministrazione dal confronto sulle aree potenzialmente idonee alla ricollocazione del centro di rottamazione. Nella comparazione tra le aree si sarebbe dovuto tener conto, ai fini della scelta, del criterio che privilegia le aree industriali dimesse, le aree per servizi e impianti tecnologici, le aree per insediamenti industriali e artigianali. Irragionevole innanzitutto la scelta di pianificare solo rispetto al Comune di Trento e altresì illogico e non supportato da adeguata istruttoria la scelta di escludere le aree proposte in alternativa, di Gardolo e di Ravina, che sono aree industriali, già dotate di infrastrutture al servizio della zona produttiva e senz’altro già vocate ad attività di tal tipo. Le risultanze istruttorie risultano errate ed incomplete laddove giungono alla conclusione dell’impossibilità di collocare in tali aree le attività di rottamazione e stoccaggio, a fronte, tra l’altro, dell’avvenuto rilascio di provvedimenti di localizzazione per lo smaltimento di rifiuti pericolosi e rifiuti speciali ed urbani (doc. n. 10).


***

 

Tutto ciò esposto, Si chiede che l’Ill. mo Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa di Trento accolga il presente ricorso e per l’effetto annulli gli atti impugnati.

Con ogni conseguente statuizione anche in ordine ad onorari e spese di giudizio.

Riservato ogni eventuale ulteriore incombente.

Si depositeranno in termini gli atti citati in ricorso.

Si chiede venga ordinata alla Provincia Autonoma di Trento la produzione in giudizio di tutti gli atti, provvedimenti e piani presupposti, richiamati ed allegati alla deliberazione impugnata.

Contributo unificato pagato pari ad euro 500,00 ex art. 21 D.L. 4 luglio 2006, n. 223

Trento, 18 settembre 2007

avv. Carlo Biasi

avv. Silvia Zancanella

 

RELATA DI NOTIFICA

Richiesto come in atti io sottoscritto Ufficiale Giudiziario addetto all’Ufficio Unico Notifiche presso la Corte di Appello di Trento ho oggi notificato copia del suesteso ricorso a:

Provincia Autonoma di Trento, in persona del Presidente della Provincia pro tempore, in Piazza Dante n. 15, Trento, ivi a mezzo

Rigotti F. lli S.R.L. in persona del legale rappresentante pro tempore, corrente in 38100 Trento via Doss Trento 50, ivi a mezzo

Trentino Ricicla Inerti S.R.L, in persona del legale rappresentante pro tempore, corrente in Trento – 38100 via Brennero 322, ivi a mezzo

 

◦ ◦ ◦ ◦ ◦ ◦ ◦ ◦ ◦

 

Brevi di cronaca

 

Azione legale dei residenti del sobborgo.
Una decina le ipotesi di eccesso di potere rilevate dall'avvocato Biasi

Polo rottamazione, il comitato ricorre al Tar

 

TRENTO - Dopo tre mesi di silenzio, il comitato pro Vela torna a puntare il dito sulla tormentata vicenda della collocazione del polo della rottamazione. E passa al contrattacco: ieri è stato depositato infatti l'annunciato ricorso al Tar contro la Provincia (e, come interessati, anche nei confronti di Rigotti e Trentino Ricicla), per chiedere l'annullamento della delibera della giunta Dellai sulla questione, approvata a giugno. «Si tratta di una scelta tecnica necessaria per non fare rendere definitiva e inappellabile la decisione dell'esecutivo» spiega in una nota il presidente del comitato Rinaldo Coser.

Corposo l'elenco delle motivazioni alla base del ricorso: nella documentazione elaborata dagli avvocati Carlo Biasi e Silvia Zancanella vengono individuate infatti 17 violazioni di legge e una decina di ipotesi di eccesso di potere. Tra queste, in particolare, viene ricordato il contenuto del Piano generale di utilizzazione delle acque pubbliche, nel quale la zona dei Laghetti viene indicata come «ambito fluviale di interesse paesaggistico». E dunque area «assoggettata a speciali vincoli e prescrizioni in rapporto alle specifiche condizioni idrogeologiche, ai fini della conservazione del suolo, della tutela dell'ambiente e della prevenzione contro presumibili effetti dannosi di interventi antropici». Non solo: l'area viene definita «esondabile» e, per una parte, «ad elevato rischio di frane». Oltre ad essere considerata «di grande importanza archeologica». Il ricorso indica inoltre le violazioni al decreto 209 del 2003 e sottolinea problemi anche per la concorrenza.

Intanto, ieri a sollevare la questione davanti al sindaco sono stati anche i Verdi, che hanno richiamato l'impegno del Comune a trovare una collocazione alternativa. Soluzione che, secondo le verifiche delle ultime settimane (Corriere del Trentino del 14 settembre), sembra essere stata individuata in un terreno tra i Comuni di Trento e Besenello.

Ma. Gio.

Corriere del Trentino, 22 settembre 2007

 

L'altro fronte

Polo rottamazione

Spunta un terreno a nord di Besenello

 

TRENTO - Dopo un'intera estate di silenzio, la tormentata vicenda della localizzazione del polo della rottamazione torna a fare capolino nell'agenda politica del capoluogo. Con una novità: al termine dei tre mesi di approfondimento chiesti alla Provincia, il Comune sembra aver individuato un'area alternativa alla zona dei Laghetti della Vela dove collocare la sede della ditta Rigotti.

Nelle scorse settimane, infatti, assessori e tecnici hanno effettuato alcuni sopralluoghi nella zona a sud del capoluogo. E tra le ipotesi verificate, l'attenzione sembra essersi concentrata alla fine su un terreno al confine tra i Comuni di Trento e Besenello, già classificato come superficie commerciale. Una zona che dalle prime valutazioni degli esperti è stata giudicata ideale per ospitare l'attività. Ma prima di chiudere la partita, dovranno essere svolti ulteriori accertamenti: tra questi, anche la richiesta di disponibilità dei titolari della Rigotti, che già avevano acquistato il terreno alla Vela. Quindi, a iter concluso (e comunque nel giro di pochi giorni), la proposta sarà inviata direttamente ai piani alti di Piazza Dante. Ma quale sarà l'accoglienza? Dalle indiscrezioni che circolano in via Belenzani, pare che la giunta provinciale si sia mostrata disponibile a prendere in esame l'ipotesi alternativa avanzata dal Comune. A patto che si tratti di una soluzione condivisa.

Il caso del polo della rottamazione era emerso a primavera, quando sulla localizzazione della funzione ai Laghetti della Vela si era levato un coro di proteste dal capoluogo: alla fine di un acceso dibattito, il Comune aveva chiesto tre mesi di tempo per trovare una collocazione alternativa. Ma pochi giorni dopo, la Provincia aveva deciso per la Vela: un blitz che aveva scatenato una polemica ancora più aspra tra Palazzo Thun e Piazza Dante. E che aveva portato alla stesura di un documento del consiglio comunale fortemente critico verso il comportamento dell'esecutivo Dellai (con la conferma della ricerca di una localizzazione alternativa entro i tre mesi pattuiti). Ora l'ultimo atto: dopo il lavoro degli uffici, Palazzo Thun tenterà la carta della collocazione del polo a Trento sud.

Ma. Gio.

Corriere del Trentino, 14 settembre 2007

 

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