Aziende sarde rovinate dal miraggio del pomodoro

 

I finanziamenti pubblici hanno ridotto peggio che sul lastrico 5 mila aziende agricole sarde, i cui proprietari, disperati, hanno iniziato uno sciopero della fame a Decimoputzu, in provincia di Cagliari. Le loro terre e case vengono vendute all'asta perché essi non riescono a restituire i finanziamenti agevolati ricevuti attraverso la Regione per convertirsi all'orticoltura intensiva. Greenplanet.net, il portale del biologico attento a tutto ciò che ruota attorno all'agricoltura, ha intervistato Riccardo Piras, uno dei 5 mila che rischiano di perdere tutto: negli Anni Ottanta ha investito un miliardo di lire di per costruire serre. La metà de soldi, racconta, glieli ha dati a fondo perduto la Regione, che sul resto del finanziamento ha anche pagato una parte degli interessi. Ma hai voglia a restituire i soldi con pomodori e zucchine per i quali si incassano, ora, 30-50 centesimi di euro al chilo. Il risultato è che Piras non sa neanche più se deve restituire l'equivalente di due o tre miliardi di lire. Non è un caso particolare e disperato, il suo: in situazioni in tutto e per tutto simili si dibatte il presente e il futuro di 20 mila persone.

Tutti i dettagli nei seguenti articoli.

 

Rovinati dal miraggio del pomodoro
All'asta per insolvenza 5 mila aziende agricole sarde
che hanno utilizzato finanziamenti agevolati regionali
per convertirsi all'orticoltura

 

Sembra assurda e incredibile la storia delle 5 mila aziende agricole sarde che vengono messe all'asta perché soffocate dai debiti nati dai finanziamenti agevolati regionali: ragion per cui oggi, martedì, a Decimoputzu, in provincia di Cagliari, i contadini cominciano lo sciopero della fame. Una storia assurda e incredibile, ma l'addetto stampa regionale non la smentisce. "Chiami domani, non ho la documentazione sottomano, gli uffici a quest'ora sono chiusi". Allora non resta che farla raccontare da Riccardo Piras, uno dei 5 mila che rischiano di perdere casa e terreni. Ragiona in lire, come all'epoca in cui contrasse i debiti per modernizzare l'azienda spinto, dice, dai suggerimenti e dai mutui agevolati regionali, e ora si trova sulla gobba non sa più se due o tre miliardi da pagare.

Piras è coordinatore regionale di Altragricoltura Sardegna, un'associazione che si batte per un modello alternativo rispetto a quello del profitto e della massima produzione. È anche uno dei cinque che siedono nel direttivo nazionale. La sua storia, come quella di tanti altri di contadini sardi - "siamo in 5 mila, tutti nella stessa situazione" - è iniziata quando correvano ancora gli Anni Ottanta. "La Regione concedeva finanziamenti agevolati per costruire serre e passare all'orticoltura intensiva. O fai così oppure non venirti poi a lamentare se andate a fondo tu e l'azienda, ci facevano capire - così egli ricostruisce quei fatti ormai lontani - La Regione dava il 50% del finanziamento a fondo perduto; per l'altra metà della somma bisognava fare un mutuo, ma la Regione contribuiva pagando una parte degli interessi", che allora erano alti, ricorda, "anche il 16% del capitale". Così, riferisce Piras, egli ha investito un miliardo di allora per 7 mila metri quadrati di serre in cui far crescere pomodori, cetrioli, peperoni e zucchine che adesso vende a 30-50 centesimi al chilo. Il vecchio debito, dati gli incassi, non è mai riuscito a pagarlo, "e ora ho perso il conto: non so più se la banca vuole l'equivalente di due miliardi o due e mezzo di lire".

Dunque il risultato di quegli investimenti sponsorizzati dalla Regione è stato letteralmente fallimentare. Le 5 mila aziende che si sono date all'orticoltura sono decisamente una minoranza rispetto alle 120 mila aziende agricole sarde, "ma rappresentano 1,5 milioni di metri quadrati del patrimonio serricolo regionale; la metà è a Decimoputzu", l'epicentro della crisi, un paesone di 4 mila anime in cui i contadini fanno lo sciopero della fame nell'aula del Consiglio comunale. "E comunque 5 mila aziende a conduzione familiare vogliono dire 20 mila persone: il più grosso problema nazionale dopo Parmalat - calcola Piras - Una patata bollente che nessuno vuole pelare".

Il risultato sono le aziende messe all'asta per insolvenza dei proprietari. "Basta sfogliare i giornali locali. Ogni giorno ci sono 5, 6, 10 avvisi". Ma le aste, finora, sono andate deserte: "Quando sappiamo che qualcuno vuol comprare ci organizziamo e cerchiamo, diciamo, di sensibilizzare" E poi parole che mai si vorrebbero sentire: "Chi vuol entrare a casa mia uscirà coi piedi avanti".

Ma qual è il problema, Piras? Che ha sbagliato investimenti, che ha i debiti e ora non li vuol pagare?

"No, non ho detto questo. Affatto. Io, e tutti noi, siamo disposti a pagare. Vogliamo essere messi in condizione, questo sì, di pagare e ammortizzare, perché non siamo finiti per colpa nostra in questo disastro economico".

Ma com'è possibile che un finanziamento agevolato regionale porti la gente in rovina? Com'è possibile che, venti o trent'anni dopo, si ritrovi con case e terre mangiate dagli interessi e messe all'asta? "Non so, in questo momento non ho la possibilità di verificare", risponde Daniele Casale, addetto stampa dell'assessore regionale all'Agricoltura. Eppure sarebbe bello sentire l'altra campana... "Sentire le banche, vuole dire". Innanzitutto sentire la Regione, se è vero che in seguito ai finanziamenti regionali 5 mila aziende sono andate in rovina. E poi possibile, signor Casale, che su una faccenda così grave lei non sappia cosa dire? "Sono faccende che risalgono a molti anni addietro, non vorrei dare informazioni scorrette".

Dunque, niente da fare. Restano 5 mila aziende e 20 mila persone sul lastrico. Restano i contadini di Decimoputzu che fanno lo sciopero della fame. E sarebbe bello sapere quanti soldi pubblici sono stati spesi per metterli in quella condizione.

Maria Ferdinanda Piva

2 ottobre 2007

 

Aziende indebitate, incontro Regione-Ministero il 16 ottobre
L'Assessore all'agricoltura della Regione Sardegna
solidarizza con le aziende sarde sotto sfratto

 

«Massima solidarietà da parte della Regione a quegli agricoltori le cui aziende si trovano in una situazione debitoria non più tollerabile». L'assessore regionale dell'Agricoltura Francesco Foddis interviene sulla vicenda di quelle numerose imprese sarde indebitate con le banche: «Purtroppo il mondo agricolo sta pagando ancora oggi precedenti scelte politiche scriteriate, risalenti agli anni Ottanta, che hanno solo creato illusioni tra i produttori. Abbiamo in mano una situazione grave e difficile. Già da tempo abbiamo attivato momenti di confronto serrato con gli istituti bancari creditori, i quali non hanno mai voluto affrontare risolutivamente il problema se non nell'ottica di massimizzare il loro profitto e non accogliendo quindi le proposte transative che la Regione ha diverse volte avanzato formalmente. Voglio anche chiarire che la Regione non vanta alcun credito nei confronti delle aziende interessate.

Quello dell'indebitamento pregresso è un problema gravoso al centro di diversi tavoli del credito interprofessionale operativo in Assessorato. Inoltre, la situazione sarà affrontata già il prossimo 16 ottobre in un incontro che avrò personalmente a Roma con il sottosegretario del ministero delle Politiche agricole Stefano Boco, che sta seguendo da vicino la vicenda. L'obiettivo comune sia da parte della Regione che da parte dello Stato è la condivisione di strategie comuni e per intraprendere incisive azioni di respiro nazionale che possano modificare la posizione degli istituti creditori».

3 ottobre 2007

 

Il giorno della fame per Maria, Piergiorgio, Omero e Giulio
I 4 contadini sardi in lotta con il comitato degli agricoltori e pastori esecutati
Si susseguono gli incontri nella sala consigliare di Decimoputzu
Nel pomeriggio arriva l'Assessore regionale all'Agricoltura

 

È il secondo giorno di sciopero della fame che Maria Bonaria Pani, Giulio Simbola, Omero Baire e Giorgio Matta stanno facendo nella sala consigliare di Decimoputzu (CA) in rappresentanza del comitato di lotta dei contadini e pastori sardi esecutati.  

In queste ore si sono succeduti nella sala consiliare numerosi rappresentanti istituzionali, forze politiche e sociali per incontrare il presidio degli agricoltori e i quattro contadini in sciopero della fame. Alle 16 di oggi pomeriggio è arrivato anche l'Assessore Regionale all'agricoltura e mentre inviamo questo comunicato è in corso un incontro assemblea animato di cui daremo conto in un successivo comunicato.

Intanto continuano ad arrivare da tutta Italia centinaia di messaggi di solidarietà e dalla giornata di oggi è attiva una linea mailing diretta, da cui stanno arrivando al presidente della regione Soru lettere con la richiesta di intervento.

Nelle lettere i firmatari chiedono che il presidente, e con esso la regione Sardegna, si rendano disponibili alla costituzione di un tavolo di lavoro con il governo nazionale, le parti sociali e ogni altro soggetto istituzionale interessato per lavorare al blocco immediato delle aste giudiziarie e per affrontare con misure straordinarie la soluzione della crisi.

Fra i messaggi di solidarietà che arrivano da tutte le regioni, che vengono letti in assemblea tutti i giorni particolarmente significativo per i contadini sardi è stato quello arrivato dalla Sicilia di un gruppo di agricoltori che qualche mese fa aveva tenuto a Vittoria uno sciopero della fame per denunciare la crisi gravissima degli agricoltori siciliani.

Nella giornata di oggi è stato inoltrato un invito al presidente della regione Soru  per partecipare ad un incontro che si terrà venerdì pomeriggio alle ore 18 nella sala consiliare del comune di Decimoputzu, invito che il comitato estende alle delegazioni istituzionali di tutti i comuni della provincia e di tutte le forze politiche.

Così, il comune di Decimoputzu si trasforma in una assemblea permanente e i contadini del comitato si organizzano per preparare le iniziative dei prossimi giorni.

Domani, con la presenza del coordinatore nazionale di Altragricoltura e i tecnici del Soccorso Contadino, la giornata sarà concentrata sulle misure in sede legale, le iniziative istituzionali e l'allargamento della mobilitazione sia sul territorio regionale che su quello nazionale.

"Una cosa è certa: la mobilitazione non si smantellerà fino a quando non avremo certezze di una misura che blocchi le vendite all'asta e se dovremo andare a Roma a portare la mobilitazione, lo faremo: non abbiamo alternative e non accetteremo niente di meno che risposte convincenti dopo decenni di rinvii e discussioni astratte" stanno dicendo gli agricoltori sardi mobilitati all'Assessore Regionale durante l'incontro. La giornata di domani darà vita al percorso operativo per estendere e rafforzare la vertenza.

Altragricoltura, 3 ottobre 2007

 

Aziende indebitate, l’assessore Foddis a Decimoputzu:
«È una vertenza nazionale»
L'assessore Foddis incontra gli agricoltori
in sciopero della fame a Decimoputzu (CA)

 

«L'indebitamento delle aziende agricole è la vertenza più grave del comparto ed è per questo che deve avere una risposta anche dal Governo nazionale. La Regione lavora ogni giorno per trovare soluzioni, ma dev'essere chiaro a tutti che la controparte sono gli istituti di credito, che fino a oggi, pur convocati a più riprese per risolvere la vicenda, non hanno mai voluto firmare un accordo». Con questo messaggio l'assessore regionale dell'Agricoltura Francesco Foddis è andato questo pomeriggio nella sala consiliare del Comune di Decimoputzu, occupato da ieri da alcuni agricoltori le cui aziende sono finite all'asta.

Foddis, ricevuto dal sindaco, ha espresso da subito solidarietà agli agricoltori, ma ha anche chiarito come la vicenda della legge regionale 44/1988 sia il frutto di scelte sbagliate del passato, che ancora oggi si stanno pagando e a caro prezzo. «Non sono venuto con false illusioni in tasca - ha detto l'assessore - ma solo per dirvi che da quando mi sono insediato questo è stato il primo problema di cui mi sono occupato e di cui mi sto occupando ogni giorno. È stato aperto un tavolo di lavoro con i nostri tecnici e le organizzazioni agricole per convincere le banche, che sono l'unica figura creditrice, a cedere il loro credito alla Regione a certe condizioni con la costituzione di una apposita società. Era stata approvata una delibera di giunta poi disconosciuta dallo stesso istituto con il quale si era trovato l'accordo pochi giorni prima. L'impegno mio e dell'Assessorato non è dunque mai venuto meno. Siamo in costante contatto con altri istituti bancari per cercare soluzioni alternative, ma oggi come oggi la Regione non ha gli strumenti tecnici per costringere le banche a stare alle nostre condizioni».

«Ora - ha detto ancora Foddis - occorre sicuramente una svolta, anche con l'interessamento concreto del governo nazionale, con iniziative che possano incidere significativamente sugli istituti di credito che, è bene ricordarlo, fanno il loro interesse e continuano a proclamare che l'obiettivo è massimizzare il loro profitto. Già domani (giovedì) sarò al ministero delle Politiche agricole per sollecitare l'esecutivo nazionale a provvedimenti immediati. E, a livello regionale, il gruppo di lavoro istituito in Assessorato sta predisponendo una proposta sul credito in agricoltura che porterò all'esame della Giunta regionale e della Quinta Commissione del Consiglio regionale».

Cagliari, 3 ottobre 2007

 

Manda un messaggio al presidente della regione Sardegna

 

Egregio Presidente Soru,

siamo convinti che la sua personale sensibilità le farà considerare tutta la gravità della situazione  delle aziende sarde contadine ed allevatrici che stanno vivendo il dramma della vendita all'asta dei propri beni.

Agricoltori, pastori, braccianti sono ridotti alla disperazione. Decine di migliaia di  uomini e donne, anziani e giovani  stanno perdendo la terra o il lavoro, comunque il futuro.

Il comitato di lotta degli agricoltori e dei pastori esecutati sta chiedendo un provvedimento urgente di blocco delle esecuzioni per tornare a discutere di una soluzione che riapra la speranza del futuro ad una intera regione.

Un futuro in cui le scelte sociali e politiche in agricoltura vedano al centro l'interesse primario di chi produce e consuma il cibo e in cui il reddito dell'azienda e l'accesso ad un cibo sano e di qualità siano diritti riconosciuti. Un futuro che, comunque, per potersi realizzare ha bisogno di scongiurare il rischio mortale del presente: quello della scomparsa di un grande patrimonio secolare di aziende contadine ed allevatrici sarde.

Per noi, cittadini italiani, sarebbe intollerabile e per la popolazione della sua regione sarebbe un costo sociale troppo grande da pagare.

La sollecitiamo a scendere in campo come Regione a fianco della richiesta del comitato. La legge finanziaria dello Stato è l'occasione per chiedere a tutta la comunità nazionale di farsi carico della gravità del problema.

Certi della sua personale attenzione, partecipando della mobilitazione delle famiglie sarde, pronti a sostenerVi con l'impegno e la solidarietà, rimaniamo in attesa di gesti coraggiosi e non più rinviabili.

 

www.greenplanet.net, ottobre 2007

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